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Archive for 13 aprile 2017

La Settimana Santa a Milena negli anni 60 come la ricordo io

di Rosa Lombardo

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Negli anni 60 io ero una bambina ma ho ancora impresso nella memoria quello che si faceva a quei tempi. Forse in qualche altra famiglia non era cosi, ma a casa mia, giuro e dico il vero, si facevano le cose che ora sto a descrivervi.

La  Settimana Santa iniziava il giorno della Domenica delle Palme.

domenica-delle-palme1Noi avevamo una pianta di palma proprio nel giardino (c’è ancora) e puntualmente prendevamo le foglie più bianche che si trovavano all’interno. Mio padre sapeva intrecciare le palme e fare oggetti pasquali. Non li vendavamo ma li regalavamo ai bambini della robba (Valenti), ai parenti e ai figli dei nostri amici. Venivano anche le mamme dalle robbe vicine, dalla piazza, dalla stessa via e dicevano trepidanti nei  giorni prima della festa: “Mi ci ava fari la parmuzza a ma figliu?“. Mio padre segnava il numero di palme che servivano e incominciava a intrecciare.

Anche io so intrecciare le palme e così pure i miei fratelli, ci divertivamo ad aiutare nostro padre. Facevamo “la cruci cu li sferi”, “u panariddru”, “la cruciddra” tutti intrecciati le foglie della palma.  Per renderle piu belle vi attaccavamo “l’abbarcu” (violaciocca) e qualche nastrino colorato. Qualche bambino portava un sigaro a mio padre che fumava i toscani, ma era solo un regalino non un pagamento.

Il Lunedi con farina, saìmi (strutto), uova e zuccchero si preparavano “li gaddruzza di Pasqua” . Si  mettevano li gadddruzza nelle lanne (teglie) di ferro e si aspettava la cottura nel forno. Allora si accendeva il forno di gesso, che abitualmente si usava per il pane, ed essendo il forno molto grande, per risparmiare la paglia e la legna, le famiglie vicine si accordavano di infornare i dolci insieme. L’odore dei dolci era inebriante, forse perché lo sentivamo solo a Pasqua e a Natale. La tradizione di questi dolci continua ancora oggi.

La sera tardi i “lamentatori” si riunivano nella vicina osteria della zà Annetta e intonavano le lamentazioni del Venerdi Santo, con foga e passione, aiutati dal vino rosso che tracannavano mentre ripassavano il testo dei canti. Quando qualcuno stonava o andava fuori tempo, forse  per il troppo vino, si alzavano le voci di rimprovero e poi ricominciavano da capo.

36ce4460236f114c3dbeb87dfd6a9109Il Martedi si passava sui biscotti la glassa e la “diavulina” di zucchero colorata e si mettevano ad asciugare. Poi più tardi si portavano in dono a qualche amico o alle persone ch’erano a lutto o ammalate. I regali più frequenti erano vino, uova e biscotti, raramente il rosolio e la marsala.

Il Mercoledi si preparavano gli abiti per la festa. Non c’erano quasi mai capi nuovi perché il raccolto (quando i contadini venivano pagati) era ancora lontano, e perciò si sistemavano gli abiti migliori che avevamo e, se era il caso si allungavano; si lavavano e, se pioveva o faceva freddo, si mettevano ad asciugare sul “circolo” di legno sistemato sopra “la brascera” (braciere). La sera i lamentatori all’osteria cantavano ancora piu forte  e banchettavano con cardi, sarde salate e patate bollite…….

Cattura1Il Giovedì era una giornata movimentata e caotica. Si “parava” (addobbava) la chiesa con vasi di frumento ingiallito. Il frumento, la sera del Mercoledì delle Ceneri, era stato seminato in alcuni vasi che si tenevano al buio in modo che le piantine, per mancanza di luce crescevano gialle (perché prive di clorofilla). Si abbellivano con fiori di carta velina colorata e qualche nastrino.

Intanto giovedì a mezzogiorno, “lu miazzu iuvi” (il mezzo giovedì), i barbieri coprivano gli specchi del salone con un grande lenzuolo e non lavoravano più.

In chiesa si preparavano i Santi Sepolcri con tappeti tessuti. Erano adornati da vasi pieni di piccoli garofani americani rossi, bianchi e rosa. L’abbarcu (violaciocca) emanava il suo profumo inconfondibile e i tanti lumini accesi disposti a forma di croce, rendevano l’atmosfera ancora più suggestiva.

