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Archive for febbraio 2018

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Randagismo in Sicilia, Musumeci: il canile una tappa, l’adozione una meta

comunicalo.it
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“Il canile deve essere una tappa, l’adozione, invece, la meta”. Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha sintetizzato così il suo pensiero al termine dell’incontro organizzato, a Palazzo d’Orleans, con le associazioni animaliste maggiormente rappresentative e alla presenza dell’assessore della Salute, Ruggero Razza, e dei vertici dei Servizi veterinari, per confrontarsi sul tema del randagismo nell’Isola.

Nel corso della riunione è emerso, in modo unanime, come la legge regionale in vigore, la 15/2000, non debba essere modificata, ma solamente revisionata in qualche piccola parte. “Non siamo qui – ha detto il presidente Musumeci – per cercare le responsabilità di qualcuno, ma solo per capire le cause del mancato risultato su una tematica alla quale nel corso di tutti questi anni non è stata assegnata la giusta importanza. Le ultime tristi vicende di Sciacca e di qualche altro comune dell’Isola hanno, giustamente, acceso i riflettori sulla vicenda. Per apportare i correttivi – ha aggiunto – chiedo il vostro aiuto perché sono convinto la nostra grande forza siano le associazioni di volontariato, che ogni giorno vivono e affrontano sul campo i problemi”.

Quasi una ventina gli interventi che si sono susseguiti in circa due ore di incontro e tutti concordi nel confermare la bontà dell’attuale legge, con la necessità, però, di procedere a una campagna massiccia di sterilizzazione degli animali e con la contestuale microchippatura degli stessi, per un’anagrafe canina aggiornata. Chiesti più controlli nei canili e maggiore sensibilizzazione dei Comuni, moltissimi dei quali senza strutture adeguate, e dei servizi veterinari. “Già nei prossimi giorni – ha annunciato l’assessore Razza – verrà inviato un atto di indirizzo per richiamare le nove Asp a un comportamento uniforme in tutte le Province.

Chiederemo ai canili anche un maggiore rispetto degli orari, che possa consentire alle associazioni animaliste, iscritte all’albo regionale, verifiche sulla sistemazione e il mantenimento degli animali, oltre che controlli sui rifugi nei quali sono portati. Molte delle proposte avanzate non necessitano di impegni di spesa, quindi sarà molto più semplice darvi esecuzione”. Il presidente della Regione ha lanciato l’idea di mantenere un costante confronto con le associazioni sul randagismo per un monitoraggio del fenomeno, con il coinvolgimento dei Comuni, dei Corpi di polizia municipale e delle Aziende sanitarie provinciali. “Non possiamo prescindere – ha concluso il governatore – dalla partecipazione dell’Ordine dei medici veterinari, il cui coinvolgimento risulta fondamentale e necessario per una piena attuazione della legge”.

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Turbativa d’asta e abuso d’ufficio chiesto il processo per il sindaco di Bagheria e altre 19 persone

La Sicilia

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bagh

A meno di sei mesi dalla notifica dell’obbligo di firma che lo convinse ad autosospendersi dal Movimento Cinque Stelle, per Patrizio Cinque, giovane sindaco di Bagheria, arriva una nuova tegola: la Procura di Termini Imerese, che l’aveva indagato, ha chiesto il rinvio a a giudizio per lui e per altre 19 persone – imprenditori, funzionari comunali, un vigile urbano e l’ex commissario della città metropolitana – a vario titolo coinvolte nell’indagine.

Sarà il gip, l’11 aprile, a decidere le sorti del sindaco che rischia il processo per turbativa d’asta, falso, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio e omissione di atti d’ufficio. Dopo l’interrogatorio di garanzia a Cinque venne revocata la misura cautelare. Per il giudice le esigenze cautelari si sarebbero affievolite, ma resterebbero i gravi indizi.

Ma quali sono le accuse che i pm, guidati dal procuratore Ambrogio Cartosio, rivolgono al sindaco?

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Cinque – Di Maio – Cancelleri

Innanzitutto c’è l’imputazione relativa all’avere fatto pressioni sull’ex commissario della città metropolitana, Manlio Munafò, anche lui indagato, perchè il palasport di Bagheria fosse affidato in partnership al comune e all’associazione Nuova Aquila Palermo. Pure per Munafò la Procura ha chiesto il processo. Davanti al gip Cinque ha negato, però, qualunque intenzione di gestire la struttura insieme all’associazione anzi ha cercato di dimostrare di avere più volte chiesto l’affidamento del palazzetto ai comuni con Bagheria capofila e non ai privati. Tanto da aver presentato la busta per la manifestazione di interesse fuori termine. E comunque nessun bando di gara è poi stato fatto.

imagesPoi c’è la vicenda della casa abusiva del cognato, per cui Cinque è indagato per violazione del segreto d’ufficio. Avrebbe rivelato al familiare l’esistenza di un procedimento penale aperto a suo carico in concorso con il vigile urbano Domenico Chiappone (anche per lui è stato chiesto il rinvio a giudizio). Il sindaco è imputato anche di aver fatto pressioni sui vigili per far slittare la convocazione dei familiari da parte della polizia municipale.

