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Archive for 30 marzo 2018

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MILENA – PROCESSIONE DEL VENERDI’ SANTO

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I CANTI DI MILOCCA

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E’ aperto il casting per l’ascaro dell’anno

Salvatore Ferlisi

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S. Ferlisi

Nei giorni scorsi ho sottoscritto, insieme ad altri, un appello ai giovani di questo paese per spronarli a prendere sulle loro spalle il peso e l’onere di guidare la cosa pubblica,  anche nell’immediato futuro. L’operazione sembra aver preso il verso e la strada giusta.

Può capitare che all’inizio, il percorso possa sembrare difficile e accidentato, che il tratto che porta alla meta, possa sembrare irto di ostacoli, a volte naturali a volte  messi su da individui che vogliono rendere gravoso se non impossibile il percorso. Anche questo fa parte della traversata.

Nello specifico, pare che qualche soggetto dall’aria buona e gentile, e di grandi aspettative future, abbia tentato di affossare l’iniziativa, allo stato nascente, immaginando di usare il gruppo come supporto alla propria gloria, in una scalata,  in altri schieramenti già organizzati e strutturati .

250px-The_Inquisitors_lightsaberQuesti tizi debbono sapere che lo spirito dell’iniziativa non è quello di fornire carne fresca alla bestia. L’iniziativa ha uno scopo diverso: costruire una alternativa democratica ai diversi gruppi di potere che attualmente si contendono lo scranno comunale. Non saranno gli ascari vecchi e nuovi a poter fermare la voglia libertà e di democrazia e l’istinto di libertà dei giovani.

Lo strumento del boicottaggio interno, è un antico strumento, un vecchio arnese da scasso, che fa impressione, se ad usarlo è gente giovane, a volte con la corona di lauro sulla testa. E’ una cosa grave, che qualifica in negativo,  chi si fa strumento dell’altrui cupidigia di potere.

parducci-08Vivere tutta una vita da pecora, la necessità istintiva di assumere la funzione del lacchè, del servitore fedele, del portatore del caffè in piazza al padrone di turno, pare sia dura a morire. La naturale inclinazione ad essere ascaro non fa distinzione di classe, di censo, di istruzione, di genere e nemmeno di stazza.

Un gruppo civile e pubblico non è un casting per nuovi e diversi approcci, e, nemmeno la gara per il  gran premio per l’ascaro moderno. Per quel che mi riguarda, sottoscrivo ancora il precedente appello, sempre con maggiore convinzione, perché questi incidenti di percorso, ci danno la misura del bisogno e della necessità di un autentico e radicale cambiamento costruito tutto su gente libera ed onesta.

 

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AUGURI PER LA SANTA PASQUA A TUTTI I LETTORI DI MILENA LIBERA E ALLA REDAZIONE

Franco Petraglia

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Franco Petraglia

La Pasqua è, per noi cristiani, la festa più importante di tutto l’anno liturgico.

Dolore, odio, violenza, femminicidi, povertà, solitudine, tante ferite che ancora “fanno sanguinare” l’umanità.

La Risurrezione di Gesù, però, ci ricorda che, grazie ad essa, ad ognuno di noi è offerta la possibilità di risorgere quotidianamente dalle sue cadute, dalle sue delusioni, dal suo scoraggiamento, dai suoi errori, dalle sue angosce perché il Signore Gesù ci propone di affidare tutti i pesi a lui per liberarcene.

E’ il mio vivo e sincero augurio che faccio ad ognuno di voi e a me stesso in questa Pasqua di Resurrezione 2018.

Con molti sentimenti di stima e affetto non comune.

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Vola Gigia, vola!

