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Archive for 28 ottobre 2016

A Milocca le donne si ribellarono ed entrarono nella Storia e nella Letteratura

giuseppe cannella

Giuseppe Cannella “il presidente”

Circa 400 donne inermi assaltarono la caserma dei Reali Carabinieri di Milocca chiedendo il rilascio di 4 arrestati e pane e lavoro. Così si entra nella Storia e nella Letteratura.
I fatti in breve.

Nella notte del 26 ottobre 1893 vengono danneggiate le proprietà dei possidenti Cipolla e rubato del concime. Dell’accaduto vengono accusati e il giorno dopo arrestati il Presidente e i tre Consiglieri del Fascio dei Lavoratori di Milocca, rispettivamente Giuseppe Cannella, Giuseppe Diliberto, Antonino Garrasi, Calogero Insalaco.

La notizia fa il giro delle robbe (va detto che Milocca, oggi Milena, piccolo e ameno paesino nell’entroterra siciliano in provincia di Caltanissetta, è noto per essere il “paese delle robbe”, e all’epoca dei fatti apparteneva al Comune di Sutera) e di bocca in bocca, le donne allertate da Calogera “la tammurina” Vitellaro si riuniscono e si muovono all’assalto, inermi, ingrossando il loro numero fino ad arrivare a 400, dirette verso la caserma per chiedere la liberazione di quegli uomini che sono i rappresentati di una importante “associazione” che chiedeva condizioni migliori per i contadini.

rivolta donne

La Rivolta delle Donne /Salvatore Magro

Un centinaio di uomini poco distanti stanno a guardare la sommossa, non senza motivo. Le donne ottengono la liberazione dei quattro e la sedizione viene calmata.

La vicenda avrà una risonanza enorme e porterà grande agitazioni alle Autorità dell’epoca.
Il 29 ottobre per quell’azione vennero arrestati 8 uomini e 32 donne e tradotte nella vicina Mussomeli. La più giovane di loro aveva 19 anni, la più anziana 60. L’evento ha un impatto forte, come lo avrebbe oggi se in un qualsiasi paese in pieno giorno venissero arrestate così tante donne.

napoleone colaianni

N. Colaianni

Il 1 novembre giungono a Milocca Vincenzo Vella e Napoleone Colajanni, quest’ultimo arringa la folla per portare la calma, e il giorno seguente i 4 uomini liberati si costituiscono nel carcere di Mussomeli. In quello stesso giorno in Sicilia per i vari tumulti si dichiara lo stato di assedio.
Il primo marzo 1894 arrivano le sentenze sui fatti della rivolta delle donne di Milocca: 6 mesi e 20 giorni di reclusione per 4 donne in quanto agirono in difesa di loro congiunti; 10 mesi a 6 donne e un uomo; tutti gli altri assolti perché non si trovarono prove della loro presenza all’assalto della caserma.

Per capire quanto grande fu la fama dell’evento basta pensare che Pirandello dedicò due novelle Acqua e lì e Le sorprese della scienza e accenno ai fatti delle donne di Milocca nel suo romanzo storico I vecchi e i giovani.

Ma perché ebbe tanta risonanza la rivolta delle donne? Perché gli uomini se ne stettero in disparte? Innanzitutto perché fu fatta da donne, una gran numero di donne, e poi perché la situazione politica nell’isola non era tranquilla e si temette che fosse una scintilla di una vera e propria rivoluzione che vedeva coinvolti tutti, donne e lavoratori.

rivolta vitellaroGli uomini se ne stettero con un passo indietro perché l’arresto di un uomo che lavorava nei campi significava una vera e propria tragedia che destinava a morte sicura intere famiglie, non fu certo per codardia che gli uomini non agirono.

Infine, come giustamente sottolinea Antonio Vitellano nel suo La rivolta delle donne di Milocca (Società Nissena di Storia Patria, 2013), la paura di ribaltare l’ordine costituito era la più grande preoccupazione delle autorità, tant’è che il delegato alla pubblica sicurezza di Mussomeli, Costanzo, nel suo rapporto scriveva: «Detto villaggio può considerarsi tutto riunito nel fascio dei lavoratori, tranne cinque o se famiglie, appartenenti al consiglio comunale e contro cui sono rivolte le ire dei fascisti. Fra breve si costituirà il fascio delle donne, finora trattenuto dalla predicazione del curato: ma oggi quelle donne preferiscono il fascio, abbandonando la chiesa».

 

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Gli scafisti approfittano dei nostri salvataggi in mare

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migranti-ape-699489Tra la Libia e la Sicilia si continua a morire: altri 25 cadaveri sono stati recuperati oggi su un gommone carico di persone a sole 26 miglia dalle coste africane.

Ed il 2016 diventa l’anno record per i morti in mare.

Praticamente chiusa dall’accordo con la Turchia la rotta orientale attraverso la Grecia (si contano 100 passaggi al giorno, contro i 1.200 dello scorso anno) resta più che mai attiva quella del Mediterraneo centrale come dimostrano i dati sugli arrivi in Italia nel 2016: 156.705 persone sbarcate, il 12% in più del 2015 ed oltre 4mila in più anche dell’anno record, il 2014.

La chiave del problema sta in Libia. «Senza una stabilizzazione di quel Paese – ha osservato Leggeri – non penso ci possa essere un calo degli arrivi».

museo-atlantico-c-jason-decaires-taylor_shop_header_imageE preoccupa il modus operandi dei trafficanti di uomini, sempre più spietati, che puntano a sfruttare al massimo il tempo favorevole per caricare sempre di più le loro carrette del mare prima dell’inverno.