L’immobile incriminato, una palazzina con diversi appartamenti, comunque è stato dichiarato abusivo e, dopo l’ordine di demolizione del Comune, acquisito al patrimonio del Comune stesso. «Sono stato io a spingere mio cognato ad autodenunciarsi per la casa abusiva. Quindi quando ho saputo che l’autodenuncia, poi rivelatasi falsa, era stata presentata, gliene ho parlato, certo che avesse seguito il mio consiglio. Non potevo immaginare che la firma sotto l’esposto non fosse sua», ha spiegato tentando di giustificarsi per aver detto al familiare del procedimento penale. Resta da capire chi e perchè abbia presentato la falsa autodenuncia a firma del cognato.

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Gelato Vaticano

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A tavola

A tavola

di Briciolanellatte

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7«Venga a vedere, capo…» gli disse Alvise accompagnandosi con un movimento rapido della mano.

Girolamo Fieschi, della impresa ‘Fieschi Bitumi & Asfalti’, guardò il viso del suo capomastro sulla porta. Era corrucciato e non prometteva nulla di buono. Posò sul tavolino il ‘giornaliero’ che gli aveva fatto definitivamente capire quanto fosse in ritardo con i lavori e uscì dal gabbiotto.

«Non ho mai visto nulla di simile, capo» disse ancora Alvise girandosi per un attimo verso di lui e procedendo spedito.

Giunti all’ampio scavo per il secondo plinto del cavalcavia, l’impresario notò che sul fondo c’era come un basamento di colore più scuro, liscio, una specie di enorme coperchio di terracotta come se un gigante avesse dimenticato lì la sua pentola per preparare il pollo alla creta. A perpendicolo e a pochi millimetri dalla terra, quasi volesse rispettare quel manufatto, l’enorme benna dell’escavatore era in paziente attesa.

«Cos’è?» chiese Fieschi meravigliato.

«A saperlo, capo.»

Scesero entrambi nella buca e l’impresario si mise in ginocchio ad accarezzare quella superficie tiepida quasi fosse la schiena di un animale preistorico addormentato e bisognoso di coccole. Il contatto era piacevole.

«Che faccio? Spacco?» chiese sbrigativo Alvise alludendo al braccio dell’escavatore che li sovrastava. Poi, visto che l’impresario non rispondeva, si mise a spiegare: «per me è solo una sacca d’aria; forse anticamente qui c’era una falda acquifera che poi si è prosciugata formando un tunnel di fango… Però ne volevo parlare prima con lei…»

Fieschi lo stava ascoltando e nel frattempo si lisciava la barba incolta che avrebbe avuto bisogno urgentemente di conoscere un barbiere. Pensò anche che avrebbe dovuto chiamare un geologo, per essere sicuri di cosa fosse veramente quella che sembrava una struttura; ma avrebbe perso un mucchio di tempo e la penale per il ritardo sino a quel giorno accumulato gli stava divorando tutto il profitto.

«Allora, che faccio? Spacco?» richiese Alvise smanioso di mettersi al lavoro.

Fieschi lo squadrò: il suo capomastro aveva un’espressione indecifrabile.

«Sì, spacca» gli rispose dopo un po’.

«Bene!» disse quello battendo l’una contro l’altra le mani guantate di giallo. E, morbido come un gatto, nonostante la corporatura sovrappeso, il capomastro risalì dalla buca entrando rapido nella cabina della macchina. Non diede neppure il tempo al suo capo di ritornare su. Assestò un leggero colpo di benna e l’intera volta in creta si sgretolò sotto i loro occhi. Una volta che la polvere si depositò minuta, dopo aver saturato l’aria in una nube densa, si disegnarono dal buio quattro sagome scure sedute attorno a una tavola. Avevano ancora brandelli di vestiti addosso, i corpi mummificati colti nella loro modesta quotidianità; sulla tavola di pietra c’erano persino i piatti di metallo, un coltello affilato e una piccola anfora. Fieschi rimase a bocca aperta.

«Ad occhio e croce è un insediamento del fine Quattrocento» disse una voce tranquilla dietro di lui. Era l’ingegnere-capo Bortoli, impostogli dal Comune, esperto di storia antica con addentellati politici nei palazzi che contano: ma tanto, tanto antipatico. «È un ritrovamento molto importante» aggiunse aspirando avidamente dalla sigaretta elettronica. «Si è sempre creduto, in verità, che da questa parte del fiume ci fossero degli sparuti insediamenti sin dal tardo medioevo, ma un’abitazione di questo tipo, proprio no! Qui addirittura ci sono quattro soggetti mummificati, in ottimo stato di conservazione, vasellame vario e chissà cos’altro: è una scoperta notevole… Complimenti vivissimi.»

«Come complimenti vivissimi!?! Non possiamo notificare il ritrovamento all’Autorità» lo anticipò Fieschi rendendosi conto che gli era uscita una vocina lamentosa.

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