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Archive for 11 maggio 2017

Ma io sto con i poveri (ammalati)

Alfonso Cipolla

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elisoccorso-118La notizia della realizzazione della prima delle due piste per elicotteri per agevolare gli spostamenti dei Magnifici 7 partecipanti al raduno internazionale di Taormina, pur evidentemente utili, non mi ha lasciato contento, anzi ha richiamato alla mia memoria un fatto accadutomi tempo fa, in occasione di un trasferimento di un paziente da un ospedale agrigentino a quello più famoso di Taormina tramite l’elisoccorso.

Pensavo che l’elicottero sarebbe atterrato in una pista vicina all’ospedale San Vincenzo che è un’eccellenza per la cardiochirurgia neonatale, l’unica in Sicilia, a cui si rivolgono anche alcune regioni del sud Italia.

Ebbene, con mia sorpresa ho notato che non esiste alcuna elipista nè nei pressi dell’ospedale e nemmeno nelle vicinanze, motivo per cui l’elicottero del soccorso deve atterrare in centri lontani e i pazienti devono essere poi trasportati con un’ambulanza, non sempre attrezzata al bisogno.

Mi è capitato di essere arrivato con la mia macchina all’ospedale San Vincenzo di Taormina, oltre un’ora prima dell’ammalato che versava in uno stato di urgenza tale da aver richiesto il trasferimento in elicottero. Eppure motivi scriteriati hanno disposto l’atterraggio dell’elisoccorso, proveniente da Agrigento, a Messina e il proseguimento poi  dell’ammalato in ambulanza fino alle falde di Taormina.

Per l’incredibile e assurdo caso mi è rimasta dentro tanta rabbia, perché si sprecano tanti soldi in opere poco utili ma non per spianare un terreno nei pressi dell’ospedale al fine di cercare di salvare la vita a chi rischia di perderla. Nel mio piccolo ho protestato, chiesto che si attivassero il direttore sanitario, i medici, i familiari dei pazienti, i politici ma si sa come vanno queste cose e quante sorde siano le orecchie della Regione degli sprechi…

Elipista-G7-contrada-Bongiovanni-TaorminaComunque tutto sarebbe stato dimenticato, caduto nell’oblio, la rabbia sarebbe alla fine svanita se non avessi  – giorni fa – visto in tv e letto nei giornali la “vergognosa” notizia: la realizzazione di ben due piste per il G 7 di Taormina, voluto dal governo Renzi. Insomma, per la gente comune, per gli ammalati gravissimi non si trovano i soldi per fare una semplice elipista, mentre – in pochi settimane –  se ne costruiscono ben due per “favorire” gli spostamenti dei primi sette uomini del mondo.

Una discriminazione odiosa e insopportabile tra la vita della gente comune e quella dei Supermen. E pure spocchiosa e irridente, come se non si sarebbe potuto costruire per lo straordinario “evento” un’elipista a Taormina alta e una seconda a pochi metri dall’ospedale San Vincenzo nella vicina Giardini Naxos!

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E invece hanno realizzato due piste: la prima vicina alla piscina comunale e una seconda elisuperficie in località Piano Porto. E, dulcis in fundo, saranno sospesi per 4 giorni, dal 24 al 28 maggio, i ricoveri ordinari nell’ospedale San Vincenzo di Taormina, a causa del G7.  Il complesso di contrada Sirina tratterà soltanto le emergenze.

Cattura

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Porca vacca!

Italia: sciagurato Paese in cui il pubblico finisce immancabilmente nelle tasche del privato, tra cattive gestioni e compensi d’oro

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Roberto Mangosi
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Siete vessati dagli autovelox? Occhio a questo braccialetto: come smaschera le macchinette

Giovanni Ruggiero

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autovelox_camuffatoL’eterna lotta tra automobilisti, motociclisti e autovelox si è arricchita di una nuova arma, uno scudo, anzi un braccialetto, per tutti i vessati d’Italia che devono difendersi ogni giorno dalle macchinette diaboliche.
Finora si sono dimostrati abbastanza utili i navigatori satellitari, nelle cui mappe sono inseriti buona parte degli autovelox fissi sparsi dai Comuni che vogliono far cassa con i nostri portafogli.
Resta per questo strumento il fisiologico difetto legato agli aggiornamenti: le mappe dei navigatori, soprattutto quelli di vecchia generazione, devono essere aggiornate periodicamente. E molto spesso ce ne dimentichiamo.
Peggio va per i motociclisti – ve lo assicuro – visto che non tutti possono avere anche un piccolo monitor davanti.

