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Archive for 19 novembre 2014

Stabat mater dolorosa…

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MADRE TERRA PIEGATA IN DUE DALLE GUERRE IMPLORA PACE

 

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Il magnifico orgoglio siciliano e l’inettitudine dei giorni nostri

Silvana Grasso

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LaIMO2801A2820141116CTDa Nord a Sud, isole comprese, non c’è locus esente da reati nell’amministrazione della cosa pubblica, quasi che il delitto sia ormai il motivo conduttore della colonna sonora”Italia”.

Nella cosiddetta Seconda Repubblica, che sottopose a gogna, vituperio, sfregio, da forche caudine, la Prima, non c’è più linea di confine alcuna tra vir bonus e vir malus, quasi che pandemicamente, o peggio, geneticamente, tutti gli esseri umani abbiano ormai in sé il gene del delitto, del delinquere.
Solo per ragioni di spazio, ci limitiamo a considerare i guasti siciliani, appena qualche decennio fa considerati endemici all’Isola, mentre nessuno si azzarderebbe, oggi, in tempi di pandemia delinquenziale, ad avventurarsi in una simile dissennata considerazione.
Quello, cui assistiamo, è da «Sicilia delenda est», come fu autorevolmente sostenuto da Marco Porcio Catone, il censore (censeo Carthaginem esse delendam), a proposito di Cartagine, o da «Sicilia delenda est? », come assai più modestamente ci chiediamo noi?

LaIMO280012820141116CTRiconsideriamo il significato del termine latino “delere”, distruzione, cancellazione, annientamento, sradicamento, aiutati da uno storico serio, d’altri tempi, Diodoro Siculo (Lessico Suida, Chronicon di Eusebio), vissuto tra il 90 e il 30 a. C.
Senza frastorno di conferenze stampa, senza virus narcisistico da twitter, senza iphone, senza computer, Diodoro scrisse 40 libri di una storia universale (Biblioteca Storica), di cui molto, purtroppo è andato perduto, ma che per la Sicilia antica è fonte di suprema importanza degli anni terribili (409-405 a. C), vissuti dalle genti di Selinunte, Imera, Acragas, Gela e Camarina, sotto l’incalzare cartaginese.

Vero grande protagonista di quella Storia siciliana, la massa inerme del popolo di fronte al barbaro invasore «tutti gli uomini che per età erano nel pieno vigore fisico indossarono l’armatura e corsero ad affrontare il pericolo, e mentre gli anziani si occupavano dei preparativi, implorando i giovani a non lasciarli in mano ai nemici, donne e bambini assicuravano il rifornimento di cibo e proiettili agli uomini strenuamente impegnati a difesa delle città, tralasciando quei sentimenti di verecondia e pudore abituali in tempo di pace; era diffuso un tale sbigottimento che si implorava, in quel frangente, anche l’intervento delle donne» (Diodoro, Biblioteca).

Sventurata nobilissima gente di Sicilia, cui non servì per vincere la resistenza eroica alla ferocia del barbaro «mentre i cartaginesi incalzavano con forza, le donne e i fanciulli correvano a rifugiarsi sui tetti delle case, dando mano a sassi e tegole per scagliarli addosso al nemico» (Ibidem).
Un’intera città si mobilita, al di là di sesso ed età, ad affrontare il nemico, a resistergli, pur convinta che sia impresa impossibile. Una difesa corale, magnifica, “letteraria” ultra litteram. È di tutti la Città. È di tutti l’Onore. E’ bene di tutti la Patria, intendendo con «patria» assai più che la geografia del luogo natio. Luogo di memorie, percorsi emotivi, cultura, di Dei penati e lari, di preghiera, d’orgoglio.

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Siculiana, storia (pirandelliana) di una discarica pubblica oggi privata

Giulio Ambrosetti

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La discarica di Siculiana

La discarica di Siculiana

La storia è quella di una discarica che vede la luce in un paese della provincia di Agrigento: Siculiana. Cominciamo dalla fine. Partiamo da un’inchiesta giudiziaria che da quasi sette anni tiene sulla graticola personaggi che la menzogna aveva trasformato in ‘cattivi’. Uomini che la Giustizia terrena, questa volta, ha ritrasformato in quello che sono sempre stati: e cioè persone a modo che hanno avuto il solo torto di difendere la verità e di tutelare – cosa ‘gravissima’ in Sicilia – interesse pubblico.

