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Archive for 9 luglio 2017

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Clima, Caronte torna a far “bollire” la Sicilia con punte oltre 40°C

redazione La Sicilia

Mentre al Nord sono previsti temporali e grandinate a causa di una perturbazione atlantica con tanto di avviso della Protezione Civile, al Sud le temperature tornano a surriscaldare l’isola con temperature che in alcune zone potranno toccare i 44° C. In questi giorni e almeno fino al 13 luglio, la colonnina di mercurio sarà destinata a restare alta a causa dell’alta pressione “invadente” di Caronte che toccherà tutto il Paese ma insisterà soprattutto al Sud e sulle isole maggiori.

Clima, Caronte torna a far "bollire" la Sicilia con punte oltre 40°C

In particolare da Lunedì 10 luglio, inizierà ad affluire altra aria bollente sahariana, determinando un ulteriore rialzo delle temperature durante la prossima settimana. Il clima diverrà “infernale”, si stimano picchi di oltre 40°C in tantissime località.

Bisognerà attendere la fine della prossima settimana, quindi a partire dal 15 luglio, per un rientro nelle medie stagionali.

 

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Il giallo del barone di Torretta…

a cura del Prof. Salvatore Vaccaro

7Più di cento anni fa, Louise Hamilton sposata Caico, in una delle tante escursioni che fece nel suo soggiorno a Montedoro, dal 1897 al 1913, volendo andare a trovare la tenuta del barone di Torretta, scriveva  nel suo “Sicilian ways and days”, pubblicato nel 1910 e tradotto  in italiano nel 1983, a cura dell’amministrazione comunale di Montedoro, in “Vicende e costumi siciliani”, una delle tante bellissime pagine sulle aree interne del  nostro territorio:

Lasciato il villaggio, cavalcavo pervasa da una sensazione di profondo benessere che mi riconciliava con la vita… La strada per Torretta serpeggiava lungo il costone  di una collina e, cammin facendo, si apriva ai nostri occhi l’ampio panorama di colline e vallate, dorate dal grano maturo e appena chiazzate da macchie verdi di olivi o di fichi, e, al lontano orizzonte, si profilavano le alte montagne, azzurre come il cielo nel quale si fondevano… Mentre ci dirigevamo verso la fattoria dell’immenso feudo, chiesi notizie sul barone di Torretta… A frasi mozze, i  miei accompagnatori mi lasciarono intendere che…si era legato a gruppi di banditi e, che era stato arrestato per la scomparsa di alcuni infelici cacciatori, e poi prosciolto per mancanze di prove…”.

Qui, in queste pagine, di cui ho trascritto alcuni stralci, più che un diario, quello della Hamilton sembra un romanzo giallo, in cui non mancano i lati oscuri di una vicenda che resta un mistero, in quanto, avendo dato un’occhiata all’elenco delle case nobiliari di Sicilia e ai proprietari degli ex feudi di Mussomeli, non è mai esistito un barone dell’ex feudo di Torretta, che, come detto nel precedente articolo, fu venduto dal Principe Pietro Lanza di Scalea a Salvatore Volpe nel 1931, anche se la figlia Pierina mi dice che, già a 6 anni, e cioè nel 1926, suo padre l’aveva portata per la prima volta nella masseria di Torretta.

Le pagine di questa storia del barone assassino, che è il penultimo capitolo del libro di Louise Hamilton, diventata anche un romanzo, “Il barone di Torretta”, scritto, nel 1997, nelle edizioni Lussografica, da Federico Messana, residente a Milano, vengono, però, straordinariamente inframmezzate da idilliache descrizioni della nostra terra, quasi a voler rimarcare il contrasto tra la violenza del barone assassino di quel tempo con la pace e la bellezza della nostra terra:

Nessuna altra costruzione rompeva la solitudine del paesaggio attorno alla casa bianca, alta sulla distesa di nuda, arida terra che scendeva giù fino a valle dove, nella chiara luce, si intravedeva un nastro d’acqua… Dalla cima ventilata della collina, la vista che si stendeva fino a Girgenti e al mare era davvero stupenda, nella gran pace di quel pomeriggio d’estate che attardava la sua luce evanescente sui pendii e le vallate. Regnavano tutt’intorno il silenzio e la calma e avevo dimenticato i sinistri racconti sul padrone di Torretta, mentre proprio lui, in persona, mi stava accanto indicandomi questo o quel monte, quel villaggio. A farmi ricordare dov’ero bastò il boschetto di cipressi su cui caddero i miei occhi, durante il ritorno a casa…”.