Come ancora oggi, si praticava la Lavanda dei Piedi, il gesto compiuto da Gesù durante l’Ultima Cena. In chiesa, in attesa del lavaggio dei piedi da parte del sacerdote, stavano seduti i cosidetti “Fratelli”, come erano chiamati i componenti della Confraternita del Santissimo Sacramento di Milena.

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Orazione di chi entra in chiesa

(recitata da Armando Carruba)

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petix canti

Carissimi, un libro che leggo e rileggo e che ho sempre a portata di mano è I CANTI DELLA TRADIZIONE POPOLARE DI MILENA di Arturo Petix. Grande il Petix nel raccogliere tutto questo prezioso materiale che altrimenti sarebbe andato perduto.

Per gli amici siciliani che vivono fuori dall’isola e sono “simenza ‘ntò munnu” per i loro figli e simpatizzanti che magari hanno difficoltà nel leggere il dialetto, la tentazione è stata grande per non registrare…. Mi scuso soltanto per il dialetto che non è milucchisi dato che non ne sono all’altezza. Buona giornata e sempre Milocca nel cuore !

Armando Carruba

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ORAZIONE DI CHI ENTRA IN CHIESA

canto popolare milenese

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Ia trasu nni sta chiesa trunfanti
prima salutu a Dia e pua a li Santi;
arzu la mani dritta
pigliu l’acqua biniditta
mi la mintu nni lu visu
sacciu ca ié ghiri ‘n padarisu!
Arzu l’ùocchi e viu luci
viu a Gesù misu ‘n cruci
ancora dda lu viu ristari
pi li setti piccati murtali!

Ia trasu nni sta chiesa, o mia Signuri
unni aspittati a mia cu tantu amuri;
trasu cuntenti e li piedi Vi vasu
pirdunatimi o Dia si V’aiu offisu!
Grapiti pettu mia, grapiti cori
lassa passari a Dia ca voli antrari
Iddu ti porta ricchizzi e trisori
è mìedicu ca l’arma fa sanari!

 

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l Comune di Milena è un modello da seguire in materia di differenziata

Carmelo Locurto

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1Milena è un Comune che, per tutti gli altri Comuni della Sicilia, è un modello da seguire in materia di differenziata. E’ il singolare riconoscimento che ha ottenuto il Comune come Milena a Catania in occasione della consegna degli attestati di virtuosità recentemente assegnati a quei Comuni che in Sicilia nell’ultimo trimestre del 2016 hanno raggiunto alte percentuali di raccolta differenziata.

2Il “Paese delle Robbe”, in realtà, il servizio di raccolta differenziata lo ha introdotto appena 4 mesi fa, per cui non poteva rientrare nel novero dei Comuni siciliani virtuosi premiati alle Ciminiere di Catania, tuttavia è stato menzionato per essere riuscito, in appena 4 mesi, a passare da una percentuale di raccolta differenziata del 10% al 60%.

Una percentuale che ha spinto il capo di gabinetto vicario del presidente della Regione, il dott. Enrico Vella, in occasione del convegno “Rifiuti, differenziata, comuni virtuosi, appalti ed emergenze” ad additare il “Paese delle Robbe” come esempio e modello da seguire. Enrico Vella ha infatti rilevato: differenziando anche l’umido, è un risultato eccellente e al contempo la strada maestra per tutti i comuni siciliani>.

Vitellaro

Giuseppe Vitellaro

<E’ un rilievo che ci onora e che ci spinge a dare il massimo per aumentare ulteriormente la percentuale della raccolta differenziata nel nostro Comune>, ha sottolineato il sindaco Peppuccio Vitellaro.

Il primo cittadino, nel ringraziare l’assessore comunale al territorio e ambiente Alessandra Antinoro – protagonista di questo importante successo per la nostra comunità – ed il personale che effettua la raccolta differenziata – guidato da Giorgio Mantione -, ha inteso esprimere il proprio plauso anche all’indirizzo dei cittadini per un riconoscimento che vede la città di Milena entrare a pieno titolo tra i Comuni virtuosi della Sicilia in materia di differenziata.

Carmelo Locurto 50 righe

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Nella Repubblica delle Banane
non si fa nulla per arginare la criminalità,
ma si fa credere che le Leggi – mai varate – funzionino.

Roberto Mangosi

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sclerosi

sclerosi multipla

scl

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