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Archive for 17 marzo 2015

Lupi nella bufera

Bomba da Firenze

Inchiesta Expo e Tav, nei guai il ministro Maurizio Lupi. Dagli imprenditori arrestati: abito pagato al ministro, lavoro e Rolex al figlio.

Libero

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maurizio-lupi-110528161736_mediumL’inchiesta fiorentina su Grandi opere, appalti per Tav ed Expo e corruzione arriva fin dentro il governo. Non solo perché trai 4 arresti c’è anche un “boiardo di Stato” come Ercole Incalza, dirigente del Ministero delle Infrastrutture considerato dagli inquirenti “centro” del sistema. Ma soprattutto perché dalle carte del gip di Firenze spunta il nome di Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti dal 2013, sia con Enrico Letta sia con Matteo Renzi. Secondo i pm, “Stefano Perotti (tra gli imprenditori arrestati) “ha procurato degli incarichi di lavoro a Luca Lupi”, figlio del ministro. E nell’inchiesta figurano anche i regali che gli arrestati avrebbero fatto al ministro e ai suoi familiari, tra cui un vestito sartoriale per Lupi (da parte di Franco Cavallo, anche lui tra gli arrestati) e un Rolex da 10mila euro per la laurea del figlio da parte dei coniugi Perotti (“fatto pervenire tramite Cavallo”).

rolexAbito a Lupi, Rolex e lavoro al figlio – Sarebbe stato uno degli indagati, Giulio Burchi, a raccontare il 21 ottobre 2014 al dirigente Anas Massimo Averardi “che Stefano Perotti ha assunto il figlio del ministro Maurizio Lupi”. “Ho visto Perotti l’altro giorno, tu sai che Perotti e il ministro sono non intimi, di più – è la trascrizione di una intercettazione -. Perché lui ha assunto anche il figlio, per star sicuro che non mancasse qualche incarico di direzione lavori, siccome ne ha soli 17, glieli hanno contati, ha assunto anche il figlio di Lupi, no?”. L’1 luglio 2014 Burchi dice ad Averardi: “Il nostro Perottubus ha vinto anche la gara, che ha fatto un ribasso pazzesco, ha vinto anche il nuovo palazzo dell’Eni a San Donato e c’ha quattro giovani ingegneri e sai uno come si chiama? Sai di cognome come si chiama? Un giovane ingegnere neolaureato, Lupi, ma guarda i casi della vita”. Perotti stipulerà un contratto con Giorgio Mor, nominandolo coordinatore della commessa Eni, mentre Lupi junior diventerà “persona fissa in cantiere” a 2mila euro al mese.

images0Q9SDLHHLupi difende Incalza – Sempre nel 2014, il 16 dicembre, il ministro Lupi parla a Ercole Incalza e avverte: “Su questa roba ci sarò io e ti garantisco che se viene abolita la Struttura Tecnica di Missione non c’è più il governo!”. In quei giorni era in ballo la proposta di soppressione della Struttura guidata dallo stesso Incalza o il suo “passaggio della stessa sotto la direzione della presidenza del Consiglio”. “… vado io guarda… siccome su questa cosa… te lo dico già… però io non voglio… cioè vorrei che tu dicessi a chi lavora con te che sennò vanno a cagare… cazzo!… ho capito!… ma non possono dire altre robe!… su questa roba ci sarò io li e ti garantisco che se viene abolita la Struttura Tecnica di Missione non c’è più il governo!… L’hai capito non l’hanno capito?!”, è la trascrizione della telefonata tra Lupi e Incalza. E intanto Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle ha pubblicato il video dello stesso ministro che nel luglio 2014 difendeva il supermanager di Stato: “E’ stato effettivamente indagato in diversi procedimenti, ma sempre prosciolto o archiviato”.

La difesa del ministro – “Non ho mai chiesto all’ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato”, è la difesa di Lupi affidata a una nota ufficiale in cui si precisa che il figlio Luca ora lavora a New York.

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La corriera della morte

Nel 1962 si verificò un tragico incidente stradale con un pullman che precipitò nel fiume Salso: vi furono 14 vittime, di cui la metà nissene d’origine o d’adozione

Cronaca di una strage al Ponte Cinque Archi

Walter Guttadauria

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il luogo della sciagura con l’autocorriera semisommersa nel fiume Salso dopo essere precipitata dal Ponte Cinque Archi.

