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Archive for 10 aprile 2019

Sanità, “controesodo” nelle corsie pronto il rientro di duemila siciliani

di Mario Barresi

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Sanità, “controesodo” nelle corsie pronto il rientro di duemila siciliani

L’obiettivo, ancora poco più che sussurrato, è il “controesodo”: il ritorno di duemila lavoratori siciliani, entro la fine dell’anno, nelle corsie dell’Isola. Eccesso d’ambizione? Forse sì, eppure – sostiene l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza – «dopo che il target 2018, stabilizzare circa 4mila precari, è stato sostanzialmente raggiunto, il governo regionale si concentra su un altro traguardo».

Ed ecco che si pensa ai camici in fuga, ma anche ad eventuali giovani professionisti che intendano scommettere sulla propria carriera in Sicilia.

«Subito dopo Pasqua saranno pubblicati quattro attesi concorsi di bacino nella sanità. Due per infermieri, due per operatori socio-sanitari», annuncia il presidente della Regione, Nello Musumeci. Ancora non si conosce la portata dei bandi: le aziende ospedaliere e sanitarie dell’Isola, entro questa settimana, comunicheranno a Palermo le effettive esigenze di organico. Ma, da alcune stime ufficiose, si parla di almeno un migliaio di infermieri e di circa 600/700 operatori. Che c’entra con il rientro dei lavoratori siciliani? «Abbiamo provato uno schema che funziona: alla mobilità per l’ospedale San Marco hanno risposto oltre 800 infermieri che lavorano fuori Regione. E di questi, fra infermieri e operatori socio-sanitari su 200 assunti saranno in 150 a tornare a lavorare in Sicilia», dice Razza. In pratica: otto vincitori su dieci del bando di mobilità per il nuovo ospedale di Librino sono siciliani, molti dei quali etnei. Qualche esempio? I 12 tecnici di radiologia assunti sono tutti siciliani, così come 3 dei 5 tecnici sanitari di laboratorio.

Intanto è stato pubblicato un bando dell’Irccs Neurolesi Bonino Pulejo, per formare una graduatoria per contratti a tempo determinato per infermieri e operatori sociosanitari da impiegare a Palermo (Villa delle Ginestre e Pisani), Catania (Azienda ospedaliera Cannizzaro) e Trapani (presidio ospedaliero di Salemi), oltre che «nei centri Spoke di futura istituzione» come si legge nell’atto firmato dal commissario straordinario Vincenzo Barone.

L’assessore regionale alla sanità Razza e il governatore della Sicilia Musumeci

Tutto ciò in attesa dei concorsi di mobilità per i medici. In atto – spiegano dall’assessorato – ce n’è uno già in corso, per circa 200 anestesisti, di cui più di 20 sono di mobilità extra-regionale. Ma nel piano che si sta mettendo a punto a piazza Ottavio Ziino ne sono previsti altri.

Anche perché la Regione ha trovato la strategia giuridica per superare lo stop ai nuovi concorsi. È vero che la più autorevole giurisprudenza negli ultimi anni ha mantenuto lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi preesistenti ed efficaci come regola generale per la copertura dei posti vacanti in organico. Ma si sono aperti almeno due varchi. L’indizione di un nuovo concorso costituisce «l’eccezione» e richiede «un’apposita e approfondita motivazione che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico».

razzaInsomma, nella sanità siciliana si può tornare ad assumere con nuovi concorsi «Ci sono una serie di elementi e di dati che mi fanno ritenere – confessa l’assessore – che entro il 2019 quasi duemila lavoratori della sanità, costretti a lasciare la nostra terra, torneranno a casa. È la migliore risposta a chi non vuole comprendere che il nostro lavoro produce i suoi frutti nel tempo. E non ci facciamo, né ci faremo tirare per la giacca da nessuno».

Una strategia condivisa con Palazzo d’Orléans, che la attesta anche con un valore extra-sanitario. «In questa condizione di crisi economica che appare ulteriormente penalizzante per il Mezzogiorno – dice il governatore Musumeci – abbiamo un solo impegno: lavorare per spendere le risorse extra-regionali e per fare crescere l’occupazione. Molti sembrano non ricordare quello che dissi al momento del mio insediamento: per raccogliere i primi risultati di questo estenuante lavoro ci vorranno tre anni. La nostra Isola è paralizzata da decenni e sembra che per qualcuno sia sufficiente prendere la bacchetta magica per rilanciare processi burocratico-amministrativi, che sono legati agli enormi ritardi di programmazione che abbiamo trovato».

