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Archive for aprile 2019

Comunali, in Sicilia derby “gialloverde”e l’asse Fi-Pd la spunta con il “patto civico”

La Sicilia

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Comunali, in Sicilia derby "gialloverde" Asse Fi-Pd la spunta con il "patto civico"

La lega di Salvini conquista il sindaco di Motta Sant’Anastasia. Il M5S perde Bagheria e Gela ma resta in corsa nei ballottaggi a Caltanissetta e a Castelvetrano

In Sicilia il derby “gialloverde” tiene banco anche dopo lo spoglio.

Per la prima volta la Lega, che se non stravince ottiene risultati lusinghieri in una terra tradizionalmente ostile, elegge un sindaco in Sicilia (a Motta Sant’Anastasia) e piazza consiglieri comunali in molti comuni dell’isola, sperando ora nella vittoria ai ballottaggi di Gela (Cl) e Mazara del Vallo (Tp).

Tuttavia il M5s, nel raffronto con i “cugini”, raggiunge percentuali di lista più alte nei comuni dove si è votato col maggioritario, rimanendo in corsa nei ballottaggi a Caltanissetta (unico capoluogo di provincia al voto) e Castelvetrano (Tp) ma perdendo due municipi che aveva conquistato alle ultime amministrative: Bagheria (Pa) e Gela (Cl).

Non mollano Fi e Pd: piace, là dove è stato sperimentato, “il patto civico” tra pezzi di centrodestra e centrosinistra, che vedono in questa nuova alleanza un’opportunità per frenare l’ascesa dei sovranisti e togliere consensi ai grillini.

«Grazie ai siciliani perché mi hanno regalato, ci hanno regalato, si sono regalati un’emozione, una voglia di cambiamento: solo a parlarne due-tre anni fa sarebbe stato fantascienza; vuol dire che quello che facciamo al governo piace dal Nord al Sud», esulta Matteo Salvini.

Rimane il clima di derby: «Dove la Lega corre ad armi pari con noi è dietro», afferma il vice premier Luigi Di Maio da Varsavia, complimentandosi anche per il risultato a Castelvetrano. Dal mini-test elettorale emergono dunque spunti politici interessanti, utili ai partiti anche per le europee del 26 maggio.

Complessivamente sono 34 i comuni andati al voto, con un affluenza del 58,42% per poco più di 250mila votanti su mezzo milione di aventi diritto. Nei sette comuni con più di 15mila abitanti solo Bagheria e Aci Castello (Ct) eleggono il sindaco al primo turno, avendo superato la soglia del 40%.

pd-fi-258Nonostante l’invasione della piazza per ascoltare il comizio di Matteo Salvini, a Bagheria vince il «patto civico» tra centristi e Pd, con Filippo Maria Tripoli che raggiunge il 46,40%, staccando di 15 punti Gino Di Stefano, appoggiato dal centrodestra e dalla Lega; la lista di Salvini però si consola ottenendo l’8,44%, facendo sentire il fiato sul collo ai “cugini» del M5s che ottengono il 9,56% con un calo di consensi rispetto a cinque anni fa, tant’è che perdono la guida del Comune (Patrizio Cinque sindaco uscente) con la candidata Romina Aiello che si ferma all’11,36%. Ad Aci Castello il nuovo sindaco è Camillo Scandurra (53,74%), appoggiato da liste civiche, tra cui quella del Pd.

Michele Giarratana – Ruggero Razza

M5s in caduta libera a Gela, dove alle passate elezioni aveva sbaragliato la roccaforte “rossa” stravincendo con Domenico Messinese, buttato fuori dal movimento qualche mese dopo: il candidato grillino, Simone Morgana, è solo quarto con la lista al 9,64%: vanno al ballottaggio Lucio Greco (36,28%), candidato del ‘patto civicò tra Pd e Fi, e Giuseppe Spata (30,57%), sostenuto dalla Lega, la cui lista si attesta sull’8,6%.

A Mazara del Vallo la sfida al ballottaggio sarà tra Salvatore Quinci sostenuto da Liste civiche (31,37%) e il leghista Giorgio Randazzo (24,34%).

A Caltanissetta tra il candidato del centrodestra Michele Giarratana (37,37%) e Roberto Gambino (20%) del M5s.

A Monreale (Pa) tra Alberto Arcidiacono (24,12%) sostenuto da pezzi di centrodestra e Piero Capizzi (24%) che ha anche il sostegno del Pd.