CatturaIl meccanismo legato al braccialetto Woolf e alla sua app aiuta ad aggirare questo difetto, per chi è più abituato a tenere aggiornato innanzitutto il proprio smartphone.

Questo nuovo dispositivo, venduto in preordine a 99 euro, promette di avvertirci ogni volta che ci si avvicina a un autovelox, oltre che a una zona sensibile, come per esempio un incrocio ritenuto pericoloso.

La app, disponibile per iOs e Android, si basa sui database Scdb, uno dei più completi nella mappatura degli autovelox nel mondo.

Il bracciale è in pelle e si mimetizza con discrezione sotto la maglia a maniche lunghe. Pensato principalmente per i motociclisti, può tornare utile naturalmente anche a chi è al volante.

Il suo funzionamento è molto semplice, secondo quanto garantiscono i produttori: all’avvicinarsi di un autovelox o altri punti sensibili, il dispositivo rilascerà una vibrazione. Man mano che ci si avvicinerà, le vibrazioni si faranno sempre più ravvicinate e percepibili.

 

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san giuseppe

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Era proprio l’ 11 maggio del 1860, esattamente 157 anni fa, quando i vaporetti della spedizione dei Mille sbarcavano nel porto di Marsala

a cura di Armando Carruba

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images (1)Ch’è beddu Caribardu, ca mi pari San Michiluzzo arcancilo daveru, la Sicilia la vinni a libbirari e vinnicari a chiddi ca mureru; quannu talìa, Gesù Cristu pari, quanno cumanna Carlu Magnu veru.

E quannu Garibardu s’affacciava Cu dda cammisa russa si vidìa, la truppa lu pujutu si pigghiava, di Garibardu si un’attiruìa. E quannu lu cumannu iddu dava Tuccava trumma e prima si mittìa, cu ddu cavaddu lu primu marciava, ‘mmenzu li scupittati cci ridìa.

Vinni cu’ vinni, e cc’è lu tri culuri, vinniru milli famusi guirreri, vinni d’Aribaldi lu libiraturi, ‘nta lu sò cori paura non teni. Ora sì ca finìu Ciccu Burboni, la terra si cci aprìu sutta li pedi, fu pri chist’omo ccu la fataciumi, ca la Sicilia fu libira arreri.

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Come è bello Garibaldi che mi pare San Michele arcangelo in persona; la Sicilia la venne a liberare e vendicare quelli che sono morti; quando guarda sembra Gesù Cristo, quando comanda veramente Carlo Magno.

garibaldi_palermoE quando Garibaldi s’affacciava Con la camicia rossa lo si vedeva. La truppa la fuga si pigliava, di Garibaldi era terrorizzata. E quando comandava suonava la tromba e in si metteva in testa, sul cavallo lui marciava per primo e in mezzo alle schioppetttate ci rideva.

Finalmente venne e c’era il tricolore, vennero mille famosi guerrieri, venne Garibaldi il liberatore, nel suo cuore non tiene paura. Ora sì che è finito Francesco Borbone, la terra gli si è aperta sotto i piedi, fu per quest’uomo che con un incantesimo la Sicilia fu libera come una volta.

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IN ACQUE LIBICHE

Migranti, duello in mare tra la marina libica e la nave di una Ong

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Migranti, duello in mare tra la marina libica e  la nave di una Ong

Al largo della costa libica si è svolto un duello tra un nave della Ong tedesca Sea-Watch e la Guardia costiera del paese africano, impegnate entrambe a raggiungere una imbarcazione con a bordo circa 350 migranti diretta in Italia. “Sea-Watch – ha affermato il portavoce della marina libica Ayoub Qassem – ha cercato di ostacolare le operazioni del Guardacoste in acque territoriali libiche, e voleva prendere a bordo i migranti con il pretesto che in Libia non sono al sicuro”.

La versione della Ong è per adesso affidata a un brevissimo filmato piazzato su Twitter: “Questo pattugliatore libico finanziato dall’Unione europea è quasi finito contro la nostra nave di soccorso civile”, recita il titolo che accompagna il video.

http://tv.liberoquotidiano.it/video/esteri/12381476/pattugliatore-libico-nave-ong-sea-watch-collisione-sfiorata.htmlhttp://tv.liberoquotidiano.it/video/esteri/12381476/pattugliatore-libico-nave-ong-sea-watch-collisione-sfiorata.html

I migranti, intercettati al largo di Sabratha, sono stati successivamente trasferiti in una base navale in Libia.

