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Archive for aprile 2018

Il governatore ha chiesto rispetto dopo le polemiche di ieri sui costi per i disabili, ai quali sono stati assegnati 266 mln di euro oltre a 5 mln per i progetti individuali. In esame un maxi-emendamento per accelerare i tempi di approvazione della manovra

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Finanziaria regionale, 15 mila precari verso stabilizzazione. Più fondi per i disabili: lo sfogo di Musumeci

La Sicilia

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Finanziaria regionale, 15 mila precari verso stabilizzazione. Più fondi per i disabili: lo sfogo di Musumeci

Oltre 15mila precari sono stati stabilizzati con le norme approvate dall’Assemblea regionale che sta esaminando la manovra finanziaria.

Si tratta di circa 13 mila precari degli enti locali, il resto del personale gravita in società controllate dalla Regione. Per alcuni deputati delle opposizioni, tuttavia, ci sarebbe il rischio di impugnative da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri.

L’Assemblea siciliana ha poi approvato la norma della manovra finanziaria che stanzia 266 milioni per i disabili, di cui 226 mln per i casi gravissimi. Con un emendamento, a firma di tutto i capigruppo di maggioranza e opposizione, sono stati assegnati poi altri 5 milioni per i progetti individuali per i disabili.

Prima della votazione, ha preso la parola il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci. Il suo è stato uno sfogo, alla luce delle polemiche dei giorni scorsi su alcune sue parole.

download (1) «Questo non è un atto di eroismo ma il mantenimento di un impegno che avevo assunto a ottobre – ha detto il governatore -. E’ la migliore risposta alle ignobili e vergognose speculazioni politiche che sono state promosse e alimentate anche dall’interno di questo Palazzo in queste ultime ore. Si sappia – ha aggiunto con tono fermo – che se la disabilità è la trincea della sofferenza, lo ricordo a qualche politico spregiudicato, che io da quella trincea non ho nulla da imparare per la mia storia personale e familiare». Quindi, Musumeci ha concluso nel silenzio totale dell’aula: «Se non avete rispetto per il presidente della Regione abbiatelo per il padre».

E più precisamente ammontano a 271 milioni di euro le risorse (regionali, nazionali ed europee) messe a disposizione nel 2018 per la disabilità. Le somme stanziate serviranno per finanziare l’assegno di cura agli oltre 12 mila disabili gravissimi, censiti dalle Aziende sanitarie e per servizi in favore di disabili gravi.
Il governo ha presentato, inoltre, un emendamento, condiviso con tutto il Parlamento, che stanzia 5 milioni di euro per dare attuazione, dopo 18 anni, all’articolo 14 della legge 328 del 2000, relativo a piani di cura individuali per i disabili. Nel complesso, le risorse per la non autosufficienza ammontano a 370 milioni di euro.
«Il governo – affermano il presidente Nello Musumeci e gli assessori Ippolito e Razza – ha voluto dare corso a una misura che risponde in termini di giustizia a un’importante esigenza sociale. È una scelta strategica annunciata lo scorso anno e mantenuta a seguito dell’approvazione della norma prevista dalla finanziaria».  

 

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Cuore a cuore

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Posò il libro sul comodino. Le palpebre avevano preso a bruciargli. La stanchezza lo stava incatenando al letto e quando spense la luce provò il sollievo di un panno umido sulla nuca. Si girò d’un lato aggiustandosi lentamente sul materasso per prendere la posizione giusta del sonno. Il cuore gli pulsava prepotente e l’orecchio sul cuscino ne amplificava il suono. Tunf, tunf, tunf. Un suono forte, chiaro: la vita gli scorreva dentro.
Il pensiero corse al giorno dopo. A quello che avrebbe dovuto fare: a quella riunione complicata, ai problemi irrisolti che si trascinava dietro da tempo. Tunf, tunf, tunf.
Pensò a quella vacanza che sembrava non arrivare mai e pensò anche a lei, a quell’ultima sua frase che ancora gli bruciava dentro. Tunf, tunf, tunf.
Il cuore sembrava ora battergli più lentamente. Lo avvertiva sempre rumoroso sul cuscino, ma stava rallentando e ancora e ancora. Poi un battito più lento e un altro molto più lento, poi più nulla.
Si mise a sedere di scatto sul letto. Si tastò il polso. Nulla. Poi la tempia, nulla. La carotide, nulla.
Accese la luce spaventato. Si accorse che stava tremando. Scese scalzo e andò di corsa in bagno. Lo specchio rimandava l’immagine di un volto pallido, le guance incavate, la pelle anelastica.
Oddio, oddio, che mi sta succedendo, che mi sta succedendo?
Passò rapido in studio alla ricerca del telefonino. Doveva chiamare l’ambulanza, stava male, non c’era dubbio: bisognava fare qualcosa.
Già…’ pensò ‘ma se poi mi chiedono cosa mi sento, che dico? Che non ho più il polso? Che il mio cuore si è fermato? Non mi crederanno mai, si metteranno a ridere’.
Uscì irrazionalmente di casa come se tra quelle mura non vi fosse più aria da respirare. Doveva parlare con qualcuno; il freddo della notte gli crollò addosso all’improvviso.
Ma sono in pigiama! E scalzo!’ si disse guardandosi la punta dei piedi: ‘dove credo di andare?
E poi era notte, tutto intorno solo campagna e i vicini che conosceva appena.
Si sedette sotto il portico cercando di raccogliere le idee. Il gatto scivolò fuori dall’ombra della sua cuccia e gli si strusciò contro.
Cosa si deve fare in questi casi? Cosa si deve fare?’ Si chiese tenendosi con le mani entrambe le ginocchia e dondolandosi con il busto. ‘Devo stare calmo, c’è un rimedio a tutto, ne sono sicuro’.
Ma pensò che non aveva mai sentito dire di persone che si accorgono che il proprio cuore si è fermato e che se ne disperino. Non può accadere, non è possibile, non è normale. Il gatto lo stava studiando sotto la pozza di luce del portico e gli aveva messo una zampa sulla gamba come per dargli il suo aiuto.
E allora lui cominciò a pensare a quando da bambino andava con il padre al prolungamento a mare. Aveva cinque anni, forse sei.
Facciamo una sorpresa alla mamma‘ gli disse quel giorno il padre con quel suo sorriso che scioglieva le pietre. ‘Ti insegno ad andare in bicicletta’.
A me papà?
Certo, proprio a te! Che ne dici? C’è giusto un signore simpatico là in fondo che noleggia bici per bambini come te e sono sicuro che ce n’è una che ti piace’.
Sto andando bene, papà?
Benissimo’.
Mi stai tenendo, vero?’ ‘
‘Ti sto tenendo figliolo’.