Cominciamo con il Gup di Palermo, Guglielmo Ferdinando Nicastro, che ha assolto l’ex sindaco di Siculiana, Giuseppe Sinaguglia, il funzionario comunale Luigi Meli e l’ex dirigente dell’ufficio tecnico Pasquale Amato, accusati di abuso di ufficio aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa. Il pubblico ministero, Rita Fulantelli, aveva chiesto, invece, per tutti, la condanna a 4 anni di reclusione. La pena richiesta era ridotta di un terzo per effetto del rito abbreviato.

Questa strana vicenda giudiziaria fa parte di un filone della maxi inchiesta antimafia “Marna”. Un’inchiesta che ha portato all’arresto e alla successiva condanna di decine di presunti mafiosi. Secondo l’accusa, dal 2005, i fratelli Lorenzo e Giuseppe Catanzaro (quest’ultimo è il vice presidente di Confindustria Sicilia) avrebbero subito gravi pressioni dall’amministrazione comunale di Siculiana. Si ipotizzavano controlli illegittimi per far chiudere la discarica da loro gestita.

I Catanzaro erano, per l’appunto, i gestori di una discarica che era di proprietà del Comune di Siculiana. Come ora vedremo, l’allora Sindaco di Siculiana e i funzionari del Comune difendevano l’interesse pubblico. Tant’è vero che il giudice li ha assolti dall’accusa di abuso di ufficio aggravato e concorso esterno in associazione mafiosa. Per l’ex Sindaco, Sinaguglia, in particolare, ha disposto il “non doversi procedere” dall’accusa di concorso esterno, perché l’inchiesta per gli stessi fatti è stata archiviata e mai riaperta.

Noi, adesso, proveremo a raccontare questa storia un po’ più dettagliatamente. Partendo da un elemento, già sottolineato: e cioè che la discarica che ha dato origine a questa vicenda nasce come discarica pubblica. Una discarica che, oggi, è diventata privata grazie ai buoni uffici della Regione siciliana. Privata e nelle mani dei fratelli Catanzaro, per l’appunto. Il protagonista vero di questa avventura, infatti, è un personaggio che il nostro giornale ha cercato di descrivere più volte ai nostri lettori. Si chiama Giuseppe Catanzaro ed è un grande ‘Professionista dell’Antimafia’. Ruolo che esercita con dedizione insieme con altri due ‘Scienziati’ di Confindustria Sicilia: Antonello Montante, oggi presidente degli industriali siciliani, e Ivan Lo Bello, già presidente di Confindustria Sicilia e oggi vice presidente nazionale, sempre di Confindustria.

 L'indagine della Commissione regionale sulla gestione dei siti pubblici e privati in Sicilia L'imprenditore Giuseppe Catanzaro sarà ascoltato domattina dalla Commissione Antimafia regionale, nell'ambito della indagine promossa sulla gestione delle discariche pubbliche e private in Sicilia. Catanzaro, vicepresidente di Confindustria Sicilia, è stato convocato in audizione dal presidente Nello Musumeci per essere ascoltato nella qualità di legale rappresentante della società che gestisce la mega-discarica di Siculiana, nell'agrigentino. Per la stessa indagine - finalizzata ad accertare eventuali responsabilità di carattere amministrativo - l'Antimafia regionale ha già incontrato nelle settimane scorse diversi sindaci, imprenditori e funzionari pubblici.


L’imprenditore Giuseppe Catanzaro è stato convocato in audizione dal presidente Nello Musumeci per essere ascoltato nella qualità di legale rappresentante della società che gestisce la mega-discarica di Siculiana, nell’agrigentino. Per la stessa indagine – finalizzata ad accertare responsabilità di carattere amministrativo – l’Antimafia regionale ha già incontrato diversi sindaci, imprenditori e funzionari pubblici.

Tutto inizia con un’inchiesta sollecitata da Giuseppe Catanzaro che denuncia pressioni, ostacoli e controlli pretestuosi del Comune sulla discarica di Siculiana. Peccato che la discarica era del Comune di Siculiana, che aveva tutti i titoli per effettuare i controlli. I fatti risalgono al gennaio del 2007. Il motivo vero del contendere è costituito dal fatto che il Comune di Siculiana, attraverso l’allora Sindaco, Giuseppe Sinaguglia, dichiara alla Commissione Antimafia che un gruppo imprenditoriale intende impadronirsi della discarica pubblica attraverso un considerevole ampliamento. In quel momento della commissione nazionale Antimafia fa parte, tra gli altri, il parlamentare nazionale del Pd, Giuseppe Lumia, altro ‘Professionsita dell’Antimafia’ del quale il nostro giornale descrive spesso le ‘gesta eroiche’.