1Come ho già accennato sopra, una cosa è certa: non è mai esistita una baronia o signoria di Torretta. Sia nella “Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni (1924)” di Francesco San Martino de Spucches, che nella Storia di Mussomeli del Sorge ed in altri documenti non c’è alcuna menzione di titolo nobiliare per l’ex feudo Torretta. I

n una ordinanza emessa, il 16 agosto 1843, dall’Intendente di Caltanissetta Barone di Rigilifi, a seguito di controversia sugli usi promiscui, sorta tra il nostro Comune e il principe Trabia, si fa l’elenco di tutti gli ex feudi di Mussomeli, compreso Torretta, che appartengono al Principe Trabia. Solo l’ex feudo Scala è di proprietà del Barone Beniamino Ingham come quello di Raffi (o Mustulicatu) che è della baronessa Isabella Ayala in Scozzaro.

In quel periodo erano molte le controversie tra i signori degli ex feudi ed i nuovi comuni sorti dalla loro abolizione nel 1812. Il 29 aprile del 1844,  infatti, a proposito di Mussomeli, l’Intendente di Caltanissetta, a chiusura del dibattimento sugli usi promiscui tra il Comune e i rappresentanti del principe Trabia, rigettando altre richieste sui rimanenti feudi  “Ritenuto che non sorge alcun dubio aver gli abitanti di Mussomeli sempre estratto sale dalla miniera di Garzizzetti, ciò che nemmeno contradice l’ex barone nelle ragioni addotte in questa controversia….Dichiara essere demanio all’uso dei comunisti di Mussomeli la salina dell’ex feudo Garzizetti che resta nella parte meridionale dell’ex feudo…Ordina che gli abitanti di Mussomeli ritenendo in proprietà la salina accennata, continuino ad estirpar sale nel modo che àn sinor praticato. Le spese a carico dell’ex barone, l’esecuzione a cura del sindaco.”

3Ma se il barone di Torretta non esisteva perché, allora, la Hamilton Caico fece il suo nome? Da quello che mi ha riferito l’amico Calogero Messana, pare che il vero barone, quello delinquente ed assassino, doveva essere il barone di Villanova  (probabilmente il padrone della masseria Bellanova/Villanuova, ancora esistente, a pochi chilometri a sud est di Torretta, in zona Racalmuto), in rapporti di amicizia o parentela con i Caico di Montedoro, per cui la nostra scrittrice irlandese, sposata con Eugenio Caico, decise di sviare l’attenzione e di ispirarsi, per il suo vero barone criminale, a cui aveva fatto visita in una delle sue escursioni, ad un immaginario barone di Torretta.

Barone di Torretta “i cui modi erano così gentili e disinvolti che uno spettatore avrebbe pensato che certamente egli mi riteneva all’oscuro di tutto ciò che  lo riguardava, mentre proprio al contrario, il barone, non solo era certo che mi avessero raccontato tutto sul suo conto, ma supponeva che io avessi fatto tutta quella strada per pura curiosità, per poter vedere com’era fatto. E indovinava”.

Ma al di là di questo giallo, dai contorni ancora oggi misteriosi, il diario di Louise Hamilton Caico è un vero resoconto documentale e fotografico di oltre cento anni fa, un periodo di sofferenza e di dolore per le classi contadine, all’alba di un nuovo secolo, il 900, in cui a fatica, dopo  oltre 40 anni, al prezzo di due guerre mondiali e milioni di morti, sarebbero stati conquistati, anche per il desolato entroterra siciliano, quei diritti sacrosanti, sanciti dalla nostra Costituzione italiana nel dicembre 1947, che sono il diritto al lavoro, al suffragio universale, alla dignità umana…

 

 

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‘U suli taliava…

‘U SULI TALIAVA

Armando Carruba

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gra‘N mari ‘i spichi
culuri ill’oru
si muveva chianu
ammuttatu ddo’ ventu
ca ciusciava
‘i matinu.
‘I stiddi si stutaru
‘ntà lu celu
e ‘u suli cumparìu
‘a marina
carizzannu ‘i spichi…
Agghiurnò!
Picciotti, lesti,
mittemu manu
ca lu frumentu
n’aspetta stamatina.
I fauci
mitevunu di cuntinu
accumpagnati
da ‘n cantu
pp’accumpagnari
‘u travagghiu.
‘U suvrastanti
a cavaddu
taliava chistu e chiddu
e cazziava…
Surura e stanchizza
sutta ddu suli cainu
ca dda’ ‘ntà lu celu
rirennu taliava.
Chi scipita ‘a vita!

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piu camposanto per tutti

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 11,25-30

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VangeloIn quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

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