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Archive for 14 aprile 2017

La Settimana Santa a Milena negli anni sessanta come la ricordo io

di Rosa Lombardo

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Il giorno del Venerdì Santo (e del Corpus Domini) i “Fratelli” si vestivano con lunghi abiti bianchi con ai fianchi una cordicella. Avevano la testa nascosta sotto un cappuccio con due fessure all’altezza degli occhi. Portravano sulle spalle una cappa (mantellina) corta di color rosso e al collo un grosso medaglione d’ottone con impressa l’effige del Santissimo Sacramento. Indosssavano questi vestiti anche quando uno loro confratello moriva.

In chiesa, dopo le funzioni, incominciavano i sette ”viaggi”. La tradizione vuole che in questo giorno si visitino sette chiese, i cosìddetti “viaggi” in cui il fedele entra in chiesa e, pregando, arriva fino alla reposizione, o come dicevano noi  a “u sepolcru” dove lascia un’offerta. Dopo aver offerto questo piccolo obolo doveva ripetere tutto per sette volte in una chiesa diversa, ma siccome a Milena non c’erano altre chiese, i “viaggi” si facevano tutti nella stessa chiesa madre, e il fedele iniziava un altro viaggio e così  per sette volte.

Questo andirivieni non ha niente di ordinato perché succede spesso che non tutti si avviano allo stesso tempo a fare i giri e allora si viene a creare un  movimento di persone che, a vederlo dal di fuori, si  vedono persone che girano attorno per la chiesa con uno strano e disorganizzato moto rotatorio che credo non esista in nessun altro paese.

C’è poi chi fa la Via Crucis e recita il Santo Rosario a ogni Stazione. Le Stazioni sono soste davanti ai quadri che mostrano il percorso di Gesù verso la sua Crocifissione. (Gli antichi quadri, risalenti al 1906, erano stati tolti e posti in soffitta, ma proprio in questi giorni padre Luca Milia li ha fatto rimettere, dopo averli fatto restaurare).

La sera sul tardi arrivavano i Cantori divisi in più gruppi e al suono delle loro lamentazioni facevano a gara per aggiudicarsi il posto dietro all’Urna dove verrà posto il Corpo martoriato di Cristo. La chiesa si riempiva di lamenti e canti.

Il Venerdi Santo, giornata di Passione, la chiesa si risvegliava vestita a lutto. I paramenti dai colori viola, nero e oro scendevano dall’alto delle travi fino ad altezza uomo.  Tutte le statue dei Santi erano coperte da un drappo nero in segno di lutto. Solo Cristo in Croce e la statua dell’Addolorata erano a viso scoperto.

La chiesa non si svuotava mai, le Pie donne si davano il cambio. L’acquasantiera veniva svuotata. Mai tanti uomini si recavano in chiesa come quel giorno. Anche mio padre che non frequentava tanto la chiesa quel giorno era con noi.

v_san026A casa mia madre copriva lo specchio con un drappo e metteva un nastrino nero alla “grattalora” (grattugia) che stava appesa al muro, per ricordarci che bisognava fare il digiuno. Anche i nostri cani facevano il digiuno e stavano legati tutto il giorno del Venerdi Santo. Non potevamo pettinarci o peggio ancora farci delle trecce  A tal proposito mia madre diceva: “Biniditta chiddra pasta ca di venniri s’impasta, maliditta chiddra trizza ca di venniri s’intrizza” e ci raccondava questa storiella. .

Quando il Cristo in Palestina venne condannato a morte e caricato della croce, mentre passava per la via una donna che stava impastando il pane, senti delle grida e dei lamenti, corse fuori a vedere cosa era successo, si strofinò le mani per togliere la farina, prese uno straccio e si affaccio. Vide il Cristo sotto il peso dellla croce, era pallido, sul suo viso c’era sangue e sudore, si avvicinò, e incurante dei soldati, gli asciugò il viso. Un’altra donna che stava intrecciandosi i capelli davanti allo specchio, sentì le voci e i lamenti, ma per paura che i suoi capelli si disfacessero e si strecciassero, non volle vedere il Cristo che se ne rammaricò.

Di prima mattina mia madre faceva il pane, un po’ per tradizione un pò per la storiella che ci raccontava. Io penso che lo faceva per avere il pane ancora fresco il giorno di Pasqua.

Il giorno della Deposizione si ripetevano trentatrè Credo: uno per ogni anno di Nostro Signore, non si dice il Rosario e c’è la Mezza Missa. (la Mezza Messa, senza le letture). Alla fine delle funzioni religiose con due alte scale e un lenzuolo bianco veniva fatto calare il Cristo dalla Croce e sistemato nell’Urna o Vara che è la stessa che anche oggi sfila per le vie del paese. I Chiodi e la Corona di spine venivano adagiate dentro l’urna; sopra veniva posata una palma che spesso era una di quelle che aveva intrecciato mio padre.

Lo stendardo portato da un membro della Confraternita

Un alto stendardo a forma di croce con un lungo velo nero in cima annunciava l’arrivo dei Fratelli accompagnati dal rullo del tamburo di lu zi Peppi Farina.

