Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 10 marzo 2018

Annunci

Read Full Post »

Losardo

 

Read Full Post »

Il Truck del 113

Read Full Post »

Formazione Primo Soccorso: quando un numero può salvare la vita

Prof. Angelo Alfano *

.

Ancora una volta gli alunni dell’Istituto Comprensivo Milena- Campofranco, nella sede di Montedoro, sono stati protagonisti di una giornata all’insegna dell’impegno, della conoscenza e della formazione.

Il giorno 07/03/2018, presso quella sede, è stato realizzato un incontro formativo sul Primo Soccorso rivolto a tutte le classi della Scuola Primaria e alle classi 1°, 2° e 3° della Scuola Secondaria di primo grado, per far conoscere ai discenti l’insieme delle azioni che permettono di aiutare una o più persone in difficoltà, nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi qualificati.

Tale attività risulta essere parte integrante di un progetto curriculare, portato avanti dal professore di Scienze, Angelo Alfano, che si inserisce all’interno del Piano dell’Offerta Formativa, con tematiche legate all’educazione alla salute, per fornire agli allievi elementi conoscitivi e formativi sulle funzioni vitali del corpo umano e sul loro riconoscimento, e sulle modalità di primo intervento in urgenza.

L’intervento formativo nasce dalla collaborazione tra l’IC Milena e Campofranco, nella persona della dirigente, dott.ssa Calogera Maria Genco, e il Direttore della C.O. Sues 118 per le province di Caltanissetta, Enna ed Agrigento, dott. Giuseppe Misuraca.

Una giornata didattica incentrata proprio sul Primo Soccorso, curato in maniera eccellente dagli infermieri professionali Sebastiano Nisi ed Enzo Schifano, che si è articolata in due sezioni:

– la prima sezione si è svolta in aula ed ha riguardato le seguenti tematiche: conoscenza teorica delle situazioni di emergenza e di urgenza, valutazione della gravità del caso, allerta del sistema di Emergenza Sanitaria territoriale 118, conoscenza del defibrillatore;

– la seconda sezione si è svolta in palestra con le simulazioni,( grazie alle quali gli stessi discenti sono diventati protagonisti del momento formativo), volte alla conoscenza delle corrette pratiche da seguire per allertare la centrale operativa del 118, conoscendo e sapendo praticare le manovre eseguibili da un soccorritore per fornire un adeguato Primo Soccorso, saper praticare un massaggio cardiaco (Rianimazione cardiopolmonare – BLSD) e saper utilizzare correttamente un defibrillatore.

Singolare, nel corso della simulazione, è stata la telefonata effettuata da un alunno, Riggi Kristian, alla centrale del 118, alla quale ha risposto un operatore che ha guidato il giovane soccorritore nelle manovre da eseguire nel caso di un malore occorso ad uno dei docenti.

Il giovane Kristian è stato coadiuvato dal compagno Michele Guarneri il quale ha simulato un massaggio cardiaco con l’applicazione del defibrillatore. Infine, gli infermieri professionali hanno mostrato, ai docenti presenti, la Manovra di Heimlich per la disostruzione delle Vie Aeree nei bambini.

Tutti gli alunni presenti hanno mostrato un particolare entusiasmo nel seguire le attività svolte durante il corso della giornata, partecipando attivamente anche con domande e interventi volti ad approfondire le proprie conoscenze in materia; gli stessi infermieri sono stati entusiasti dell’interesse e del coinvolgimento dell’intera scolaresca.

(altro…)

Read Full Post »

Piano bar

Piano bar

di Briciolanellatte

.

piano bar«Marta perché non arrivi?» Questa domanda continuava a rimbalzargli nel cervello come una pallina da ping pong che non trovava la via di uscita dalla sua testa.

Girava il bicchiere vuoto tra le dita staccando lo sguardo solo per puntarlo sull’ingresso del piano bar ogni volta che sentiva la porta aprirsi. Lo sapeva, aveva sbagliato, non avrebbe dovuto trattarla così. Era stato spregevole da parte sua e quando lei aveva scoperto ogni cosa e l’aveva lasciato gridando e piangendo aveva capito quanto importasse per lui. Era davvero l’unica donna che avesse mai amato, l’amore su cui avrebbe voluto basare l’intera sua esistenza.

‘Dovevi pensarci prima’ gli aveva urlato contro per telefono.

‘Mi devi un’altra chance, ho fatto una grande stupidaggine, me ne rendo conto e mi dispiace tanto, ma posso spiegarti, ti prego, non posso vivere senza di te’ le aveva ribattuto con rabbia per la consapevolezza di aver gettato via così stupidamente la propria felicità.

‘Non ti devo un bel nulla, sei solo un gran bastardo’ aveva risposto lei, secca, sbattendogli il telefono in faccia.