Tornando ai fatti di Siculiana, il Sindaco non è d’accordo. Non capisce perché una discarica pubblica debba diventare privata. Teme, e non ha torto, che a rimetterci saranno i cittadini. Il gruppo Catanzaro, intanto, si muove grzie all’intercessione politica di un parlamentare prima regionale e poi nazionale: Giuseppe Scalia, all’epoca dei fatti esponente di Aleanza nazionale e, contemporaneamente, molto vicino all’allora presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro. Lo scontro tra il Sindaco di Siculiana, Sinaguglia, e il gruppo Catanzaro, si consuma sui terreni dove ha sede la discarica. Sinaguglia pensa di difendere gli interessi della collettività. Non vuole che la discarica pubblica finisca nelle mani dei privati.

L’azione dell’allora Sindaco di Siculiana si scontra con il progetto mastodontico di ampliamento della discarica comunale messo in campo dal gruppo Catanzaro. Un progetto che avrebbe consentito, nel tempo – cosa che si è puntualmente verificata – di sotterrare i rifiuti di mezza Sicilia. Qui la storia si complica. Forse per capire cosa è avvenuto bisognerebbe chiedere ‘lumi’ all’onorevole Pippo Scalia. Sembra, infatti, che è grazie ai suoi buoni uffici che la discarica di Siculiana, da comunale, diventa pubblica attraverso un intervento legislativo della Regione siciliana. Con il parere positivo dell’Agenzia regionale dei rifiuti che, all’epoca dei fatti, è gestita da Felice Crosta.

Quello che noi ricordiamo è che, a un certo punto, il Comune di Siculiana, a seguito di autorevoli interventi in sede di Commissione nazionale Antimafia, viene sciolto per mafia. Una vicenda giudiziaria che travolge il Sindaco ed i suoi funzionari e tecnici processati per concorso esterno in associazione mafiosa. Il Sindaco di Siculiana contesta ai fratelli Catanzaro di avere operato nei terreni di proprietà del Comune. Stando alle indagini, lo avrebbero accusato di avere firmato un’’ordinanza che vietava all’impresa Catanzaro di entrare con i loro mezzi dentro i terreni di proprietà comunale.

Cosa era successo? I fratelli Catanzaro, come già ricordato, da ex gestori della discarica comunale, vorrebbero ampliarla e gestirla, diventandone i titolari. Anche il Comune di Siculiana, nel frattempo, ha portato avanti un proprio progetto per ampliare e gestire direttamente la discarica, che ad avviso del Sindaco, deve restare pubblica. Siamo davanti a uno scontro tra due progetti: uno pubblico e uno privato. Stranamente – ma questo nessuno lo dice – l’Antimafia militante è schierata con i privati. L’Antimafia imprenditrice, insomma…

Il progetto del Comune è già in fase avanzata, se è vero che l’amministrazione di Siculiana ha già pagato le indennità di esproprio ai proprietari dei fondi dove avrebbe dovuto vedere la luce la nuova discarica comunale. A questo punto si inseriscono i fratelli Catanzaro, che entrano con le loro ruspe nei terreni già espropriati dal Comune di Siculiana. Per tutta risposta, il capo dell’ufficio tecnico del Comune, l’’ingegnere Pasquale Amato, oggi assolto, attraverso un’’ordinanza ferma le ruspe dei fratelli Catanzaro che, di certo per ‘sbaglio’, si erano introdotte nei terreni di proprietà del Comune.

La storia, a questo punto, da amministrativa, diventa giudiziaria.

