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Archive for 7 aprile 2018

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CURA RIVOLUZIONARIA

 

Colesterolo, una sola iniezione lo elimina per tutta la vita

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Il colesterolo è un problema che per chi lo ha si trascina nella gran parte dei casi per tutta la vita. Lo si può tenere sotto controllo con dieta e farmaci ma non eliminare. Almeno finora. Nel prossimo futuro, però la situazione potrebbe cambiare radicalmente grazie alla ricerca dell’Università Federico II di Napoli, che ha messo a punto una terapia genica che consente di dire addio al colesterolo cosiddetto “cattivo” con una sola iniezione nella vita.

I primi test sui topi di laboratorio hanno dato esito positivo e il piano è di avviare la sperimentazione sull’uomo entro i prossimi cinque anni. «Il nostro obiettivo è quello di sviluppare un farmaco che permetta di abbassare il colesterolo ‘cattivo’ con una sola somministrazione in tutta la vita. Per questo abbiamo preso un virus comune, lo abbiamo reso del tutto innocuo e lo abbiamo sfruttato come ‘navetta’ per trasportare un gene chimerico, appositamente costruito in laboratorio, che permette la produzione di una proteina capace di rimuovere il colesterolo Ldl che circola nel sangue».

Il virus-navetta viene iniettato per via intramuscolare e sfrutta proprio il muscolo come ‘bioreattore’ per produrre grandi quantità della proteina terapeutica, che poi entra in circolo per catturare il colesterolo e portarlo nelle cellule per lo smaltimento. “L’effetto è prolungato nel tempo, perché il virus rimane invisibile al sistema immunitario e può continuare a operare indisturbato” ha spiegato la ricercatrice Eleonora Leggiero.

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Grammatica Siciliana – Il condizionale in siciliano

di Angela Marino

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Attraverso i post dei lettori è emersa una curiosità grammaticale: nel Messinese e a Lipari, in siciliano, è usato anche il condizionale presente.
Mariagrazia infatti ci scrive: “Pi Natali vurria chi tutti sariunu felici” capovolgendo completamente la costruzione classica siciliana che sarebbe stata più o meno: “pi Natali vulissi ca tutti fussiru felici”.
Katia invece dice: ”pi Natali vurrissi ca tutti fussiru cuntenti” rispettando perfettamente la “consecutio” ed inserendo questa forma “vurrissi” che altro non può essere che un condizionale…
Bene vuol dire che dovremo inserire tra i tempi regolari usati nel siciliano anche il condizionale presente le cui desinenze presumibilmente saranno:
Ria o rissi
Riatu/rissitu
Ria/ rissi
Riamu/rissimu
Riavu/rissivu
Rianu/rissiru.
Esempio: tu vurriatu o vurrissitu, nuatri vurrissimu o vurriamu, etc…
Correggetemi, se del caso, perché io sconosco questa forma.

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Possiamo ridurre Dio a un essere che manda patimenti qua e là alla povera umanità?

Renato Pierri

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Dio+e+il+problema+del+male“Il problema che mi pongo è il seguente: la morte, e la sofferenza, sono un male?”. Ignoranza o ingenuità possono spingere un religiosissimo signore a porsi questo problema? L’articolo del quale mi accingo a trascrivere e commentare alcune righe, è apparso sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi.

L’autore scrive:  “Soffermiamoci brevemente nel ricordare che la morte, per un credente, rappresenta la fine di questa esperienza terrena (pellegrinaggio) e l’incontro con Dio che Gesù ci ha descritto essere un Padre misericordioso, ricolmo di amore per i Suoi figli per i quali ha preparato un posto nel Suo Regno. Il momento in cui si muore è l’attimo in cui il terreno si congiunge con l’eterno e nel quale Cristo ci rende uomini nuovi, donandoci un nuovo abito. E’ un passaggio di vita in vita… “.

Soffermiamoci brevemente nel ricordare che la morte è una conseguenza e una necessità contenuta nel concetto di evoluzione. «Il senso biologico della vita consiste nel mantenimento della vita stessa, e tale mantenimento viene ottenuto con un continuo ricambio, sostituzione, evoluzione, degli individui» (Danilo Mainardi). Chiedersi quindi se la morte è un male o un bene non ha senso alcuno.

perch-la-sofferenza-il-male-e-la-morte-4-638L’autore dell’articolo, però, sembra ignorare che esiste la morte prematura, e mettere in dubbio che questa sia un male, è un assurdo. Pensare che la morte ancora nel grembo materno, e poco dopo la nascita, di un bambino, possa essere un bene è una sciocchezza. Non si comprende perché Dio lo avrebbe fatto concepire se poco dopo aveva intenzione di ucciderlo. Non si comprende per quale motivo Dio dovrebbe dare una gioia e poi un dolore atroce ai genitori del piccolo. Sciocchezze.

