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Archive for 18 marzo 2018

I tre sindacati chiedono al sindaco di Caltanissetta Giovanni Ruvolo di essere accompagnati dai deputati Michele Mancuso e Giancarlo Cancelleri all’assessorato retto da Mariella Ippolito per discutere sulla crisi degli Istituti pubblici di assistenza e beneficienza

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Sedute alla romana

Nello Musumeci

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A mille metri, tra i boschi delle #Madonie, insieme alla giunta di governo per discutere, in serenità per tre giorni, di #Finanziaria#Bilancio e delle grandi riforme per rimettere la #Sicilia in carreggiata.

Regola prima: ognuno paga la propria quota.#governoMusumeci — presso Castelbuono.

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Musumeci con i suoi assessori in ritiro tra i boschi delle Madonie: manca Sgarbi

di Mario Barresi

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 Nella foto ne manca soltanto uno. Perché 11 (su 12) “apostoli” di Nello Musumeci hanno risposto all’appello. Non l’ultima cena, ma il primo weekend. Tutta la giunta regionale in ritiro in un agriturismo di Castelbuono, alla vigilia di giorni di fuoco all’Ars. Tutti tranne Vittorio Sgarbi (che «era stato ovviamente invitato», precisano i colleghi), ma che ha disertato la lunga scampagnata, tracciando l’ultimo solco da ormai ex assessore di fatto dopo l’ennesima esternazione di ieri: «Musumeci deve la sua vittoria a me, ora ha violato il patto fra galantuomini», dice il neo-deputato.
Da venerdì sera alla colazione di oggi, a mille metri di altitudine, in mezzo ai boschi delle Madonie. Aria buona (decisamente migliore di quella che si respira a Palermo) per smaltire le tossine, per fare spogliatoio e per scacciare i brutti pensieri. «Questo metodo – rivela il presidente – l’ho più volte adottato quand’ero presidente della Provincia di Catania: andavamo sull’Etna o nelle campagne del Calatino per lavorare in santa pace. Non si ha lo stress della quotidianità e ci si parla tutti guardandosi negli occhi». Poche le regole della tre giorni: abbigliamento casual, niente segretari né peones al seguito, divieto di usare i telefonini durante le sessioni di lavoro e occhiate torve a chi smanettava.

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Grammatica Siciliana – AGGETTIVI E PRONOMI

di Angela Marino

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Gli aggettivi più comuni in siciliano come, immagino, in tutte le lingue e I dialetti del mondo, sono gli AGGETTIVI QUALIFICATIVI.
In siciliano possono essere di grado positivo: Es. bieddru, laria ( bello, brutta) ,

COMPARATIVO DI MAGGIORANZA : introdotto da “CCHIÙ – DI (‘I)” Es. tu si CCHIù FUODDRI ‘I mia (tu sei più matto di me), di uguaglianza: Introdotto da “COMU A” Es. È spertu COMU A so ma’ ( è sveglio come sua madre);

il COMPARATIVO DI MINORANZA è poco usato, in genere è sostituito da quello di maggioranza di significato opposto: es. me figghia è CCHIÙ RANNI ‘ra to ( mia figlia è PIÙ GRANDE (invece che MENO GIOVANE.della tua.

Il superlativo è presente in entrambe le forme esistenti in italiano: RELATIVO E ASSOLUTO. Il primo si rende con :” LU (o ‘U) CCHIÙ…DI (o ‘I,o RI) , LA (o ‘A) CCHIÙ…DI (o ‘I o RI), LI o ‘I CCHIÙ…DI (o ‘I o RI), ES. Me figghia è LA CCHIU BIEDDRA ‘I tutti = mia figlia è la più bella di tutti, la so casa è LA CCHIÙ NICA DI LU paisi = la sua casa è la più piccola del paese, Si sientinu LI CCHIÙ SPERTI r’a cumpagnia = si sentono I più svegli della compagnia.

Per quanto riguarda il SUPERLATIVO ASSOLUTO , diversi amici, che ringrazio, mi hanno fatto notare che “in siciliano il superlativo assoluto non esiste”…Io sono solo parzialmente d’accordo, nel senso che non c’è l’uso costante di un suffisso che , unito al tema dell’aggettivo lo renda superlativo assoluto ( come per esempio “issimo” in italiano), ma ESISTONO VARIE LOCUZIONI atte ad indicare LA QUALITÀ AL MASSIMO GRADO. Prima tra tutte “TROPPU” seguito dall’AGGETTIVO al GRADO POSITIVO,oppure L’AGGETTIVO (o l’avverbio) RIPETUTO DUE VOLTE Es. “st’addreva è TROPPU SAPURITA… a so ma’ ci assumigghia PICCA PICCA “= questa bambina è CARINISSIMA… somiglia POCHISSIMO alla madre (autentica!).
Esistono anche , comunque, forme come “BRAVISSIMU” o BELLISSIMU” prese evidentemente in prestito dall’italiano ed adattate al siciliano. Es. “Sirigu è BRAVISSIMU, piccatu ca cci fannu sempri golli” = Sirigu è BRAVISSIMO, peccato che gli segnano sempre goals (testuale: dalla conversazione di un tifoso che stava recandosi allo stadio per una partita del Palermo)

Ma non tutti gli aggettivi sono qualificativi, esistono anche in siciliano i POSSESSIVI, i DIMOSTRATIVI , gli INDEFINITI. li esamineremo la prossima volta.

