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Archive for 16 aprile 2018

Musumeci agli industriali: «Sicilia terra irredimibile, ma dobbiamo essere ottimisti»

La Sicilia

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è buttanissima«Mi ritrovo a dovere avviare una stagione di riforme sapendo che passano dal parlamento. E’ il parlamento che deve votarle: io ho capito che la stagione delle riforme in Sicilia non la vuole nessuno. Questo mi porta a pensare che questa sia una terra irredimibile, ma ho il dovere di essere ottimista.

Diventa naturale chiedersi perchè non cambiare? Il processo di cambiamento può avvenire se manteniamo un contatto attivo con il territorio. Voi, industriali, siete il tessuto attivo del territorio. Ed io voglio stare accanto a voi. Il rapporto avviato con Confindustria è basato sul reciproco rispetto e sul confronto costante». Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che a Catania ha incontrato i vertici di Confindustria e Sicindustria

Lincontro-Musumeci-con-Biriaco-e-Catanzaro-di-Confindustria

Musumeci si è confrontato con Antonello Biriaco e Giuseppe Catanzaro su diversi temi: rilancio e una gestione più efficiente della Zona Industriale, investimenti per le Zes, le Zone economiche speciali, industria 4.0 e attuazione delle misure europee per attingere alle risorse.

«Abbiamo fiducia in questo Governo a Regionale – ha detto Antonello Biriaco, presidente vicario Confindustria Catania – e l’alleanza tra istituzioni e imprese sarà quella che darà ossigeno alle nostre aziende. Istituzioni e imprese devono essere amiche. Insieme possiamo raggiungere obiettivi importanti come volano di ripresa delle nostre aziende con il rilancio della Zona Industriale, delle Zeus, del digital innovation Lab, dei fondi europei. L’Irsap è stata un’esperienza zia fallimentare e sono convinto che la regia deve tornare ai territori sono loro che devono decidere nelle loro cittadelle dell’industria».

Per Giuseppe Catanzaro, presidente Sicindustria: «Le imprese si rilanciano attraverso le messa a fattore comune del patrimonio di cui anche la Regione Siciliana dispone. Le risorse ci sono e c’è una forte volontà da parte delle imprese di fare diventare valore aggiunto questo panorama di opportunità che abbiamo: nuovi occupati, nuovo reddito sociale attraverso le imprese. Dobbiamo creare i contesti di favore: amministrazioni che dicono sì e no in tempi certi, soggetti anche istituzionali che non vedono nell’impresa una mucca da mungere per fare cassa. Dobbiamo fare in modo che istituzioni e imprese si leghino attorno alla necessità: prima occorre creare la ricchezza, e la creano le imprese, poi occupiamoci di come distribuirla nell’economia quotidiana».

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Milena al tramonto

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Alcuni elementi di grammatica siciliana

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siciliaPremessa: tutto ciò che verrà di seguito detto, è approssimativo, perchè deriva dalla lingua parlata e non da un testo di grammatica.

  1. Vocali al termine di una parola
    Molto spesso le parole italiane che terminano con e (es: pane, sole, cane, dottore) in siciliano terminano con la i (pani, suli, cani, dutturi).

Quelle che invece in italiano finiscono per o (es: solo, vento, mondo) in siciliano terminano con la u (sulu, ventu, munnu).

Molto frequente è la desinenza a del plurale dei nomi, forse derivante dal neutro latino (es: du fila pasta – lett. due fili di pasta, un chilu di puma – un chilo di mele).

  1. Gruppi di consonanti
    Il gruppo italiano         glio, glia, gli al termine delle parole         si traduce         con gghiu, gghia, gghi; Es: figlio – figghiu, maniglia – manigghia, scogli – scogghi.

La doppia L al centro di parola viene spesso tradotta con la doppia d. Es: agnello – agneddu. La pronuncia del gruppo “dd” è tipica siciliana.

La b ad inizio parola viene a volte cambiata in v. Es: barca – varca, bue – vui. Fanno eccezione sempre vita, vostra, vero ed altri.

Il gruppo italiano nd si cambia generalmente in una doppia n nn. Es: mondo – munnu, grande – ranni.

La f ad inizio parola spesso viene cambiata in c (pron. sc). Es: fiume – ciumi, fiore – ciuri.

La pronuncia del gruppo “str” in siciliano è particolare e non è facilmente spiegabile.

  1. Articoli
    L’italiano “il” in siciliano si rende con “lu“/”u“; l’articolo femminile “la” si trasforma in una semplice “a”. “Gli” si cambia invece in i.
  2. Particolarità verbali siciliane
    In siciliano non si usa         il futuro, che comunque esiste         in una forma         molto antica. Il futuro italiano si traduce semplicemente con il presente. Es: “Domani andrò là” diventa “Dumani vaju ‘ddà”

Il condizionale in siciliano non esiste e si rende con un altro congiuntivo con valore condizionale, specialmente nei periodi ipotetici. Es: “Se non piovesse, io ci andrei” diventa “Si un chiuvissi, io c’issi”.

In siciliano non esiste il verbo dovere. La frase “Io devo andarci” si traduce con “Io c’aju a ‘gghiri” cioè il verbo dovere è sostituito dal verbo avere tipo “Io ho da andarci”

  • Presente indicativo di qualche verbo importante

    essere: Io sugnu, tu sì, iddu è, nui/niatri semu, vui/viatri siti, iddi sunnu.
    avere: Io aju, tu hai, iddu avi, nui/niatri avemo, vui/viatri aviti, iddi hannu.
    andare: Io vaju, tu vai, iddu va, nui/niatri emo, vui/viatri iti, iddi vannu.
    venire: Io vegnu, tu veni, iddu vene, nui/niatri vinemu, vui/viatri viniti, iddi vennu.
    dare: Io rugnu (dugnu), tu rune (dune), iddu runa (duna), nui/niatri ramo (damo), vui/viatri rate (date), iddi runanu (dunanu).
    potere: Io pozzu, tu poi, iddu pò, nui/niatri putemu, vui/viatri putiti, iddi ponnu

 

Note

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