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Archive for aprile 2015

Nel vecchio convento di San Martino si è verificato quello che si temeva

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Alla fine l’antico portale è crollato

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Quel che resta dell´antico portale del convento di San Martino

Quel che resta dell´antico portale del convento di San Martino

La parte superiore dello storico portale del convento di San Martino è crollata, suscitando tristezza e malcontento tra i tanti milocchesi da sempre affezionati a questo portale che, sotto il peso degli anni e dell’abbandono, è andato lentamente cedendo sino a crollare. A nulla è servito puntellarlo.

Nonostante le buone intenzioni manifestate da più parti, e nonostante a vari livelli fosse stata sollevata l’esigenza legata alla sua messa in sicurezza in prospettiva di un suo eventuale recupero e salvaguardia, il portale è caduto.
La pietra di volta è crollata a terra spezzandosi in due, forse recuperabili.

L’ufficio tecnico comunale ha effettuato un sopralluogo transennando provvisoriamente l’area. Nel contempo è stata predisposta una ordinanza di messa in sicurezza che dovrà essere notificata ai proprietari.

poesia-a-san-martinoIl fondo nel quale insiste il convento – fattoria di San Martino appartiene a privati, ma riuscire a rintracciarli appare un’impresa in quanto i proprietari originari sembra che siano parecchi e che, nel frattempo, si siano andate assommando almeno quattro generazioni facendo lievitare il numero dei proprietari.
Il fatto poi che il sito sia di proprietà privata fa si che il Comune possa procedere solo al suo transennamento e all’emissione di una ordinanza di messa in sicurezza.

Nel contempo, l’amministrazione comunale ha preso contatto con la Soprintendenza ai beni culturali di Caltanissetta. In attesa di conoscere quali dovranno o potranno essere gli interventi per tentare di salvare il portale e la stessa fattoria – convento di San Martino, sorgono numerosi interrogativi.
Innanzitutto il Comune potrebbe espropriare il sito, ma a quale costo? E quali potrebbero essere le eventuali disponibilità economiche a vari livelli per avviare un progetto di salvaguardia o recupero del sito e del suo storico portale?

L’auspicio di tutti è che, in tempi brevi, possa essere trovata una soluzione per il recupero di un sito che è uno dei simboli della secolare storia di Milena.

Fonte: La Sicilia

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«Crocetta dorma preoccupato»

Il senatore Gibiino presenta la candidatura di Gioacchino Pellitteri: «L’unico centrodestra siamo noi»

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Il candidato forzista non ha risparmiato critiche, oltre che al Governatore siciliano, anche al sindaco uscente e ha lasciato uno spiraglio aperto al dialogo con Greco

M.C.G.
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“Crocetta nella tua Gela dormi preoccupato”: il coordinatore regionale di Forza Italia Enzo Gibiino ha concluso così ieri il suo intervento all’Hotel Sileno per presentare la candidatura di Gioacchino Pellitteri. Ride felice il numero uno forzista in Sicilia perchè dalle ceneri del Pdl ha ricostruito Forza Italia e grazie al lavoro di Mancuso e D’Asaro dopo 8 mesi a Gela Forza Italia è un grande partito anche con l’arrivo di Federico.
«Adesso inizia il divertimento – ha detto Gibiino – e sarò qui molto spesso». Poi una bordata ai forzisti che hanno deciso di sostenere l’avv. Greco. “Non esiste altro centro destra a Gela se non quello che fa perno su Forza Italia – ha sottolineato – l’Ncd di cui fa parte l’avv. Greco è di centro sinistra. Governa con Renzi. Chi si è candidato con Ncd vuole creare solo confusione nell’elettorato e alla fine favorisce il centrosinistra. Ai forzisti che hanno tradito, dico che li aspetto fino al deposito delle liste. Poi troveranno la porta chiusa».

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I lavori sono stati aperti dal coordinatore provinciale Mancuso e poi ha preso la parola Federico. «Chi non è qua oggi ci ha lasciato – ha detto il neo deputato forzista – ed in politica spazi liberano vengono occupati”. E Grazio Trufolo: “Siamo orgogliosi di sostenere – ha detto – un uomo di esperienza che ha saputo coinvolgere il mondo della scuola e della cultura indispensabile per cambiare la città”.