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Il Presidente del tribunale per minorenni di Caltanissetta contro il Bullismo e il cyber-bullismo

prof. Michele Vruna

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Chi è il Bullo? Come agisce? Cosa è il cyber-bullismo? Questi sono stati i temi affrontati dal Presidente del Tribunale per i minorenni di Caltanissetta all’ I.I.S.S. Virgilio di Mussomeli. Il 30 marzo la scuola ha ospitato, per una conferenza sul bullismo e cyber-bullismo, il dott. Antonino Porracciolo, Presidente del tribunale per i minorenni di Caltanissetta. Dopo l’accoglienza da parte del Dirigente scolastico, dott.ssa Calogera Genco, ci si è recati in auditorium, dove ha avuto luogo con i giovani dell’istituto.

La Dirigente scolastica, innanzitutto, ha presentato, ai ragazzi, la figura istituzionale del Presidente, per poi passare al ruolo che ha avuto la scuola nella lotta al bullismo e al cyberbullismo. Il Virgilio infatti si è sempre distinto nella lotta contro questo fenomeno dilagante con l’applicazione di metodi educativi , utili ad affrontare i relativi problemi, a risolverli e prevenirli.

Il Dott. Porracciolo ha iniziato il suo intervento con l’etimologia del termine “Bullo”, poi è passato direttamente agli atti e alle conseguenze che questo porta. Il Presidente ha spiegato, inoltre, il cyberbullismo, che è una forma di prepotenza virtuale attuata attraverso l’uso di internet e delle tecnologie digitali. I reati commessi dai giovani che fanno azioni di bullismo, secondo il codice penale italiano, sono: percosse, violenza privata, minaccia e danneggiamento. Nei casi più gravi, ha detto, basta la denuncia ad un organo di polizia o all’autorità giudiziaria, negli altri casi, la denuncia deve contenere la richiesta, affinchè si proceda penalmente contro l’autore.

Si è poi soffermato su chi ha delle responsabilità per tali atti compiuti da un minorenne: i genitori, perché devono educare adeguatamente e vigilare il figlio, cercando di correggerne i comportamenti devianti; gli insegnanti e la scuola, perché nel periodo in cui il minore viene affidato all’istituzione scolastica, il docente è responsabile della vigilanza sulle azioni e deve cercare di impedire comportamenti dannosi verso tutto e tutti.

Conferenza al Virgilio del Presidente del tribunale per minorenni di Caltanissetta sul contrasto al fenomeno del Bullismo e del cyber-bullismo

Ha delucidato anche la questione sulla punibilità per chi è nella fascia d’età compresa tra i 14 e i 18 anni con le conseguenze giudiziarie a cui si va incontro.

La conferenza è stata fortemente voluta dai docenti, Vincenza Calà, referente di Cittadinanza e Costituzione, e da Michele Vruna, referente per la lotta al bullismo e al cyber- bullismo. Essi sono intervenuti, ognuno con il proprio ruolo, presentando le attività che in passato si sono fatte e la collaborazione attiva con le altre istituzioni dello Stato, magistratura, Forze dell’ordine, comunità ecclesiali, affinchè si sensibilizzassero i ragazzi di fronte a questi problemi.

Promotore dell’evento è stato anche il prof. Giovanni Maggio, che ha collaborato con i referenti delle due aree per l’intero anno scolastico, e che ha avuto un ruolo fondamentale nella promozione della partecipazione del Presidente del tribunale per i minorenni.

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Le Alpi Marittime e le Cozie prima, e poi la pedemontana del Friuli faranno da contesto territoriale per due avvenimenti internazionali di volo libero in deltaplano.

Gustavo Vitali

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Dal 6 al 7 aprile ritorna per la sesta edizione il grande meeting Trofeo Malanotte, organizzato dal Delta Club Mondovì con centro operativo presso l’Aviosuperficie Alpi Marittime di Pianfei (Cuneo).

