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Archive for 12 maggio 2017

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Ars, neo-antologia delle spese pazze dei gruppi parlamentari

di Mario Barresi

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Ars, neo-antologia delle spese pazze dei gruppi parlamentari

L’aumento dei costi nel 2016

L’Assemblea regionale siciliana – grazie a un auto-censura morale, ma soprattutto alle sentenze di risarcimento che hanno alleggerito i conti in banca di molti deputati ed ex deputati – è diventata più rigorosa. Ma non per questo meno spendacciona. Perché, come certifica la Corte dei conti regionale nella delibera 87/2017, le spese dei politici, nel Parlamento più antico del mondo, hanno interrotto il loro trend di diminuzione. Nel 2016 i gruppi dell’Ars sono costati in tutto 6.930.500, euro, 680mila euro in più rispetto all’esercizio precedente.

«Nel complesso, il percorso virtuoso avviato nel corso degli esercizi precedenti, che nel rendiconto 2015 aveva fatto registrare un risparmio di spesa pari ad 99.500 rispetto all’esercizio 2014, risulta interrotto ex abrupto dalle maggiori spese connesse in prevalenza alle problematiche in materia di integrazioni retributive a titolo di “rimborso Irap”», scrivono i magistrati alla fine delle 49 pagine firmate dal presidente Maurizio Graffeo e dal relatore Giuseppe Di Pietro. L’aumento di spese è quantificato in 680mila euro, originato – dettaglia la Corte dei conti – «dal punto 1 della deliberazione del Consiglio di Presidenza dell’Ars n. 27 del 9.2.2011, la cui soluzione in una prospettiva di più ampio respiro appare, pertanto, quanto mai opportuna e urgente, in vista dell’imminente conclusione della legislatura».

Le «spese irregolari»

Nella relazione si evidenziano delle «criticità di carattere generale». Il documento comprende anche 12 schede sui singoli gruppi parlamentari. Nove dei quali presentano un «rendiconto regolare». Contestate, invece, «spese irregolari» per un totale di 12.991,21 euro a Mpa (5.481,21 euro), Sicilia democratica (5.000 euro) e Centristi per la Sicilia (2.510 euro).

Una somma infinitesimale rispetto ai quasi 7 milioni di costo dei gruppi dell’Ars. Eppure, nella modestia delle spese contestate, alcune contestazioni della sono significative. Oltre che curiose. Eccone alcune.

Lo studio (copiato) del fioraio

Come ad esempio i 5mila contestati al gruppo di Sicilia democratica per «la consulenza espletata dal sig. Reale Vincenzo». Oggetto dell’incarico è «elaborare uno studio finalizzato alla “realizzazione di atti parlamentari attinenti allo sviluppo della Sicilia orientale”». La Corte dei conti fa le pulci al guru selezionato da Sicilia democratica, poiché «dal curriculum si evinceva che sia il titolo di studio posseduto (diploma presso l’Istituto Tecnico Nautico di Siracusa, quale direttore di macchina), che il settore di impiego (commercio di piante e fiori), erano totalmente estranei alla materia da trattare».

E poi sul dettaglio del lavoro, è «di lapalissiana evidenza come l’elaborato non costituisse affatto uno studio vero e proprio, in quanto l’autore si limitava ad enunciare una serie di concetti di carattere assolutamente generale e astratto». I giudici hanno ricevuto tre versioni, «sull’assunto che, di volta in volta, per mero errore materiale, non sarebbe stato trasmesso lo studio vero e proprio, definitivamente depositato solo nel corso dell’adunanza». Ed è in quest’ultimo che c’è la chicca, perché pur avendo «una veste scientifica innegabilmente più adeguata», purtroppo «è del tutto privo di originalità, perché pedissequamente riproduttivo del testo pubblicato dal dott. Filippo Grasso nella rivista “Illuminazioni” (…) nonché, limitatamente ad alcune espressioni, dello scritto pubblicato dal dott. Grasso e dal dott. G. Finocchio sulla stessa rivista, al n. 39». Con precisione quasi irridente, la Corte dei conti elenca le parti copiate. Pagina per pagina.

