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Archive for giugno 2019

Sea Watch, il Viminale smentisce Carola: «Non c’era alcuno stato di necessità»

La Sicilia

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Sea Watch, il Viminale smentisce Carola: «Non c'era alcuno stato di necessità». E intanto a Lampedusa arriva un altro barchino 

Fonti del ministero dell’Interno: «Nessuno dei migranti sbarcarti presenta malattie o problemi particolari come scabbia o disidratazione». Nel porto dell’Isola delle Pelagie nella nottata l’approdo di 17 tunisini

«Nessuno dei 41 immigrati scesi dalla Sea Watch presenta malattie o problemi particolari come scabbia o disidratazione». E’ quanto affermano fonti del Viminale, sottolineando che tutti «sono stati rifocillati, hanno passato una notte serena e per nessuno di loro è stato disposto alcun accertamento specifico né il trasferimento in elisoccorso verso l’ospedale di Palermo». «La notizia – si aggiunge – non sorprende il Viminale: i bambini con gli accompagnatori e i malati erano già scesi a terra col via libera del governo italiano. Resta quindi da capire a quale stato di necessità si riferisse la Ong per giustificare l’attracco non autorizzato con speronamento della motovedetta della Guardia di Finanza».

Intanto nella notte appena trascorsa nuovo sbarco di migranti a Lampedusa: un barchino con a bordo 17 persone, tutti tunisini, è approdato direttamente sull’Isola. I migranti sono stati fatti sbarcare e trasferiti al centro di Contrada Imbriacola.

Tornando alla Sea Watch, la nave della Ong com’è noto l’altra notte è entrata di forza nel porto di Lampedusa – rischiando una collisione con una motovedetta della Guardia di Finanza – 17 giorni dopo aver salvato una sessantina di migranti davanti alla Libia e quattro giorni dopo aver violato il divieto d’ingresso nelle acque italiane. Era  l’1.40 quando la nave della Ong tedesca battente bandiera olandese si è affacciata all’ingresso del porto: la comandante Carola Rackete, poi arrestata, aveva già violato tre volte l’alt intimatogli dai finanzieri che a quel punto hanno tentato un’ultima mossa, porsi tra la Sea Watch e la banchina per impedire l’attracco. La capitana però non si è fermata e lo scontro è stato evitato per poco.

«Non ha fatto nulla per evitarci – diranno poi i finanzieri – poteva schiacciarci». La stessa Rackete ha poi riconosciuto l’azzardo. «Vi chiedo scusa, ho fatto un errore», la sua ammissione. E anche la portavoce della Ong Giorgia Linardi ha parlato di manovra «risoluta e pericolosa», ma scaricando le colpe su chi ha impedito l’attracco e non ha dato il porto sicuro: «Non avevamo scelta, la comandante ha fatto il proprio dovere» in quanto «non era in grado di trascorrere un’altra notte a bordo con il peso della responsabilità dei naufraghi che minacciavano il suicidio e l’equipaggio costretto a fare i doppi turni».

Carola Rackete, la 31enne comandante della Sea Watch finita ieri mattina in manette dopo avere disatteso l’ordine di divieto di sbarco al porto di Lampedusa, ha intanto trascorso ha trascorso la sua prima notte ai domiciliari in una abitazione privata di Lampedusa, eletta appunto come suo domicilio temporaneo in attesa del suo trasferimento ad Agrigento per l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip del Tribunale. Rackete potrà avere contatti solo con i suoi legali.

Ancora in rada, poi, a tre miglia da Lampedusa, la Sea Watch, che è stata sequestrata. Si attende l’armatore della nave per poi trasferirla al porto di Licata (Agrigento) in attesa degli sviluppi.

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Annunciamo con gioia che sua Eccellenza il Vescovo ha voluto assegnare alla nostra Parrocchia il novello sacerdote don Giuseppe Gioeli.

Don Giuseppe ti aspettiamo a braccia aperte

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L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e spazio al chiuso
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Celebrazione eucaristica inizio Grest BELLA STORIA. MILENA 2019

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Poveri bimbi possono merce e non persone

Giuseeppe Mancuso

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Amici,
Oggi vorrei parlare di una inchiesta denominata “Angeli e Demoni”, una storia di figli tolti ai genitori grazie a false relazioni dove si evidenziano abusi da parte dei genitori per motivare lo scippo.

Addirittura si parla di lavaggi del cervello con impulsi elettrici nei confronti dei bimbi, in modo da mettere in cattiva luce la figura dei genitori.

Tante ombre anche sulle varie cooperative e case famiglie che arrivano a prendere fino a 3 mila euro al mese per ciascun bambino.

Se in queste cooperative e in queste case famiglie vi sono persone senza scrupoli, che guardano solo al guadagno, capite bene che questi poveri bimbi possono diventare merce e non persone.


