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Archive for 9 ottobre 2016

LI MIZZANA

di Giovanni Cassenti

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Giovanni Cassenti

Giovanni Cassenti

N’ti stu paisi c’è sei mizzana
Ca sunnu frittu mistu di carduna
Cu è scarsu e cu avi grana
E cu nun avi né grana né furtuna.

Di mutilatu lu primu camina
E afferra a ‘mpiccicari finistruna
Pirchì la scala so’ quannu s’acchiana
L’aritu teni tisu a li minchiuna.

A lu riviersu curri a la ruvina
Lu secunnu ca diversu è cosa bona
E quannu di cursa santa li scaluna
Prima c’arriva vonta a ruzzuluna.

Lu terzu è misu di gana
D’aiutari ‘nfiducia li gurpuna
Ma ad’ura di spartirisi li grana
Li pidati su di chiù di li macicuna.

Veni lu quartu cu li stivaluna
Ca di la serra si ni passà a la chiana
Ca grana n’avissi aviri a magazzina
Si nun fussi cori di puttana.

Lu quintu criu nun vali la pena
Pirchì puocu sunnu li so’ trona
E si senti suli la so’ canzuna
‘nti l’annata chi c’è regaliana.

Iammu a lu sestu cu la panza china
Ca di tutti chissi avi li galluna
Pi tornacuntu e pi nasca fina
E pi smaccari cumpagni e patruna.

E’ comu un tuonu di campana
Quannu ‘ncumemrciu iddu s’arrimina
O su granagli, o casi o turrena
Sempri pi iddu la pasta veni bona.

‘Ntantu, signuri, zappammu luppina
E dammu travagliu a li nostri mizzana
Ca iddi chiù sperti lassaru li zappuna
E senza suduri inchinu l’agnuna.

Giovanni Cassenti – Poesie Dialettali

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Marino oggi assolto, domani chissà. Ma le bottiglie da 80 euro le scolò!

Franco Bechis

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1444399503863.jpg--marino__gaffe__scandali_e_L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino è stato assolto in primo grado dai reati di peculato per la famosa vicenda dei 13 mila euro di scontrini per 56 cene pagate con la carta di credito del comune di Roma. Sempre in primo grado è stato assolto anche dall’accusa di truffa sui contributi Inps per alcuni collaboratori considerati fittizi che avevano lavorato per la onlus Image da lui presieduta.

Nel primo caso l’assoluzione è stata decisa per non avere commesso peculato, e nel secondo caso perché il fatto non costituisce reato. Così almeno ha deciso il gup romano Pierluigi Balestrieri dopo appena 15 minuti di Camera di consiglio. Ci vorrà qualche tempo per avere le motivazioni di questa sentenza, e capire se a fare cadere il reato di peculato sulle cene sia stata la decisione presa dallo stesso Marino di rifondere al Comune di Roma quanto speso con la carta di credito pubblica quando un anno fa la stampa aveva rivelato l’esistenza di quegli scontrini.

O se invece siano emersi durante il processo che si è svolto con il rito abbreviato lontano dai riflettori elementi e testimonianze che abbiano escluso un utilizzo privato di quei rimborsi (secondo alcuni ristoratori ascoltati dai pm Marino era accompagnato in almeno 5 casi da familiari e non da ospiti invitati per la sua funzione da sindaco).

Per la seconda inchiesta è stata invece esclusa la conoscenza di Marino di quel che avveniva all’interno della onlus da lui presieduta: faceva in maniera distratta il presidente di Image, e quindi ignorava quel che dentro avveniva, ma le collaborazioni fittizie e le irregolarità contabili esistono secondo il tribunale di Roma, che ha rinviato a giudizio i suoi collaboratori dell’epoca cui non è stato concesso- a differenza dell’ex sindaco- il rito abbreviato.

La vicenda giudiziaria di Marino dunque non è affatto conclusa con quella assoluzione di primo grado, perché è assai probabile che quando saranno note le motivazioni la procura di Roma, che resta convinta della colpevolezza di Marino, farà ricorso e quindi bisognerà passare anche attraverso un secondo grado di giudizio.

Come Marino per vicenda assai simile e con lo stesso capo di accusa sui rimborsi spesa in Rai fu assolto in primo grado con identica motivazione l’ex direttore del Tg1, Augusto Minzolini, che come lui aveva restituito tutti i rimborsi ottenuti. In secondo grado però altri giudici hanno deciso diversamente, senza nemmeno istruttoria dibattimentale, semplicemente interpretando in modo opposto quel che in primo grado era servito all’assoluzione. La giustizia italiana è questa, e solo a vicenda conclusa definitivamente si può gioire o dolersi per le sentenze.

Se la vicenda giudizia di Marino ha segnato un punto a suo favore, ma non è conclusa, la sentenza di primo grado ha riaperto invece le ferite e le polemiche politiche. Per quegli scontrini di fatto Marino fu licenziato da Matteo Renzi e dal commissario del Pd romano Matteo Orfini che si rivolsero da un notaio raccogliendo le firme dei consiglieri di maggioranza e di alcuni consiglieri di opposizione (Lista Marchini e Fratelli di Italia) per fare decadere sindaco e consiglio comunale.

images-2Tutti i Pd si sono lanciati da un lato a felicitarsi per un’assoluzione che invece ha fatto venire a gran parte di loro il maldipancia, dall’altro a rimarcare in coro come Marino non fu licenziato per gli scontrini, ma perché amministrava male Roma. Un mantra ripetuto nell’ordine dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, da quello della Difesa, Roberta Pinotti, dal capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato, dallo stesso Orfini e dall’ex assessore di quella giunta comunale, Stefano Esposito, che ha pure rincarato la dose: “era un bugiardo”.

Renzi almeno ha taciuto, perché la tesi del giudizio sull’operato amministrativo di Marino cozza rumorosamente con le modalità scelte per dargli il benservito: fosse stata una questione politica o una bocciatura del suo modo di governare la città, sarebbe stato scelto un dibattito pubblico in consiglio, con la spiegazione di tutte le ragioni e la votazione di una mozione di sfiducia al sindaco che senza maggioranza si sarebbe comunque dimesso. Ma la spallata alla luce del sole fu evitata, anche perché all’epoca non era chiaro chi avrebbe potuto in pubblico scagliare pietre contro il sindaco (ad esempio abbiamo appreso ieri- con la richiesta della sua archiviazione- che uno dei promotori della spallata, Alessio Onorato della lista Marchini era da mesi indagato per corruzione nell’inchiesta di Mafia Capitale).

renzi-marino-329180Marino all’indomani dell’assoluzione di primo grado si è tolto tutti i sassolini possibili dalla scarpa, lanciandoli contro Renzi, “unico mandante” dei suoi “26 accoltellatori” dell’epoca. Ed è comprensibile, perché chi di avviso di garanzia colpisce quasi sempre della stessa arma perisce. L’errore del Pd e di molti altri fu allora quello di volere portare su un campo giudiziario una questione che era- anche sugli scontrini- squisitamente di costume ed etica politica. Così il Marino reprobo di allora appare oggi una Vergine immacolata altrettanto ingiustificatamente. Perché resta un sindaco che ha causato disastri alla città, che usava solo piccole cose di immagine per pavoneggiarsi con una stampa che ha dominato per qualche tempo. E anche nella vicenda degli scontrini resta un sindaco di una città in fallimento che quando usciva la sera- fosse anche con ospiti istituzionali- usava la carta di credito del Comune per ordinare bottiglie di vino da 80 euro…

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La vicenda di Giuseppe Palumbo che in carcere imparò a leggere e scrivere ma anche ad elaborare complicati calcoli. L’uomo, che fu definito «l’Einstein di Mussomeli», dopo la guerra impegnò la sua vita in politica militando nelle file del partito comunista. Elaborò formule di alta geometria e trigonometria, arrivando perfino a costruire un nuovo regolo calcolatore. Scrisse anche drammi.

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Da feroce assassino a genio della matematica

Roberto Mistretta

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ROBERTO MISTRETTA

In gioventù, e parliamo degli anni Trenta, Giuseppe Palumbo che in seguito fu definito l’Einstein di Mussomeli, insieme al fratello non esitò ad assassinare a sangue freddo due fratelli, Andrea e Giuseppe Tulumello contro i quali aveva tentato un’estorsione.

Identificato e condannato, in carcere però non solo imparò a leggere e scrivere, ma anche ad elaborare calcoli complicati e quando fu scarcerato, dopo lo sbarco degli alleati, impegnò il resto della sua vita in politica, militando nel partito comunista e divenendo un esempio per tanti giovani. Di quell’efferato omicidio consumato nel quartiere Sant’Enrico in danno dei fratelli Tulumello che avevano avuto il solo torto di rientrare dall’America portando un bel po’ di dollari faticosamente guadagnati, rimane un’edicola votiva fatta erigere nel 1978 da una congiunta: la signora Rita Ferreri.

