Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 11 dicembre 2017

Un Maresciallo d’oro

Premio alla carriera al M.llo Vincenzo Butera

.

downloadIl m.llo Vincenzo Butera è un carabiniere dal volto umano che onora la sua divisa e l’Arma alla quale appartiene.

Il maresciallo da qualche anno comanda la caserma dei carabinbieri di Milena, cittadina in cui è molto conosciuto ed altrettanto apprezzato per le sue doti professionali e umane.

La simpatia è il suo forte e gli consente di mettersi facilmente in relazione con gli altri e instaurare rapporti umani. E’ stimato sia dalle autorità che dalla gente comune alla quale offre spontaneamente la massima disponibilità e il suo aiuto.

Nella primavera del 2013, in municipio alla presenza del sindaco Vitellaro, ha ricevuto dalle mani del giudice Tona una targa “per l’azione di controllo da parte dei Carabinieri che giornalmente garantiscono il valore della legalità nel paese delle “Robbe”.

https://milocca.wordpress.com/2013/03/21/premiato-maresciallo-butera/

buteraE’ di pochi giorni fa la notizia che il giorno dell’Immacolata al Maresciallo Maggiore Vincenzo Butera è stata conferita la “Medaglia d’Oro al merito di lungo comando”.

Così il Ministero della Difesa ha inteso premiare il suo “lungo corso” dentro l’Arma dei Carabinieri, evidentemente molto apprezzato per la sua condotta e i suoi risultati sul campo.

Vincenzo Butera ha un ulteriore merito in questo periodo in cui molte caserme chiudono, quello di sapere relazionarsi con i giovani carabinieri e di non “guardare l’orologio” nella sua attività svolta per il Popolo e lo Stato.

Il Maresciallo Maggiore Vincenzo Butera non fa il suo dovere per lo stipendio (come moltii altri impiegati statali) ma per avere compreso e sposato l’ideale generoso e altruistico, talvolta eroico, dell’Arma dei Carabinieri che non per caso è la più amata dagli italiani.

10.05
MML nel Mondo alle 10:005

Il maresciallo Butera ha anche una passione sportiva in cui riesce a distinguersi…

(altro…)

Annunci

Read Full Post »

Sicurezza Guardie Mediche, nel Catanese scattano primi blitz dei carabinieri

di Mario Barresi

.

Sicurezza Guardie Mediche, nel Catanese scattano primi blitz dei carabinieri

Da fonti sanitarie si apprende che il direttore generale dell’Asp, Giuseppe Giammanco, e alcuni dirigenti (fra i quali il direttore del Distretto sanitario di Gravina, Carmelo Sambataro) nelle scorse settimane sono stati sentiti negli uffici di piazza Verga dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo come persone informate sui fatti.

Fra le questioni al centro dei faccia a faccia dei manager con il magistrato catanese ci sarebbe soprattutto il corretto funzionamento degli standard minimi di sicurezza previsti da un decreto assessoriale del 2010. Ovvero: porte anti-sfondamento e grate alle finestre, efficiente illuminazione all’ingresso delle sedi, ma soprattutto videosorveglianza, videocitofoni e sistemi di allerta in collegamento con le forze dell’ordine.

 

(altro…)

Read Full Post »

Ognibene per la Lega

ognibne lega.jpg

Read Full Post »

Morto a Roma il cantante romano Lando Fiorini

Libero
.
Morto a Roma  il cantante romano Lando Fiorini

Era malato da tempo ed morto questa sera all’età di 79 anni il popolare cantante e attore romano Lando Fiorini (il suo vero nome era Leopoldo Fiorini). Nato a Roma nel rione di Trastevere da famiglia umile, è l’ultimo di sette fratelli. Viene affidato per tutta l’infanzia a una coppia del Modenese. Torna nella Capitale inizia a fare i lavori più disparati, dal meccanico di biciclette passando per il barbiere, ma è alla fine degli anni Cinquanta, quando lavora presso i mercati generali di via Ostiense, che scopre di avere talento. All’inizio degli anni Sessanta partecipa con successo al Cantagiro e, nel 1962, sale sul palcoscenico del Teatro Sistina, tempio del musical, nel ruolo del Serenante nella prima edizione del celebre Rugantino di Garinei e Giovannini. La sua Ciumachella de Trastevere trova il consenso del pubblico, il musical vola Oltreocenano e debutta negli Stati Uniti. Lando Fiorini diventa, per gli americani, “il nuovo Claudio Villa”.