A chi parte, spiega il direttore di Frontex, “non viene dato cibo, acqua, benzina a sufficienza, i mezzi usati sono sempre più fatiscenti e in queste condizioni è impossibile che riescano ad arrivare sulle coste italiane. Noi interveniamo infatti sempre più vicino alle coste libiche.

Negli ultimi mesi, in media, su cinque imbarcazioni usate dai trafficanti nel Mediterraneo centrale, quattro erano gommoni di cattiva qualità ed il numero di persone stipate su questi mezzi inadatti alla navigazione è cresciuto di un terzo».

Fonte: La Sicilia

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Immigrazione, Matteo Salvini alle forze dell’ordine: “Disobbedite agli ordini sbagliati”

Libero

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Matteo Salvini

Dopo i fatti di Goro e Gorino, interviene a gamba tesa Matteo Salvini: “Invitiamo i sindaci e i cittadini a ribellarsi in maniera pacifica ma a ribellarsi. La misura è colma: a Goro hanno vinto i cittadini, non i partiti. Bisogna vedere cosa fanno i milanesi”.

Così il segretario della Lega Nord a margine di un presidio alla caserma Montello di Milano, dove dal primo novembre saranno ospitati 300 profughi. “I due terzi di quelli che manteniamo – ha aggiunto Salvini – sono immigrati clandestini: lo dice la commissione del governo, un Governo scafista che fa business sulla pelle degli italiani e degli immigrati per bene. Questa è un’operazione razzista, nazista, di pulizia etnica: finalmente la gente comincia a reagire con le buone maniere ma a reagire”.

migranti-e-affariE ancora: “Il problema non è dove metterli ma non farli partire e non disseminarli per l’Italia. Il governo li fa partire perché ci guadagna, ci guadagnano i ministri e le loro cooperative.

A Goro hanno reagito in un paese governato dalla sinistra, quindi, non i fascisti e i razzisti. Hanno fatto bene, la penso come il parroco”.

Dunque il leader della Lega Nord si è rivolto direttamente alle forze dell’ordine: “Tante donne e uomini della polizia, dei carabinieri e dalla marina militare che tutti i giorni sotto voce mi dicono che sono stufi di portare in casa quelli che poi devono inseguire: aspetto il giorno in cui uomini e donne in divisa ci daranno una mano. Obbedire è giusto, disobbedire a ordini sbagliati è altrettanto giusto”, ha esortato il segretario della Lega Nord.

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Il “pasticcio” infinito delle ex Province: le elezioni slittano al 26 febbraio 2017. Ecco cosa si nasconde dietro il rinvio.

La Sicilia

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Liberi consorzi, si vota il 20 novembre

Con 41 voti a favore, 12 contrari e 7 astenuti l’Ars ha approvato la norma che rinvia al 26 febbraio 2017 le elezioni per gli organismi di Liberi consorzi di comuni e Città metropolitane, che erano già state indette per il prossimo 20 novembre.

La norma, che è arrivata in aula sotto forma di emendamento al ddl sul Garante per la Famiglia, è stata stralciata e votata come autonomo disegno di legge «Norme transitorie in materia di elezioni di area vasta».

Ieri l’altro in aula il presidente della commissione Affari istituzionali Salvatore Cascio aveva detto che il motivo del rinvio è stato determinato da un problema tecnico legato ai comuni che, pur avendo lo stesso «peso ponderato» avrebbero avuto un numero differente di rappresentanti negli organismi degli enti di area vasta, dal momento che alcuni sono andati al voto con la vecchia legge elettorale ed altri – nella ultima tornata – con la nuova legge che ha ridotto i consiglieri.

catturaIeri il governatore Rosario Crocetta aveva detto che non c’era bisogno di rinviare le elezioni, ma l’Aula ha deciso così.

Sono elezioni di secondo grado, che non coinvolgono i cittadini: consiglieri e sindaci votano, fra di loro, i vertici dei 9 enti. La decisione del rinvio quindi non toglie certo il sonno ai siciliani. Ma è un altro scivolone nella tormentata riforma delle ex Province. L’ennesima dimostrazione che in Sicilia non c’è nulla di più incerto delle certezze.

A parte i problemi tecnici, dietro al rinvio ci sono comunque discorsi più complessi. E riguardano soprattutto una spaccatura nella maggioranza, emersa lunedì in un vertice nella sede del Pd.

catturaIn pratica Sicilia Futura ha bocciato l’ipotesi di una lista unica di coalizione. «Vogliamo misurarci da soli», è la tesi messa sul tavolo. Suscitando le ire di Udc e Ncd: «Siamo una coalizione o no? Chiarite subito, oppure ognuno per conto suo».

Edy Tamajo, emissario del leader Totò Cardinale (renziano sempre meno di tendenza “palermitana” e sempre più “romana”, grazie al feeling col sottosegretario Luca Lotti) ha rischiato di far perdere il consueto aplomb al segretario regionale del Pd, Fausto Raciti. Che s’è sentito vomitare addosso: «Ma tu chi sei? Non rappresenti la linea del partito!».

Un bluff? Si vedrà. Di certo la sortita dei “diversamente renziani” di Cardinale mette a nudo una debolezza dei dem, paradossalmente proprio quando Raciti e Davide Faraone – più per convenienze elettorali che per affinità elettive – provano a tenere una strategia unitaria.

La ricca campagna acquisti dei “Matteo-boys” di Sicilia ha messo dentro il partito anime numerose, ma diverse. Che ora vanno in corto circuito. Rischiando di mettere il Pd in sofferenza in molte (ex) province: da Trapani a Siracusa. O in apnea, quando il sindaco Leoluca Orlando, propone per la Città metropolitana di Palermo un «listone unico» con dentro anche i grillini.

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