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Archive for 23 novembre 2014

tari1Tari troppo cara e la minoranza continua a protestare

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Continua l’opposizione “responsabile” della minoranza che non perde occasione per manifestare la sua contrarietà all’imposizione della Tari con bollette da capogiro.

I consiglieri della minoranza pur critici contro quella che reputano una vessazione della cittadinanza “evitabile”, hanno “responsabilmente” consentito lo svolgimento del consiglio comunale assicurando il numero legale minimo (che è di otto consiglieri comunali presenti).

Senza la presenza dei consiglieri della minoranza non si sarebbe potuto svolgere l’importante consiglio comunale in cui dovevano trattarsi importanti temi economici e di bilancio.

consiglio-comunaleLa maggioranza (composta di 10 consiglieri) infatti si è presentata in 7: ne mancava almeno uno per raggiungere il numero legale utile a far svolgere il consiglio comunale.

Erano assenti: Carmelo Curto, Salvatore Di Marco e Vincenzo Nicastro. Alla fine, grazie al senso di responsabilità della minoranza, erano Presenti n. 11  e gli Assenti n. 4. (La quarta assente, il consigliere Giuseppina Virciglio).

Stando così le cose, il presidente del Consiglio comunale Filomena Falletta, assistita dal vice segretario Lorenzo saia, ha potuto dichiarare legale la riunione e invitare gli intervenuti a deliberare sul primo oggetto iscritto all’ordine del giorno avente per oggetto: Approvazione verbali seduta precedente previa nomina scrutatori nelle persone dei Consiglieri Falletta Filomena (Flora), Pellitteri Claudia e Ingrascì Concettina.

Si da atto che mancava il Sindaco e partecipava l’Assessore Ingrao Giuseppe.

Rosalba Pellegrino

Rosalba Pellegrino

La Consigliera Rosalba Pellegrino interveniva dichiarando: “il gruppo di minoranza voterà contro l’approvazione dei verbali della seduta precedente in segno di protesta contro l’eccessivo aumento delle tariffe TARI” mentre il Consigliere Palumbo dichiarava di astenersi in quanto assente nella seduta precedente.

IL CONSIGLIO COMUNALE con voti favorevoli n. 07, contrari n. 3 (Ingrascì Concettina, Pellegrino Rosalba e Provenzano Rosa) e n. 1 astenuto (Palumbo) su n. 11 Consiglieri presenti APPROVAVA la su indicata proposta.

 

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Le vicissitudini del Comitato prima e dopo la Grande Guerra

Giovanni Cassenti

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Il Comitato Pro Autonomia era composto da un Presidente e trenta componenti.

stemma Campofranco

stemma Campofranco

stemma Sutera

stemma Sutera

In una delle prime riunioni venne fatto dimettere l’allora Delegato Municipale per Sutera. Telegrammi di proteste contro la grave situazione di dipendenza da Sutera e Campofranco furono mandati a tutte le Autorità competenti. Seguì subito dopo una pubblica dimostrazione in cui intervenne gentilmente l’avvocato Seminerio di Grotte che elencò tutte le nostre ragioni per convincere i restii. Non mancò di interessare un certo onorevole del quale non facci il nome perché non si interessò per nulla, mentre risultò l’interessamento di alcune tra le Autorità provinciali.

Tutto questo nostro movimento per le madrigne Sutera e Campofranco da cui dipendevamo noi di Milocca  e San Biagio, fu come abbaiare alla luna, la sola notizia che presto pervenne fu il vedere comparire il Messo esattoriale suterese per fare pignoramenti ai morosi e mettere all’asta pubblica gli oggetti pignorati. Dopo qualche mese si procedette alla riunione del Comitato per stabilire altre iniziative di lotta e approntare un fondo cassa ma notammo con dispiacere che alcuni cominciavano a fare orecchio da mercante e disertavano le riunioni. Restammo i più motivati e onesti mentre se ne andarono quelli che erano stati convinti a fare un passo indietro dai potenti del luogo e dei paesi a cui eravamo sottoposti.

Bongiorno a piazza De Carli

Bongiorno “cacciatore” a piazza De Carli

Cominciammo a capire che per vincere la nostra battaglia non bastavano le dimostrazioni di piazza e i telegrammi ma ci voleva un preparato giuoco politico, un maneggio a cui non eravamo preparati noi uomini alle prime armi. Ci voleva coraggio e noi lo avevamo a metterci in azione di fronte ai Castelli, Mormino e Bongiorno che allora erano potenze vere e proprie, per fortuna sopra di loro c’era chi comandava di più: capimmo perfettamente che il chiodo principale della carrozza era Roma, il Parlamento che doveva guarire la ferita dell’Autonomia e sancire l’Indipendenza.

Era il 1914, eravamo alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, avevamo preparato diversi documenti da inviare a Roma, stretto rapporti e amicizie con diversi uomini politici, molti dei quali dicevano sì a tutti ma in pratica non facevano niente, ciò nonostante credevamo di essere a buon punto e vedevamo il porto d’arrivo quando come un fulmine scoppiò la Guerra 1915 – 18.

Salvatore Angilella

Salvatore Angilella

Molte classi furono chiamate alle armi, compreso lo scrivente che era già trentenne, certi amici giravano in divisa sia a Milocca che fuori residenza, alcuni intellettuali speravano in un aiuto per scansare il servizio militare, per farla breve degli uomini più attivi del Comitato era rimasto in paese il solo Cav. Angilella perché esonerato quale Capo ufficio postale della Stazione di Campofranco.

I quattro anni di guerra furono forzatamente inoperosi riguardo al movimento autonomistico, ma per quanto riguardò i quattro quinti di noi fu un ardore dentro come una fiamma che invece di spegnersi si accendeva maggiormente.

Nel 1919 fummo restituiti alle famiglie e liberi di poterci muovere. Con l’amico Angilella si decise di ripristinare il Comitato Pro Autonomia con meno persone non senza aver preso atto che qualcuno di noi si era asservito ai vecchi padroni, ciò ci continuò a spingere nella lotta tanto più che nelle due borgate tutto era rimasto come prima anzi peggio di prima agli occhi nostri che andando al nord per la guerra avevamo visto paesi e città che vivevano nella civiltà con tutti i principali servizi vivere con dignità.

Giovanni Cassenti ai tempi della Grande Guerra

Giovanni Cassenti ai tempi della Grande Guerra

Nello stesso anno venne costituita la Sezione Ex Combattenti, fui eletto Presidente  per acclamazione dalle centinaia di aderenti. Non eravamo più gli stessi di quando eravamo statti richiamati e partenti, eravamo diventati diversi: le istruzioni, il maneggio delle armi e delle bombe, gli assalti con la baionetta innestata al fucile, le vicende dei camminamenti con la fame e i pidocchi, il vede cadere i nostri compagni a fianco, gli stati di sconforto… tutto era stato per noi una scuola di vita che ci aveva reso coraggiosi e spietati e ci aveva insegnato a non guardare tanto per il sottile, si ritornò più fieri, più indifferenti alla vita, più ribelli a non sottostare a soverchierie e soprusi.

Bastarono le prime due scese in piazza in occasione di comizi per l’autonomia per convincerci che la Sezione aveva un forte peso, faceva paura, dinamica, pronta a qualsiasi intervento per raggiungere l’indipendenza dalla due madrigne, tanto che dovetti dire all’amico Angilella che per l’Autonomia la Sezione Ex Combattenti era da considerare il vero Comitato Pro Autonomia, il quale mi rispose che quanto io avevo detto era tutta verità e che bisognava essere grati e riconoscenti a questi ardimentosi uomini.

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Quante persone servono per rinnovare una patente?

La risposta è almeno tre. Una di queste tuttavia non è colui che deve rinnovarla.

di Lilo Montalto Monella

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Lillo Montalto

Lillo Montalto

Succede oggi in una ASL locale, in cui mi reco sotto il diluvio per la “visita in attività istituzionale” di rinnovo della patente. Come ben sa chi segue questo blog da tempo, infatti, il documento mi scade il 29 novembre 2014 (già, sono passati dieci anni e ancora paio lo stesso giuovincello di un tempo…).

Effettuata la chiamata di prenotazione nella ragionevole finestra temporale di sei ore settimanali – il telefono, pubblico, squilla solo il lunedì, mercoledì, venerdì dalle 14 alle 16 – e fissato il mio appuntamento, riesco ad infilarmi nella ancor più esigua finestra temporale in cui si effettuano le visite per il “Rilascio patenti A-B-C-D-E-KA-KB” e a presentarmi, infine, al tanto atteso rendez-vous.

Piove che Dio la manda e sono in ritardo di dieci minuti.

Parcheggio di fuori con la doppia freccia tra un cancello, una striscia blu e un posto disabili che, se dovessi mai uscire dalla ASL abile e certificato, perderei comunque la patente per l’ammontare di infrazioni commesse in una sola manovra di parcheggio. Trovo finalmente l’ufficio e, ad accogliermi, tre affabili signore schierate in mia attesa come le mitologiche Parche, Cloto, Lachesi e Atropo. Sono l’ultimo appuntamento della giornata, e dalla mia puntualità dipende evidentemente l’orario di timbratura del cartellino d’uscita. A farmelo notare, il “Mbe? Avevamo perso la speranza” con il quale mi accolgono.

IMG_3423-768x1024Mi accomodo, adducendo qualche scusa di circostanza.