aLa signora Cettina Valenza vedova del compianto Salvatore Genco segretario provinciale del Pd, ha consegnato nelle mani del sindaco Salvatore Calà, il manoscritto originale di Giuseppe Palumbo, dal titolo «Un poco di storia del Partito Comunista di Mussomeli», da cui fu tratto il lavoro teatrale «Sete d’acqua e di giustizia».
Desiderio della signora Valenza è che tale manoscritto originale scritto in bella grafia su un comune quaderno, venga inserito nel patrimonio storico della biblioteca comunale “Paolo Emiliani Giudici”. E tuttavia il primo cittadino di Mussomeli, pur consapevole del passato di Palumbo, potrebbe fare molto di più, ovvero inviare tale opera diaristica al “Premio Pieve – Banca Toscana” che da quasi trent’anni segnala un’opera di particolare rilevanza documentaria. Per altro tale premio è andato nel 2000 alla pluripremiata biografia inedita del siciliano Vincenzo Rabito, dal titolo «Terra Matta» da cui è stato tratto un libro di grande successo dall’Einaudi, un’opera teatrale e un film. Non solo, anche quest’anno è stato premiato un altro siciliano, Castrenze Chimento, analfabeta, che ha imparato a scrivere a 74 anni proprio per raccontare la sua storia. Ed è lui il vincitore della 28esima edizione della manifestazione.
Ma chi era davvero Giuseppe Palumbo che in seguito fu definito dal Corriere del Mezzogiorno l’Einstein di Mussomeli?
Della sua gioventù abbiamo detto. Era come tanti altri un contadino analfabeta e solo in carcere poté studiare e così, superato il mezzo secolo di vita, cominciò a comporre drammi e ad elaborare formule di alta geometria e trigonometria, arrivando a costruire perfino un nuovo regolo calcolatore, presentato nel 1976 a Ginevra al 5° Salone Internazionale delle invenzioni. Per il brevetto.

Essendo però “per legge”, ancora analfabeta, decise di tornare dietro i banchi di scuola. E che si tratti di un caso eccezionale, lo testimonia anche l’Università Popolare di Cattolica, dove il dramma «», di Giuseppe Palumbo, fu definita la migliore opera per il teatro dialettale e fu premiata il 27 agosto del 1955.
Aveva imparato a capirli quei libri, eccome, il contadino analfabeta nato nel 1906 e spentosi nel 1989.

images-1Quando afferrò i segreti della matematica, disse: «E’ stato come aprire una finestra. Capito il meccanismo fu facile arrivare alla geometria» e tirava fuori da un armadio un quaderno zeppo di formule. «Ho imparato che due più due fa quattro” scrisse Palumbo nella prima pagina della sua opera; «e che in geometria il più corto cammino è la linea retta. Con questo poco mi accingo a costruire un cubo equivalente ad un parallelepipedo dato. Questa è la linea parabolica e questa – spiegava mostrando un altro segno sulla carta quadrettata – è un’altra linea risultante. Non ha nome e potremmo chiamarla linea diabolica per la moltiplicazione del cubo. La formula incantò professori e ingegneri. E su quella formula finalizzata alla moltiplicazione del cubo, inventò un regolo calcolatore.

 

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Uno degli antichi e frequenti usi di medicina popolare

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Così “ti levo” i vermi ai bambini

Franco Spena

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imagesLa medicina popolare spesso affrontava il problema dei malesseri e delle malattie in maniera empirica, a volte in maniera casalinga, a volte praticando metodi sospesi a metà tra credenze, religiosità, manualità e utilizzo di erbe dai poteri ritenuti medicamentosi, quasi miracolosi, in certi casi anche.
Erano, queste, pratiche largamente in uso anche nella nostra città e il cui ricordo ancor oggi sopravvive specie tra i più anziani.

Un malessere che spesso capitava all’improvviso specialmente ai bambini, era ad esempio quello causato, si diceva, dai vermi.
Cioè ai bambini succedeva di “prendere i vermi”, “veniri i virmi”, per qualche colpo di paura o per una forte emozione, e il problema si manifestava con un mal di pancia, con l’addome teso e, a volte, anche con febbre alta, “frevi forti”.
Poteva capitare anche ai grandi, specialmente alle donne, per uno spavento o per “qualche culpu d’abili” o un dispiacere improvviso.

Nel quartiere c’erano quasi sempre delle persone che sapevano “levare i vermi” con un metodo tutto particolare, in maniera esclusivamente gratuita.
Il loro era un metodo segreto che veniva tramandato da maschio a femmina o da femmina a maschio, una volta all’anno, nel giorno del venerdì santo, ungendo le palme delle mani con un “verme” di cardo amaro selvatico in un’ora particolare.
Queste persone acquisivano così dei poteri che erano in grado di guarire tutti coloro che avevano preso i vermi e che si rivolgevano a loro.

massaggio-anticoliche_appoggio-delle-mani_unconventionalmom-1Il bambino, che presentava l’addome teso, veniva disteso sul letto e il guaritore iniziava a praticare dei massaggi sulla pancia e sullo stomaco lentamente, fino a quando l’addome, a poco a poco, diventava morbido.
I massaggi venivano effettuati imbevendo le dita nel petrolio.
Al posto del petrolio, in sua mancanza, alcuni usavano il succo di aglio.
Durante le varie fasi del massaggio il praticante pronunciava delle preghiere e delle giaculatorie, spesso incomprensibili, quelle che gli erano state tramandate in gran segreto, e che, pare, contribuissero a scacciare i vermi e quindi condurre alla guarigione.

Questo metodo per far passare i vermi, viene praticato ancora oggi poiché il risultato, pare, sia quasi istantaneo.

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 17,11-19

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Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,
alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».

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Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?».

E gli disse: «Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».

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