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Papa Francesco non andrebbe a Fatima, se quei fatti accadessero oggi

Renato Pierri

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Venerdì 12 maggio papa Francesco andrà a Fatima.

Papa Francesco non andrebbe a Fatima, così come non va a Medjugorje,  se quei fatti accadessero oggi.

Papa Francesco, se quei fatti accadessero oggi, direbbe, come ha fatto per Medjugorje: “Gesù ci ha avvisato: «Verranno altri che diranno: il cammino del Messia è questo, questo… Non ascoltate! Non sentire loro. Il cammino sono Io!». Gesù è porta e anche cammino. Se seguiamo Lui non sbaglieremo”.

Se quei fatti accadessero oggi, Papa Francesco direbbe: “Il regno di Dio è in mezzo a noi… non bisogna cercare cose strane”. Eh, sì, perché di cose forse anche più strane che a Medjugorje, ne accaddero tante anche a Fatima.

Una Madonna, assai diversa dal Figlio, prese di mira tre bambini, non per tenerli in braccio come fece Gesù, non per farli gioire, ma per farli soffrire, per preconizzare la morte prematura a due di loro, per dire loro di portare il cilicio sulle tenere carni solo di giorno, giacché Gesù non voleva lo portassero anche di notte (ma vi pare?), per spingerli a fare sacrifici a favore dei peccatori (ma vi pare?), per terrorizzarli con terribili visioni infernali.

I due bimbetti morirono davvero presto, forse perché persuasi di dovere morire, forse perché a far avverare la profezia pensò la “spagnola”, micidiale epidemia influenzale, forse perché qualcuno li aiutò a morire…

Tante cose strane avvennero, tante da spingere la monaca Lucia, la superstite, a distanza di anni, a scrivere: “Ma vengo a dirle, reverendo padre, che ora più che mai mi viene il timore di essermi lasciata illudere dalla mia immaginazione” (Lettera a padre Gonçalves, del 5 giugno 1936). Ma si può tornare indietro? Si possono disilludere milioni di fedeli. Mandare in fumo un gigantesco giro d’affari? E come reagirebbero il governo Portoghese e la Chiesa portoghese?

La povera Giacinta, vittima a Fatima di un cristianesimo malato

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Ricorre il centenario delle presunte apparizioni di Fatima, e a me leggendo i giornali mi sembra di essere don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento. Il settimanale “Oggi” è uscito col titolo seguente: “I tre pastorelli: una storia eroica”.

Una storia eroica? Due di loro, poveri innocenti, morti in tenera età vittime di false credenze, di superstizioni, di pregiudizi, l’altra, la superstite, l’artefice inconsapevole della grande mistificazione che dura da ben cento anni, segregata in un monastero di clausura col divieto assoluto di parlare con estranei delle sue visioni.

Da cento anni giornali e libri continuano a mostrare alla gente una sola faccia della medaglia, quella cara alla Chiesa cattolica. Invano ho pubblicato sui giornali decine di lettere in cui dimostro, documenti alla mano, alla luce del Vangelo e della ragione ovviamente, l’assoluta inconsistenza delle apparizioni della Madonna a Fatima.

Invano sono stati pubblicati due miei libri sull’argomento: “Il quarto segreto di Fatima, La Madonna antievangelica e anticomunista inventata dalla Chiesa” (Kaos Edizioni ) e “Nostra Signora di Fatima. La Madonna di un falso cristianesimo” (Mind Edizioni),

Invano inviai con “raccomandata” a Papa Francesco, ben tre anni fa ormai, l’ultimo mio libro. Non mi aspettavo che il Papa lo leggesse e mi rispondesse (se lo avesse letto, probabilmente oggi non andrebbe a Fatima), ma aspettavo un doveroso grazie e la solita benedizione apostolica, come avveniva sempre con Giovanni Paolo II e con Joseph Ratzinger. Adesso i signori del Vaticano non si degnano neppure di rispondere.

E io sono ancora qui a combattere per la verità e soprattutto la giustizia verso due creature innocenti. Soprattutto verso la più sfortunata dei tre piccoli, Giacinta, la pastorella che ebbe a soffrire maggiormente,a causa di un cristianesimo malato.  Lo dimostrano le assurdità scritte e dette su di lei da Lucia e da diversi autori cattolici.

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