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Archive for 21 aprile 2017

montedoro

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1aqsdffff

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Liberoèbello

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libero

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SUPERMARKET

A volte, sembra che gli scaffali di questo Supermercato siano vivi.
Tutto è plasticamente dipinto in una tonalità di blu tanto corposa da acquisire fluorescenza, entra negli occhi come uno tsunami nella città indifesa del tuo cervello.
Ogni mattina ti rechi al lavoro e quell’onda blu ti fracassa il cranio, una volta aperta la porta scorrevole che, come uno dei tanti riti del nuovo millennio, si chiude alle tue spalle con il sibilo che ti aspetti appartenga a un serpente a sonagli.
Ci sono le piastrelle, le casse automatiche. Ci sono le fibre ottiche e i sensori di movimento. Ci sono le cassiere e il direttore. Tutto questo marasma dà il benvenuto al tuo nuovo giorno in questo mondo, ricordandoti che il tuo tempo residuo viene costantemente assorbito dalle persone e dagli oggetti che assediano i tuoi piccoli spazi.
Più sono gli elementi di cui ti circondi, più in fretta muori.

Il tuo lavoro consiste nel riordinare prodotti. I cereali devono stare con cereali, biscotti, grissini, nello scaffale numero 6 che fronteggia quello della pasta, delle lasagne, del pane da hamburger americano, imprigionato dentro sacchetti di plastica da almeno tre mesi. Se ti concentri troppo sulle date di scadenza finisci per dimenticare la provenienza dei prodotti, perché ti è inevitabile pensare intensamente a dove finiranno una volta consumati.
Formaggio stagionato proveniente dal sud della Francia, ti guarda storto mentre gli appiccichi un codice a barre, il linguaggio delle macchine che tu non comprendi ma lasci diffondere passivamente. Bibite gassate ridono alle tue spalle. Le senti, ridicolizzano la tua divisa inamidata, quella con la quale ti immagini sepolto sotto il crollo dell’edificio, sforacchiato dalle pallottole di un inserviente impazzito, amoreggiante nel corridoio con la giovane mamma che sta soppesando due limoni maturi come fossero umide palle.

Ci chiamano “società dei consumi”, ma qui niente viene consumato.
Piuttosto, siamo noi a venire consumati.
Detersivi chiacchierano sommessamente di quale sia la lavatrice dei loro sogni, mentre la vecchina con il barboncino ben pettinato per l’occasione legge componenti chimici di cui non comprende l’etimologia, su etichette incollate da automi provenienti da chissà quale racconto di fantascienza, attraverso lenti di fabbricazione indonesiana. La corsia dei prodotti per la pulizia della casa è sempre gremita di casalinghe sconfortate e madri single i cui capelli brillano di shampoo Ultraviolet acquistato a soli 7 € in sconto, proprio tra questi corridoi.

Pulisci senape sparsa sul pavimento da qualche bambino bastardo, raccogli gusci d’arachide mangiati di nascosto da qualche cliente circospetto, che cercava di soddisfare la propria fame di trasgressione, più che quella fisiologica. Pulisci pomodoro versato a terra, ligio al tuo dovere, ma ti accorgi distrattamente di non trovarti nel corridoio degli alimentari, tantomeno di fronte allo scaffale dei concentrati TomaToto. Non ci sono cocci di bottiglie rotte, né confezioni private della loro ermetica perfezione, eppure c’è un denso liquido rosso che macchia il pavimento in PVC blu, che si spande come una macchia informe, sottraendo all’ambiente il proprio asettico orgoglio. Il direttore ti fa tornare alla realtà: «Pulisci quel disastro di pomodoro, brutto incapace!»

 
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delia

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