A Castelvetrano, comune sciolto per mafia due anni fa e cittadina del latitante Matteo Messina Denaro, vanno al secondo turno il civico Calogero Martire (30%) e il 5stelle Enzo Alfano (28%), con la lista dei grillini che raggiunge il risultato più alto in assoluto nei comuni al voto: 24,46%.

TUTTI I RISULTATI E I SINDACI ELETTI

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GOVERNI IMPOTENTI

Roberto Mangosi
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Puntuale come la morte, sotto ogni festività si ripresenta l’immancabile rincaro ingiustificato dei carburanti.
Una vergogna a cui nessun governo, nella storia del nostro disgraziatissimo paese, ha voluto mai porre rimedio. Potremmo definirlo una rapina in POMPA magna, anzi, magna-magna.

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Crociera

CROCIERA cro-ciè-ra

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Disposizione di assi, sbarre o elementi architettonici in forma di croce, e punto della loro intersezione; navigazione di un certo tratto di mare per motivi bellici, di sorveglianza o ricerca, navigazione con rotta prestabilita a fini di turismo su navi lussuose

nel primo significato, derivato di croce; nei secondi, dal francese croisière, derivato di croiser ‘incrociare’, nel significato marittimo di pattugliare un tratto di mare.

L’immagine fondamentale di queste due parole, che convergono nella stessa forma, è la croce. E se per quanto riguarda la prima questo non stupisce, invece può non essere immediato intendere che cosa c’entri la croce col bel viaggio senza pensieri passato a navigare sul Nilo. Ma è presto detto.

La crociera può essere una disposizione a croce di aste, assi, sbarre e simili, e il punto in cui queste si intersecano. Si legano a crociera le canne per far da sostegno alle piante di pomodori, il pozzo viene chiuso malamente con due assi inchiodate a crociera, a Natale si decorano le inferriate annodando nastri rossi alle crociere. E si dice crociera anche l’intersezione fra navata e transetto delle chiese, dove magari si alza una cupola; e guardando sul soffitto l’intersezione fra due volte a botte fa un’elegante volta a crociera, divisa in quattro vele.

Portiamo questa disposizione a croce sul mare, e facciamola tracciare da una chiglia di nave: è la rotta della nave stessa che s’interseca in questa forma. Perché la crociera è un pattugliamento bellico, di ricerca, di sorveglianza, compiuto da una nave in uno specifico tratto di mare, in modo da insistere su una zona precisa – sulla crociera, incrociando. E capiamo da dove salta fuori il nome degli incrociatori.

Ora, la crociera turistica non è proprio un pattugliamento e non si muove ripassando più volte sullo stesso punto; però ha una rotta prefissata che insiste su una certa zona, dove va e rivà di tappa in tappa. Così anche quello della crociera è un po’ un incrociare, e anzi, vedere il suo viaggio prestabilito come un incrociare colora il suo lusso godereccio di operosità seria, intenta, indaffarata. Insomma, alla fine l’amico che va in crociera (crede) a far conquiste diventa un tipo industrioso.

Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: https://unaparolaalgiorno.it/significato/C/crociera

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Elettrosciocc

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Il tappo viola

Il tappo viola

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«Cos’è questa storia del prelievo?» disse Arturo che era in fila da un po’. L’uomo che lo precedeva subito non capì che la domanda era rivolta a lui. Poi si girò gentilmente a spiegargli che era la nuova legge finanziaria e che era diventato un requisito indispensabile per poter riscuotere un giorno la pensione.
«In che senso?» insistette lui che ci capiva sempre poco di queste cose.
«Guardi, è semplicissimo. Siccome hanno capito che con l’aspettativa di vita di tipo statistico non ci prendevano più e che lo Stato finiva per perderci, ora fanno uno screening genetico e in base ai suoi cromosomi riescono a dare una stima predittiva molto attendibile degli anni che le restano da vivere. Poi tolgono dieci anni dal giorno del presumibile exitus e l’età che rimane è quella in cui può andare in pensione. Ora ci vuole insomma questo CMP (Certificato di Morte Predittiva).»
«Non capisco.»
«Facciamo conto che stabiliscano che in forza del suo corredo genetico lei può vivere sino a 82 anni e 6 mesi, lei potrà andare in pensione a 72 anni e 6 mesi… non prima»
«E se accertano che muoio invece a 72 anni e 6 mesi?» incalzò Arturo che ora gli sembrava di aver capito il meccanismo.
«Andrà sempre obbligatoriamente in pensione dieci anni prima ma con una pensione minore… molto minore» fece calcando sul tono di quella parola. «In altre parole… gli anni di lavoro effettivo non contano più ai fini della quiescenza ma si guarda, a ritroso, solo all’età calcolata come le ho detto. Più di dieci anni lo Stato non paga… anche se lei dovesse vivere per ipotesi, ma è rarissimo, più di quanto predetto geneticamente. Scaduto il decimo anno smetteranno di corrisponderle l’assegno e pure per suo inadempimento perché, in buona sostanza, lei doveva morire prima.»
«Ma non è giusto! E se mi diagnosticano che vivo novant’anni e il giorno dopo che sono andato in pensione mi investono e muoio?»
«Il banco vince sempre… caro mio» disse l’altro sforzandosi di ridere.