Tra gli incidenti più gravi verificatisi sulle nostre strade, ancora oggi rimane alla memoria dei più adulti quello estremamente drammatico che si verificò il 17 marzo 1962 su Ponte Cinque Archi, dove la corriera della Sais che copriva il percorso Caltanissetta-Enna, con 18 passeggeri a bordo, improvvisamente sbandò abbattendo il parapetto e precipitando con un volo di venti metri nel sottostante fiume Salso. Il tragico bilancio fu di 14 vittime, quasi tutte di giovane età, di cui sette nisseni d’origine o d’adozione; quattro i feriti gravi.
Fu una pagina di lutto che ebbe vasta eco ben oltre i confini dei comuni di residenza delle vittime, per lo più insegnanti che si recavano a scuola a Villarosa e operai di miniera che quel sabato rientravano per il fine settimana.
I nisseni che persero la vita furono gli insegnanti Giuseppe Passafiume di 26 anni, Rosalia Sedita anche lei di 26 anni, Maria Giannavola Zirilli 23 anni, Marisa Cancelliere 24 anni (quest’ultima, nativa di Lercara Friddi, viveva a Caltanissetta); inoltre Margherita Rinaldi, 26 anni, insegnante di San Cataldo, e Giuseppe Sbirziola 23 anni, perito agrario di Butera. E c’era anche Liborio Cilano, avvocato di 34 anni originario di Pietraperzia ma residente anch’egli nella nostra città. Tra i feriti, Paolo Geraci, 49 anni, muratore di Sommatino. Le altre vittime erano originarie di Enna, Villarosa, Palermo, Alimena, Barrafranca, Polizzi Generosa, tutti comuni che condivisero con Caltanissetta quella tragica giornata di morte.
E’ una piovosa e fredda mattina quando l’autocorriera della Sais (Società Anonima Ing. Scelfo) parte alle 8,05 da Caltanissetta guidata dall’autista Enrico Di Mattia, ennese di 39 anni. Oltre a lui si trovano sul mezzo il bigliettaio Gaetano Scavuzzo di 41 anni e l’aiuto bigliettaio Paolo Scarlata di 22 anni. Il pullman deve raggiungere Villarosa e poi proseguire per la stazione di Enna.
Al bivio per Santa Caterina Di Mattia supera un’altra corriera, carica di minatori della zolfara Capodarso smontati dal turno di notte, che procede più lentamente lungo la statale 121: giusto un cenno di saluto al relativo autista Vincenzo Fasciana, per poi proseguire in direzione del Ponte Cinque Archi. Sono circa le 8,30 ed è proprio qui che si consuma il dramma. Improvvisamente l’autocorriera ha uno scarto sulla destra, abbatte la spalletta e precipita dopo un volo di circa venti metri nel fiume, capovolgendosi e rimanendo semisommersa.
Spettatori inorriditi dell’incidente sono i passeggeri dell’altra corriera, che si fermano per prestare i primi soccorsi. In molti raggiungono il greto del fiume, ove la corriera è un ammasso di lamiere, ma lo spettacolo che si para loro davanti dà già l’immagine della tragedia, dato che dai finestrini frantumati possono intravedere un groviglio di cadaveri, che cominciano ad estrarre dopo essere entrati nell’acqua gelida, il tutto reso difficoltoso anche dalle inclementi condizioni del tempo.
I feriti vengono trasportati con l’autobus dei minatori a Villarosa, mentre i morti vengono allineati sul greto. L’autista Di Mattia spira appena dopo essere stato estratto, mentre l’insegnante sancataldese Rinaldi si spegne nel pomeriggio nel nosocomio ennese in seguito alla frattura della base cranica: quasi tutte le vittime, infatti, sono decedute per tale tipo di trauma. La notizia subito si propaga da Villarosa a Enna, a Caltanissetta, da dove cominciano ad arrivare ambulanze, vigili del fuoco, forze dell’ordine, autorità civili e militari, oltre al magistrato per le constatazioni di legge. In quanto alla causa del sinistro si parlerà di un guasto allo sterzo.
Il primo a raggiungere il ponte è il sindaco di Villarosa, Mario Montalbano, assieme alla sua giunta dato che proprio Villarosa diviene centro delle operazioni di soccorso: intanto nelle famiglie dei passeggeri si comincia a vivere la terribile ansia dell’attesa di notizie sui propri congiunti. Alcune salme vengono trasportate all’obitorio dell’ospedale di Enna, altre a Santa Caterina. Le operazioni di recupero della carcassa dell’automezzo proseguono fino a pomeriggio inoltrato, grazie all’ausilio di una gru messa a disposizione dall’Agip Mineraria e fatta arrivare da Troina.

