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Archive for 20 marzo 2018

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Mariam Moustafa e le bulle feroci come pastori tedeschi

Renato Pierri

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PERCHE’?

Sono trascorsi tanti anni, sicuramente più di quindici anni, eppure la scena non l’ho più dimenticata. Era un’ora in cui s’incontra poca gente per la strada, l’ora di pranzo. Camminavo in fretta: dovevo rientrare a scuola, poiché c’erano i consigli di classe. Passando vicino ad una villa, in una via senza negozi e con pochi palazzi, sento un abbaiare furioso di cani, ma anche un lamento penoso di cane. Da una fessura riesco a vedere: due grossi pastori tedeschi stavano attaccando ferocemente uno di quei cani dal lungo pelo marrone, le grandi orecchie pendenti. Non so come si chiamino. I padroni della villa non c’erano, ovviamente.

“Lo uccideranno” –  mi disse un signore che passava – lo afferreranno alla gola e lo uccideranno”. Perché lo stavano uccidendo? Perché era diverso da loro, era di un’altra “razza”, il bel cane marrone, dal lungo pelo lucido e le orecchie grandi pendenti. Rientrai a scuola con tanta amarezza dentro.

Ed oggi la scena mi è tornata alla mente leggendo la notizia della morte, dopo dodici giorni di coma, di Mariam Moustafa, studentessa romana di origini egiziane. Era stata aggredita da una baby-gang di ragazzine inglesi nel centro di Nottingham.

Perché l’hanno aggredita? Perché alle volte le persone non sono diverse da quei due pastori tedeschi.  

 

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In arrivo il super Irfis e «Nessun rimpasto, la maggioranza è ben equilibrata in giunta»

di Mario Barresi

29339891_1617160381694694_1752148381478971315_nSarà una «finanziaria asciutta». Non monacale come i tre giorni sulle Madonie, ma «composta da pochissime decine di norme, senza concedere spazio al consueto assalto alla diligenza». La giunta regionale, reduce dal “buen retiro” di Castelbuono, questa sera si riunirà per deliberare le norme finanziarie da trasmettere all’Assemblea regionale con l’obiettivo di approvarle entro il 31 marzo, senza far ricorso alla proroga dell’esercizio provvisorio per un altro mese.

Il tema principale, fra gli altri, è stato affrontato da Nello Musumeci, con gli 11 assessori (unico assente Vittorio Sgarbi) nella lunga sessione di lavoro di sabato. Dalle nove di mattina a mezzanotte e mezza, con tre pause in mezzo giusto per cibarsi e sgranchirsi. Un lavoro di limatura, visto che le linee principali erano state già scritte da Gaetano Armao, in sinergia col governatore. «Non si può dire che sarà una finanziaria tecnica, perché non c’è niente di più politico di un atto come questo», è la constatazione del presidente della Regione nel corso della full immersion. Più che deluso, realista. Perché – è il ragionamento emerso anche nell’agriturismo – «le principali riforme le faremo con apposite norme nel pieno rispetto dell’Ars». Dunque, nel testo che sarà esitato oggi in giunta, non ci saranno riferimenti specifici su rifiuti, nuove competenze alle Province, dipendenti regionali e precari, contratti dei forestali, rottamazione dell’Irsap e fusione Cas-Anas. «Subito dopo Pasqua ci concentreremo a lavorare a ognuna di queste riforme», è la linea concordata dal governo Musumeci.

bilanciaMa prima c’è la principale legge di bilancio, il libro mastro dell’attività della Regione. Che quest’anno – è una delle indiscrezioni che trapela – «non sarà un provvedimento-omnibus, dove poter infilare tutto e il contrario di tutto». Su input del presidente, condiviso da Armao e da (quasi) tutti gli assessori, sarà «una legge blindata rispetto al clientelismo e agli inciuci». Ma con qualche cartuccia da sparare già in questa fase. A partire dall’annunciato accorpamento di Irfis, Ircac e Crias. Le “cassaforti” economico-produttive della Regione saranno unite sotto un’unica sigla: Irfis. Che non sarà più istituto di intermediazione finanziaria, ma – mantenendo il medesimo acronimo – diventerà “Istituto regionale di finanziamento alle imprese siciliane” accorpando le competenze su cooperative e aziende artigiane. L’altra novità messa nero su bianco è la riforma delle case popolari in Sicilia: le Iacp saranno rottamate, con una gestione provvisoria da affidare poi alle Province. Altri interventi specifici su politiche sociali e sul fondo per i disabili.

