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Archive for 8 luglio 2019

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 “Ecco perché è successo”

Vittorio Feltri

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Ettore Weber nella gabbia delle tigri

Il circo equestre può piacere o no, ma è un fatto che esso è teatro di tragedie per uomini e animali che ci lavorano.

A Triggiano, nel barese, l’ ultimo episodio raggelante.
Un domatore di Marina Orfei, tale Ettore Weber, 61 anni, è stato aggredito e ucciso da quattro tigri irritate dalle prove a cui l’uomo le sottoponeva allo scopo di allestire uno spettacolo degno della tradizione circense.
I felini, tutti di grandi dimensioni, si sono ribellati davanti agli esercizi ad essi imposti, e uno per volta si sono accaniti sull’esperto educatore di belve.

Succede, perché anche le tigri nel loro piccolo si incazzano e talvolta reagiscono in modo brutale. Il povero Weber è stato ridotto a brandelli e i suoi soccorritori non sono stati in grado di placare la furia degli animali che pertanto si sono resi protagonisti di uno scempio orrendo. Il domatore in questione non è l’unico negli ultimi tempi ad essere stato massacrato durante il proprio ingrato lavoro, quello di umanizzare e addomesticare fiere feroci per definizione.

Abbastanza recentemente, in Ucraina, l’egiziano Hamada, 32 anni, è stato attaccato e dilaniato da un leone. Nonostante ciò egli si è salvato e ha dichiarato che il re della foresta e i suoi eredi sono per lui come figli. Mi permetterei di far notare a costui che io non ho mai costretto i miei bambini a stare chiusi in gabbia, e se lo avessi fatto non mi sarei stupito se avessero tentato di farmi a pezzi. Avrebbero avuto ragione.

La libertà è un bene che non vale solo per i bipedi bensì pure per quadrupedi di varie specie, cavalli, zebre, cani eccetera. Lasciamoli in pace e non si ribelleranno a noi con irruenza.

La sopravvivenza dei circhi non ha senso se non quello di umiliare e infastidire tante creature degne di rispetto se non di amore.

Esse non vanno segregate, benché riescano a divertire un pubblico di beoti amanti del brivido e tesi a bearsi nel constatare la sottomissione di poveri esseri viventi alla crudeltà di noi cristiani da diporto. Certi show sono la dimostrazione che i nostri simili sono persone abiette, meritevoli di scomparire.

A proposito, mi viene in mente la corrida ancora di moda in Spagna, dove il toro viene torturato e infine ammazzato. Qualcosa di osceno. Anche se alle volte il bovino incorna il cretino che lo vuol sopprimere, e questo è un momento meraviglioso che ci fa godere e gridare: “Forza toro”.

 

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Asp Caltanissetta, sull’emergenza ospedali: “un incontro con i vertici, i medici e gli infermieri che vanno tutelati non massacrati con turni insostenibili”

Michele Mancuso
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Il funzionamento della sanità non può essere prigioniero di logiche politiche come qualche ascaro fa pensare. È nell’interesse sia dei malati che degli addetti ai lavori e perché, no dello stesso management. Non si può continuare a essere bersaglio e al tempo stesso causa di attacchi.

Voglio capire da dove cominciare perché la sanità è sacra. Considerato il mio interesse privo di ogni velleità personale, diretto all’esclusivo funzionamento dei presidi e del territorio, incontrerò la dirigenza per capire come mettermi a disposizione e, se serve,  a combattere ogni forma di abitudinario condizionamento”.

“Ho assoluta fiducia nella dirigenza generale, sanitaria e amministrativa. Sono certo di trovare utili consigli e soluzioni, affinché la Regione ci sia sempre, a tutela della salute dei cittadini. I medici e il personale infermieristico sono tra le priorità: vanno tutelati e motivati, non costretti a turni massacranti, con ritmi insostenibili ai quali sono sottoposti. Il loro sacrificio quotidiano deve essere debitamente ricompensato.

A qualche politicante che va in giro a fare proselitismo per gli ospedali dico: fuori dagli ospedali chi non si occupa di medicina”.

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Parla Ornella Mariani Forni, la donna di Benevento secondo cui la decisione di scarcerare il capitano della Sea Watch Carola Rackete sarebbe basata presupposti giuridicamente errati: «Il sentire è comune e ho presentato una denuncia anche contro i quattro-cinque parlamentari che sono saliti» sulla nave della Ong

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«Sono un contribuente e sono stanca dell’anarchia che regna in questo Paese dove nulla è più certo. Dopo la mia denuncia, ce n’è stata una valanga. Il sentire è comune». Esordisce così Ornella Mariani Forni contattata dall’Adnkronos spiegando i motivi che l’hanno spinta a presentare una denuncia presso la procura della Repubblica di Caltanissetta contro il gip del tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, per la sua decisione di scarcerare Carola Rackete, il capitano della Sea Watch. La donna vive a Benevento ed è una storica.

«Sono due le denunce che ho presentato – aggiunge – la prima per associazione a delinquere finalizzata alla tratta di immigrazione clandestina contro i quattro-cinque parlamentari del Pd che sono saliti sulla Sea Watch; la seconda nei confronti del giudice che evidentemente non ha valutato bene il caso. Le leggi non si interpretano, si applicano. O altrimenti si cambia mestiere».

Secondo la beneventana Mariani Forni, la decisione del gip sarebbe basata su presupposti giuridicamente errati a cominciare dal fatto che gli immigrati trasportati dalla Sea Watch non erano naufraghi, ma soggetti con destinazione predefinita. Inoltre, e sempre a suo giudizio, ci sarebbe stata l’intenzionalità della Rackete nel restare quattordici giorni in mare pur sapendo di poter raggiungere altri porti. In sostanza, il capitano non avrebbe effettuato la millantata operazione di salvataggio ma prelevato i migranti a bordo della Sea Watch 3 senza che alcuna emergenza lo esigesse, così mancando lo stato di necessità e le ipotesi di pericolo o di forza maggiore richiamate dall’art. 54 del codice penale.

Una manovra, sempre secondo quanto esposto in Procura dalla Mariani Forni, che ha messo a repentaglio la vita dei finanzieri con una manovra intenzionale. Per la donna la decisione del gip offende gli interessi, i sentimenti ed i valori dello Stato italiano.

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