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L’Isola è fogna di potere «Repellente per Renzi» «Crocetta una macchietta»

Mario Barresi

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LaIMO080410820141110CTNossignore, questa non è un’intervista. Perché i due intervistandi sfuggono alla categoria degli intervistabili, destabilizzando l’aspirante intervistatore. Giammai una recensione di Buttanissima Sicilia – dolce sberleffo e serenata amara – in scena a Catania; ce ne guarderemmo bene, ci manca il quid e financo il physique du rôle. Resistiamo ferocemente alla tentazione (indotta) di buttarla con naturalezza sulla catàbasi di Ionesco; non troverete nemmeno traccia delle evidentissime striature brechtiane; eppure un coiutus interruptus resta lì, nostalgico, per aver rifiutato, con po’ po’ di populismo, approfondire lo scontato accostamento con la diagonale aristotelica. Chiediamo umilmente scusa. Ma con Pietrangelo Buttafuoco e Peppino Sottile, in una serata di piritollate impegnate, il discorso – vuoi o noi vuoi – sempre lì va a cascare.
Detto con franchezza: ma non è che alla fine la messa in scena di “Buttanissima Sicilia” diventerà uno spot per Rosario Crocetta?
Buttafuoco: «Certo, perché non avendo lui una sua personalità, ha costruito la sua dimensione di personaggio… ».
Quasi etereo, guardando lo spettacolo. Molto più che nel libro.
Buttafuoco: «Beh, etereo… Sai: è come il discorso dei piritolli. Che essendo materia gassosa, l’unica sostanza solida è il disastro che è stato creato».
Urge spiegazione per il lettore. What is piritollo?
Sottile: «Vorrei smentire tutte le piritollate che circolano sulla parola piritollo. La parola piritollo è una cosa seria: pensa che deriva addirittura dal greco “piritòllomai” che significava “camminare con i gomiti”, proprio dei bambini che gattonano. Quindi in senso esteso, come la filologia ci suggerisce, potremmo dire che “piritòllomai” significa sgomitare. Nel corso dei secoli questa parola ha trovato nuove accezioni e oggi, volendo fare una sintesi, significa che il piritollo è quello col ditino alzato, l’uomo di sinistra che cerca uno sfondamento sia a destra che a sinistra. Quello che si vuole far notare. Quindi, se vogliamo usare i canoni della retorica, è quello col ditino alzato con scappellamento sia a destra, sia a sinistra… Tutto chiaro? ».
Chiarissimo…
Sottile: «Ma tu giornalista sei? ».
Più o meno…
Sottile: «E perché non parliamo delle evidenti influenze di Ionesco? Ho pure la sciarpa bianca che mi cola davanti, come ogni regista che si rispetti».
Magari dopo. Dicevamo di Crocetta che da questo spettacolo ne esce bene…
Sottile: «Intanto viene nominato sì e no una volta. Poi il paradosso, il surrealismo su cui ruota lo spettacolo è tutto un gioco per rivelare, proprio con il linguaggio dell’indicibile, che il re è nudo. Uno che confonde, nelle ultime trasmissioni televisive, i milioni con i miliardi e dice che i forestali fanno 70 giornate in un giorno. Ma il suo migliore pezzo di teatro è quando gli hanno chiesto “presidente, ma lei quanto guadagna? “. Si è intrappolato in una scena surreale, dalla quale non riusciva a uscire. Lui, politicamente, è soltanto una macchietta. Ma nemmeno del grande teatro, né dell’avanspettacolo. Una macchietta della peggiore politica. L’incarnazione della politica ridotta a macchietta».
Ma, più che da ridere, oggi in Sicilia c’è da piangere?
Buttafuoco: «Noi abbiamo bisogno di un trauma, di uno choc. Perché dietro ai proclami, agli editti, alle formule c’è un fatto: si devono dimettere tutti. Non lo fanno perché le mogli glielo impediscono: hanno dei mutui da pagare e sanno benissimo che alle prossime elezioni rischiano molto. Ma ci rendiamo conto che la Sicilia è così repellente che Matteo Renzi non ne parla mai, perché è un argomento che gli crea imbarazzo? Sono due i personaggi che imbarazzano pesantemente Matteo Renzi: uno è il sindaco Ignazio Marino, una vera crocetta per i romani, che però Renzi rischia di incontrare spesso anche perché Marino s’imbuca alle cene di partito pagando mille euro. Però la vera sostanza è tutta nostra, di noi siciliani. Io non ho mai spostato la mia residenza dalla Sicilia perché mi assumo la responsabilità politica di stare dentro il nostro destino. E dico che tutti noi, al di là di vecchie logiche di appartenenza, dobbiamo procurarci un trauma».
