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Archive for 10 maggio 2019

Soppressione prime classi delle scuole medie a Montedoro e Campofranco
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Prima si dovrà passare sul mio cadavere

Michele Mancuso
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Mancuso

Lagalla

“Dopo il collegio docenti e il consiglio di Istituto di ieri, si è deciso che da settembre le prime classi delle scuole secondarie di I grado di Montedoro e Campofranco, non si formeranno perché gli studenti sono rispettivamente 12 nel primo caso e 13 nel secondo.

Il Provveditore di Caltanissetta ha deciso infatti che il numero minimo per formare la classe è pari a 15 alunni.
Questa decisione sarà imposta anche per gli anni futuri.
Un disagio assoluto che coinvolge i piccoli scolari e le loro famiglie, costrette a lunghi spostamenti nelle strade del Vallone, spesso prive di sicurezza per le cattive condizioni in cui versano.
Da Deputato componente della Commissione Cultura, formazione e lavoro all’Ars, oltre che da Coordinatore di Forza Italia per la provincia di Caltanissetta, non permetterò che si faccia questo torto a dei bambini che hanno il sacrosanto diritto di ricevere una decorosa istruzione.
Chiederò all’Assessore La Galla di intervenire affinché si possa impedire che i genitori debbano passivamente accettare tale ingiustizia. Si dovrà passare sul mio cadavere prima che i bambini siano costretti a tali soprusi”.
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Come mi chiamerò da grande ?

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milocca milenaIn che paese ho vissuto finora ?

E’ un dubbio che ha cominciato a far capolino nel mio “ io “ da tempo, ma che da qualche giorno ha cominciato a crescere, fino a diventare crisi di identità o esistenziale.

Qualcuno, per l’ennesima volta ha cambiato il nome al mio paese di origine, a mia insaputa ed ad insaputa dei residenti.

Da bambino mi dicevano che il paese ove io vivevo si chiamava, Milocca. Da scolaro la maestra mi disse che il paese aveva nome di donna, si chiamava Milena, e a dire il vero,  a quel bambino, sembrava il nome più bello del mondo.

Cresciuto un po’, e,  leggendo qua e là,  ho scoperto, che il mio paese era divenuto autonomo pochi decenni prima della mia nascita. Prima ancora, non esisteva, c’erano tante robbe ( villaggi ),  ma non erano federati in un solo comune,  ma erano contrade o parti dei comuni limitrofi.

Io sono nato in quella che era una frazione  di Campofranco di nome  San Biagio ed altri miei compaesani erano nati nel territorio di Sutera in contrada Milocca.

petix A da milocca a milenaQuando i saggi del luogo,  riuscirono a riscattarsi da Sutera e Campofranco, eressero un nuovo paese, che fu battezzato “Milocca”.

Dopo qualche anno il nome fu cambiato con quello di Littoria Nissena.

E, dopo qualche anno  ancora, il nome fu nuovamente cambiato e sostituito  con il nome di una regina straniera “ Milena “.

Scoprii cosi l’arcano del nome di donna ad un paese !

Siamo andati avanti cosi per decenni, senza problemi di identità residenziale, quando all’improvviso, non ho mai saputo da chi è venuta la proposta, e nemmeno da quale provvedimento amministrativo ultracomunale, traeva legittimità istituzionale che il mio paese di origine aveva cambiato ancora nome con l’aggiunta di una descrizione al nome, diventò all’improvviso:  “ Milena il paese delle robbe” .

Aspetto di leggere da qualche parte un provvedimento prefettizio o ministeriale che autorizzi l’uso di questa lunga denominazione, nei documenti comunali,ma credo che non esista niente del genere, perché non ho mai visto un certificato anagrafico od altro,  con la dicitura: Milena paese delle Robbe.

CatturaDopo qualche decennio mi ero ormai abituato anche a questo cambiamento.

Qualche giorno fa mi è capitata tra le mani una strana brochure, con tanto di logo comunale con un altro nome ( al paese ):  “Milena, il paese delle case di gesso”.

Ho cercato il provvedimento legale per l’ulteriore cambiamento del nome con l’aggiunta dell’ulteriore descrizione e non l’ho trovato.

Ogni luogo ha un solo nome, perchè questo paese deve ancora chiamarsi, Milocca, Milena, Il paese delle robbe e Il paese della case di gesso?

Mi chiedo, ma cosa fanno in questo comune ? Cambiano nome ad un paese senza un iter istituzionale ?

La brochure non può essere considerato atto di un singolo cittadino, perché ha il logo del Comune.

A questo punto propongo io,   un ulteriore cambiamento, con una dicitura a libera scelta di ogni residente o nativo di questo paese: “ Milena, il paese amministrato da ……… ( fate voi )

Posted on  by Piazzetta Comunista

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Finalmente una grande notizia! Grazie al nostro assessore regionale Ruggero Razza avremo la facoltà di medicina a Caltanissetta. Alle chiacchiere grilline rispondiamo con i fatti concreti del centro destra!

Arialdo Giammusso

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Kore, il nuovo corso di Medicina verso Caltanissetta Via con 60 posti, l’obiettivo è iniziare dal 2019/2020

SALVO CATALANO

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Incassato il via libera della Regione e il sostegno degli altri tre atenei siciliani – che garantiranno parte dei docenti – la palla passa a Roma. «Abbiamo fatto tutti gli adempimenti necessari per iniziare già dal prossimo autunno», spiega il rettore Gianni Puglisi

L’apertura del nuovo corso di Medicina dell’università Kore di Enna sembra davvero a un passo. La palla è passata nelle mani del ministero dell’Istruzione e di una serie di organi collegiali che dovranno valutare la bontà dell’offerta. Ma, dopo un lungo percorso, la nascita del quarto polo sanitario dell’Isola potrebbe diventare presto realtà.