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I medici inglesi non denunciano per diffamazione e c’è chi se ne approfitta

Renato Pierri

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Il bambino ha lasciato questo mondo, se n’è andato, ma c’è chi continua come prima ad offendere i medici che lo hanno avuto in cura. I medici non sporgono denuncia per diffamazione, e forse per questo c’è chi ne approfitta e continua ad inveire contro di loro.

Trascrivo alcune righe da un’intervista rilasciata da una persona compente, Carlo Alberto Defanti, primario emerito di neurologia dell’Ospedale Niguarda di Milano e fondatore della Consulta di Bioetica: “Dal punto di vista scientifico le cose sono purtroppo abbastanza chiare. Questo bimbo ha una malattia degenerativa in fase avanzatissima, una malattia strana perché non è stato possibile fare una diagnosi precisa, però si sa che gran parte del suo cervello è distrutto, non ha nessuna possibilità di sopravvivenza se non per qualche tempo assistito con il ventilatore, cioè fatto respirare artificialmente. I medici dell’ospedale si sono resi conto che a questo punto non è nell’interesse del bambino esser tirato avanti in questo modo. Questo configura proprio il modello del cosiddetto accanimento terapeutico. Il bambino è l’unico in Europa a non sapere nulla del suo caso, non ha nessuna possibilità né di percepire né di comunicare. L’unico dubbio che si può avere, e che giustamente i medici inglesi hanno, è che possa avere qualche senso di dolore o di sofferenza ed è per questo che viene anche sottoposto ad adeguate cure palliative”.

Parole pronunciate ovviamente prima che il bimbo morisse.

Ancora qualche riga: “Questo bambino non è più in grado di respirare autonomamente se non per certi periodi, e questa sua capacità di farlo autonomamente andrà affievolendosi col tempo fino a portarlo comunque alla morte. Ora se la ventilazione viene proseguita, probabilmente la sopravvivenza del bambino sarà un po’ più lunga, ma questo non significa salvarlo. Questa è la situazione tanto deprecata da tutti e poi invece praticata in questo caso e non solo, dell’accanimento terapeutico, di fare qualcosa che non è nell’interesse del bambino… Nella letteratura bioetica si parla in questi casi di “best interest“, di migliore interesse. E i medici dell’ospedale di Liverpool hanno agito in questo senso e sono stati confermati in questo dalle autorità” (Trasmissione di RadioPopolare “Il demone del tardi”).

Mi sembra chiaro, chiarissimo: il bambino era divorato da un mostro, la terribile malattia degenerativa (si badi bene: degenerativa). I medici, nell’interesse del bambino, hanno ritenuto giusto evitare che il mostro finisse la sua opera distruttrice. E per qualcuno i mostri sono diventati loro, i medici che, ripeto, hanno agito nell’interesse del piccolo paziente.

Ecco che cosa, un religioso signore (almeno così sembra) ha scritto con sconcertante disinvoltura, sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi:  “Non so cosa stiano pensando in queste terribili ore i genitori di Alfie Evans, ma dubito che abbiano lo stesso pensiero di chi, sui social e sulla stampa, si augura una punizione divina esemplare per i responsabili della morte del loro bambino”. Il “responsabile” della morte del bambino non è, secondo questo signore, il mostro che lo stava divorando, non è la terribile malattia degenerativa, sono i medici che lo hanno avuto in cura.

