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Archive for 18 aprile 2017

Articolo per adulti e ragazzi accompagnati da persone mature

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Aborto, così fanno a pezzi i feti senza anestesia

di Melania Rizzoli

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Che fine fa un feto abortito? Come muore e come avviene il feticidio?

In una settimana nella quale abbiamo molto parlato di eutanasia e scritto soprattutto di dolce morte, desidero ricordare a tutti coloro che si sono scandalizzati e si sono espressi in modo critico per il trattamento di fine vita che si pratica presso la clinica elvetica Dignitas, ed in molte altre simili in Svizzera e nel mondo, che in Italia esiste dal 1978 la legge 194 sulla interruzione volontaria di gravidanza (IDV) che permette di abortire, cioè di sopprimere la vita nascente, cioè di eliminare un feto vivo di alcuni mesi, ovvero di ucciderlo, sano o malato che sia.

Se è vero infatti che la legge si applica di norma nel caso in cui il feto presenti malattie o malformazioni, anche compatibili con la vita, se la madre lo richiede, è pur vero che la stessa é valida anche nel caso in cui questo sia perfettamente sano, ma percepito dalla donna come causa di una gravidanza che mette a rischio il suo stato psico-fisico,condizione questa che avviene in oltre il 90% di tutti i circa 200mila casi di aborto che vengono eseguiti ogni anno nel nostro Paese.

L’ intervento chirurgico praticato sui feti da eliminare viene effettuato su di loro senza alcuna terapia di “dolce morte”, senza alcun farmaco per anestetizzarli, senza un antidolorifico e nemmeno una goccia di pentobarbital, poiché essi vengono soppressi da vivi e da svegli, mentre sono inconsapevoli ma reattivi, cioè già capaci di tentare di difendersi e di muoversi e quindi con muscoli, cervello e nervi in maturazione ma già formati, come anche la testa, le braccia, le gambe e il loro cuore che batte a ritmo regolare. Come la chiamate questa procedura? Non è forse una forma di eutanasia legalizzata?

LA LEGGE

È doveroso precisare che la 194 è una legge sacrosanta, un diritto fondamentale delle donne che permette loro di decidere cosa fare del loro corpo e della vita che cresce nel loro utero, un libero arbitrio che ha salvato milioni di mancate madri dalle complicanze e dalle morti degli aborti clandestini, e prima che venisse varata molte ragazze erano costrette ad usare canali illegali o a recarsi all’ estero per interrompere la gravidanza, a varcare i confini, esattamente come accade oggi a chi decide di porre fine alla propria esistenza e di morire assistito con dignità, anche senza ricorrere all’ eutanasia. Secondo la legge italiana l’ aborto “volontario” (IDV) può essere praticato entro e non oltre il primo trimestre, cioè entro i primi novanta giorni di gravidanza.

Se però si riscontrano complicazioni o problemi per il feto o la madre, la legge permette di abortire anche dopo il termine consueto, ovvero fino al 180° giorno, cioè entro il sesto mese di gestazione. In questo caso si parla di aborto “terapeutico” (ITG) che oggi può essere esteso fino alla 22ma settimana, considerata il periodo limite prima che il feto possa vivere autonomamente fuori dall’ utero materno.

Le procedure mediche e chirurgiche per l’ interruzione di gravidanza sono diverse a secondo delle settimane di gestazione. Attualmente entro la settima settimana si usa somministrare alla gestante la pillola RU486 (mifepristone) da assumere per via orale, un farmaco che “blocca” la gravidanza, che la interrompe con il successivo apporto di progesterone per via locale, producendo entro 48ore un aborto “medico” per cui il feto muore e viene espulso per via vaginale, come avviene in un normale aborto spontaneo.

Dal 60° giorno di gravidanza in poi l’ aborto può essere solo chirurgico, per le aumentate dimensioni del feto che cresce e dei suoi annessi, ed il convincimento comune è che esso venga eseguito in modo indolore, con una semplice procedura di aspirazione del “contenuto” uterino (metodo Karmal) e con un successivo raschiamento delle pareti interne dell’ organo, allo scopo di eliminare i residui fetali e la placenta.

Un feto di 60/90giorni però, per le sue dimensioni, non passa attraverso il calibro ridotto della cannula dell’ aspiratore e quindi va necessariamente smembrato (da vivo) usando sul suo fragile corpo la pressione negativa del risucchio del tubo aspirante od utilizzando apposite pinze sul suo corpicino (sempre da vivo) per estrarlo a pezzi, nel caso in cui le sue dimensioni fossero maggiori. Il successivo curettage della cavità uterina, un grattamento delle pareti interne eseguito con un apposito cucchiaio metallico, serve infatti, oltre che a staccare, frantumare ed aspirare il cordone ombelicale e la placenta ancora adesa alla parete dell’ organo, anche ad eliminare i residui fetali che eventualmente fossero caduti sul fondo dell’ utero e sfuggiti quindi alla forza dell’ isterosuzione.

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MODELLO ERDOGAN

di Moreno Sgarallino

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Beppe Grillo, 5 stelle e italiani farebbero bene a tener d’occhio Erdogan.

Alcuni per imparare come si fa un regime totalitario, altri per scongiurarlo.

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Caccia all’evaso(re)

Cattura

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gianniboncompagninonlarai

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nonelarai

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sutera pasquone

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Un po’ di RELAX

Individuate e correggete la frase sbagliata

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“Ho comprato un paio di pantaloni marrone”.

“Dicono che la Storia sia maestra di vita”.

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“Ho comprato un paio di calzoni marrone”.

 

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