Gli anni ’60 sono quelli più prolifici, quelli dei tanti successi e delle partecipazioni a programmi radiofonici e televisivi. Inizia a sfornare un album all’anno, Roma mia nel ’63, Passeggiate romane nel ’65, Roma sei sempre tu nel ’66. Partecipa a Canzonissima e Un disco per l’estate. Tra le sue canzoni più famose: Cento Campane, Er monno e Barcarolo romano.

Dal 2003, a causa di una malattia, si era ritirato e non si vedeva molto in pubblico.

 

Read Full Post »

ANAFORA (a-nà-fo-ra)

unaparolaalgiorno.it

.

images (6)Figura retorica che consiste nella ripetizione di una o più parole all’inizio di un segmento di testo dal greco anaphorà ‘ripetizione, riferimento’, a sua volta dal verbo anaphèro ‘portare indietro’.
Come tante altre, anche questa parola porta sulle proprie spalle più significati: mentre in linguistica indica il semplice riferimento a qualcosa di già menzionato precedentemente (“Ho visto Marco e l’ho salutato”, in cui lo è un pronome anaforico che fa riferimento a Marco), in retorica è la ripetizione di una o più parole all’inizio di un segmento di frase.
Qualcuno addirittura dice che questa figura retorica sia lo scheletro della poesia, visto il parallelismo – tradizionalmente tipico del genere poetico – che essa crea.

7aewnohjygoc02uv_v3_Ma non è tutto. L’anafora, infatti, non è solo appannaggio dei versi, ma è anche momento della vita di tutti i giorni: dalle preghiere, in cui la ripetizione è un tentativo del fedele di rendere più chiara l’invocazione, alle filastrocche, dove la funzionalità è legata alla semplicità di memorizzazione di segmenti simili, fino alle essenziali parole dei bambini (“E facciamo che io ero un poliziotto e tu eri un ladro e che io dovevo catturarti e tu invece dovevi scappare”: qui la ripetizione è frutto, solitamente, della non ancora completa capacità di espressione dei bambini, ed è anche un perfetto esempio di polisindeto, che altro non è se non una forma di anafora).

Sull’espressività della ripetizione, che col fuoco delle parole marchia le nostre menti, hanno fatto affidamento tantissimi autori. È proprio con l’anafora che Dante, nel celeberrimo canto XIII dell’Inferno in cui s’incontra lo scrittore campano Pier della Vigna, ci porta con sé per la selva dei suicidi: “Non fronda verde, ma di color fosco; / non rami schietti, ma nodosi e ‘nvolti; / non pomi v’eran, ma stecchi con tosco: / non han sì aspri sterpi né sì folti / quelle fiere selvagge che in odio hanno / tra Cecina e Corneto i luoghi colti.”

images (7)La ripetizione costante della negazione ha lo scopo di sottolineare la desolazione della selva per cui vanno Dante e Virgilio, in modo da rendere nitida l’immagine nella mente del lettore che, sopraffatto da queste scene nei propri pensieri, non ha certo alcuna difficoltà a vedere con gli occhi dell’ingegno il paesaggio descritto.

Nei suoi Sfoghi Pavese, grande poeta piemontese del primo Novecento, rivolgendosi all’infinito stellato parla così: “Infinito stellato, tu, la notte alla mente / che ti sta ansiosa dici che sei il mistero; / il giorno efimero ti nasconde allo sguardo, / il giorno che è nulla nell’immenso tuo, / il giorno che è tutta la vita dell’uomo.” Son proprio le caratteristiche del giorno – contrapposto all’infinito stellato – che enumerate una dopo l’altra esaltano le magie della controparte notturna, ammaliatrici dell’uomo Pavese come degli uomini tutti.

cat_bacialesbiaCon l’anafora, inoltre, si accumulano cose: tanti sono i baci che Catullo, nel I secolo a.C. chiede alla sua Lesbia nel carmen V: da mi basia mille, deinde centum, / dein mille altera, dein secunda centum, / deinde usque altera mille, deinde centum: ‘dammi mille baci, poi cento, poi altri mille, poi ancora cento, poi ancora altri mille, poi cento’.

L’anafora può imprimere parole, sussurrare dolcezze, cantare melodie, cullarci, prenderci e strattonarci con forza; arriva, si allontana e poi ritorna, presente sullo sfondo finché non ha raggiunto il proprio scopo.

Seducente si fa ricordare, e noi la ricordiamo, come le ideali amate voci del greco Kavafis, che “[…]A volte ci parlano in sogno / a volte esse vibrano dentro. / E con il suono, per un istante l’eco fa ritorno / della prima poesia di nostra vita – / come lontana nella notte una musica che dilegua.”
Mauro Aresu, giovane studente di Lettere classiche, a venerdì alterni ci racconta una figura retorica.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: