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Archive for 13 ottobre 2016

Quando e perché i siciliani avvelenarono tutti i cavalli

 Alessandra Cancarè

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Quando gli arabi iniziarono la conquista della Sicilia i bizantini non ne furono molto entusiasti ma alla fine dovettero cedere. Avendo gli arabi avendo trucidato un bel po’ di persone, i siciliani erano molto diffidenti nei loro confronti, ma pian pianino gli invasori si dimostrarono come una popolazione di grande tolleranza religiosa e civile.

Ma iniziamo la nostra leggenda….

3909780381Non avendo molta fiducia nei musulmani, i siciliani si guardavano bene dall’osannare i nuovi conquistatori. L’ostilità era così tanta che il re arabo Miramolino doveva fare qualcosa per evitare scontri. Uno dei suoi più grandi consiglieri era la figlia Nevara la quale era convinta che con la forza non si sarebbe ottenuto nulla poiché si prendono più api con un ramoscello fiorito che con una grossa botte di aceto. (Che donna!)

In realtà la principessina dava questi consigli al padre perché era innamorata di un giovane nobile siciliano (ovviamente bello. Tranne Polifemo e i ciclopi poi sono tutti belli nelle nostre storie), quindi la signorina voleva portare la pace e la saggezza per un doppio scopo.

image69Miramolino, ascoltando il consiglio della figlia, permise agli isolani di continuare a lavorare la terra e di commerciare, ma, per fare capire loro che gli arabi erano sempre quelli che avevano il potere proibì di portare armi e non potevano essere più alti di loro. Per questo motivo non volle che la popolazione siciliana montasse a cavallo.

Vada per le armi, che volendo, si possono anche nascondere, ma a cavallo ci si deve andare…

“Né noi, né loro!”

Una bella notte, offesi per l’affronto, i siciliani avvelenarono gli abbeveratoi e in pochissimo tempo morirono tutti i cavalli dell’isola. Miramolino chiese quindi di fare arrivare delle navi piene di cavalli dal nord africa ma il destino volle che durante una tempesta le navi affondarono tranne una piena di asini.

A quel punto gli arabi furono costretti a cavalcare gli asini e l’immagine era talmente ridicola che i siciliani iniziarono a prenderli in giro: gli sceicchi sui somarelli..

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A cu si vanta ca so’ vucca, fissa cu c’ammucca!

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Chiù sceccu de lu scessu è lu ‘gnuranti

Vincenzo Bondice
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catturaSceccu é un riccuni, ca fa lu pizzenti,
Sceccu è un pizzenti, ca fa lu galanti,
Sceccu é cu parra assai, e non fa nenti,
Sceccu é cu a se stissu duna vanti,
Sceccu é cu ama ingrati, o scanuscenti,
Sceccu é cu cunta supra li birbanti,
Scecchi su chisti, ma lu chiù valenti,
Chiù sceccu di lu sceccu é lu ‘gnuranti


PIU’ ASINO DELL’ASINO E’ SOLO L’IGNORANTE

(segnalata da Armando Carruba)

  •  Asino è il ricco che vive pezzente,
  • e il pezzente che ti fa il galante;
  • asino chi discute e non sa niente,
  • e chi si vanta in modo strabiliante;
  • asino chi gratifica chi mente
  • ed ha fiducia dell’uomo birbante.
  • Asini son questi, ma il più valente
  • più asino dell’asino è solo l’ignorante.

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1° Workshop “Eccellenze in rete”

Graziano Cipollina

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catturaL’Associazione “Giovani Soci della Banca del Nisseno” organizza a Caltanissetta, venerdì 14 ottobre alle ore 17:00, il 1° Workshop “Eccellenze in rete” con la finalità di rendere sempre più protagonisti i giovani della provincia nissena.

Sarà chiesto loro di ragionare insieme su diverse aree tematiche quali arte, tecnologia, cooperazione e ambiente per proporre e selezionare le migliori idee, anche imprenditoriali, per valorizzare il proprio territorio.

L’evento è gratuito, non richiede specifica preparazione, è aperto a tutti i giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni e si svolgerà nella sede centrale della Banca in via Francesco Crispi n° 21.

Siete invitati a partecipare!

Per maggiori informazioni è possibile scrivere all’indirizzo info@bancadelnissenonews.it.

E’ disponibile l’app “Giovani Soci BCC” di Federcassebcc per i soci under 35 delle Banche di Credito Cooperativo.

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Perl, il cangat

images-4Oggi sono proprio di cattivo umore. Questa notte non ho chiuso occhio. Il chip della Realtà Aumentata si deve essere guastato. Per carità, da quando c’è si fa fatica a credere come si sia potuto un tempo stare senza.

Avere informazioni approfondite della realtà che ti circonda, degli alert sulla sicurezza personale e degli sconti praticati in zona, per citare solo alcune delle migliaia di risorse contestuali a disposizione, è impagabile. Anche l’alloggiamento nella tasca cutanea del deltoide, dove ora lo mettono subito dopo la nascita, è veramente comodo e non si sente neppure.