Tanti applausi per Massimiliano Falvo che con spirito di appartenenza ha accettato di non essere lui il candidato a sindaco: “Abbiano passato momenti difficili -ha detto – e ho visto tanta gente usare la parola io e non noi, parlare di umiltà senza praticarla. La politica non è lobbismo. Oggi con responsabilità stiamo praticando la vera umiltà”.

“Possiamo veramente essere alternativi -ha detto la prof. Rita Salvo in rappresentanza delle liste civiche – abbiamo progetti e capacità per cambiare la città. Noi ci crediamo”.

Lungo ed articolato il discorso del candidato a sindaco Pellitteri che ha esordito ringraziando Falvo (era il miglior candidato di FI ma per il gioco delle alleanze sono stato scelto io) e ha poi ripercorso le vicende tormentate degli ultimi mesi lasciando uno spiraglio aperto al dialogo con Lucio Greco. Poi un lungo discorsio sui suoi programmi, l’attacco al Pd (un carrierificio) a Crocetta approfittatore, a Fasulo che usa la Tekra per vincere le elezioni facendo assumere operatori ecologici che vengono spostati anche in altri cantieri della ditta se non c’è spazio a Gela.

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Alla vigilia dell’Expo 2015 ci piace ricordare come in passato alcune aziende nissene furono premiate in prestigiose rassegne come quella svoltasi a Torino nel 1884

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Quando torrone e zolfo erano i migliori prodotti a livello internazionale

Filippo Falcone

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Filippo Falcone

Filippo Falcone

Il prossimo primo maggio si inaugura a Milano il tanto atteso e discusso appuntamento fieristico dell’Expo 2015, evento che da tempo richiama interessi ed attenzioni internazionali.
Non ci è dato sapere, al momento, se ci saranno prodotti che rappresentino il nostro territorio. Ma, andando indietro nel tempo, c’è da rimarcare che la Sicilia e il Nisseno, in analoghi appuntamenti del passato, seppero esprimere alti livelli di qualità dei loro prodotti e quindi fare la loro bella figura, riscuotendo anche premi e riconoscimenti.
Fu, ad esempio, il caso dell’Esposizione generale italiana di Torino del 1884, dove fra le ditte premiate, infatti, ve ne furono anche alcune nissene.
Quello del capoluogo piemontese fu uno dei primi appuntamenti espositivi di rilevanza internazionale, promosso dal Regno d’Italia, con oltre tre milioni di visitatori (numero stratosferico per qui tempi). Per l’occasione dovettero essere costruite grandi strutture ricettive sulle rive cittadine del Po, che poi divennero quartieri all’interno della città stessa.
ed0591Oggi è possibile ricostruire quell’evento – che fu uno dei maggiori dell’Italia di fine Ottocento – attraverso le immagini della cartellonistica, dei manifesti, delle locandine, delle fotografie, ma soprattutto delle cartoline, con le quali i visitatori invitavano parenti e amici, a visitare quella “strabiliante” Esposizione, con le più grandi novità del tempo; assieme allo straordinario spettacolo di modernità che la città offriva.
Ma, al contempo, la città “savoiarda” volgeva anche lo sguardo al passato; addirittura al medioevo.
L’esposizione torinese si propose infatti di realizzare un intero borgo medievale, all’interno della città, con castello ed intero villaggio fatto di botteghe artigiane per la lavorazione del legno, della ceramica, del ferro. Tutto con una precisione architettonica che, ancora oggi – divenuto uno dei simboli della città – stupisce il visitatore che si vede catapultato indietro nel tempo.
L’immane lavoro – se pensiamo alle innumerevoli “incompiute” dei nostri tempi – fa davvero riflettere: iniziato nel dicembre 1882, con la posa della prima pietra del castello, vide l’inizio della costruzione del villaggio nel giugno dell’anno dopo e l’inaugurazione dell’intero borgo, alla presenza dei sovrani Umberto I e Margherita di Savoia, il 27 aprile 1884.
Di quel grande evento espositivo rimangono un dettagliato volume di “Cronaca illustrata”, edito a Torino ed un catalogo dal titolo “Premi agli espositori secondo le deliberazioni della giuria”, pubblicati lo stesso anno dalla casa editrice Paravia per la Stamperia reale.
downloadChi scrive, di quelle pubblicazioni è venuto in possesso, in alcuni suoi estratti in fotocopia, grazie all’amico Filippo Ciulla, nisseno doc, promotore di eventi commerciali nel nostro territorio e cultore dei prodotti della nostra terra. Scorgendo le pagine delle ditte e dei soggetti partecipanti a quell’evento, la Commissione, presieduta dall’on. Domenico Berti, tra le varie aziende partecipanti ne premiò anche alcune nissene.
La medaglia d’argento nel settore “torroni e panforti” andò alla ditta Amico Salvatore, con motivazione: “Per la varietà e squisitezza de’ suoi prodotti e specialmente per i suoi torroni ben preparati”.
Ma, nello stesso ambito, – segno della prestigiosa tradizione del torrone di Caltanissetta – “Menzione onorevole” toccò ai torronifici Giannone Luigi e Infantolino Giuseppe, con motivazione: “Per la fabbricazione di torroni ben preparati”.
Quelle ditte oggi non ci sono più ma la lunga tradizione nissena in quell’ambito continua con realtà come il rinomato Torronificio Geraci, con le ditte Nitro, Sensazioni e sapori, Antico torronificio nisseno ecc.
Un discorso a parte merita l’analoga “Menzione onorevole” che la Giuria dell’evento attribuì alla Camera di Commercio di Caltanissetta, per l’esposizione di minerali, soprattutto zolfo, provenienti dalle miniere della nostra provincia; e che grande successo riscosse tra i visitatori.

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Nello stesso ambito, importante fu anche la premiazione dell’ing. Roberto Gill, per il “Modello di forno recuperatore per solfo”. In effetti la scoperta dell’ing. Gill (che nisseno non era, essendo nativo di Marsala, ma operante soprattutto nelle miniere nissene), risaliva a qualche anno prima, al 1880. Sarebbe passata alla storia delle nostre zolfare (e più in generale alla storia economica dell’intera Isola), per i famosi “Forni Gill”, in uso poi in quasi tutte le zolfare siciliane e non solo.

La scoperta dei forni Gill, dal nome del suo ideatore, fu allora molto importante e venne introdotta in alcune miniere di zolfo della Sicilia, tra cui la Trabia-Tallarita, tra Sommatino e Riesi, allora la più grande miniera estrattiva di zolfo d’Europa.
Con quella scoperta, che sostituiva in buona parte i vecchi calcheroni, si riduceva di molto la dispersione dei fumi della lavorazione dello zolfo nei terreni circostanti le miniere, molto dannosi per l’agricoltura.

LaICL050102920150426CLMa, per tornare all’Esposizione del 1884, il territorio Nisseno poteva dirsi davvero soddisfatto dei risultati conseguiti.
I torroni erano piaciuti ai sovrani d’Italia, dato che la ditta Infantolino ne produsse, in elegantissime confezioni, appositamente per la corona.
Certo era ben poca cosa rispetto alla depressione sociale ed economica che, nella stessa fase, il nostro territorio viveva. Le varie inchieste parlamentari del tempo sulla Sicilia, e sulla nostra stessa provincia, tracciavano un quadro davvero fosco.
D’altronde, né il torrone né lo zolfo avrebbero potuto salvare il Nisseno dall’emorragia dell’emigrazione verso l’estero, soprattutto l’America, sviluppatasi tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Come scrive Francesco Renda nella sua “Storia della Sicilia”, dalla media dei 30mila emigrati siciliani del 1900, si sarebbe passati agli oltre 127mila del 1907 e a cifre annue oscillanti tra i 50mila e i 100mila, sino alle porte del conflitto mondiale del 1915.

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ROMANORUM DOMUS

Tebaldo Fabbri – Elde Balzani

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pompei_DomusPolibioatrioNessun libro potrebbe forse darci della civiltà romana una testimonianza più precisa e più viva di quella che ci offre la dissepolta Pompei, i cui scavi hanno rimesso alla luce case romane di tipo signorile; mentre gli scavi di Ostia ci danno esempio di case modeste, senza pretese abitate da molti inquilini: esempi di coabitazione di oltre venti secoli fa.

Una casa signorile romana è molto diversa da una casa moderna, ed anche oggi camminando per le vie di Pompei (dove sembra pulsare ancora la vita interrotta bruscamente dalla spaventosa eruzione del Vesuvio del 79 d. C.) siamo imemdiatamente colpiti da una caratteristica precisa: la domus romana non aveva le finestre. Non per questo dobbiamo pensare che la vita degli agiati cittadini si svolgesse al buio; infatti i Romani vivevano molto all’aperto o nei cortili che erano la parte più bella e, naturalmente, più luminosa della casa.

images (1)Le stanze dunque che non prendevano luce dalla strada, la prendevano dai cortili interni per mezzo di porte che si aprivano su di essi. Sulla strada perciò non vi erano finestre, ma una sola apertura, l’ingresso di un corridoio (aditus) diviso a metà da una porta (ianua). La parte anteriore del corridoio, quella prima della porta, si chiamava vestibolo (vestibulum), quella posteriore fauces (=gola passaggio). Nel vestibolo, accanto alla porta, vi era la cella (=stanzetta) dello schiavo portinaio (ostiarius). Le pareti e il pavimento del vestibolo erano ornati da mosaici e pitture carie: il soggetto più ferquente era un cane da guardia con la scritta “Cave canem” = guardati dal cane.

La porta presentava una soglia (limen inferum) legegrmente rilevata sul piano del vestibolo e un’architrave in legno (limen superum); essa era anche a due battenti (valvae) e allora meglio che ianua si chiamava fores. Le valvae che giravano sui cardini di legno dall’interno, erano chiuse da chiavistelli (pessuli).

casaIl centro della casa era costituito dall’atrium, ampio vano con un’apertura nel soffitto (impluvium) dalal quale scendeva l’acqua in una vasca marmorea (compluvium), che non aveva solo una funzione ornamentale, ma serviva pure agli usi domestici. Anticamente l’atrium era il centro della vita di famiglia, col passar del tempo, divenne una specie di anticamera, spesso elegante e ornata dalle erme mamrmoree dei personaggi illustri della casata. Ma il posto principale nell’atrio spettava al Lararium (=Lararaio), sorta di tempietto (aedicula) dei Lari e dei Penati, u numi tutelari della casa.

Le camere da letto (cubicula) erano situate a destra e a sinisra dell’atrio e ricevevano da quello aria e luce; il letto era posto in un’apposita nicchia.

Una grande stanza poi fronteggiava la porta d’ingresso: era il tablinum, che costituiva per così dire lo studio del pater familias perché lì leggeva, custodiva documenti e anche danari in un forziere infisso nel muro, riceveva clienti e sbrigava affari.

Attravesando il tablinum si passava al peristylium.

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Giufà e il principe poeta

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images (2)Il principe del paese in cui viveva Giufà, stufo di fare sempre alla guerra, decise di ritirarsi dalle battaglie e si dedicò alla poesia. Anche Giufà era un esperto in poesia, come spesso capita con la gente arguta e di campagna.

Un giorno che Giufà era a pranzo con Giufà, il principe recitò una poesia appena scritta. Tutti i commensali lodavano la bravura del principe. Solo Giufà se ne stava zitto.
Il principe lo notò e gli chiese:
– Giufà, tu che sei esperto in materia, perchè non dici nulla? Forse la mia poesia non ti piace?

Giufà rispose:
– Non voglio mentirti dicendoti che non mi piace. Per questo motivo mi sto zitto!

Provate a dire una simile cosa ad un potente e vi accadrà ciò che è accaduto a Giufà.
Il principe, molto arrabbiato, per punire l’impudenza di Giufà lo fece rinchiudere per un giorno nella stalla, lasciando senza cibo.

Giufà ci restò molto male e per un bel po’ non andò più a palazzo.
Un giorno, però, volle andare a casa del principe e per evitare inconvenienti si sedette in fondo alla sala dove tutti erano convenuti ad ascoltare le poesie del principe. Proprio quel giorno il principe aveva finito un poema e si stava preparando a recitarlo in pubblico.
Giufà, immaginando le possibile conseguenze cercò di allontanarsi in silenzio, dirigendosi verso l’uscita in punti di piedi.

Ma il principe si accorse della sua uscita e gli chiese:
– Giufà, dove vai? Non ti piace ascoltare le mie poesie?

Giufà immaginando cosa stava per capitargli con un colpo di coraggio rispose:
– Vado al posto che mi compete, Maestà: vado alla stalla!.

A questa risposta il principe si mise a ridere e, con sorpresa di tutti, invitò Giufà a sedersi accanto a lui.