Si potrebbe obiettare che Dio potrebbe uccidere una sua creatura a fin di bene, magari per trarlo prima a sé in cielo. Così, l’omicidio commesso dall’uomo è un male, l’omicidio commesso da Dio è un bene. Obiezione: ma Dio agisce a fin di bene, l’uomo agisce a fin di male. E va bene, significa che posso uccidere un essere umano a fin di bene, magari per spedirlo prima in paradiso dal buon Dio. Una fortuna, no?  Converrà modificare il quinto comandamento? Non uccidere, salvo che non lo fai a fin di bene. Il male non cambia la sua natura secondo il suo fine. Nella legittima difesa, l’omicidio è lecito, ma resta sempre un male. Non si trasforma in bene. Inoltre, nella legittima difesa si è costretti a ricorrere ad un mezzo cattivo (l’uccisione dell’ingiusto aggressore) per un fine buono (la propria o l’altrui salvezza), ma non si può pensare che Dio sia “costretto” a ricorrere ad un mezzo cattivo. Non sarebbe libero.

L’ingenuità dell’autore dell’articolo, rasenta la comicità quando si chiede: “Cosa dire della sofferenza che può precedere la morte? Può essere considerata un male? In altri termini, può essere escluso con certezza che la sofferenza, al pari della morte, non possa, in qualche caso, provenire da Dio?”.

images (1)Ma ti pare? E come si fa ad escludere che Dio possa essere un aguzzino come coloro che crocifissero il Cristo? Un tormentatore come il diavolo? Obiezione: le sevizie a fin di bene sono un bene, le sevizie a fin di male, sono un male. La risposta l’abbiamo già data. Le sevizie restano sevizie, restano un male, un orrendo male. Attribuirle a Dio è un po’ come bestemmiare.

La comicità continua, infine, quando il nostro pensando alle anime del purgatorio, si chiede: “Se queste anime che la Tradizione della Chiesa definisce sante poiché hanno incontrato la misericordia di Dio che le ha salvate, soffrono, e tale sofferenza è certamente permessa ma è, in qualche modo, anche necessaria per contemplare il Volto di Dio, possiamo ritenerla un male?”.

La risposta già l’abbiamo data, ma forse un esempio potrà essere utile. Un’operazione chirurgica è necessaria qualora non ci sia altro mezzo meno invasivo per guarire un malato, ma questo non significa che tagliare la carne umana con un bisturi sia in sé cosa buona. Se fosse un bene in sé, ci faremmo tagliare la pancia senza necessità. Ma devo continuare a spiegare? Possiamo ridurre Dio a un essere che manda patimenti qua e là alla povera umanità?

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Miccichè ha chiesto ai deputati un contributo in beneficenza di 1.400 euro “una tantum”. Uniche adesioni: lui e Assenza

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Ars, gara di solidarietà deserta: rispondono solo in 2 su 70

di Mario Barresi

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Un accorato appello alla generosità degli inquilini di Sala d’Ercole. Per dare un segnale – in tempi di antipolitica; ma anche, obtorto collo, di tetti ai dipendenti dell’Ars – di attenzione a ciò che succede fuori dal Palazzo. Dei Normanni.

Il che costituisce una parte della spending review dovuta ai tagli sui dipendenti dell’Ars. Che lo stesso presidente, in un’intervista a La Sicilia (nella quale rilanciava il suo credo: «Con stipendi bassi la classe dirigente sarà sempre scarsa») stimò in «meno di un milione di euro l’anno, dopo tutto il casino che è stato fatto…».

Ars, gara di solidarietà deserta: rispondono solo in 2 su 70

Miccichè scrive agli onorevoli: «Ho altresì deliberato di avviare una raccolta tra i deputati per devolvere una somma auspicabilmente di pari valore, alle medesime finalità di natura sociale e di solidarietà».

Un modo concreto per mostrare vicinanza ai dipendenti, costretti – bontà loro – a sopportare il tetto agli stipendi: 240mila euro lordi per i dirigenti, 204mila per gli stenografi, 193mila per i segretari, 148mila per i coadiutori, 133.200 euro per i tecnici e di 122.500 euro per gli assistenti parlamentari. Un sacrificio dal quale sono state escluse, dopo la trattativa dei sindacati, le indennità di funzione e mansione, corrisposte al personale in 12 mensilità, che oscillano da un minimo di 215 euro lordi (140 euro netti) per le categorie più basse a un massimo di 2.122 euro (1.273 euro netti) per quelle più alte.

download«Se i lavoratori accettano i tagli, allora anche i politici possono dare un segnale». Questo il ragionamento emerso in Consiglio di presidenza. Da qui il gentile invito di Miccichè. Giammai un obbligo: «Pertanto, ove ritenessi di aderire a tale iniziativa – si conclude la lettera del presidente ai deputati – Ti invito a sottoscrivere il modulo allegato, indicando la somma che intendi elargire, e a trasmetterlo a questa Presidenza entro la data del 15 marzo così da poter effettuare nei termini di legge la conseguente variazione al bilancio interno dell’Assemblea».

Per somma «auspicabilmente di pari valore» il presidente dell’Ars intendeva 100mila euro. Che, divisi per i 70 deputati regionali, fanno poco più di 1.400 euro. Un’offerta una tantum. Una specie di Telethon con una cifra tutto sommato “sostenibile” per chi ogni mese ha una busta paga lorda che parte da 11.100 euro fra indennità e diaria.

In quanti avranno risposto alla chiamata del cuore? «Fino a qualche giorno fa, ben dopo la scadenza del 15 marzo, gli unici ad aver firmato il modulo eravamo io e il presidente Miccichè», ammette – piuttosto sconsolato – il deputato questore Giorgio Assenza (#DiventeràBellissima). Nient’altro da dichiarare? «Certo, se i numeri sono questi, la risposta è un po’ deludente…».

 

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