Quale?
LaIMO080400820141110CTButtafuoco: «Invece di perdere tempo con l’abolizione delle Province, non dico addirittura abolire le Regioni, il che sarebbe opportuno, ma quanto meno togliere l’autonomia regionale alla Sicilia. Perché è sotto gli occhi di tutti che ci ha portato dei danni. L’autonomia non è adatta a noi siciliani. Perché c’è un vulnus: abbiamo delegato la politica a chi trasforma la sovranità in un pascolo elettorale».
E quindi che possiamo fare?
Sottile: «Domandona! ».
La cambiamo?
Sottile: «La cambierei volentieri con una sulle evidenti striature brechtiane».
Magari non è il caso.
Sottile: «E allora rispondo: noi abbiamo il dovere di denunciare. Pietro l’ha fatto con il libro, dal quale abbiamo tratto questa serenata per libro e teatrino, una serenata triste, tremenda, amara, feroce su questa deriva siciliana, di un’Isola che scompare. L’inno più drammatico a questo surrealismo della Sicilia».
Fino a rimpiangere i suoi predecessori arrestati e a giudizio per mafia?
Buttafuoco: «Crocetta, a differenza di chi l’ha preceduto – e mi riferisco a Cuffaro, perché il più prossimo predecessore di Crocetta aveva la protezione dell’antimafia e il sigillo della magistratura – è riuscito a costruire un muro di invincibilità antimafiosa contro cui vanno a sbattere tutti quelli che alimentano semplicemente il dibattito politico. Ma la mafia è diventato un problema secondario in Sicilia. Tutti quanti abbiamo figli, fratelli, padri, cugini senza lavoro. Io a casa mia non faccio altro che sentire telefonate di miei coetanei, più che cinquantenni, disoccupati. Gente che si trova in mezzo alla strada».
Qual è la differenza fra Renzi e Crocetta?
(Sottile: «Domandona! ».)
Buttafuoco: «Renzi è quello che ha costruito un gioco di illusione».
Da Pappagone a Mandrake?
Buttafuoco: «Se ci pensi: qual è l’unico oppositore di Renzi in Italia? Va declinato al femminile: la realtà. Se vai al di là della coltre dell’illusione non trovi nulla. La web tax non è una tassa su chi ha lo smartphone o il tablet, ma un modo per far pagare le tasse in Italia a colossi come Amazon, Google e Twitter che producono un volume di miliardi di euro dentro la nostra sovranità. Lui, Renzi, non lo ha permesso. Magari perché non vuole inimicarsi potentati della finanza mondiale. Ma quando lui impone, senza che l’Italia ne abbia necessità, delle sanzioni alla Russia, con l’unico risultato di ridurre del 63% di esportazioni italiane sta massacrando la nostra economia. Perché c’è il comparto calzaturiero delle Marche in ginocchio, il famoso radicchio trevigiano che marcisce… ».
Sottile: «Ah, il radicchio trevigiano… Quello sì! E perché Ionesco no? ».
Buttafuoco: «Peppi’, nun sfùttiri… ».
Sottile: «Ma su Renzi dissento, con rispetto parlando. Quello è un altro linguaggio, rispetto a Crocetta».
Perché?
Sottile: «Perché ha un consenso. Crocetta no. Quantomeno Renzi alimenta una speranza, perché la gente lo vede energico, deciso, decisionista. E forse ce n’era bisogno, in Italia. In Crocetta, a parte le macchiette, non trovi nulla. Tra l’altro lui ha fatto una grande operazione di potere: designa tutte le assessorine e passa da Battiato alla sua segretaria. Oppure quest’ultima follia: toglie la Scilabra da assessore e la farà segretaria, mentre la Lo Bello, dapprima assessore e poi segretaria, ridiventa assessore… È il gioco più spietato, del quale Crocetta non si rende conto: il gioco delle figurine. Lui politicamente è sempre un adolescente, un bambinone che gioca con le figurine. Non prende mai il filo di una situazione, contrariamente a Renzi. L’hastag o il tweet di Renzi comunicano un valore, che poi dev’essere verificato: l’efficienza, la rapidità, il decisionismo, la speranza. Crocetta, invece, incarna il più triste teatrino della politica siciliana».
Però nel centrodestra c’è il vuoto cosmico…
Buttafuoco: «Perché siamo di fronte a un capitombolo, a un testacoda. Un colpo di scena: l’erede di Berlusconi è Renzi».
E allora ora a destra chi c’è?
Buttafuoco: «L’altro Matteo. Salvini – facciamo l’hashtag: #laltromatteo – si è preso uno spazio lasciato da tutti vuoto».
In “Buttanissima Sicilia” c’è una denuncia, sottilmente clamorosa, sulla mafia dell’antimafia.