Buste paga… pagate due volte

L’altra spesa ritenuta irregolare riguarda il gruppo del Mpa: 5.481,21 euro alla società “Barbaro & Partners Job Consulting”, il cui titolare è consulente contabile anche di altri gruppi.

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Catturatona garofano

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Le false profezie di Fatima

Renato Pierri

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Cattura«Gli irresponsabili del “quarto segreto” di Fatima», è il titolo di un articolo apparso sul quotidiano on line Faro Di Roma (11 maggio) a firma del prete a scrittore Mauro Leonardi. Ne trascrivo alcuni passi.

«Sabato 13 maggio sarà il centenario delle apparizioni di Fatima e sui giornali si parla dell’inesistente. L’inesistente è il cosiddetto “quarto segreto di Fatima”. Quello di cui l’autorità ecclesiastica ha parecchie volte smentito l’esistenza: fu il primo Ratzinger nel 2000, lunedì scorso Angelo Amato è stato l’ultimo: sì, il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il capo cioè del dicastero direttamente interessato al viaggio papale a motivo della canonizzazione di  Francesco e Giacinta Marto»…

scontro-finale«Mi chiedo se chi alimenta tali menzogne ritenga davvero di essere cattolico. Perché qualsiasi credente sa che una delle caratteristiche fondamentali delle profezie – le profezie vere, intendo – è che vengono comprese solo dopo che si sono realizzate. Proprio il terzo segreto di Fatima ne è la conferma. Karol Wojtyla, il vescovo vestito di bianco colpito dall’attentato di cui parla suor Lucia, pur potendolo fare – era Papa da quasi tre anni – lesse il segreto di Fatima solo dopo essere stato ferito. Se lo fece portare in ospedale e lo comprese dopo che le pallottole di Alì Agca avevano attraversato il suo corpo».

Le profezie di Fatima, in realtà, non sono profezie da comprendersi né prima né dopo. Semplicemente non sono profezie.

image005Lucia, la “veggente” di Fatima, alla quale si devono le cosiddette profezie, non certo alla Madonna, non colse mai nel segno. Come sbagliò, quando era bambina, circa la fine della prima guerra mondiale («La Madonna ha detto che la guerra finisce oggi» dichiarò il 13 ottobre del 1917!), così fallì riguardo all’inizio della seconda: “Se non cessano di offendere il Signore – aveva detto – nel regno di Pio XI ne incomincerà un’altra peggiore”. Secondo gli storici il grande conflitto incominciò il 1° settembre del 1939, quando al soglio pontificio c’era già Pio XII. E neppure sul papa che «avrà molto da soffrire» c’indovinò. Nella lettera del 2 dicembre 1940, suor Lucia faceva capire chiaramente che la profezia del segreto si riferisse a Pio XII: «Varie persecuzioni e sofferenze riservate a Vostra Santità», gli aveva scritto, ma il rigoroso e aristocratico autocrate Pio XII non subì persecuzioni, né ebbe molte angustie.

il-segreto-di-fatimaSuor Lucia sbagliò anche riguardo alla fine della seconda guerra mondiale, affermando, nella lettera del 4 maggio 1943, che il Signore avrebbe fatto terminare il conflitto di lì a poco. Ma veniamo alla profezia che avrebbe riguardato Giovanni Paolo II. La scena del terzo segreto: “Un Vescovo vestito di bianco…Vari altri Vescovi, Sacerdoti…salire una montagna ripida…in cima alla quale c’era una grande Croce…Il Santo Padre…mezzo tremulo, con passo vacillante…venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e di frecce”. Mezzo tremulo, passo vacillante, muore colpito da proiettili e frecce (le frecce sono di maggiore effetto). Muore. Ora, Giovanni Paolo II quando subì l’attentato non era vacillante e tremulo, ma nel pieno delle forze, e non morì.

Un errore della veggente, o un ripensamento della Signora di Fatima?

 

 

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Un po’ di RELAX

Individuate e correggete la frase sbagliata

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“Mio cugino è molto ferrato in matematica”.

“Leggerò con grande diletto il libro che mi hai regalato”.

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