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Archive for 19 luglio 2019

Gli eroi non muoiono mai

Alfonso Cipolla

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Il 19 luglio del 1992 alle 16 e 58 la mafia fece esplodere una fiat 126 posteggiata in via D’Amelio a Palermo, imbottita di esplosivo, uccidendo sul colpo il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, Sopravvisse solo l’agente Antonino Vullo pur gravemente ferito.

Rendiamo onore agl eroi caduti per noi adempiendo ai loro doveri. Non dimentichiamoli. Dedichiamo parte di questa giornata a loro e ai loro parenti.

In questo giorno non deve prenderci il dolore e lo scoraggiamento bensì il senso di affetto e il compito di tramandare il loro sacrificio in particolare ai giovani di oggi e di domani i quali vivono in un mondo fluido che tende a fare dimenticare facilmente tutti e tutto.

Mi permetto di invitare tutti coloro che fanno parte di #diventerà bellissima a ripetere quanto organizzato per ricordare Falcone e la sua scorta periti nella strage di Capaci. Ognuno di noi ha centinaia di contatti: basta inviare una foto di Borsellino a tutti i nostri amici e conoscenti; è facile immaginare quante migliaia di persone potremmo coinvolgere nel ricordare il “nostro” Paolo Borsellino.

Scrivo “nostro” non a caso, tutti sono a conoscenza delle simpatie politiche di Borsellino e di quanto fosse stimato e venerato dalle donne e dagli uomini della destra sociale, e non solo da loro; ma forse sarebbe più giusto dire che siamo noi di destra che ci sentiamo molto vicini al suo modo di pensare ed agire, e ad avere scelto, tra legalità e mafia, da che parte stare .

Per noi Paolo non è mai morto, per noi è più vivo che mai e ve lo voglio dimostrare con un episodioche è riescito a tramandare il suo ricordo nella vita quotidiana.

La trascorsa primavera andai a trovare un mio collega, noto specialista che vive, lavora e insegna all’ospedale Civico di Palermo. Mi face accomodare nella sua stanza comoda e accogliente. Mentre continuavamo a chiacchierare si accorse che mi ero distratto e stavo guardando alla sua sinistra.

Vidi il suo volto illuminarsi e un sorriso di contentezza; senza voltarsi aveva avvertito che stavo guardando la foto che stava alle sue spalle e che lui teneva in bella mostra. Mi disse: “Anche tu sei un devoto di Borsellino” intuendo che i miei sentimenti fossero come i suoi e da che parte stavo. Quella foto ritraeva Falcone e Borsellino, allegri e sorridenti; la foto publicata qui a lato.

Un primario che non aveva paura di far capire a tutti la sua stima per i due giudici. In una Palermo in cui non sono pochi i fan della malapianta e in cui sono molti coloro che amano il quieto vivere. La sua stanza rappresenta un isola felice e la reale speranza che la Sicilia, se i giovani vorranno, potranno fare diventare bellissima, senza quel puzzo che dava e da fastidio alle persone per bene.

 

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La teoria dell’amore e della libertà

di Luciano De Crescenzo

da Così parlò Bellavista

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… fu proprio in quell’occasione che io vidi per la prima volta nella mia vita la festa del Monacone.
Sto parlando di un fatto avvenuto un po’ di tempo fa, quando la festa era ancora essenzialmente religiosa e coinvolgeva mezza Napoli, dal quartiere Stella fino alla piazza del Reclusorio.
Oggi purtroppo la manifestazione ha subito una involuzione consumistica: l’interesse maggiore si è spostato in gran parte su un festival canoro di piazza al quale partecipano tutti i big della canzone italiana “gentilmente pregati” ad intervenire dai mammasantissima del quartiere.
Quella volta invece mi ricordo benissimo che si faceva ancora la sacra processione.

S. Vincenzo Ferrer (O Munacone)

Il figlio di Rachelina era stato vestito da fraticello domenicano ed insieme ad una ventina di altri bambini “miracolati” era in attesa davanti alla chiesa di S. Maria alla Sanità. Un gelato a testa ed alcune mazzate distribuite ad intervalli regolari dalle rispettive madri diminuivano la mistica del momento e della santità dei piccoli frati.

All’arrivo del Santo, in una enorme confusione di folla, i bambini furono sollevati a braccia dalle mamme e tra applausi, grida e pianti di ringraziamento offrirono ognuno una candela a S. Vincenzo, ricevendone in cambio una benedizione e uno scapolare.

Io mi allontanai con una piccola tristezza nel cuore: pensai che, a rigore di logica, non c’era nessuna differenza tra una scena del genere ed un rito baluba nel cuore della foresta tropicale e già mi stavo chiedendo se verrà mai il giorno in cui i miei amati concittadini riusciranno a liberarsi di tutte queste superstizioni e ad evolversi in senso sociale, quando mi ritrovai davanti alla chiesa del cimitero delle Fontanelle.

Avevo sempre sentito parlare di questo cimitero ma non lo avevo mai visto. Chiesi ad uno del posto dove fosse l’entrata e mi consigliarono di rivolgermi ai preti della chiesa.

Davanti la chiesa di S. Vincenzo

Fu appunto uno di questi preti che mi accompagnò nella visita: dovunque c’erano ossa e teschi ammucchiati per terra e in un freddo umido, proveniente dalle pareti squadrate e alla debole luce di centinaia di lumini, io vidi una decina di donne inginocchiate in silenziosa preghiera.

Il prete mi raccontò che queste donne, qualcuna per semplice devozione, altre perchè madri o spose di dispersi in guerra, prelevavano dai mucchi le ossa necessarie alla ricostruzione di un proprio scheletro e a lui dedicavano poi tutte le loro cure e le loro preghiere.

“Più volte – mi disse – ho dovuto correggere grossi svarioni anatomici, una tibia al posto del femore, un mezzo bacino al posto di una scapola, ma questo non importa: l’importante è credere. Se lei è un materialista faccia bene i suoi conti: tutto quello che resta è questo quà”.

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Questo è un crimine..

Nessuna descrizione della foto disponibile.
S. Bordenca

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(altro…)

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