Si volerà tra le Alpi e il mare, un volo molto particolare in una zona altrettanto particolare. La quota elevata del decollo, 1740 metri, fa sì che in primavera inoltrata si spicchi il volo in un paesaggio quasi invernale, mentre giù in basso la pianura è tutta verde. Il mare è a soli 40 km di distanza verso sud. Facilmente i piloti toccano quote attorno a 3000 metri sfruttando i motori più ecologici inventati dalla natura: l’irraggiamento solare del suolo e l’azione del vento sui rilievi montuosi. D’altronde non sarebbe possibile diversamente perché il volo in deltaplano e in parapendio non ne prevede altri e per questo si chiama “volo libero”.

Dal 25 aprile al 1 maggio, organizzato da Flyve e Aero Club Lega Piloti, terza edizione dello Spring Meeting – Trofeo Friuli Venezia Giulia 2019, una competizione che si svolgerà in una zona ben nota a chi pratica il volo libero. La stessa sarà teatro del XXII Campionato del Mondo di deltaplano il prossimo luglio. Attesi i migliori piloti da tutta Europa che hanno già colmato il numero massimo degli ammessi alla gara.

L’area di volo si sviluppa principalmente nella zona pedemontana del Friuli ma, a seconda delle condizioni atmosferiche, è possibile volare anche nelle Alpi e in pianura. Il decollo principale da cui prenderà il via ogni prova di gara, una al giorno meteo permettendo, è situato sul monte Valinis sopra Meduno (Udine). Tuttavia, sulla base delle condizioni meteorologiche, sarà possibile utilizzare altri punti di decollo situati in territorio italiano e sloveno, cinque in tutto. Atterraggio ufficiale e quartier generale della manifestazione a Travesio (Pordenone).

Molte attività collaterali saranno organizzate per famiglie e visitatori.

 

 

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Stefano Cucchi. Sarà venuto qualche rimorso a Giovanardi?

Renato Pierri

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«Al fotosegnalamento Cucchi si rifiutava di prendere le impronte, siamo usciti dalla stanza e il battibecco con Di Bernardo è proseguito. Di Bernardo era davanti e Cucchi dietro. A un certo Di Bernardo si gira e dà a Stefano uno schiaffo violento. Io dico: “ma che c… stai facendo? Smettila”. Di Bernardo spinge Cucchi e poi D’Alessandro dà un calcio a Cucchi all’altezza dell’ano. Io spingo Di Bernardo e nel frattempo Cucchi cade a terra, battendo la testa, tanto che ho sentito il rumore. Poi D’Alessandro dà un calcio in faccia a Stefano».

Questo il racconto delle fasi del pestaggio fatto dal carabiniere Francesco Tedesco durante l’interrogatorio in aula, ribadendo in sostanza l’accusa nei confronti degli altri due coimputati, i carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo, di avere picchiato Cucchi.

A questa ultima recente notizia, vorrei accostare le parole del cattolico Carlo Giovanardi, pronunciate con sconcertante disinvoltura nel febbraio del 2013, durante una trasmissione di Radio 24:  “È evidente che Ilaria Cucchi sta sfruttando la tragedia del fratello…Tutte le perizie arrivano alla conclusione che non c’è nessuna relazione tra la morte di Cucchi ed eventuali percosse subite. Cucchi era stato ricoverato in ospedale precedentemente 17 volte per percosse, lesioni e fratture subite dai suoi amici spacciatori”.

Quattro anni prima, nel novembre del 2009, con altrettanta disinvoltura aveva dichiarato: “Stefano Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo”. Gli sarà venuto, adesso, qualche lieve rimorso?

Cucchi, Giovanardi: “non devo chiedere scusa alla sua famiglia”

(askanews)

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“Chiedere scusa? Di cosa? Per cosa? Non c’è nessuna relazione tra le percosse dei Carabinieri e morte di Cucchi: lo dicono le perizie. La morte di Stefano Cucchi è avvenuta per una serie di concause tra cui la tossicodipendenza e il fisico debilitato. La droga è una delle cause della morte”. E “la verità è che a casa di Cucchi hanno trovato marijuana e cocaina già pronte per lo spaccio”. L’ex ministro del centrodestra Carlo Giovanardi, fra i più strenui difensori del comportamento delle forze dell’ordine nella tragica morte di Stefano Cucchi, non cambia idea alla luce delle nuove risultanze processuali.

