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Archive for ottobre 2014

Le zucche… vuote!

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Festa Halloween tradizione pagana coinvolgente

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halGela. Festa di Halloween tra sacro e profano. La festa popolare pagana da qualche anno a questa parte è «sbarcata» dall’America anche in Italia, così domani notte sono tantissimi gli appuntamenti organizzati per il tradizionale «dolcetto o scherzetto».
Una festa per bambini che la sera si divertono a suonare o bussare alla porta dei vicini nel tentativo di farsi consegnare i dolcetti, ma alcune volte si possono ritrovare anche con un pugno di carbone.
Anche le pasticcerie si stanno adeguando alla tradizione pagana con il carbone in zucchero che viene consegnato ai bambini se si sono comportati male. Una festa che vede il coinvolgimento anche degli adulti pronti a truccare i propri figli, a far indossare loro le maschere, a spettinare loro i capelli per trasformarsi in streghe o realizzare il costume per la festa che viene realizzata a scuola.
Una tradizione pagana, dicevamo, quella di Halloween che coinvolge anche i giovani con serate a tema all’interno dei locali, con maschere di mostri e fantasmi da indossare, con le zucche illuminate per rendere il clima spettrale.
Sempre per le anime dei defunti si intagliano delle rape per introdurvi candele illuminate. La zucca, contiene dei semi, e per questo si ricollega ad un significato di abbondanza e fertilità, e viene utilizzata per allontanare le anime dei morti.
Una festa tenebrosa, coinvolgente, misteriosa, spettrale ed elettrizzante. Lo spirito di Halloween insomma è coinvolgente e nel tempo la festa si è diffusa in tutta il mondo stimolando anche la creatività di chi vuole rendere la notte degli spiriti unica, di chi ha cercato di combattere anche le proprie paure.

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Da Cicerone a Goethe, la testimonianza del fascino esercitato dal mito attraverso i secoli. Diodoro siculo. Scrisse un ampio racconto del rapimento di Kore, con la descrizione dei luoghi della mitologia

Le vestigia di Enna, «città di Demetra»

Rosario Patané

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veduta del lago di Pergusa come si presentava nel XVIII secolo (Saint-Non)

Nel I secolo due fonti letterarie d’eccezione, Cicerone e Diodoro, un romano e un locale, danno grande importanza al santuario di Demetra e Kore a Enna. Cicerone dà grande importanza al santuario di Enna, dove Cerere «è nata e ha scoperto i cereali»; e Cicerone parlava con cognizione di causa, dal momento che egli stesso era stato iniziato ai misteri di Eleusi. Racconta diffusamente il ratto di Kore nei boschi di Enna, il profondo antro rivolto a Nord da dove balzò fuori Plutone sul suo cocchio, il lago che si formò dove si inabissò nel sottosuolo. Nell’elencare i misfatti di Verre nel santuario, Cicerone dà una descrizione dei luoghi e di opere d’arte ivi conservate. Diodoro a sua volta dà un ampio racconto del rapimento di Kore e dei luoghi del mito.
L’umanesimo vide un fiorire di studi sull’antichità classica. Nel 1558 fu pubblicata la prima edizione del «De rebus siculis» di Tommaso Fazello, benedettino di Sciacca, con una descrizione topografica della Sicilia, che percorse in lungo e in largo. Nel 1619 apparve la «Sicilia antiqua» di Filip Cluver, polacco, di Danzica. Partendo dalla lettura dei classici, cominciano a interessarsi ai luoghi del culto di Demetra, Enna e dintorni del lago di Pergusa; perlustrano l’area del lago e segnalano resti di antichità.

ritratto dell'ecclesiastico netino Vincenzo Littara, una delle figure più rilevanti dell'umanesimo siciliano, che nel 1587 ebbe l'incarico di redigere la Storia di Enna.

ritratto dell’ecclesiastico netino Vincenzo Littara, una delle figure più rilevanti dell’umanesimo siciliano, che nel 1587 ebbe l’incarico di redigere la Storia di Enna.

Vincenzo Littara, netino, ecclesiastico, una delle più interessanti figure dell’umanesimo siciliano, arrivò a Enna con diversi contratti per curare l’istruzione di rampolli di famiglie locali; evidentemente l’élite locale riteneva opportuno investire denaro nell’istruzione di tipo umanistico dei suoi ragazzi. Littara ebbe anche l’incarico per una Storia di Enna, presentata nel 1587. Mette sistematicamente l’accento su due temi: la grande antichità della città e l’importanza del culto di Demetra/Cerere. Per il secondo punto, il testo di Cicerone non lascia dubbi. Per il primo, la motivazione è politica: la storiografia municipalistica siciliana dell’epoca riteneva di poter accrescere il potere contrattuale delle singole città, nei confronti della corte viceregia, trovando testimonianze della loro antichità basate sull’autorità dei classici; esattamente come, per il rango delle persone, era importante stabilire a quando risaliva la nobiltà della famiglia. Enna era stata da sempre famosa per il tempio di Cerere e per essere stata il luogo del rapimento di Proserpina. La Storia di Littara rimarrà manoscritta sino agli albori del XXI secolo, ma sarà usata da tutti i successivi storiografi locali. Da questo momento rimarrà una costante il riferimento alla «città di Demetra»; e il legame con il lago di Pergusa, che al mito di Demetra risulta collegato.

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Preti da macina

Alcuni ecclesiastici stanno facendo ciò che Gesù temeva

 Renato Pierri
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untitledEcco, oggi può essere ricordato più che opportunamente quel versetto del vangelo spesso citato a sproposito da persone istruite (persino sacerdoti) e persone ignoranti.
Oggi alcuni uomini dell’alta gerarchia ecclesiastica stanno facendo ciò che il Signore temeva e che lo spinsero a pronunciare quelle parole. Severe minacce contro gli autori di scandali nella sua Chiesa.
Oggi alcuni ecclesiastici, dando scandalo con la loro condotta, possono indurre i credenti in Cristo ad allontanarsi dalla fede. A questi credenti, infatti, e non ai bambini, si riferiva Gesù quando disse: “Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in me [per l’appunto gli autentici seguaci di Cristo] , è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel fondo del mare” (Mt 18,6).
 

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Giufà, tirati la porta!

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giufa portaUn giorno, prima di uscire per andare a messa, la madre di Giufà gli disse:

“Giufà, io vado a messa, mi raccomando, prima di uscire tirati dietro la porta!”

Quando la madre fu fuori e Giufà pronto per uscire, il giovane prese la porta a due mani e cominciò ad armeggiarvi, lo fece con tal forza che riuscì a scardinarla.

Allora tutto pieno di sè, si caricò la porta addosso e corse verso la chiesa dove lo aspettava la madre. Arrivato in chiesa tutto soddisfatto,  gettò la porta a terra davanti la madre, la quale stupita chiese al figlio ragione di quel gesto.

Allora Giufà, convinto di aver eseguito esattamente l’ordine impartito ripose con la sua naturale semplicità:

“Tu cos’hai detto? Tirati dietro la porta quando esci. Ed eccotela qua!”.

 

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Sarà vero?

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La Scala bruciata

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Auto targata FIRENZI

Auto targata FIRENZI

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eski

Al Polo Nord un anno ha dodici esqui…mesi?

zap&ida

 

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