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Archive for 19 marzo 2018

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TAVOLATA PER SAN GIUSEPPE

di Armando Carruba

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Tra le feste popolari della Sicilia, quella dedicata a San Giuseppe con le tavolate votive, gli altari, ha radici lontane nel tempo e presenta peculiari aspetti economici, sociali e culturali.
L’altare è sempre dovuto ad un dono per grazia ricevuta in occasione di grave malattia, disgrazia, problemi familiari etc.

Per comprendere lo spirito originario della tradizione occorre guardare al contesto socio-economico dell’immediato dopoguerra, il periodo della grande fame.
Era la Fede religiosa che, in adempimento ad un voto, muoveva i fedeli di San Giuseppe ad affrontare per diverse settimane fatiche insopportabili per allestire tavolate, disponendo di pochissime risorse economiche.

Raccolta e cottura di cardi e primizie d’ortaggi, il pane e “coddure” pennellate con tuorlo d’uovo e paparina, dolci tipici (mastazzola, pignoccata, sfinci, Pane di Spagna, cannoli e mostarda). Poi “cunzari l’artaru” i veli, le luci, il “cielo” i quadri religiosi, i tavoli, le sedie, la posateria e quant’altro.

Terminato il pranzo, quelli, i poveri, si portavano a casa una gran quantità di cibo con cui allontanavano la fame per diversi giorni.

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Oggi, grazie al cielo, quella povertà è solo un doloroso ricordo: viene a mancare – meno male – il vero protagonista della Tavolata e cioè il povero con i panni del “santo”… più delle volte il tutto diventa un’attrazione turistica di spettatori stupiti per la ricercatezza delle pietanze, del colore e del folkore

arcarBuona tavolata ovunque l’allestite!

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Papà Dnà

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I cani non ce l’avevano con me

Renato Pierri

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Non ci crederete, ma è così, ne sono certissimo. Ogni cane che incontravo nelle mie passeggiate mattutine a Colli Aniene, quartiere dove abito a Roma, era un abbaiarmi contro. E guai a passare nel sentierino che costeggia un giardino recintato riservato ai cani. Si avventavano in tre o quattro contro la rete e sono certo che se avessero trovato un buco attraverso il quale passare, mi avrebbero fatto a pezzetti.

Improvvisamente tutto è cambiato: non solo i cani non mi abbaiano più, ma addirittura alle volte si avvicinano per farmi le feste. Che cosa è successo?

Col freddo che ha fatto quest’Inverno mi sono deciso a lasciare a casa il mio bel berretto di velluto, la coppola per intenderci, e ho indossato lo zuccotto che mi copre le orecchie. I cani non ce l’avevano con me, ce l’avevano col mio bel berretto di velluto. Un bambino una volta me lo aveva detto: “Le abbaia il mio cane perché lei porta il berretto”. Non gli avevo creduto, e invece aveva ragione. Viva lo zuccotto, quindi.

E’ vero, sono un po’ più brutto con lo zuccotto, però tanti i vantaggi: i cani non mi abbaiano, le orecchie stanno al calduccio e il vento non mi scappella.

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Mancano esorcisti, a Palermo via al corso riconosciuto dalla Chiesa

TGCOM24

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Palermo si è aperto un corso di aggiornamento per esorcisti, riconosciuto dalla conferenza episcopale, con testimonianze di esperti su sette e satanismo. “Un esorcista autodidatta va incontro sicuramente a degli errori. Occorrerebbe anche un periodo di praticantato, come accade per molti professionisti”, afferma padre Cesare Truqui, allievo di padre Gabriele Amorth, lamentando la scarsità di vocazioni specifiche tra i sacerdoti. “Sono sempre meno i giovani preti disposti a farlo”, dice.

Il numero di chi ricorre all’opera dell’esorcista è in aumento, alcuni azzardano una stima di mezzo milione di persone che ogni anno chiede aiuto. La stragrande maggioranza, però, soffre in realtà di problemi spirituali o psichiatrici. Le “possessioni” sono rarissime anche per chi ci crede.
“Anche se non esistono dati attendibili, una cosa è certa: tutte le persone che arrivano da noi soffrono, sono tante e noi siamo pochi, mai in numero adeguato. I tempi di accompagnamento si allungano”, spiega a Il Corriere della Sera padre Paolo Carlin, frate cappuccino e portavoce dell’Associazione internazionale degli esorcisti.
L’Associazione degli esorcisti, riconosciuta dal Vaticano nel 2014, conta circa 400 sacerdoti, 240 dei quali in Italia. Come ricorda padre Carlin, “un esorcista può essere solo un sacerdote. Deve avere una espressa licenza scritta del proprio vescovo, come prevede il canone 1172 del diritto canonico. Ed è il vescovo a scegliere chi ritiene adeguato, non si diventa esorcisti per desiderio personale”.

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