“Cucchi – ha detto Giovanardi, ospite alla Zanzara su Radio24- non è un benemerito. Io dico no a una strada in suo nome. Non è come Cavour e Garibaldi. E alle vittime della droga non ci pensa nessuno?”. Quanto al comportamento dei Carabinieri che lo avevano in custodia, “aspetto la condanna definitiva: i linciaggi sono nazismo”.

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Telefonate mute

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«Cos’hai? Hai un’aria strana…»
La ragazza sembrava turbata e si mordeva il labbro inferiore.
«Niente, niente» disse abbassando il ricevitore del telefono. Charlotte guardò prima la propria scrivania ingombra di carte e poi Bruno che le stava davanti e la guardava ancora in modo interrogativo.
«Ti conosco bene, Tesoro, c’è qualcosa che non va. Dillo allo zio.»
La ragazza fissò allora un punto lontano dell’open space e poi gli disse:
«E che continuo a ricevere telefonate mute… e temo proprio che sia di nuovo il mio ex che non si rassegna…»
Bruno si mise a ridere.
«Ho detto qualcosa di divertente?» chiese seccata Charlotte.
«In un certo senso, sì. Sta capitando da qualche tempo anche a me. A me che in un primo tempo mi ero illuso di avere un ammiratore segreto!»
«Ma davvero è capitato anche a te?» fece la ragazza riprendendo il suo buon umore.
«Non solo, ma anche a diversi altri dipendenti qui della Brain Solutions… tanto che è stata aperta una pratica interna di salvaguardia… per le molestie, intendo, e anche per ragioni di sicurezza…»

«Hanno capito chi faceva quelle telefonate mute» esordì Bruno non appena si avvicinò alla scrivania di Charlotte.
La ragazza fece un sorriso raggiante.
«E allora?» incalzò lei visto che l’uomo non si decideva a parlare.
«Dunque… hanno scoperto… che le telefonate venivano dal laboratorio.» «Laboratorio? Quale laboratorio?»
«Il nostro!»
«E chi c’è nel nostro laboratorio che fa scherzi così stupidi?»
«È qui il problema. Nessuno.»
«Come nessuno?»
«Per carenza di fondi il laboratorio è stato chiuso dall’Azienda da più di tre mesi; la Direzione ha ritenuto meno dispendioso appaltare a terzi il servizio di ricerca; a seguito della denuncia per le telefonate mute hanno tracciato le chiamate e hanno scoperto però che provenivano senza dubbio tutte da lì…»
«L’hai già detto e come si spiega, allora?»
Bruno avrebbe voluto a quel punto accendersi una sigaretta e si tastò la tasca della giacca anche solo per sentire la rassicurante presenza del pacchetto. Sospirò e poi proseguì:

 

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Vandalismo sede Lega? Li denunciamo ed andiamo avanti!

Giuseppe Torregrossa, presidente  circolo Lega Salvinipremier di San Cataldo

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“Proviamo compassione per l’autore dell’ennesimo vigliacco atto intimidatorio nei confronti circolo Lega Salvini Premier San Cataldo (il terzo dopo una bandiera bruciata e una vetrina vandalizzata) ma è chiaro che stavolta siamo costretti, come primo passo, a sporgere denuncia contro ignoti a Carabinieri.

Il percorso di crescita della Lega anche qui a san Cataldo è stato pieno di ostacoli. Agli originari sfottò si è passati alle calunnie verso Salvini e la Lega e adesso hanno  alzato il tiro con atti vandalici. Ma ciò non ci fa paura.

Molte sono le soddisfazioni. La squadra cresce, siamo sempre più forti e numerosi su San Cataldo e dopo che Alessandro Pagano ha fatto da apripista adesso sono tantissimi coloro che si avvicinano e militano. Ovvio che capiti pure di incontrare l’esaltato di turno che ti blocca sui social oppure se la prende con beni del nostro partito ma ciò ci convince che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta.

Però non bisogna sottovalutare questi soggetti pseudo politici invidiosi e calunniatori che seminano odio e terrorismo. In una Paese fatto di regole se a qualcuno le regole del viver civile non stanno bene è bene che venga isolato. La squadra della Lega ha in programma la rinascita della nostra città ed anche per questo chiederemo un appuntamento ai commissari prefettizi per andare ad offrire la nostra collaborazione. Noi della Lega Salvinipremier lavoriamo per costruire, non ci facciamo intimidire e non perdiamo tempo dietro ai balordi”.

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