E così lui, disperato, le aveva dato appuntamento lì, in quel luogo magico, dove erano stati la prima volta, tempo prima. Era sicuro che in quell’ambiente avrebbe saputo trovare le parole adatte per convincerla a tornare con lui e a perdonarlo. Ma erano già trascorse due ore e no, non sarebbe venuta. Si era illuso inutilmente. L’aveva fatta troppo grossa.

Fece il gesto alla cameriera di portagli un altro bicchiere. Tanto valeva prendersi una sonora sbronza. Sospirò. Quanto avrebbe dato per rivedere i suoi occhi azzurri…

«Grazie, tesoro» disse alla cameriera che gli portava un altro manhattan.

‘Azzurri’? Ma che dico? Sono verdi, di un verde smeraldo. Sono sempre stati verdi i suoi occhi. Beh proprio smeraldo smeraldo forse no, probabilmente erano più scuri; ma che importa? Sono gli occhi di Marta’. Si disse agitandosi al tavolino. Avevano passato dei momenti stupendi insieme, pensò sorridendo amaramente. Come poteva ora fare senza di lei?

‘Ecco forse quella è lei che è appena entrata. No Marta mi pare più alta di così, è anche un po’ più snella e… e… più magra. Ma certo, quella è l’altra cameriera che sarà uscita a fumarsi una sigaretta. Sto proprio sragionando. Poi questa è bionda, Marta è bruna, quasi corvina. Devo restare calmo, calmo’.

Stavano suonando la loro canzone. Lo sapeva che sarebbe successo. Gli venne un groppo in gola. La sua vita era finita.

«Allora, non sei contento di vedermi?»

(altro…)

Read Full Post »

Read Full Post »

W il dialetto

IL DIALETTO E’ UNA LINGUA PREVALENTEMENTE PARLATA

Armando Carruba

.

26219682_10210585972476652_122766230696540074_n.jpgInfatti il dialetto lo si impara in famiglia, nella stretta cerchia di parenti e conoscenti. Le parole, i suoni, le inflessioni, sono quelle della famiglia o della stretta cerchia, infatti non c’è una scuola per imparare il dialetto.
Dopo l’unità d’Italia, c’era bisogno di una lingua nazionale, una lingua scritta e parlata da tutti. Sarà l’italiano a dover essere la lingua ufficiale: una lingua colta, usata esclusivamente in letteratura, studiata a tavolino su un modello di dialetto toscano elaborato dai manzoniani. Il nuovo Stato anzichè incoraggiare e perseguire il bilinguismo, una ricchezza immensa, dichiara guerra ai dialetti.
Chi è che parla e scrive la nuova lingua? Fin da subito i pochi nobili e letterati e i colti borghesi. Tutti gli altri – compreso Vittorio Emanuele che parla piemontese e francese, parlano il loro dialetto.
Chi può manda i figli a scuola ad imparare l’italiano. L’operaio e il contadino, in situazione di disagio sociale, continuano a parlare il dialetto e trametterlo alle nuove generazioni.
Abbandonato dalle classi dominanti, il dialetto perde terreno nei confronti dell’italiano e già all’inizio del ‘900 chi lo parla come unica lingua conosciuta è connotato come persona di basso ceto, povera e ignorante.
Il colpo di grazia lo dà il ventennio fascista con il disprezzo che le autorità governative nutrono nei confronti del dialetto; portano a vietarne e sanzionarne qualunque uso nelle scuole.
Nel secondo dopoguerra si prosegue con immutata determinazione all’emarginazione del dialetto.
La scuola continua la sua opera demolitrice: chi non ricorda, nei temi, le righe di matita blu con la scritta “espressione dialettale”?
Il dialetto abbandonato da tempo dalla classe dirigente, viene abbandonato anche dalla classe media e dal popolino che vede nell’istruzione un mezzo per emanciparsi. In famiglia lo si parla sempre di meno e i giovani vengono scoraggiati a parlarlo. I nonni sono i primi a vietarne l’uso e a parlare ai loro nipoti in italiano, quasi sempre in modo povero e inadeguato.
L’interesse per il dialetto, dove esiste, è confinato a pochi studiosi, , che già sensibili alla perdita della lingua, cominciano a catalogarla, raccogliendo le variazioni locali, le forme lessicali e sintattiche.
Opera meritoria per biblioteche, ma quasi nulla dal punto di vista dell’emancipazione della lingua perchè non è più lo stesso dialetto del contadino, dell’operaio del pescatore…
Il dialetto non parla più di se stesso in dialetto, nei vari convegni e nelle serate all’insegne del dialetto … si parla un’altra lingua: l’italiano.

 

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: