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Archive for 21 marzo 2018

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La sfida di Musumeci: «Aboliamo il voto segreto per un’Ars più trasparente». La lettera al presidente Miccichè: «I cittadini vogliono coerenza, non franchi tiratori»

di Mario Barresi

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Infine, il presidente della Regione s’è deciso. E ha messo nero su bianco una comunicazione ufficiale all’inquilino più importante di Palazzo dei Normanni. «Onorevole presidente…», è il formale incipit della lettera inviata ieri a Gianfranco Miccichè. Al quale Musumeci rivolge una richiesta ben precisa: «volere valutare la necessità di avviare il procedimento parlamentare – a mio avviso non più procrastinabile – finalizzato alla modifica del Regolamento interno dell’Assemblea Regionale Siciliana, nella parte in cui prevede ancora il ricorso al voto segreto, limitandolo a casi ove siano da decidere soggettivi diritti personali». L’auspicio finale è quello di «un iter parlamentare consapevole e celere», sul quale Musumeci rimane «in attesa di riscontro», confidando «nella Sua sensibilità verso un tema tanto attuale e largamente condiviso».

Musumeci infarcisce la richiesta di citazioni storiche.Dallo Statuto Albertino nel quale fu introdotto per la prima volta il famigerato voto segreto « per difendere i parlamentari dalla possibile (e probabile) ingerenza del re e del governo e utilizzato sempre per le votazioni finali sui provvedimenti di legge».

Ne è passata di acqua sotto i ponti. Da Carlo Alberto a Cateno De Luca, lo stesso strumento «si è via via trasformato nella principale arma dei “franchi tiratori”, ovverosia dei parlamentari che tradiscono un impegno assunto apertamente e altrettanto apertamente dichiarato», commenta il presidente della Regione. Rammentando che «tale ultima deplorevole prassi» ha indotto di recente il Senato, «ramo del parlamento nazionale al quale l’Ars si richiama per più d’uno aspetto normativo e regolamentare», a fissare «il principio generale per cui le votazioni hanno luogo a scrutinio palese. Deroga è consentita soltanto per le votazioni riguardanti le persone, mai per quelle concernenti la legge di stabilità e le leggi di bilancio».

Un modello, dunque, c’è. Del resto, oggi «il voto segreto, in luogo del sistematico e più trasparente voto palese, merita di essere invocato – scrive Musumeci a Miccichè – come istituto di garanzia per la libertà di coscienza del singolo parlamentare nella osservanza del principio costituzionale, comunque protetto, del divieto del vincolo di mandato».

E il governatore corrobora il suo ragionamento con due illustri detrattori: Benedetto Croce il «liberale» che «nella seconda metà degli anni Quaranta, si espresse contro di esso, attribuendone l’esistenza alla partitocrazia e al sistema proporzionale»; e «un politico e giurista dello spessore» do Aldo Moro, che «in sede di Assemblea costituente, Aldo Moro non volle, presentando un apposito emendamento soppressivo, che la prassi del voto segreto venisse costituzionalizzata, rimandando la scelta al regolamento dei due rami del Parlamento».

Il dato è tratto. Il voto segreto, figlio dello Statuto Albertino, non lo voleva né Croce né Moro. E adesso Musumeci chiede a Miccichè di cancellarlo da Sala d’Ercole. Che ne penseranno gli altri 68 deputati dell’Ars degli inciuci e dei voltagabbana?

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Nomina del responsabile della Biblioteca e del Museo comunali

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Siccome dal 10 luglio 2017 il dipendente responsabile del servizio biblioteca e museo dottore Nunzio Insalaco è andato in pensione, occorreva garantire i suddetti servizi di biblioteca e museo nonchè i procedimenti che erano in carico al dipendente andato in pensione,ma non è possibile attuare il cosiddetto turn over per la sostituzione dello stesso.

Il Sindaco, esaminati i fascicoli del personale dipendente e preso atto che il dipendente Mulè Calogero, unico tra il personale in servizio, è in possesso di attestato di partecipazione a corso di aggiornamento alla catalogazione bibliografica su Sebina Open Library; e sentiti il Segretario Comunale ed il responsabile dell’area amministrativa, ha nominato, con decorrenza dal 01 marzo 2018,  il dipendente Mulè responsabile del servizio Biblioteca e Museo affidando allo stesso i compiti: Istruzione Pubblica – Beni Culturali, Contributi per manifestazioni Sportive e ricreative alle società.

La nomina non comporta attribuzione di mansioni superiori ai sensi dell’articolo 52 del Decreto Lgs. 165/2001 né ai fini giuridici né economici salvo che per l’eventuale attribuzione degli istituti del salario accessorio, in particolare l’indennità di responsabilità di Uffici.

LEGGI LA DETERMINAZIONE INTEGRALE

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Naturalmente

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Un banchiere alla guida della ‘Confindustria’ del calcio

QUOTIDIANO.NET

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Gaetano Miccichè, 67 anni, presidente di Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo), è il nuovo presidente della Lega di Serie A. Voluto dal numero uno del Coni Giovanni Malagò, è stato eletto all’unanimità dall’assemblea che riunisce i 20 rappresentanti dei club della massima categoria calcistica del paese. Palermitano di origine e milanese di adozione, Miccichè arriva dopo 12 mesi di commissariamento straordinario.

LUCA LOTTI: “Il consenso sulla sua nomina fa ben sperare per l’avvio di una vera fase di ripartenza del nostro calcio”, ha scritto su twitter il ministro dello sport.

MALAGO’: UOMO DI SPORT – “Non è sbagliato definirlo un banchiere, ma per me è anche un uomo di sport – ci tiene a precisare Malagò – una persona appassionata, competente e molto vicina al nostro mondo”.

“SFRUTTIAMO LE NOSTRE CITTA'” – “Il mondo del calcio deve diventare una realtà sempre più grande dove si possano perseguire gli interessi di tutti”. Sono queste le prime parole di Miccichè come presidente della Lega di Serie, intenzionato a “portare un contributo di serietà, capacità di coinvolgere tutte le squadre, gli stakeholder, stampa, tifosi, sponsor, organizzatori di eventi”. Secondo Miccichè per una Lega efficiente “non servirà fare nulla di straordinario ma seguire il nuovo statuto”. Gli obiettivi della sua presidenza non sono solo “quantitativi per fare aumentare ricavi e profitti delle società”, ma anche “qualitativi”. “La Spagna ha grandi campioni, Inghilterra e Germania grandi squadre – ha detto in conferenza stampa appena eletto – ma in Italia abbiamo qualcosa di unico, grandi squadre e grandi città: Napoli, Bari, Roma, Firenze, Bologna, Milano, Torino, Genova, Venezia, con chiese, musei e ristoranti. Gli altri campionati non possono offrirlo. Mettendo a fattore comune questi fattori possiamo giocarcela”. Convinto che “il calcio italiano sia il migliore al mondo”, si dice “molto orgoglioso ed emozionato per ciò che dovrò fare nei prossimi tempi”.

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