Intanto per concludere una riflessione su quello che imitatori e comici considerano l’elemento caratterizzante (insieme all’intonazione) del siciliano: LA COSTRUZIONE DELLA FRASE.
Ricordiamo a questo proposito il celeberrimo :” Pronto, il commissario Montalbano SONO…” dei film di Camilleri.
Nel siciliano, infatti, l’ordine della frase tipico dell’italiano (soggetto, predicato, complemento) va a farsi benedire e IL VERBO VIENE POSIZIONATO A FINE FRASE, Es.Chiddra sempri farfantarii DICI = quella dice sempre bugie…( ma non lo facevano già gli antichi romani? Es : verum EST = vieru IE’ = E’ vero)

Gli aggettivi e i pronomi possessivi sono praticamente uguali tra loro, solo che i primi, come tutti gli aggettivi, si riferiscono al nome, e i secondi lo sostituiscono. Essi sono: me (o miu/mia) = mio/a, to = tuo/a , so = suo/a , nostru/a ( o nosciu/a) = nostro/a, vosciu/a (o vostru/a) = vostro/a, so = loro.Es. li me (agg.) trubela e li so (pron) = le mie tovaglie da tavola e le sue.
Le forme MIU e MIA sono più usate come pronomi o nel “vocativo”. Es. ‘u vostru (agg.) friscalettu è cchiù ntunatu di lu miu (pron.) = il vostro zufolo è più intonato del mio; cori miu = cuor mio , Figghiuzza mia = figlioletta mia.
Aggettivi e pronomi dimostrativi invece, non sempre sono uguali.
I più usati sono:
Stu/a – chistu/a = questo/a, codesto/a
Ddr/a – chiddru/a = quello/a,codesto/a
Stissu/a = stesso/a, medesimo/a
Tali = tale
Quali = quale
Nei primi due casi generalmente la forma sincopata si usa come aggettivo, l’altra come pronome.
Es. Stu (agg) fallaru è miu e chiddru (pron) è di me soru = questo grambiule è mio e quello è di mia sorella.
Ddra (agg) fimmina è veru beddra ma chista (pron.) è miegghiu= quella donna è veramente bella ma questa è meglio
Cuntami sta (agg) cosa = raccontami questa cosa
Chiddru (pron.) ca dici nun è veru = quello che dici non è vero;
Chistu (pron) o Chiddru(pron) è sempri ‘a stissa (agg) cosa = questo o quello è sempre la stessa cosa;
Tali (agg) patri, tali (agg) figghiu = tale padre tale figlio
Quali (pron) vo? = quale vuoi?

Gli aggettivi ed i pronomi indefiniti sono tanti e oltre tutto spesso cambiano nella forma da zona in zona:
Tra i più usati ricordiamo:

-Variabili :
atru/a/I (o autru, o antru) = altro/a/i, certu/a/I = certo/a/i , tantu/a/i = tanto/a/i,Tuttu/a/i = tutto/a/I ecc.
Es.l’autra(agg.) cosa nun m’interessa; eranu tanti (pron.); lu dissiru a tutti ( pron.); si mangiò tutta(agg.) la pasta; certi (agg) persuni nun avissiru a parlari = certa gente non dovrebbe parlare

-Invariabili :
Anticchia (o tanticchia) = poco, Assà = molto, assai, certuni = alcuni, cu è gghiè = chiunque, nenti = niente, nuddru = nessuno, ognunu = ognuno.picca = poco, quacchi (o qualichi ) = qualche, Quaccunu = qualcuno ,quantu = quanto, tantu = tantu, troppu = troppo o molto,ecc.
Es. Quacchi (agg) amicu = qualche amico : assà(agg.) cosi = molte cose; tu parri picca(pron) = tu parli poco; ognunu(pron) è patruni di fari chiddru chi voli = ognuno è padrone di fare ciò che vuole; to figghiu duna cunfidenza a cu è gghiè (pron)= tuo figlio dà confidenza a chiunque.

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Sottoscrivo l’invito ai giovani che comincia a circolare

Salvatore Ferlisi

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Dopo le regionali e le politiche, come niente, sono in  arrivo le elezioni comunali, che ci chiamano in prima persona, ad individuare la persona, che dovrà guidare il Comune per il prossimo mandato.

Le amministrazioni comunali, che si sono succedute, per essere più vicini alla realtà odierna, negli ultimi venti anni, hanno lasciato il paese fermo, bloccato, impossibilitato di avanzare, di crescere, di svilupparsi.

L’unico fattore di crescita in questi anni è stata l’emigrazione, non simile a quella delle valigie di cartone, ma con lo zainetto in spalle, perché fatta di giovani senza futuro con un curriculum sudato e sofferto.

Salvatore Ferlisi del Pdci

Finora i diversi Sindaci che si sono succeduti sono stati, a parere di chi scrive, a dir poco evanescenti.

Hanno curato la loro immagine, il loro status, e da lì,  non si sono mossi.

Avremmo dovuti cacciarli a furor di popolo dalle loro (nostre)  poltrone e riappropriarci del potere, che in democrazia appartiene al popolo sovrano.

Sottoscrivo l’invito ai giovani che comincia a circolare, comunicando a chiunque,  che la mia è una partecipazione solidale e non diretta: non sarò e non mi proporrò a nessuna carica, perché è dovere della gioventù appropriarsi del proprio futuro augurandomi che non deleghino ad altri le loro speranze, perché in questo caso andrebbe di certo deluse.

 

 

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,20-33

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Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.
Gesù rispose: «E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà.”
Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».

Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!».
La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato».
Rispose Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me».
Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire.

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