Una vicenda vergognosa, di una gravità inaudita, eppure se ne parla poco, qualche servizio di pochi minuti nei telegiornali e niente più, mentre si continuano a fare trasmissioni su trasmissioni sulla Sea Watch, deputati che per protesta salgono sulla nave minacciando di non scendere fino a quando non vengono sbarcati i 42 migranti.


Mentre silenzio assoluto sui bimbi tolti alle famiglie nel modo più infame possibile. Non credo vi sia la stessa sensibilità ai due problemi, eppure a mio avviso, questa inchiesta su questi bimbi dovrebbe avere la precedenza su tutto.

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Aristodemo

Aristodemo

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«È Aristodemo presto, vieni!»
Marta si era introdotta di corsa nella cucina ma, avendo afferrato dall’interno gli stipiti della porta con entrambe le mani, non riuscì del tutto a entrare nella stanza.
«Aristodemo?» fece il marito alzando gli occhi rossi dal trito di cipolle.
«Ma sì il gallo!»
«È vero, mi dimentico sempre che Michelino l’ha chiamato così!»
«Ecco, appunto, vieni veloce: è caduto di nuovo nel pozzo!»

Ovidio brontolò per tutto il tragitto dalla casa al vecchio pozzo di Pietrasbecca. Quella settimana era la seconda volta (la sesta nel mese) che Aristodemo-il gallo vi finiva dentro. L’ultima volta si era preso anche un’infreddatura di quelle brutte e si era dovuto tenerlo al caldo, avvolto in una coperta, accanto alla stufa, nutrendolo per di più con una pappetta gialla e rosa che “diosolosacosaconteneva”, tanto puzzava.
«Ma perché fa così?» le chiedeva la moglie cercando di tener dietro al marito che, nonostante portasse sottobraccio una pesante scala in ferro, era già qualche metro davanti a lei.
«Perché è un gallo deficiente, ecco perché…»
«Non dire così Ovidio, che poi Michelino ti sente e ci resta male…»
«Del resto ce l’ha regalato tua madre e non poteva essere diversamente!»
Giunto al pozzo l’uomo guardò giù nella semioscurità e vide gli occhi vispi del gallo che guardavano all’insù. L’animale aveva l’aria confusa, ma non pentita.
«Io ti lascerei lì…» fece Ovidio cominciando a calare la scala. «Quando capirai che il gallo che vedi riflesso nell’acqua non è un tuo antagonista sarà sempre troppo tardi…»

L’animale fu recuperato ma, per evitare che si ripetesse la stessa disavventura, perché “primaopoisifamale”, gli legarono alla zampa un anello in ferro e all’anello una corda sufficientemente lunga perché potesse scorrazzare libero nell’aia a dar fastidio alle galline. Il fatto che l’altro capo della corda terminasse sotto a un’incudine da fabbro da 4 chili, avrebbe impedito al pennuto di fare pazzie.

«Per Natale Aristodemo lo facciamo con queste» disse severo Ovidio maneggiando alcune patate.
«E Michelino?» obbiettò la moglie.
«Compreremo un altro gallo al Mercato dei Vivi di Lughi di fine anno, non se ne accorgerà neanche.»

Poi una mattina, Marta si trovava ancora in cucina quando sentì picchiettare alla finestra. Guardò ma non vide nessuno. Capitò un altro paio di volte sicché decise di uscire per vedere cosa stesse succedendo. Era il gallo che becchetteva contro la finestra e poi si nascondeva. Si era liberato dalla corda e si era messo a fare quel rumore in modo compulsivo, senza ragione, forse per protesta di essere stato fatto prigioniero. Marta cercò di avvicinarsi per legarlo di nuovo (e meglio) ma non ci fu verso di riuscire a prenderlo. ‘Per essere un gallo strano lo è davvero!’ si disse tra sé e sé Marta accarezzando l’idea dell’arrosto con le patate.

Erano oramai le 20 passate, quella sera, e il cibo era già in tavola e si stava raffreddando.
«Quando torna papà?» chiese Michelino che cercava di allungare le mani sulle patatine fritte.
«Presto, Tesoro, deve essere rimasto a parlare con qualche cliente… ma vedrai che adesso arriva». Preoccupata, buttò un occhio all’orologio a cucù. Non aveva mai fatto così tardi.
Nel mentre calava il silenzio nella stanza si sentì di nuovo picchiettare forte sul vetro della cucina. Era Aristodemo. Marta alzò gli occhi al cielo. Poi un’idea le attraversò la mente.

(altro…)

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,51-62

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Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo, egli si diresse decisamente verso Gerusalemme
e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui.
Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?».
Ma Gesù si voltò e li rimproverò.
E si avviarono verso un altro villaggio.
Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada».
Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre».
Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa».
Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

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