Ma forse intendeva “responsabili” secondo gli accusatori sui social e sulla stampa? Non sembra, giacché più avanti scrive: “Un famoso figlio ingiustamente condannato da alcuni giudici, rivolgendosi a suo padre, gli chiese non di punirli, ma di perdonarli, adducendo l’attenuante che non sapevano quello che facevano”. Non è sfiorato dal minimo dubbio, il religioso signore.

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Il bruco

Il bruco

di Briciolanellatte

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«Secondo te di cosa si tratta?»
L’amico si sporse verso l’imboccatura della scatola esaminando con attenzione il contenuto. Ci pensò un po’ e quindi disse:
«Ad occhio e croce mi sembra una larva di Diclydia del corbezzolo, però…»
«Però?»
L’uomo si raddrizzò massaggiandosi la barba non fatta della domenica mattina.
«Però ha un colore che non è proprio il suo e poi in questo periodo dovrebbe essere già nel suo bozzolo e soprattutto è è… troppo grande… dove l’hai trovata?»
Marcello, dal portico dove si trovava ora con il vicino, indicò un punto del giardino poco lontano dove aveva ricavato, nel punto più esposto al sole, un orto.
«Stavo dissodando il terreno per piantare le patate e l’ho vista su una pianta» chiarì tornando a guardare la scatola.
«E queste strane foglie a doppia punta che hai messo nella scatola, cosa sono?»
«Sono della pianta che ti dicevo, quella su cui ho trovato il bruco; non l’ho mai vista né nel mio giardino né altrove. Tu?»
«Neanch’io.»

Marcello nei giorni successivi constatò che nonostante il freddo pungente la larva era cresciuta ancora. Era pressoché raddoppiata di volume. Mise nella scatola altre foglie della pianta su cui l’aveva scoperta: era curioso di vedere che tipo di farfalla sarebbe uscita a primavera.

Dopo qualche giorno la larva nella scatola non c’era più. Aveva fatto un grosso buco in un angolo del cartone lacerandolo malamente ed era uscita; Marcello scrollò le spalle e per un po’ non ci pensò più.

A gennaio inoltrato in una delle due aiuole davanti a casa cominciarono a seccare un pianta di oleandro e una di ibisco. Sfiorandole appena, caddero a terra: non avevano più radici. La stessa sorte toccò poco dopo all’albicocco sul cui tronco già abbattuto, un’altra mattina, trovò in più punti tracce di scorticamento. Marcello cominciò ad allarmarsi: probabilmente era il caso di avvisare la Forestale che intervenne però solo dopo una settimana e dietro insistenza.

«E lei mi dice che ad abbattere i suoi alberi sarebbe stato un bruco?» chiese la guardia impettita trattenendosi dal ridere di gusto.
«Non so più cosa pensare, in verità…» fece Marcello calmo «ma venga, venga a vedere lei stesso.»
Condusse la guardia al centro del giardino dove indicò una galleria nel terreno con un’apertura del diametro di una ventina di centimetri.
«Non c’era l’altro giorno! E certamente non può essere stato un bruco.»

«Certo che non può essere stato un bruco!» gli fece eco la guardia seria e con aria seccata. «Questa è la tana di una talpa… lei ha semplicemente una talpa in giardino. Mi ha chiamato per questo? Si compri un comunissimo scaccia-talpe con onde a bassa frequenza da applicare al terreno e avrà risolto il suo problema!»
E prima che Marcello potesse replicare la guardia se ne era già andata via, brontolando tra sé e sé.

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Novità su Strade e Province

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L’on.le Michele Mancuso annuncia che – finalmenteE’ imminente il ripristino delle strade provinciali ormai ridotte a colabrodo tra le quali figurano quelle che interessano il nostro paese che potrà collegarsi meglio a Racalmuto e al bivio che porta alla scorrimento veloce Agrigento – Palermo.

La conferma del lavoro svolto in questi mesi è un’altra notizia che arriva dalla Regione: il governo Musumeci ha inserito nella finanziaria 22 milioni di euro per le ex Province regionali per il 2018 e il 2019.

L’Aula ha approvato anche l’art. 20 che stanzia le somme da destinare prioritariamente al pagamento degli stipendi delle tre Città metropolitane e dei sei Liberi consorzi dei Comuni; mentre 1 milione di euro è destinato alla progettazione di opere publiche.

“Con questa norma – afferma il Presidente Musumeci – abbiamo voluto dare certezze ai bilanci delle ex Province consentendo loro di programmare con tranquillità le loro attività. Contemporaneamente si sta lavorando per l’eliminazione o almeno la riduzione del contributo di risanamento della finanza pubblica che assorbe tutte le entrate di questi enti”.

Per quanto rigiuarda alcune speculazioni sulla presunta disattenzione verso i disabili, nello Musumeci afferma: “Sui #disabili parlano le cifre del #governoMusumeci

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pescheriaponyo

brano da un art. di Tony Zermo

 

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Mensa col bollino Q

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