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Archive for 9 aprile 2017

Senza passato e senza futuro

Cattura

Si  sta con un piede nella sufficienza e con un altro nel vuoto.

Qualcuno,  di tanto in tanto, mi chiede cosa ne penso dell’amministrazione comunale di Milena, che per qualche frazione infinitesimale, qualche tempo fa,   ho ritenuto, potesse anche appartenermi.

Non ne penso bene, anzi non ne penso proprio, non so che dire: cosa si può pensare del vuoto ?

Non è quello che credevo potesse essere ed è meno di quello che potrebbe essere .

E’ una amministrazione per molti versi simile alle precedenti, con una forte valenza personalistica e spero non familistica per il futuro, senza inventiva, senza idee, senza impegno costruttivo e senza alcuna voglia di fare.

Rispetto alle precedenti, più prossime, c’è un’aria di maggior libertà, e,  poi niente. E’ una amministrazione del “ tira a campare “, che può benissimo esistere senza sindaco, senza assessori e consiglio comunale: fanno tutto come vogliono e quando vogliono i burocrati.

Per una amministrazione di questo spessore, credo non sia il caso di perdere tempo e denaro per fare delle elezioni.

Non sembra esserci stato alcun cambiamento tra il prima ed il dopo. Le nostre voci, le voci della gente comune, non sono mai state ascoltate, la in alto,  dove sembrava esistesse un potere decisionale, che non sembra essere mai esistito.

comune gattopardoIl volto del potere (vero) a Milena  ha sempre avuto ed ha le stesse sembianze.

Il mio amico, per le sue pratiche si rivolge sempre agli stessi  “parenti “  di prima, che nonostante il suo voto non è riuscito a far spostare di un millimetro.

Eppure  voleva cambiare.

Sembra davvero  di vivere una vicenda gattopardesca: abbiamo avuto la sensazione che tutto fosse cambiato, (solo la sensazione), mentre tutto è rimasto come prima.

Gli uffici del Comune sono sempre uguali a se stessi: è cambiata solo qualche foto, se questo può consolarci.

 

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PALME, PANI E CASSATEDDI ‘I PASQUA

Armando Carruba

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Armando Carrubba

Per preservare la serenità coniugale e la discendenza della famiglia, le palme benedette la Domenica che precede la Pasqua, vengono poste a capizzu cioè sulla sponda del letto matrimoniale o attaccate vicino a naca dde’ picciriddi e ciò grazie alle proprietà quasi taumaturgiche ad esse attribuite dalle tradizioni popolari.
Le palme hanno assunto numerosi significati simbolici.

Nei rapporti sociali, ad esempio, offrire una palma serviva a consolidare vincoli di vicinato, ad esprimere gesti di solidarietà, desiderio di riappacificazione e persino… dichiarazioni amorose! A pamma dda’ zita (la palma della fidanzata) era infatti il dono che il pretendente era solito inviare alla ragazza che desiderava… impalmare!

Al di là dei suoi significati simbolici, la palma rappresenta ancora oggi un raffinato prodotto dell’arte dell’intreccio.
Le palme utilizzate durante la liturgia pasquale sono accuratamente preparate dai pammari.
La preparazione e ‘a vinnita dde’ pammi ‘ntrizzati, è ancora appannaggio dei braccianti, contadini e cestai.
L’espressione farisi ‘i pammi indicava generalmente, il diritto alla raccolta che il proprietario del palmento concedeva in cambio dell’operazione di rimunna (potatura) delle foglie secche.
Ppi tirari ‘i pammi bisogna munirsi di lunghe scale e di tutti gli attrezzi che servivano ppi spartiri ‘i sbitti, cioè aprire le foglie a ventaglio e privarle dei filamenti secchi.
Nell’eseguire queste operazioni, ogni parmaru sa che è la palma che comanda … ovvero sono la misura e la consistenza fogliare che suggeriscono il modo di utilizzare la palma stessa.

Travagghiari na pamma a specchiu significa rispettare una simmetria secondo la quale ogni figura sul lato sinistro del ramo va riprodotta uguale sul lato destro.
I tipi d’intreccio sono vari: ‘a trizza a pettu d’oca, ‘u vureddu ‘i lupu etc.
Così intrecciate le palme, in molti paesi della Sicilia, fanno ancora bella mostra di sé tra le mani di gigantesche statue di cartapesta quali i Sampauluna di S. Cataldo in prov. Caltanissetta che, la DOmenica di Pasqua, assistono all’incontro tra Cristo e la Madonna nella piazza del paese.

Ritroviamo inoltre le palme sugli altari votivi insieme ai pani e altri dolci tradizionali.
A proposito di dolci pasquali non dimentichiamoci le gustosissime e famose cassatelle conosciutissime quelle di Ferla prov. Siracusa e del detto: Cu n’appi n’appi ‘i cassateddi ‘i Pasqua! che ricorda l’usanza di distribuire a tutti, nel giorno di Pasqua, questi tradizionali dolci che andavano a ruba!

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Santini

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 26,14-75.27,1-66

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giudaIn quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti
e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento.
Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?».
Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli».
I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici.
Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà».
Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?».
Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.
Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».
Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo».
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.
Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».
E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge, ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea».
10 Il pentimento di Pietro 5960E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai».
Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte».
E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».
E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia.
Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».
E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me?
Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».
E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà».
E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti.
E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.
Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l’ora nella quale il Figlio dell’uomo sarà consegnato in mano ai peccatori.
Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina».

(altro…)

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