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imagesRevocata la licenza alla discoteca “Goa”

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Il questore di Palermo Guido Longo ha revocato la licenza di pubblica sicurezza alla discoteca “Goa”, dove la notte di S. Valentino è avvenuto l’omicidio di Aldo Naro, il giovane medico di San Cataldo ucciso durante una rissa dal calcio alla testa sferrato da un diciassettenne. Il questore ha deciso la revoca, in quanto sarebbero emersi a carico del titolare e dei gestori del “Goa” “rilevanti responsabilità in ordine alla gestione del servizio di sicurezza del locale.

Si sarebbe, altresì, accertato che i giovani dello Zen, reclutati per quella sera sarebbero riconducibili ad una famiglia mafiosa”.

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Fate sapere qualcosa di più…

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FOTO “PROPAGANDA AL PALO”

Non è facile rendicontare ai seguaci del nostro blog la Festa del 25 Aprile  tenutasi a Robba Cardiddru (Villaggio Balilla).

Sono poche le voci che ci arrivano. Non ci sembrano tutte molto credibili, quindi ne riportiamo alcune e col beneficio dell’inventario.

Non ci resta che stare aspettare una comunicazione ufficiale che rendiconti la manifestazione dai costi all’affluenza del pubblico.

Non dubitate che il Comune, lo Sprar e I Girasoli faranno conoscere alla cittadinanza il risultato dei loro sforzi con lo stesso puntiglio con cui hanno pubblicizzato la Festa.

Oggi ci son pervenute delle foto. Quelle che pubblichiamo si riferiscono ai preparativi. Ancora non pervenute quelle della serata.

7Intanto riferiamo qualche notizia.

Solo qualcuno dei numerosi intervistati ci ha confermato di esserci andato a Robba Cardiddru ma non scendendo in particolari.

Alla domanda se la gente fosse accorsa numerosa ci han risposto “molti forestieri” e “11 macchine posteggiate 6 su un lato e 5 sul lato opposto”.

Sul cibo ci han riferito di “piatti stranieri” ma anche di “spaghetti e salsiccia”. Roba da prendere con le pinze.

Sulla presenza dei politici de di Vip sulla scena concordano solo sulla “presenza dell’assessore Antinoro”. E tutti gli altri? Come volatilizzati, non se ne sa niente.

Non ci resta che attendere il comunicato ufficiale degli organizzatori i cui stemmi stanno ben i evidenza su i manifesti e sulle locandine distribuiti a piene mani. La Cittadinanza aspetta e spera.

(altro…)

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FISCHIA IL VENTO E’ L’INNO DEI PARTIGIANI

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La Boldrini rimandata in storia patria

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“La Boldrini dovrebbe andare a scuola, perchè dimostra di non conoscere la storia d’Italia”.

Così Giampaolo Pansa, in una intervista al Secolo d’Italia, a proposito delle dichiarazioni della presidente della Camera sul 25 Aprile.

“La prova della sua ignoranza c’è stata quando ha fatto cantare ‘Bella ciao’ alla Camera: quella non è mai stata una canzone partigiana.

I partigiani cantavano ‘Fischia il vento’. Il suo è stato uno spettacolo degno del teatrino dell’oratorio rosso”.

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La Curia di Reggio Calabria ha fermato la Messa per ricordare i settant’anni della morte di Benito Mussolini.

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Mussolini-_pope-_king_flag_56I promotori dell’iniziativa del Movimento politico autonomista Alleanza Calabrese hanno deciso di non rinunciare all’appuntamento fissando una cerimonia in piazza “Il duo Morosini-Falcomatà (il Vescovo ed al sindaco di Reggio Calabria) ha ancora paura di un uomo assassinato settanta anni fa. Camerata Benito Presente! Piovono fiori su Piazzale Loreto, ha scritto Alleanza Calabrese.

Gli organizzatori della messa avevano realizzato anche un manifesto che è stato postato sul profilo Facebook di Alleanza Calabrese. “I camerati reggini – è scritto sul manifesto – ricordano, a 70 anni dal suo omicidio, S.E. Benito Mussolini e tutti i caduti della Repubblica Sociale Italiana, che hanno creduto nell’onore e nella grandezza del popolo d’Italia”. La motivazione della Chiesa è questa: “Pur essendo lecito celebrare la Santa Messa in suffragio dei defunti per l’occasione” la celebrazione deve essere sospesa “per la strumentalizzazione della stessa per fini politici”.

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