Tra i Fratelli ricordo lu zi Peppi Nsalacu (Insalaco Giuseppe) che era il capo, infatti nella sua casa si vestivano tutti,  lu zi Caloriu Ciaciaramiddru (Mattina Calogero), Giurlannu Namparusu (Cipolla Gerlando,) Peppi Cola (Ingrasci Giuseppe), Giuvanni lu Stipiu (Vitello Giovanni), Caliddru Cardiari (Calogero Caldiero), Giurlannu Masciunardu (Gerlando Bonomo), Peppi Callariaddru (Giuseppe Alfano) e qualcun altro di cui ricordo il volto ma non rammento il nome.

Alle tre pomeridiane usciva l’Urna seguita dall’Addulurata portate a braccia da giovani ufedeli che facevano a gara e qualche volta perfino bisticciavano per potere portare l’Urna o la statua della Madonna. C’era la musica (la banda musicale). Qualche volta asi faceva anche La Scinnenza.

La voce tuonante dell’arciprete Salvatore Taffaro dai balconi predicava la Via Crucis, Patri Taffaru aveva un modo di  predicare, un tono di voce forte e chiaro che faceva tremare durante le prediche l’intero edificio sacro. Lo affiancava Patri Gilormu Farcuni (padre Girolamo Falcone) e i due si alternavano nelle  varie Stazioni.

Tantissime persone seguivano la Processione scalze per un voto. Mia zia Rosalia ogni anno seguiva la processione scalza e io l’accompagnavo; lei con una mano stava attaccata all’Urna e con l’altra teneva la mia, io evitavo che gli altri fedeli le pestassero i piedi.

Tutte le donne erano vestite di nero o di scuro. Ricordo i fazzoletti legati sul capo o le lunghe sciarpe di lana nera avvolte al collo e sulle spalle delle persone anziane. Io chiedevo a mia madre perche si vestisse di nero e lei  mi rispondeva che era morto il suo Dio: “Se si  indossava il  lutto anche per un lontano cugino non  si doveva portarlo per il Messia?”

Era consentito  ai lamentatori  di bere vino (“sangue di Cristo” dicevano) e, ogni tanto, si allontanavano per andare a bere nelle osterie della zà Annnetta o di “lu Judici”  e mangiare anche una sarda salata: la scuotevano, le toglievano la testa e la mangiavano senza averla lavata.

Solo i malati e gli anziani restavano  a casa per il Venerdi Santo. Gli uomini si recavano alla processione un pò per devozione un pò per ascoltare le lamentazioni  che i cantori intonavano a gara tra di loro. Le lamentazioni facevano piangere, incutevano tristezza, si respirava un’aria funebre. Eravamo veramente tutti tristi e scoraggiati come se il morto fosse lì davanti a noi e noi eravamo impotenti. Ci sentivamo tutti peccatori, pronti a chiedere perdono e diventare piu buoni: “Oh Dio cosa ho fatto per ridurti cosi?” sembravano dire le nostre facce.

“L’annacata” era d’obbligo, i portatori facevano tre passsi avanti e tre all’indietro. Questa non era una processione ma una “cunnutta” e si doveva “cunnuciri” il morto: quel dondolìo sempre uguale era come una danza che serviva ad allungare l’ora del distacco. Tutti  pian piano ci radunavamo  dietro all’urna vicino ai cantori, sparpagliati senza ordine.

L’Addolorata restava sola a piangere il Figlio morto mentre stringeva tra le mani un fazzoletto listato a lutto. Verso la mezzanotte, ma certe volte anche piu tardi, la processione finiva e mesti si ritornava a casa stanchi, infreddoliti e digiuni.

 

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Nuovo sistema per rattoppi stradali

Carmelo Locurto

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Dal 10 aprile, in alcune vie del centro abitato saranno effettuati lavori di sistemazione del manto stradale per rimuovere alcune buche nelle sedi stradali.

A renderlo noto è stato il sindaco Peppuccio Vitellaro che ha anche fatto presente che, a causa di questi lavori, una novantina di interventi in tutto, potrebbero verificarsi momentanei disservizi alla circolazione.

Per questa ragione ha chiesto la fattiva collaborazione e comprensione da parte dei cittadini.

La riparazione delle buche s’è resa necessaria per evitare danni a cose o persone e sarà effettuata con la nuova tecnologia Rodeco Nuphalt, consistente nell’utilizzo di una specifica attrezzatura che effettua il riscaldamento del tratto di pavimentazione da riparare sul quale è posta in opera la miscela lavorata del materiale ammorbidito previa applicazione del rigenerante e successivo livellamento a rullo che consente l’immediata apertura al transito ed il rispetto delle norme ambientali, sussistendo la possibilità del riciclo al 100% del tratto di pavimentazione divelto.

L’amministrazione comunale, al fine di effettuare questi lavori di sistemazione della sede stradale di alcuni punti del centro abitato sosterrà un costo di 8.360 euro oltre Iva con una garanzia di almeno anni due sugli interventi effettuati. Absolute Asphalt s.r.l. di Marcon, in provincia di Venezia ad effettuare questi interventi. Responsabile unico del procedimento è il geom. Giovanni Saia, direttore dei lavori il dott. Salvatore Saia, coadiuvato dal dipendente comunale Emilio Cassenti.

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Un po’ di RELAX

Individuate e correggete la frase sbagliata

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“Io abito al pianterreno di quel palazzo”.

“Tuo fratello è troppo irruento”.

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(altro…)

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gas e bombe

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Cattura

sgarbi

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