Erano passati alcuni giorni e Arturo era di nuovo in fila. Ora doveva ritirare il referto con la data presumibile del suo decesso. ‘E se io non volessi sapere quando morirò?’ si stava chiedendo poco prima di comparire davanti alla signorina.
«Cognome e Nome?» disse quella che sembrava un’infermiera/segretaria/chissacosaltro e senza alzare lo sguardo dal monitor.
«Mezzabaracca Arturo» rispose lui sospirando.
La signorina lo guardò inclinando di qualche grado il viso verso destra, come un basset-hound.
«Tutta una parola?» gli chiese guardando poi verso un ficus benjamin con alcune foglie secche sulle punte.
«No, Mezzabaracca si scrive staccato da Arturo…»
«No, dicevo il cognome…» fece lei insofferente.
«Ah sì certo! È una parola sola.»
La signorina digitò per qualche secondo poi alzò nuovamente lo sguardo su di lui.
«I risultati dicono che lei è morto 1 anno, 4 mesi e 16 giorni fa…» fece lei fredda come se avesse appena comunicato dove si trovava la toilette.
«Ci deve essere un errore nel vostro sistema predittivo… io sono vivo, tant’è vero che le sto parlando…»
«Il Sistema non sbaglia mai. Certo che lei è vivo, Signore, ma il signor Arturo Mezzabaracca, nato a Lughi il 18 maggio 1972 NO, perché, appunto, è morto da 1 anno, 4 mesi e 16 giorni fa… e su questo non si discute. Non lo dico io del resto, ma i cromosomi di questo Utente. Chi è invece lei al Sistema non interessa.»
«E questo cosa significa?» domandò Arturo confuso.
«Che l’Utente Arturo Mezzabaracca, nato a Lughi il 18 maggio 1972 non avrà la pensione… anzi, quando comunicheremo al suo datore il CMP, non avrà nemmeno più un lavoro; come può ben capire quando si è morti non si può lavorare, non trova? E a dirla tutta non avrei dovuto neppure comunicarle nulla di tutto questo visto che lei NON è Arturo Mezzabaracca.»
«Ci deve essere stato uno scambio di provette… avete analizzato il sangue di qualcun altro…»
La signorina digitò ancora, senza scomporsi.
«Dunque… l’Utente con il nominativo in questione aveva il codebar ematico 06889200KJ88E7, ha fatto il prelievo alle ore 11.07 di martedì 14 novembre con l’operatore 8872993; la sua provetta con tappo viola è stata etichettata con metodo Mark&Go alle ore 11.13 dallo stesso operatore 8872993 e avviata al laboratorio con espositore AB59902, peraltro contenente solo la sua provetta perché aveva, come le ho appena detto, il tappo viola; l’espositore è pervenuto per il checklab alle 11.15 e subito analizzato in modo automatico con apparecchiatura Mach 9800 con id strumentale n. X009899… Devo continuare?»
«Tappo viola? E cosa vuol dire?»

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L’AZZARDO DI CARONTE

(Si consiglia una lettura con modica dose di fantasia)

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Il gioco delle tre carte. Chi non conosce il famoso gioco? Persino nei film quando si vuole enfatizzare l’abilità della truffa, ecco che spunta uno che muove magistralmente le carte per ingannare l’avventore.

Il gioco però nasconde sempre una serie di personaggi che stanno intorno a fare la parte del pubblico credulone e, inscenando un facile guadagno, generano illusioni agli sprovveduti.

Durante il raggiro il poveretto sarà bombardato da tutta una serie di trucchetti psicologici e quando sarà bello e spennato non si renderà conto neanche di essere stato sonoramente truffato.

In fondo il gioco delle tre carte è un gioco semplicissimo e sulle prime non svela nessuna mossa segreta, anzi sarà proprio l’effetto semplicità ad attirare il pollo, solo in seguito, una volta attirato, verrà utilizzata la mossa invisibile che stordirà il giocatore e lo porterà a perdere.