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quattro delle vittime: in alto da sinistra i nisseni Rosalia Sedita e Giuseppe Passafiume, in basso Maria Luisa Cancelliere anche lei residente in città e Margherita Rinaldi di San Cataldo, tutti insegnanti che erano diretti quella mattina a Villarosa

Nel nosocomio ennese viene allestita una camera ardente che accoglie le salme di Di Mattia e dei tre nisseni Passafiume, Cancelliere e Sedita, mentre inizia lo strazio del pellegrinaggio dei congiunti: l’autista ha lasciato nella disperazione la moglie e i due figli, mentre il padre di Passafiume veglia il corpo del giovane figlio, insegnante di francese a Villarosa, e la cui madre è ancora all’oscuro di tutto. Scene analoghe si svolgono nei centri dove sono state trasportate le altre vittime.
Ad alimentare questo dramma collettivo contribuiscono anche le toccanti storie personali di alcuni degli sfortunati protagonisti. E’ ad esempio il caso di Maria Giannavola Zirilli, sposa da otto mesi e in attesa del primo figlio, dunque due vite troncate all’unisono, quando era già alla vigilia dell’aspettativa per l’imminente maternità. Un sogno infranto, questo, così come quello della giovane Liù Sedita che avrebbe dovuto convolare a nozze di lì a poco. Alla Cancelliere era stata offerta, a inizio anno scolastico, la sede di San Cataldo, ma lei aveva preferito Villarosa per non staccarsi dai colleghi insegnanti Sedita, Giannavola e Passafiume. Anche per quest’ultimo un’atroce beffa del destino: a Villarosa si era sempre recato in macchina guidata da un amico, che però quel sabato non stava bene per cui il giovane aveva dovuto prendere la corriera per andare a svolgere quello che era l’ultimo suo giorno di supplenza. Anche Cilano di solito prendeva un’auto a noleggio, ma quella mattina non lo aveva fatto per le cattive condizioni del tempo, preferendo la corriera.

(altro…)

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AD UN PASSO DAL PASSATO REGIME

Salvatore Curcio

Salvatore Curcio

Salvatore Curcio

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Che la nostra Carta Costituzionale necessiti di essere riformata specie nelle parti in cui si sono sinora verificate situazioni conflittuali tra lo Stato centrale e le Autonomie locali penso sia da più parti condiviso e condivisibile anche alla luce delle opinioni espresse da illustri cultori del diritto costituzionale il cui obiettivo ritengo sia quello di indicare le vie giuste per far funzionare al meglio la macchina amministrativa dello Stato sia centrale che periferica.
Ci si riferisce nella fattispecie al Titolo V della Costituzione vigente le cui precedenti e parziali modifiche, anziché apportare chiarezza e semplicità nella macchina burocratica, hanno, al contrario, accresciuto la conflittualità tra gli Organi centrali e periferici creando spesso maggiore confusione che, oltre determinare situazioni di diverso trattamento tra i cittadini a seconda della Regione di appartenenza, hanno aumentato il numero dei ricorsi presso la Corte Costituzionale chiamata per legge a dipanare matasse spesso alquanto complicate e complesse.
Ha quindi fatto bene e fa bene il Governo in carica sotto la costante spinta del suo Premier ad accelerarne l’iter della riforma nella considerazione che i suoi tempi, tenuto conto delle particolari modalità previste per le leggi di riforma di una norma costituzionale, saranno necessariamente lunghi.

untitledE se su quanto sopra esposto penso ci sia molta condivisione da parte della stragrande maggioranza degli italiani, non altrettanto ritengo sia ugualmente condivisa la restante parte della riforma specie quella relativa all’abolizione della potestà legislativa sinora spettante al Senato della repubblica nell’approvazione delle leggi ordinarie, per le considerazioni che si diranno appresso.
Ora passi pure che la reale intenzione dell’attuale Esecutivo sia quella di voler ridimensionare il numero dei componenti del Senato al solo scopo di ridurre i costi della politica e che la via percorribile per realizzarne le finalità consista nel rimpiazzo dei futuri residui senatori, non più eletti dal popolo, con i Governatori delle diverse Regioni e/o i Sindaci delle più grandi città italiane e quant’altro, tuttavia non si capisce il motivo per cui rimanga inalterato il numero dei componenti della Camera che, se dovesse restare immutato, creerebbe oltretutto un rapporto spropositato tra i due rami del parlamento, con l’aggravante che viene così esclusa la possibilità di un maggior risparmio per le casse erariali.

A ciò aggiungasi che non sembra che sinora vengano ipotizzati nella riforma analoghi interventi per le composizioni dei Consigli regionali, il cui ridimensionamento numerico determinerebbe sicuramente un maggior risparmio sui costi della politica prendendo, ovviamente, per oro colato che la finalità dei risparmi, in un momento di gravissima crisi economica del Paese, sia realmente il filo conduttore dell’intera manovra.