di Briciolanellatte

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La gazza emise un stridìo acuto.
George alzò la testa, come se stesse annusando l’aria. Inclinò leggermente la testa da un lato e si voltò in direzione dell’uccello chiuso nella gabbia.
«Che c’è Gigia, eh? Che c’è?»
Mentre faceva questa domanda George sorrideva e, spingendo a colpi decisi la sedia a rotelle verso la parete opposta, si portò accanto alla gabbia.
«Lo so io che cosa significa quando diventi così smaniosa… vuoi uscire per un po’ eh?… lo capisco, accidenti se lo capisco…» fece lui scuotendo la testa e pensando a se stesso. La gazza aveva infilato il lungo becco attraverso le sbarre come per toccare l’uomo. Poi si mise saltellare sul fondo della gabbia rimestando la lettiera e facendo suoni più brevi e gravi.
«Ma sì, la mia brava Gigia… è giusto, hai bisogno anche tu di distrarti… altro che stare sempre qui ad ammuffire con un vecchio cieco.»
George rovistò con il gancio che teneva chiuso lo sportello e lo aprì. La gazza saltò sul bordo di metallo della gabbia e si guardò attorno assaporando quel momento; quindi spiccò il volo nella stanza.
George nel frattempo aveva guadagnato la finestra spalancandola e subito entrò l’alito gelido della sera, carico di profumi per la pioggia del pomeriggio. L’uomo si sorprese per tutte le immagini mentali che la memoria gli richiamò. Ne rimase quasi stordito.
Nel frattempo la gazza, dopo aver fatto un paio di voli di ricognizione, infilò decisa lo specchio aperto della finestra e si ritrovò nel cielo libero.
«Vola Gigia, vola…» le disse dietro l’uomo invidiandola «ma non fare tardi come il tuo solito…»
La gazza prese il vento che spirava da nord-est e in un momento le si gonfiarono le piume delle ali. No, non poteva sbagliare. Quel rumore che ben conosceva lo aveva sentito per tutto il pomeriggio: avevano lavorato sodo per alcune ore laggiù nel camposanto. Avevano scavato nonostante la pioggerellina insistente. Ma ciò che davvero era adesso inconfondibile era l’odore di morte fresca. Un odore inebriante, stordente perché era quello di un corpo che si stava disfacendo ad ogni ora, ad ogni minuto tanto più che, come si usava in quel paese e in quel cimitero, il cadavere veniva seppellito in piena terra. ‘Finalmente’ sembrò pensare la gazza planando impaziente verso i margini del borgo: era trascorsa un’intera settimana dall’ultima inumazione, e tanta attesa ora era premiata.
In pochi minuti arrivò a Clutthamborough; fece ala dietro al campanile di pietra nera, oltrepassò il muro di cinta, sorvolò le tombe sbilenche della parte vecchia e subito gli apparve il cumulo fresco di terra vicino alle querce imponenti. Zampettò sulla massa scura di terriccio ancora umido per capire meglio come era stata direzionata la salma ma poi non ebbe più dubbi. Raspò con forza in un punto preciso facendo scivolare di lato la terra; sarebbe stato un lavoro lungo e non facile, ma non aveva fretta e poi George l’avrebbe aspettata fino a quando non avesse fatto rientro.
Dopo una buona mezz’ora finalmente eccolo. Il viso della morta gli apparve all’improvviso dalla terra brunita, come se le venisse incontro dagli abissi del nulla. Bastarono pochi rapidi colpi del possente becco e l’occhio di sinistra saltò via dall’orbita. Con un movimento rapido lo afferrò con sicurezza e, mentre l’occhio ceruleo e spalancato nella campagna scura della sera si volgeva di qua e di là atterrito, Gigia lo ingurgitò con un colpo secco all’indietro del collo. Il sapore era quello, se lo ricordava bene, ma questa volta era più sapido e profumato per il fatto di appartenere al cadavere di una donna giovane. La gazza ebbe un fremito di godimento: era tanto che non gustava un boccone simile. E subito si mise all’opera per cavare l’altro occhio. Anche qui la sua maestria la trasse subito d’impaccio; sapeva che il bulbo era molto morbido e delicato sicché dovette far piano desiderando mantenerlo integro nella sua consistenza: sarebbe stato più buono ingurgitarlo tutto assieme. Ma quando lo ebbe saldo nel becco avvertì un rumore. Si accucciò all’interno della buca che aveva creato scavando. Dalla sua destra vide arrivare lentamente un uomo con una vanga sulla spalla. Non avrebbe dovuto esserci nessuno a quell’ora: eppure quell’uomo veniva proprio nella sua direzione. Per un po’ la gazza rimase ferma ma poi fu più forte di lei e spiccò il volo con il bulbo sradicato ben stretto nel becco. Fece alcuni giri attorno al cimitero in attesa che la situazione si calmasse. L’uomo per fortuna non l’aveva vista, ma si era messo ad armeggiare in un ripostiglio e non sembrava intenzionato ad allontanarsi. L’uccello decise di tornarsene a casa.
«Ehi Gigia, com’è andata? Hai fatto il tuo voletto?» gli disse George appena la sentì arrivare. L’uccello rimase sulla soglia della finestra indecisa sul da farsi.

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