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Archive for 23 aprile 2017

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Il candidato ideale

di Fabio Ceraulo

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Nel quartiere dove sono nato e ho vissuto per tanti anni – tra via Napoli, via Venezia e via S. Agostino – c’erano personaggi e volti sui quali si potrebbero scrivere fiumi di parole. Uno, in particolare, era un avvocato ben noto nella zona, detto semplicemente “il signor Tommaso”, che nei negozi in cui entrava o al bar dove sempre si serviva favendo mettere tutto in conto, in sospeso. In altri posti era chiamato “avvocà”, specie quando gli si chiedeva un parere su qualsiasi questione, persino su cose assolutamente estranee alla sua competenza, ammesso che ne avesse una.

Già, perchè l’ “avvocà” era un bonario fanfarone, aveva pochissimi clienti che spesso neanche lo pagavano e passava gran parte della sua giornata tra l’edicola – dove attorno a sè riuniva drappelli di persone che arringava in maniera elegante e forbita (per poi scoprire che in realtà dava consigli sulla corsa Tris di quel giorno) –  e il bar, dove pur non pagando era una celebrità: “Un caffè lungo per l’avvocato!” dicevano non appena lo vedevano entrare. “Avvocà, u cornetto u vuole ca crema gialla o ca marmellata?”.

Qualche anno fa, in periodo elettorale, in zona c’era un viavai irrefrenabile di gente che si dava da fare e si dannava l’esistenza per questo o per quel candidato alle comunali. Qualcuno consigliava un suo parente, introducendolo così: “E’ un bravu criustianu”. Qualcun altro sosteneva un amico che gli doveva fare un favore e si sentiva rispondere: “Ma se il favore lo deve fare a te, piccì lo devo votare pure io?”. Altri ancora fecevano propaganda per un vicino di casa che prometteva migliorie condominiali o per un bottegaio di fiducia.

C’era però un candidato che si ergeva su tutti: proprio lui, l’avvocato.

Esordì un giorno avvicinandosi a un gruppo di ragazzi, tra i quali me, esclamando: “Ragazzi, lo sapete? Mi porto alla elezioni!”. A Palermo non ci si candida, ma ci si “porta”, sebbene sia lo stesso concetto, in realtà il “mi porta” suona imperativo e prepotente, raccoglie subito maggiori consensi. La risposta di noi ragazzi fu: “Avvocà, guardi che il più grande di noi ha sedici anni, quindi…”. L’avvocato rimase male a quella risposta e con un lieve tremolio a un occhio – una specie di tic nervoso – per la “malafiura” fatta, si allontanò dicendo: “Vabbè… casomai ditelo ai vostri genitori”. Uno di loro mormorò: “Sì, figurati… se lo dico a mio padre che ‘stu imbecille vuole ilvoto, mi butta come minimo dalle scale”.

Iniziò così la campagna elettorale dell’ “avvocà”, ricca di passeggiate nel quartiere con larghi sorrisi e strette di mano, nonchè promesse ai limiti dell’assurdo, come quando diede un buffetto sulla guancia di un neonato e promise: “Ci penso io ad impostarlo, ‘stu giovanotto!”. Il tutto sotto lo sguardo allibito dei genitori.

Il clou fu il manifesto che fece affiggere sui muri del quartiere, una sua foto a mezzobusto – orrendo abito principe di Gallee e foulard al collo – e un pugno chiuso proteso verso l’alto. Sotto campeggiava il suo slogan: “La persona giusta al posto giusto”. Al quale, qualche giorno dopo, un ignoto passante aggiunse impietosamente a penna: “A casa”.

Per acchiappare piùvoti possibili, l’ “avvocà” desise anche di affidarsi a un tipetto niente male, tale Guido, con una lista chilometrica di precedenti penali. La sede del “comitato elettorale” di questo “eccelso” collaboratore era una sorta di sgabuzzino in via S. Agostino, dove pare che tenesse merce rubata. “Ci penso io a fare acchianare all’avvocato”, assicurava.

(altro…)

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Usare la cosa più adatta

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Cu sparagna la vardeddra

sparda la visazza.

Chi risparmia la sella

consuma la bisaccia

Per dire che è meglio usare ciò che è più adatto all’uso.

PROVERBI MILOCCHESI RACCOLTI DA NONNA M.

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cdice penale militare

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Che cosa non si può fare contro chi non esiste?

Veronica Tussi

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41h8D9hY+IL._SX303_BO1,204,203,200_“Deumanizzazione. Come si legittima la violenza”, è un saggio di Chiara Volpato, edito da Laterza. Deumanizzare significa privare un proprio simile dell’umanità, negare l’umanità dell’altro introducendo un’asimmetria tra chi gode delle qualità prototipiche dell’umano e chi ne è considerato privo o carente.

La deumanizzazione serve a compiere su altri uomini azioni inaccettabili in un contesto normale. Se ci si persuade che un uomo è come un topo, è più facile torturarlo, eliminarlo.

“Ci colpivano sempre sotto la vita – sulle cosce, le natiche e i genitali. Ci dicevano che eravamo peggio degli animali e che non avevamo più diritti”, è il racconto di un sopravvissuto alle torture sugli omosessuali in Cecenia. E’ più facile torturare e uccidere chi è peggio degli animali.

imagesIl capo della repubblica cecena Ramzan Kadyrov ha dichiarato:

«Non si possono detenere e perseguire persone che semplicemente non esistono nella Repubblica Cecena. Se ci fosse gente simile in Cecenia le forze dell’ordine non avrebbero bisogno di avere a che fare con loro, perché i loro parenti li manderebbero in un luogo da cui non c’è più ritorno».

Ramzan Kadyrov non ha deumanizzato gli omosessuali, non ha negato la loro umanità, ne ha negato l’esistenza. E che cosa non si può fare contro chi non esiste?

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chiparo solitudine

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,19-31

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Zeffirelli6La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi».
Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò».

images (6)Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».
Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».
Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro.
Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

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