Peraltro sono personalmente convinto che, ove si vogliano realizzare maggiori risparmi sui predetti costi, sarebbe quanto mai opportuna una analoga riduzione delle indennità e dei vitalizi attualmente godute sia dalla intera “casta”che dai numerosi Managers gravitanti nell’ambito della P.A. e pagati molto profumatamente con i soldi dei cittadini onesti tartassati da tasse elevatissime e che spesso stentano di arrivare alla fine del mese.

images6FA2TGNMTutto ciò premesso resta comunque, a mio parere, molto grave l’intento di Renzi e del suo governo di voler abolire il bicameralismo perfetto sottraendo al futuro Senato della repubblica la potestà legislativa che i Padri costituenti hanno fermamente voluto perché, come a tutti noto, si temeva che si potessero realizzare le condizioni per un nefasto ritorno al regime dittatoriale la cui caduta tanto sangue era costato all’intero Paese.
Ciò, oltre a snaturare la funzione della seconda Camera che da sempre ha assolto al compito di una vera e propria “stanza di decantazione” per le leggi italiane, farebbe sì che la Camera dei deputati, la sola chiamata ad approvare le leggi volute dal Governo in carica, con una maggioranza assoluta derivante dal premio di maggioranza secondo le indicazioni contenute nella legge elettorale in via di approvazione, finirebbe con l’emanare le sole leggi di gradimento dell’Esecutivo; il che sarebbe estremamente pericoloso per la stessa esistenza del regime democratico tanto faticosamente conquistato dopo la dittatura fascista.

Giù le mani quindi dalla Costituzione che va riformata esclusivamente in quelle parti che per diversi motivi impediscono il funzionamento al meglio dell’intero sistema operativo lasciando inalterate quelle che potrebbero intaccare l’assetto democratico del Paese perché diversamente si scivolerà,ahimè, verso un sistema dittatoriale pernicioso per tutti ed a ciò penso che il governo attuale debba prestare una maggiore attenzione se realmente gli sta a cuore il bene dei cittadini di questa nostra martoriata Repubblica nella quale tutto vien fatto per volontà del popolo sovrano ( sovrano di chè?).

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un occhio a terra

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A ridatece Letta

renzi-letta-650x401_jpg--Un anno dopo il bluff di Renzi: Letta lo batte 4 a 0 sull’economia

Franco Bechis

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Maledetti numeri: non hanno la poesia di un tweet, nè la fantasia di un #hashtag, sono nudi e crudi come la realtà. E un anno dopo i maledetti numeri dicono che gli italiani si sono presi una bella fregatura da Matteo Renzi. Quando lui diede la spallata a Enrico Letta e al suo governo con la più classica delle congiure di palazzo, disse che voleva dare un’altra marcia all’economia italiana: Letta era lento, e l’Italia con lui non teneva il passo dell’Europa. A conti fatti quel è accaduto è l’esatto contrario: con Letta l’economia italiana andava meglio, e con Renzi i fondamentali sono peggiorati e hanno allargato le distanze fra l’Italia e i paesi dell’area dell’euro. A conti fatti Enrico Letta batte Matteo Renzi 4-0…

tabellarenzi-lettaNella tabella qui a fianco si vede cosa è accaduto su quattro indicatori fondamentali dell’economia: crescita del Pil, rapporto fra debito pubblico e Pil, produzione industriale e disoccupazione. In tutti e quattro i casi con Letta l’Italia era più vicina di oggi alla media dell’area dell’Euro. Due dati su quattro sono anche peggiorati in assoluto, due no, ma si sono allontanati dalla media degli altri paesi non sapendo cogliere le opportunità che la ripresina ha fornito in Europa. Così alla fine con Letta il Pil italiano era a 1,3 punti di distanza dalla media dei paesi dell’area dell’Euro. Con Renzi la distanza si è allargata: 1,4 punti sotto alla media degli altri. Differenza ancora più sensibile con il dato sulla disoccupazione: l’Italia di Letta era 0,90 punti peggio della media dei paesi aderenti all’Euro. L’Italia di Renzi è 1,40 punti peggio, e la distanza dagli altri è aumentata del 55,5% nel giro di appena un anno.

Dati ancora più negativi per Renzi su altri due indicatori fondamentali. Il rapporto debito/Pil nel giro di un anno è passato dal 127,80% al 131,80%, e la distanza dal resto dei paesi dell’area dell’Euro è passata da 36,70 a 39,70 punti, con un incremento negativo delll’8%. Clamorosamente negativo il dato sulla variazione annua della produzione industriale. Nel gennaio 2014 quel numero per l’Italia era positivo: +1,4%, ma inferiore di 0,7 punti al dato dell’area dell’euro (+2,10%). Nel gennaio 2015 la produzione industriale italiana è crollata (-2,20%), mentre quella dell’area euro è restata positiva (+1,20%). Il solco scavato da Renzi fra le imprese italiane e quelle dell’area dell’euro è quindi oggi di 3,4 punti, cinque volte superiore a quello lasciato da Letta. Un disastro economico di cui raramente c’è traccia nella storia italiana per soli 12 mesi di governo. A ridatece Letta, per favore!

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