Così nella vita, vince solo chi tiene il banco, il mazzante.

È un giocatore di mestiere, professionista nella sua manipolazione di coscienze e con perversi meccanismi psicologici guida le scelte degli altri che ignari si affidano a lui.

Astuzia e cattiveria, abilità e inganno sono il pane quotidiano di chi pratica questa ignobile attività.

Sempre spalleggiato dai compari che gli reggono il gioco, complici sodali. Tutto è permesso, trucchi, inganni, prevaricazioni, violenze.

Non volevamo parlare di politica locale, ma ricadiamo sempre nell’atavico errore. Forse perché lingua batte dove dente duole … quindi ci ritroviamo qui ad altalenare tra il dramma e il comico, il thriller e l’horror ed analizzare l’andamento delle figure al governo.

A noi, in realtà, la situazione è sembrata grave fin da subito, non appena abbiamo visto la riesumazione di chi era prossimo all’oblio e invece o, forse è meglio dire, infatti sono riusciti a riportare certi personaggi alla ribalta. Un colpo da maestro o semplicemente un botta di fortuna?

Ecco, noi siamo dell’avviso che i colpi di fortuna non esistano in natura e siamo noi che, con le nostre scelte, decidiamo il nostro futuro, nel bene e nel male. Quindi per esclusione è stata una mossa spregiudicata che, in politica, riesce raramente. È di tutta evidenza che il preventivo tramare sia stato cruciale. Insomma il mazzante è riuscito nel suo intento, in un solo colpo ha messo in un angolo la sua stessa minoranza interna, ha sconquassato rapporti di parentela seminando odio e bugie, ha pilotato i suoi nemici facendoseli amici e l’ha chiamata perfino alleanza!

Meglio di così solo Maradona!

Adesso mostrerà la mossa fantasma e non chiederà, educato e pio com’è, neanche il conto! Un vero gentleman in jeans e giubbotto!

Noi ci chiediamo, ma a che vale aver fatto l’ammucchiata, avere inciuciato, aver diretto l’infamia del secolo se questa partita è unicamente giocata all’interno di un paesucolo che conta più decessi che nascite?

A quale gloria si vuole riferire?

Che senso ha aver venduto la propria dignità per un politica circoscritta in un perimetro limitato?

In un paese in cui la maggior parte dei cittadini è nel freezer, ibernati nell’apatia e nell’accettazione passiva di una realtà mediocre.

Di cosa ci si può vantare?

Di aver dato nuova linfa ai giovani che non sanno dove andare nelle fredde sere invernali?

Forse, si può vantare di aver creato spazi per gli anziani già annichiliti dagli anni o di aver dato loro l’alternativa ad una impietosa tristezza?

Per non parlare delle opportunità lavorative o dei servizi che pian piano scompaiono senza aver preso posizioni chiare, certe e precise?

A cosa è valso questo INCIUCIONE? A cosa aspirano a diventare? E gli altri, rimarranno stampelle o capiranno che ognuno deve camminare con i propri piedi? In soldoni, quanto deve durare questa pantomima?

Un solo tavolo da gioco non può esistere se il mazzante e i compari non prendono parte allo stesso gioco!

Chi gioca di sponda con la parte meno lontana da sé, si insinua nelle crepe e nelle contraddizioni di un gruppo già costituito, a meno che … a meno che non ci sia … un altro tavolo su cui scegliere, allearsi, costituirsi … ma questo non lo sappiamo o facciamo finta di non saperlo! Il gioco delle tre carte d’altronde è un gioco di azzardo, di complicità, di affinità, di relazioni, ma anche di … differenze, di scarti, di esclusione …

Ognuno può scegliere che ruolo giocare. Ognuno deve scegliere … a questo punto!

Noi riteniamo che chi non è ideologicamente incline all’inciucio difficilmente accetterà di prostituirsi a logiche aberranti, neanche avendo la più profonda sete di vendetta o di rivalsa. Insomma abbiamo ragione di credere che chi una volta si presta a vendersi al nemico potrà farlo mille e miliardi di altre volte!

Come possiamo credere che ci possa essere qualcosa di buono in un “accordo” di così basso livello col solo scopo di ripartirsi il potere? E non continuate ad insultarci, dicendo che è un accordo per il bene comune! Per favore!

Anche volendo crederci, questo accordo dovrebbe prevedere delle manovre per portare il paese in avanti per modernizzarlo, qui stiamo andando non solo indietro, ma stiamo affondando, altroché!

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