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Archive for 21 aprile 2019

Dalla Redazione e dai Collaboratori Auguri di Buona Pasqua a tutti coloro che ci seguono ovunque nel Mondo

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,1-9

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Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

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Anche a Pasqua la Sicilia resta tra le regioni più gettonate dai turisti.

La Sicilia

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Le agenzie di viaggio segnalano un andamento delle prenotazioni in crescita nel weekend pasquale, con presenze di turisti per lo più stranieri.

In Sicilia, tra sacro e profano, sono numerosi gli eventi organizzati: spesso di tradizione plurisecolare. Fede, ma anche sete di conoscenza e curiosità, spingono turisti in numero crescente ad assistere alle rappresentazioni religiose.

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In Sicilia la Settimana Santa è infatti un susseguirsi di rappresentazioni e processioni. Tra fede e folklore, piccoli e grandi centri rievocano la passione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo. Un richiamo per fedeli e turisti. E per i tanti emigrati che, proprio a Pasqua, tornano nel paese natio.

settimana_santa_a_caltanissetta_real_maestranza_10Nella “mappa” delle celebrazioni religiose occupa un posto di primo piano Caltanissetta.

Durante la Settimana Santa la città nissena si trasforma in un immenso teatro, dove prendono vita antiche tradizioni, riti e processioni. Come quella dei Misteri del Giovedì Santo, nel corso della quale sedici statue raffiguranti le varie stazioni della Via Crucis attraversano le vie della città. Stessa ritualità anche a Trapani, dove vengono portate a spalla antiche e pesantissime statue di legno – i “misteri” – che rappresentano le varie scene della passione di Cristo. Una tradizione lunga oltre 400 anni che si svolge il Venerdì Santo per concludersi il giorno dopo. Ventiquattr’ore durante le quali la città si anima di luci e colori.

Niente statue, invece, a Montelepre, in provincia di Palermo. Qui i protagonisti della processione dei misteri sono circa 400 cittadini in costumi d’epoca. I figuranti che interpretano gli ottanta quadri con gli eventi più importanti dell’Antico e del Nuovo testamento percorrono le vie del paese seguiti dall’urna del Cristo morto portata a spalla dai “civili” e dai “galantuomini” e il simulacro della Madonna Addolorata avvolta da un manto nero e condotta dalle “maestranze”. La tradizione vuole che anche Salvatore Giuliano, prima di diventare un bandito, impersonò Re di Gerico, uno dei personaggi che dalla metà del ’700 vengono rievocati nella processione per rivivere il “mistero della salvezza”.

A Enna, la processione del Venerdì è animata dalle congregazioni: antiche corporazioni delle arti e dei mestieri riconosciute fin dai tempi dei sovrani spagnoli. Circa 2mila confratelli, incappucciati nei costumi propri delle singole confraternite, sfilano portando su vassoi i 25 simboli del martirio di Gesù. Seguono poi, nel silenzio più assoluto, le “vare” del Cristo Morto e dell’Addolorata.

I diavoli protagonisti ad Adrano e Prizzi. Nel centro in provincia di Catania si svolge la “Diavolata” (dramma religioso del 1728), chiamata in gergo “I Diavulazzi di Pasqua”. La rappresentazione si svolge la mattina di Pasqua: su un palco allestito nella piazza principale va in scena la lotta tra 5 diavoli vestiti di rosso, la Morte, Lucifero e un Angelo interpretato da un bambino. La lotta ha termine quando l’Angelo costringe tutti gli altri a gridare “Viva Maria”. Il paese dei monti sicani viene animato dal “Ballo dei diavoli”. Una festa al confine tra sacro e profano, con i diavoli e la morte che tentano d’impedire l’incontro tra la Madonna e il Cristo risorto.

Le antiche tradizioni, custodite di generazione in generazione, sono in leit motiv dei riti di Pasqua. Come a San Fratello, in provincia di Messina, con la festa dei Giudei. I giovani del paese, con indosso abiti vistosi e il volto coperto da maschere rosse, interpretano metaforicamente gli assassini di Cristo, correndo per strada e disturbando la gente.

E che dire della Pasqua Arbëreshe, le celebrazioni della Pasqua bizantina a Contessa Entellina, Santa Cristina, Mezzojuso e Palazzo Adriano e Piana degli Albanesi. Quest’ultima ha appena ottenuto, dal ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, l’inserimento nel programma delle manifestazioni di “Palermo Capitale italiana della cultura 2018”, per il suo valore storico, culturale, artistico e turistico.

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Musumeci: «Che sia davvero per la Sicilia e i siciliani una Pasqua di resurrezione»

La Sicilia

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Il messaggio di Pasqua del Governatore sui social: «Ma noi abbiamo messo un punto sul passato, avviando una tendenza. Spero che chi verrà dopo possa proseguire su questa stessa strada»

«Siamo tutti incattiviti, c’è gente che sputa veleno dalla mattina alla sera, che emette sentenze, ma perdete il vostro tempo. Io tiro dritto perché ho un impegno assunto con i miei figli, con i siciliani tutti e con i miei nipoti e non mi potrà fermare niente. Io non cerco voti ma cerco volti, gente che possa riavere il sorriso o la speranza».

Così il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, in un post su Fb per gli auguri di Pasqua ai siciliani.

«Tutti dobbiamo fare la nostra parte, la classe dirigente e quella politica, non ci sono più protetti e protettori.

Se trovo qualcuno che vuole fare il “malandrino” di turno, lo allontanerò senza pensarci un attimo – afferma – Ci vuole speranza, ci vuole fiducia, la certezza di potercela fare».E ancora: «Sono stato eletto per fare uscire la Sicilia dal pantano in cui si trova da decenni. E’ la regione più degradata in Italia da oltre 20 anni. Abbiamo tanto lavoro da fare, ne abbiamo fatto tanto in questi 15 mesi.

Abbiamo cinque anni di tempo per risollevare quest’isola. Lo faremo senza inseguire le mode. Non ci interessano i sondaggi, gli attacchi di tanti frustrati. Io tiro dritto perché ho un impegno con i siciliani e non mi potrà fermare niente e nessuno».

«Non cerco voti per risollevare questa terra non ci vuole l’aspirina, ci vuole il bisturi, servono scelte impopolari, occorrono tanti no e tanti ne ho detti – prosegue – La Sicilia vive il momento più tragico della sua storia, ci vuole fiducia, speranza, la certezza di potercela fare. Così, l’unico mio obiettivo è lavorare per uscire dal tunnel, per fare diventare quest’isola competitiva con le altre regioni del nord. Abbiamo cominciato dalle fondamenta. Non basteranno i miei cinque anni, ma noi abbiamo messo un punto sul passato e innescato una nuova tendenza. Spero che chi verrà dopo, voglia continuare su questa strada.

Che sia davvero per la Sicilia e i siciliani una Pasqua di resurrezione».

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Dare e avere

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