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Archive for 7 marzo 2018

La resa dei tonti

Vittorio Feltri
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Partiamo da chi ha perso nettamente, anzitutto il Pd e la sinistra in generale. I dem sono morti suicidi. Hanno litigato anni al loro interno, tra rottamazioni e scissioni, disgustando gli elettori. Ma questo è ancora niente, benché si sappia che le polemiche tra compagni portano solo male.

Il vero guaio per i progressisti è stato quello di impostare la campagna elettorale su questioni che al popolo non interessano. Si sono gingillati mesi e mesi con lo ius soli, come se fosse una emergenza del Paese, mentre degli immigrati non importa nulla a nessuno, se si escludono i soliti fighetti buonisti e snobbetti, una minoranza ininfluente.

Altra scemenza dei compagni: rompere l’anima ai cittadini con l’antifascismo, quasi che le camicie nere fossero una minaccia alla democrazia e alla convivenza civile. In realtà i manipoli di manganellatori esistono solo nella fantasia malata degli antifascisti di maniera che lottano contro nemici inesistenti. Infatti, CasaPound alle recentissime consultazioni ha ottenuto meno dell’uno per cento, segno che trattasi di un rimasuglio sparuto e innocuo di nostalgici. Impostare la propaganda sulla necessità di combattere il fascismo che non c’è è una operazione gratuita e insensata, che ha penalizzato chi l’ha organizzata stoltamente, scavando un solco profondo tra la sinistra e coloro che in teoria l’avrebbero votata.

Se poi consideriamo che il Pd è stato in adorazione anni dell’Europa, inginocchiandosi ad essa in ogni circostanza, addossandosi la responsabilità di accogliere fiumi di extracomunitari e clandestini variopinti, ecco spiegato il suo patatrac.
Renzi è costretto a dimettersi per aver appoggiato la descritta politica, senza accorgersi di aver trascurato le esigenze della base. Ha commesso gravi errori e adesso li paga. Siamo alla resa dei tonti.

Ma il peggiore della brigata rossa è Grasso, che ha fondato un partito di plastilina, facendo il verso, nei suoi discorsi pubblici, ai comunisti degli anni Cinquanta, quelli che gridavano in piazza: pane e lavoro. Ridicolo e patetico ad un tempo. Ovvio che pochi fessi gli abbiano dato il consenso. Idem la Bonino, il cui slogan doveva essere: più Europa, meno suffragi. Altra velleitaria antiquata. Insomma la sinistra è andata in coma per eccesso di pistolaggine.

Non si può fare politica pensando che gli elettori siano bischeri come certi personaggi di scarto che seguitano a rimanere nel Palazzo per grazia ricevuta.

Questi gli sconfitti, i morituri. Poi veniamo agli scampati e ai miracolati.

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Gli eletti siciliani al proporzionale

La Sicilia

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AZZURRA CANCELLERI

MOVIMENTO 5 STELLE

Nei collegi uninominali, il 49% di consensi nell’Isola porta in dote al M5S un nutrito drappello di parlamentari siciliani. In tutto 25: ben 17 deputati e 8 senatori. Molti gli uscenti, ben piazzati grazie alle Parlamentarie, che tornano a Roma.

Dai “listini blindati” a Montecitorio gli uscenti Azzurra Cancelleri (sorella del leader siciliano, Giancarlo), Alessio Villarosa, Francesco D’Uva, Giulia Grillo, Marialucia Lorefice, Gianluca Rizzo e Maria Marzana.

A Palazzo Madama tornano Maurizio Santangelo, Mario Giarrusso e Nunzia Catalfo. In compagnia di una folta schiera di volti nuovi.

GIUSI BARTOLOZZI

FORZA ITALIA

Forza Italia, attestata al 21% ma a secco negli uninominali, in Sicilia prende 6 deputati (uno per ogni collegio plurinominale) e tre senatori.

Tornano a Montecitorio Francesco Scoma, Stefania Prestigiacomo (eletta in due listini, gli subentra Nino Germanà a Messina, ovvero il collegio in cui Forza Italia ha incassato la percentuale minore) e Nino Minardo. E due matricole: Matilde Siracusano (ex aspirante Miss Italia), Giusi Bartolozzi (magistrato, compagna del vicepresidente della Regione, Gaetano Armao).

Al Senato confermato l’ex presidente Renato Schifani e la parlamentare uscente Gabriella Giammanco; entra Urania Papatheu.

CENTRISTI – UDC

Nessun eletto. Totalmente asfaltati i centristi di Udc-Noi per l’Italia.

ALESSANDRO PAGANO

LEGA

Nella Lega eletti deputati l’ex forzista ed ex alfaniano Alessandro Pagano (che vince il “derby a distanza” con l’altro coordinatore regionale, il catanese Angelo Attaguile, sconfitto all’uninominale e rimasto fuori dal proporzionale) e l’ex lombardiano Carmelo Lo Monte.

FRATELLI D’ITALIA

Per Fratelli d’Italia due donne: Carolina Varchi e Carmela Bucalo. Al Senato la neo-leghista Giulia Bongiorno (capolista altrove, ma dovrebbe scattare il seggio in Sicilia) e il musumeciano Raffaele Stancanelli capolista a oriente di Fdi.

PARTITO DEMOCRATICO

DANIELA CARDINALE

La rappresentanza siciliana del Pd è ridotta ai minimi storici. Sconfitti in tutte le sfide uninominali vinte dal M5S, i dem piazzano quattro deputati. Tre dei quali al posto di Maria Elena Boschi, che per legge prende il seggio vinto all’uninominale in Alto Adige, sono: Carmelo Miceli (faraoniano di ferro, segretario del partito a Palermo), l’ex rettore di Messina, Pietro Navarra (pur sconfitto nel suo collegio) e il segretario regionale quasi-uscente Fausto Raciti. Torna per il terzo mandato anche Daniela Cardinale (figlia dell’ex ministro dc e leader di Sicilia Futura, Totò), al centro di polemiche e proteste da parte dei dem nisseni che non la volevano candidata.

Restano fuori due dei sei capilista “blindati”. Il primo è Fabio Giambrone, braccio destro di Leoluca Orlando ed ex ad di Gesap. Il secondo è… Paolo Gentiloni. Già, è proprio così: se non fosse stato già eletto nel suo collegio a Roma, il premier non avrebbe avuto – a causa dei pessimi risultati dei dem sotto il Vulcano – il seggio ritenuto sicuro nell’Isola. Vatti a fidare dei siciliani! Scherzi a parte: a farne veramente le spese è Francesca Raciti (seconda nel listino dopo Gentiloni), fedelissima di Luca Sammartino, deputato regionale sconfitto nel suo collegio. Ma “Mister 32mila preferenze” si consola con lo scranno di senatrice per Valeria Sudano. L’ex deputata regionale è l’unica dem a entrare a Palazzo Madama oltre al sottosegretario renziano Davide Faraone. I loro due posti, al momento della compilazione delle liste, erano talmente “a prova di bomba” che sono fra i pochi superstiti alla catastrofe del Pd.

LIBERI E UGUALI

Nonostante il flop rispetto alle previsioni e agli obiettivi, la sinistra prende tre seggi anche in Sicilia. Uno al Senato, con il presidente Pietro Grasso. E due alla Camera: l’uscente Erasmo Palazzotto e l’ex segretario di Cgil e Pd, Guglielmo Epifani.

RECORD DI DEPUTATI ELETTI NEL NISSENO: UN PIENONE!

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Con il proporzionale entrano anche Giusi Bartolozzi, Alessandro Pagano e Daniela Cardinale

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