wc sgarbiMa non ci sono soltanto bilancio e numeri all’ordine del giorno. Fra i nodi della maggioranza c’è la sostituzione del quasi-ex assessore ai Beni culturali, Sgarbi. «Vittorio ha detto una sola cosa giusta negli ultimi giorni e cioè che quel posto spetta a Forza Italia», è la battuta di Musumeci nei pochi minuti dedicati all’argomento. La scelta, dunque, toccherà al primo partito della coalizione. Deciderà il leader Gianfranco Miccichè, ma c’è qualcuno – nel partito e non solo – che ipotizza di sfruttare questa “casella” per lenire i mal di pancia dei quattro deputati regionali forzisti ribelli. Dare loro la possibilità di fare un nome (su cui verificare il gradimento di Musumeci) per evitare strappi nella già traballante maggioranza all’Ars.

pagano_1Niente da fare per le aspirazioni di qualcuno (soprattutto Alessandro Aricò) all’interno di #DiventeràBellissima, così come sembra sbarrata la strada alla Lega che chiede l’assessore che non ha in nome dell’exploit alle Politiche. «Non ci sarà alcun rimpasto», ha detto ai suoi Musumeci ieri all’ora del caffè, sfogliando i giornali in attesa dell’ultimo tavolo prima del rompete le righe. Il motivo è già noto: «La giunta – va ripetendo il presidente – è la rappresentazione toponomastica della maggioranza uscita dalle Regionali e perciò la ritengo equilibrata». Per analogia tirano un sospiro di sollievo i centristi che qualcuno continua a ritenere «sovradimensionati» in giunta. «Non si tocca nulla. E dopo Pasqua risolveremo il dopo-Sgarbi con compattezza. Sarà questione di un quarto d’ora…», è la stima del governatore.

Rivela un assessore: «So che è quasi impossibile crederci, ma in agriturismo non s’è parlato neanche di sottogoverno e nomine negli enti». Ci fidiamo sulla parola, anche se pure questo – dopo i fastidi sussurrati soprattutto in Forza Italia – è un nodo che verrà al pettine. «Ne parleremo presto», è la proiezione.

Magari nel prossimo ritiro spirituale. Già fissato fra fine aprile e inizio maggio. Nebrodi o Etna. L’importante è stare sereni.

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Nanook

Nanook

 di Briciolanellatte

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nanookNon appena Albian mise piede sulla terraferma ebbe la sensazione che si muovesse. Ma l’avrebbe avuto almeno fino a quando la navigazione trascorsa per diversi giorni su quel battello postale non sarebbe stata un ricordo.

Riuscendo a farsi capire in un inglese mal compreso, ottenne un passaggio in motoslitta da un inuit impassibile come un tricheco steso al sole (su quell’isola il concetto di taxi era sconosciuto) e dopo due ore di scossoni e di aria gelida sulla faccia arrivò alla tenda di Nanook che già stava nevicando a fiocchi grandi come frittate. L’inuit della motoslitta non accettò danaro ma fece dei gesti eloquenti in direzione del coltello che Albian portava alla cintura. Lui glielo consegnò a malincuore e subito l’inuit morse forte il manico ringraziandolo soddisfatto.

«Perché tu qui?» chiese immediatamente, appena lo vide, Nanook, un uomo massiccio, di bassa statura e un’età indefinibile, le palpebre chiuse a fessura. «Qui solo deserto di ghiaccio…»

Albian cercò di spiegare che aveva sempre desiderato visitare l’isola fin da quando ne aveva sentito parlare per la prima volta da bambino e poi gli interessava la vita estrema in quei luoghi e, non da ultimo, desiderava per sé un paio di scarpe di pelliccia di volpe artica confezionata come solo gli Inuit Umiak sanno fare.

«Come sapere tu di scarpe a modo di Inuit Umiak?» chiese in modo sospettoso l’uomo avanzando di un passo quasi volesse mandarlo via.

«Grazie al sito internet…»

Il volto bruciato dal vento di Nanook si aprì in un’espressione interrogativa. Ma prima di aspettare la risposta aggiunse che ‘inuit non vende, inuit baratta; male vendere, baratto prosperità e fa felice Gran Padre Orso‘.

Nanook, il secondo giorno costruì una tenda per l’ospite poco distante dalla propria.

«Questa è… mia famiglia» disse poi, a lavoro terminato, con una certa enfasi. La moglie, rinsecchita dal freddo polare, aveva una faccia tutta nera e così tonda che, se fosse caduta a terra, sarebbe sicuramente rotolata sul permafrost senza fermarsi più. La figlia Ake invece, due passi indietro, era graziosa e minuta se non fosse stato per quell’odore di grasso rancido di foca che si era spalmata sulla faccia per isolare la pelle dal gelo. «Questa qui… tua tenda» fece Nanook ruotando leggermente il corpo verso l’indietro. «Dentro… fucile.»

«Fucile?»