Il progetto va avanti col supporto di tutti e quattro gli atenei siciliani (oltre alla stessa Kore, anche Palermo, Catania e Messina). «Non possiamo che sostenere la Kore – spiega Fabrizio Micari, rettore dell’università panormita – vista la fortissima richiesta». Sul tavolo dell’assessore alla Salute Ruggero Razza è arrivata l’unanimità del Comitato dei rettori universitari siciliani.

E pochi giorni fa la giunta regionale ha approvato una delibera che dà mandato al presidente Nello Musumeci di sottoscrivere l’accordo di programma interistituzionale con la Kore, gli altri atenei e il Miur, documento in via di definizione e passo decisivo verso il via ufficiale. D’altronde il contributo della Regione sarà fondamentale, perché dovrà mettere a disposizione le strutture ospedaliere.

Alfonso Cipolla – Giovanna Candura – Ruggero Razza

E qui si apre un altro capitolo: assodato che, come recita la delibera, la sede amministrativa del nuovo corso di laurea sarà a Enna, prende sempre più corpo l’ipotesi che invece per la sede operativa venga scelta Caltanissetta. 

In questa direzione va l’assessore Razza. «Il mio auspicio – ha detto Razza – è che la Kore, riscoprendo la sua natura di università della Sicilia centrale, voglia scegliere come sede la città di Caltanissetta.

In questo senso ho già manifestato al rettore Puglisi e al presidente Salerno, ed è anche agli atti della giunta, la nostra disponibilità a predisporre un piano di riutilizzo del Cefpas che si trova in un’area confinante con l’ospedale di Caltanissetta che la nostra programmazione ha individuato come hub dell’area».

Sulla stessa linea anche il rettore della Kore. «La sinergia con Caltanissetta ci deve essere – ribadisce Puglisi a MeridioNews – Io credo, ma questo al momento è una mia opinione personale, che Caltanissetta possa diventare anche la sede didattica e operativa del corso di Medicina».

 

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La sveglia e il telefonino

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La donna, ancora piacente e ben vestita, il capello tagliato di fresco, aveva la testa bassa. L’avvocato vicino a lei le faceva il gesto di tirarsi su con il busto, perché si stava presentando male al magistrato. Le aveva pure fatto un bel discorsetto prima dell’interrogatorio, ma ora, lei, sembrava essersi dimenticata di ogni cosa: era crucciata, il pensiero perso da qualche parte tra il pianale della scrivania davanti a lei e le sue scarpe alla moda.
«Per il verbale… lei si chiama…» chiese il PM con voce atona e distaccata.
La donna declinò le generalità a bassa voce, non senza incertezze.
«Nata a… il…» insistette il magistrato.
E lei meccanicamente completò i dati.
«È morto dottore?» fece a un certo punto la donna, preoccupata. Il PM la squadrò, sorpreso per quella domanda.
«Se la sente di raccontarmi com’è andata?» chiese senza rispondere, abbozzando quello che avrebbe dovuto essere un mezzo sorriso.
«Stavo dormendo, dottore, quando nel cuore della notte ho sentito dei rumori. Sa, quella sera ero sola perché le bambine si trovavano con mio marito, a Collefili: era la serata che le doveva tenere lui. Ma quando mi sono alzata e sono andata nel corridoio verso la porta d’ingresso per capire cosa stesse succedendo era già troppo tardi: “loro” stavano già entrando…»
Le ultime parole le morirono in bocca: non riuscì a continuare a parlare e si mise a piangere. L’avvocato tirò fuori un fazzoletto di fiandra d’altri tempi e lo porse alla donna con gentilezza.
Il PM attese paziente.
«A quel punto…» si schiarì la voce la donna «…a quel punto ero davvero terrorizzata: vedevo già la luce di una torcia filtrare sotto la soglia…»
«Li ha aspettati che entrassero e così ha colpito uno di loro…»
«Ma no, dottore. Sono tornata subito a letto; ho pensato che se mi trovavano a dormire profondamente si sarebbero limitati a rubare solo qualcosa e se ne sarebbero andati…»
«E invece?»
«Stava andando tutto bene, diciamo così… nel senso che si erano messi prima a rovistare un po’ in sala e poi sono entrati in camera da letto. Hanno preso la mia veretta e una collana di perle sul comò…»
«Ed è stato questo il momento in cui lei così si è alzata dal letto e ha colpito…»
«Ma no, dottore, no… li ho lasciati fare sperando che si sarebbero accontentati… avevo troppa paura…»
La donna si stava tormentando le dita delle mani come se se le volesse svitare.
«Uno di loro, quello più giovane… mi si è quindi avvicinato e mentre io ero impietrita sopra le coperte lui mi ha abbassato il pantalone del pigiama… aveva proprio quello sguardo lì, sa cosa intendo dire…» fece assumendo nel volto un’espressione di involontaria sensualità «perché ho l’abitudine di non portare niente, sotto, quando mi metto a dormire…»
«Ed è stato quello il momento in cui…»
«No, ma cosa dice, per così poco… e poi l’altro complice, quello che era rimasto sulla porta e che doveva essere il capo, lo ha ripreso seccamente dicendogli di venir via perché, secondo lui, non c’era più nient’altro da rubare…»
«E quindi?»

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