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Dall’altare alla polvere

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«Nonni davanti le scuole contro il bullismo

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nonE’ stata riproposta alla nuova Giunta l’istituzione, anche a Caltanissetta, del “Nonno vigile”, un’iniziativa sperimentata con successo in altri Comuni d’Italia.
Si tratta di anziani volontari impegnati davanti le scuole, con il compito di sorvegliare l’entrata e l’uscita degli alunni, di vigilare su eventuali casi di bullismo e su tutto ciò che accade attorno alle scuole, con particolare riguardo all’attraversamento pedonale.

Triplice è il vantaggio di questa iniziativa, si assicura gratuitamente la sicurezza degli alunni negli orari di entrata e di uscita dalle scuole, si offre agli anziani un’opportunità di impegno e di aggregazione sociale in modo tale che si possa valorizzare il loro tempo con un progetto utile alla Città, e non per ultimo si evita l’impiego di personale della Polizia Municipale fisso davanti le scuole, per poterlo invece destinare ad altri scopi.

nnnAltrove tale servizio di vigilanza e sorveglianza davanti le scuole viene svolto, gratuitamente, da anziani reclutati principalmente tra Poliziotti, Carabinieri, Finanzieri o Vigili urbani in pensione, riuniti solitamente in apposite Associazioni di volontariato che hanno stipulato protocolli d’intesa con il Comune.

I “Nonni Vigili”, nelle città dove operano con successo, sono muniti di pettorina e paletta per essere immediatamente riconoscibili; oltre a presidiare il territorio loro assegnato, segnalano possibili situazioni pericolose alla scuola o alla Polizia Municipale.

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Diabete: i malati sono 15.700

Luigi Scivoli

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tanti i casi di diabete in provincia

tanti i casi di diabete in provincia

“Il diabete entra a scuola” è il tema della manifestazione svoltasi nell’aula magna del liceo classico “Ruggero Settimo” per la celebrazione della giornata mondiale del diabete.
I lavori aperti dagli interventi del dirigente della scuola Irene Collerone, del sindaco Giovanni Ruvolo e del presidente dell’associazione giovani diabetici del Centro-Sicilia Angelo Ottaviano. A seguire la presentazione di un documento strategico per combattere la malattia dell’ ordinatore del progetto “Documento Strategico” Gianni Lamenza e del responsabile del centro di riferimento regionale diabetologia pediatrica e referente regionale SIEDP Alfonso La Loggia.
Han parlato sul tema della manifestazione, oltre al dott. Alfonso La Loggia, il dirigente del servizio e programmazione dell’assessorato regionale alla salute Francesco La Placa, il referente regionale disabilità dell’ufficio scolastico regionale Maurizio Gentile, il direttore generale dell’Asp Ida Grossi e il dirigente dell’ufficio scolastico regionale di Caltanissetta, Enna e Catania Antonio Gruttadauria. Le conclusioni saranno tratte dal dott. ing. Gianni Lamenza.

Alfonso La Loggia

Alfonso La Loggia

“Oggi – hanno tenuto a precisare gli organizzatori della manifestazione – si parla molto di tagliare sui costi dell’assistenza alla persona con diabete. In realtà le persone con diabete sono impegnate ogni giorno per ridurre l’impatto della loro malattia su se stesse, sulle loro famiglie e sulla collettività: lesinare le poche risorse di cui hanno bisogno sarebbe controproducente”.
Nella provincia di Caltanissetta gli ammalati di diabete sono 15.700 e costituiscono il 5,8 per cento della popolazione, ma ce ne sono altre 5.100 che ancora non lo sanno. Il numero è destinato ad aumentare perché tra i maschi 4,7 su 10 sono sovrappeso e 1,4 su 10 sono obesi, mentre tra le femmine 3 su 10 sono sovrappeso e 1,1 su 10 sono obese. Si aggiungono 5,9 persone, sempre su 10, che affermano di non svolgere mai attività fisica.
Ma se il diabete è ignorato, sottovalutato o gestito male, se la persona non è correttamente istruita e motivata, avrà spesso la glicemia alta e questo sul lungo termine potrà portare a gravi danni.

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