«Sì, sempre tu portare in spalla… per orsi… qui… tanti…» precisò disegnando nell’aria con l’indice un cerchio immaginario. «Tu spara orso solo se tu pericolo, perché orso… sacro. Quando spari orso tu vieni in carcere e giudicato da tribunale inuit più che se ucciso un uomo, capito?»

«Capito.»

Il terzo giorno venne nella sua tenda Ake. In verità sentì il suo odore sottovento, prima ancora di vederla. Era come se avessero spalancato la porta del frigo in cui fossero stati dimenticati yogurt  e carne per settimane. Lei gli disse che il sito che pubblicizzava le scarpe di volpe artica l’aveva creato lei, a scuola giù in città, di nascosto dai genitori. Voleva che qualcuno la portasse via dall’isola per andare nel ‘mondo bello’, quello senza ghiacci con bei vestiti e divertimenti. Albian non seppe che dire. Si limitò a sorridere e a farle intendere che non capiva.

Il quarto giorno Nanook lo portò al bar del paese, a Longrassyeld: un grumo sparuto di stamberghe rapprese dal ghiaccio che se le stava pian piano sgretolando. Viaggiarono sulla motoslitta una mattinata intera. Nanook disse che avevano fatto presto perché, prendendo per il lago ghiacciato, si erano risparmiati un bel po’ di strada. Ma quando arrivarono al bar, una catapecchia bassa, incurvata dalla neve e in parte addossata alla roccia grigia, trovarono i proprietari che tiravano a sé con tutta la propria forza la porta d’ingresso per tenerla ben chiusa. Albian non capiva anche perché all’interno del locale si sentivano urla strazianti e un baccano d’inferno.

«Bene, tutto finito» se ne uscì a un certo punto uno degli avventori affacciandosi alla finestra per vedere dentro. Gli altri allora spalancarono di colpo la porta riparandosi dietro di essa e subito un enorme orso bianco uscì caracollando dal bar con la pelliccia intrisa di sangue.

«Ogni tanto placare Gran Padre Orso con uno o più sacrifici» gli spiegò in qualche modo Nanook aiutandosi con i gesti «e lui così per un po’ lascia in pace noi, anzi protegge per pesca a foche e buono torsk. Lui saggio e comprensivo e veglia su noi.»

Albian sperava di non aver capito. Ma Nanook chiarì che Goran, vecchio e malato com’era, aveva contribuito, immolandosi, al benessere della comunità. Non entrarono nel bar. «Ora tutto sporco» sentenziò Nanook rimettendosi alla guida della motoslitta. «Meglio altra volta.» E tornarono indietro.

Al sesto giorno Albian si preparò per ripartire.

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“Plebiscito pro Putin, democrazia non ‘parla’ solo inglese”

Alessandro Pagano*

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“Plebiscito del popolo russo che per la quarta volta ha scelto liberamente Putin come proprio presidente. Questi sono i fatti, mentre i capi di Stato occidentali tacciono.

Evidentemente per loro la democrazia ha valore solo se ‘parla’ inglese. È chiaro che questo voto assume una connotazione anche in chiave anti May e contro un certo establishment internazionale che vuole far passare Putin come un assassino. Ma non ci sono riusciti.

Il popolo ha vinto, la tecnofinanza ha perso”.

*presidente dell’Intergruppo parlamentare Italia Russia e deputato della Lega-Salvini premier.

“L.Orlando? Sindaco dei clandestini”

On. Alessandro Pagano e Salvo Zinnanti

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“Orlando? È il sindaco dei clandestini, non lo è mai stato di tutti palermitani”.

“E’ chiaro che sta perdendo il contatto con la realtà. Ad ascoltare le sue parole odierne – proseguono – sono dunque più ‘palermitani’ i nigeriani clandestini arrestati ieri a Palermo per sfruttamento della prostituzione e traffico di essere umani, piuttosto che i tanti veri palermitani esasperati per una immigrazione incontrollata, per una insicurezza cronica e una povertà dilagante. E’ un sindaco che discrimina i suoi concittadini. Non solo. Orlando si stupisce che dopo il 4 marzo non si stia più parlando dell’emergenza migranti. Ma l’ha letto l’allarme, ipocrita, lanciato oggi dal Viminale sul sistema di accoglienza al collasso? Sono stati o no i governi di sinistra a creare questa situazione esplosiva? Ora invece di chiudere i rubinetti vogliono addirittura aprire nuovi centri. Orlando e i suoi amici del Pd hanno fatto troppi danni all’Italia e alla Sicilia. Con la Lega e con Salvini non consentiremo che vadano oltre. Gli italiani si sono pronunciati, il Pd deve andare a casa. È Orlando a doversene fare una ragione”.

Pagano (segretario regionale Sicilia occidentale) – Zinnanti (coordinatore cittadino di Palermo per la Lega)

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