La prima domanda riguarda i bollettini di pagamento e la foto tessera. Ce li ho. Presento tutto con fare zelante, quasi orgoglioso di non essere stato colto in fallo per una volta, e attendo.
Una di loro, Cloto, mi chiede se sto bene.
Deve essere quella che ha sostenuto più esami di medicina, dico fra me e me, e rispondo che non posso lamentarmi – se escludiamo il tempo.
“Porta gli occhiali?”
“No”, rispondo lapalissiano.
A questo punto le altre due comari iniziano ad armeggiare con le mie scartoffie. Una di esse alza e abbassa lo scanner, lo aziona, attende, lo aziona nuovamente con una smorfia contrita. Ecco! funziona.
Quell’altra mi porge un modulo da firmare ma ATTENZIONE che la firma non esca fuori dal rettangolo: “se no qui ci stiamo tutta la notte, glielo assicuro”. 
Falsifico la mia firma al meglio per esaudire la richiesta, visto che  avevo già preso un impegno dal dentista per le ore successive, e questa annuisce con aria soddisfatta. Ancora non sa di aver cantato vittoria troppo presto.

Una di loro sorveglia la scena in piedi, con aria inesorabile: è Atropo. Si assicura che tutto vada per il verso giusto.
Lachesi – la più anziana delle tre, forte accento meridionale – è quella deputata all’elettronica, e cerca sulla tastiera del computer “la freccetta” per inserire qualche dato correttamente.
Panico.
Il panico rientra: si scopre che la freccetta in questione è in realtà il tasto SHIFT.
“Metti solo Montalto che facciamo prima”
“Ma signora, ho due cognomi, mi chiamo Montalto Monella….”
“Si si tranquillo, dobbiamo solo rinominare la foto…”
Mi rilasso, anche se odo distintamente i clacson fuori che strombazzano – forse all’indirizzo della mia macchina.

Anche io ho cantato vittoria troppo presto. 
Il sistema informatico ci tradisce tutti, tutti e quattro, e a quanto pare “ci butta fuori”. Password errata.
Due delle tre donne davanti a me si stringono ai lati della malcapitata alle tastiere e l’aiutano dettandole due password. Diverse.
Nel frattempo, per non farmi sentire a disagio, Cloto mi chiede di nuovo se “ho la prescrizione per gli occhiali”. Rispondo nuovamente di no.
Lachesi, colei che regge le fila della mia pratica online, è evidentemente in difficoltà. Ad un certo punto si alza ed esclama: “Scusate, non ce la faccio, perdo il treno”
Con passo deciso, si alza si infila il giubbotto e si avvia fuori dalla porta.  I clacson di fuori sono più forti che mai. Nella stanza, sospiri carichi di tensione.
“Ma non è possibile, non ci credo…”
Atropo, l’inflessibile, si siede in postazione e decide di prendere in mano la situazione. Alza la cornetta per farsi dire da qualcuno lì fuori nell’universo la password corretta.
“Che dio ce la mandi buona”, esclama tra sè e sè, in maniera ben udibile.

BINGO. La password è quella giusta, la procedura viene riavviata. Nuova scansione dei miei documenti, accompagnata dalla nuova domanda “Porta gli occhiali?”. Questa volta mi viene richiesto anche se ho il diabete.
Nego, spudorato.
Nella borsa di Cloto intanto fa BLING un cellulare. Lei si alza, va a controllare, risponde all’SMS e torna a sedersi.
C’è un nuovo problema, però: la foto all’interno del computer supera la larghezza massima consentita.
“Dobbiamo scansionare di nuovo”, esclama la prima delle Parche come se dovesse eseguire un’operazione a cuore aperto.
Sono già passati 15 minuti, e inizio a sudare freddo.

 

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Accese le luci a led di un albero di 40 metri

l. s.)

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LaICL0434a3220141122CLAlle ore 18 di sabato sera è stato acceso a Caltanissetta, all’inizio della via Kennedy (lato sinistro) “l’Albero di Natale stilizzato più alto in Sicilia” con illuminazione a Led.

L’albero è alto ben 40 metri e arriva al nono piano dell’edificio dell’ex albergo Di Prima al quale è appoggiato.

La sua accensione ha datp un particolare effetto scenografico perché contemporaneamente sono state accese le luci, pure a Led, delle vetrine dei negozi del circondario creando così un’atmosfera suggestiva. E’ seguita l’esibizione di un corpo di ballo.

L’iniziativa è della ditta La Porta che ha coinvolto gli altri commercianti della zona con l’intento di rafforzare ed anticipare in città, attraverso l’imponenza dell’albero che ha già suscitato grande curiosità, lo spirito natalizio.

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Rinviato comizio Pd

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COMUNICATO

Per gravi motivi sopraggiunti il comizio del Pd, previsto alle 19 di qesta sera, è stato rinviato a data da destinarsi.

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Se in Sicilia c’è siccità, come fanno ad avere tutti l’acqua in bocca?

 

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 25,31-46

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aveIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,
e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?
E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

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