Ma la questione è un’altra: da quando, una ventina d’anni fa, hanno vietato che potessero essere spenti o staccati in modo autonomo dall’utente, è diventato, diciamolo pure, un vero problema se qualcosa non va. E infatti, mentre dovrebbe mettersi in pausa automaticamente, alle prime emissioni di onde theta dal cervello in fase di addormentamento (per poi riaccendersi in modo autonomo appena ci si sveglia) invece non si spegne affatto.

Così, rimanendo sempre attivo e accorgendosi per di più che sono giocoforza sveglio, continua, oltre a tutto il resto, a inviarmi pubblicità, le ultime news, la posta quotidiana e tutti i messaggi video e testuali cui sono abbonato. Un vero incubo. Questa mattina, alle due e mezza di notte, l’UltraMarket sotto casa mi comunicava con squilli di elettrokornamuse a tutto volume che le pantofole telecomandate Plink, originali, erano in offerta a 3×2. Roba da matti. Che mi è venuta pure voglia di scendere a comprarle.

Il nostro tecnico di condominio, cui normalmente ci si rivolge per guasti come questi, è ovviamente in ferie su Amazon5 e, per ragioni di budget, non c’è nessuno che lo sostituisca fino a martedì prossimo.
Ho provato anche a vedere su MegaNet se potevo autoripararmi con uno dei tanti tutorial disponibili, ma temo di aver peggiorato la situazione perché adesso mi compare ogni mezz’ora un bambino bruttino con tre capelli in testa e due denti in bocca che mi canta tutte le ninne nanne dell’Universo con una cantilena demenziale e insopportabile.
Come se poi di problemi con i bambini non ne avessi già abbastanza.

heart-final-500x688Mia nipote, da una settimana, si è trasferita infatti da me (provvisoriamente dice lei) con il suo bimbo piccolo che piange in continuazione. Che poi più che un pianto sembra un allarme tanto che il mio malandato chip della Realtà Aumentata, registrando quel suono stridulo e ondeggiante, si mette a passarmi tutte le misure da adottare in caso di incendio: dall’ordine di evacuazione all’indicazione della più vicina area di raccolta.

Ho provato anche a mettermi in contatto via chip con il Centro di assistenza per la Realtà Aumentata. Ma per il malfunzionamento anomalo dello stesso dispositivo sembra che a loro risulti essere solo un problema di upgrade sicché mi imbottiscono di programmi di aggiornamento: a voglia a spiegar loro che il problema è un altro. Il computer comunica loro che il sistema operativo è obsoleto e tanto basta: il computer non mente, sostengono, io evidentemente sì. È che non ne posso più di essere aggiornato sui mille e un modo per allevare i bachi da plastica o di come si può cucinare l’armadillo in umido. Ho solo bisogno di dormire. Sono convinto che pensino che io li voglia imbrogliare per poter richiedere formalmente il Sedativo di Stato. Ma io non lo voglio, non ho bisogno di quella robaccia: sono già rimbecillito di mio.

Così, dopo un po’, il Reparto Upgrade & Reset del Centro di assistenza, non riuscendo a trovare la soluzione, mi passa il Reparto Guasti Improvvisi e Non Tabellati che subito mi dice che è invece un problema di Upgrade & Reset sicché mi ripassa il Reparto precedente e si ritorna daccapo. Ieri è successo quattro volte. Fino a quando una signorina gentile di Upgrade & Reset mi ha chiesto se doveva mandare al mio indirizzo una SPIO (Squadra di Pronto Intervento Operativo), visto che si sentiva suonare a casa mia l’allarme.

canegattoÈ quello che mi è successo del resto anni fa quando avevo Perl.
Perl era mio fantastico cangatto. Un ibrido magnifico che mi ha fatto tanta compagnia fino a quando non si è ammalato. Mi sono rivolto al Servizio Vet on-line Gatti e Gattili ma lì mi hanno chiarito subito che il mio non era un gatto ma un ‘cangatto’ sicché non potevano fare nulla per lui. Così mi hanno passato cortesemente il Servizio Vet on-line Cani e Canili, che, con altrettanta sollecitudine, mi hanno spiegato di nuovo che il mio pet (quando si dice il caso….) non era un cane ma un ‘cangatto’ sicché non potevano fare nulla.

Dico io: fanno gli ibridi e poi non sanno come curarli. In fondo l’importante è venderli, come al solito.
Il rimpallare folle da un veterinario all’altro è durato un bel po’ fino a quando un brutto giorno Perl è scappato di casa. Sulle prime ero disperato. Poi mi hanno spiegato che fanno così, i cangatti. Nel senso che quando stanno male e nessuno li cura se ne vanno via per trovare da soli una soluzione. Non si sa a chi si rivolgano e purtroppo, una volta guariti, di solito non tornano più perché, a causa dell’ibridazione, acquistano in intelligenza e umorismo ma perdono in memoria a lungo periodo; e il rilevatore GPS, inspiegabilmente, va fuori uso. O forse sono loro piuttosto che lo mettono fuori uso per non farsi più rintracciare. La verità è che si sa ancora davvero molto poco di loro. Povero Perl. Spero che stia bene, ovunque si trovi.
Scusate, mi stanno chiamando dall’Assistenza. Spero abbiano buone notizie per me.

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Papale papale

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