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Archive for 25 settembre 2014

Il sindaco di Napoli è colpevole di abuso d’ufficio nell’inchiesta «Why not» ma la prescrizione è vicina. E lui si sfoga: “È la peggiore delle ingiustizie”

Fece spiare i politici: condanna di 15 mesi all’ex pm De Magistris

Stefano Zurlo

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dema1«Why not» tambureggiava sulle pagine dei giornali e riempiva talk e trasmissioni televisive per la gioia del pubblico giacobino.
De Magistris indagava su una sorta di gigantesca Spectre, con decine di indagati e filoni multipli, ed era convinto di aver messo le mani su una colossale associazione a delinquere finalizzata alla indebita percezione di contributi comunitari. Una storia italiana finita in nulla. O quasi. Ad un certo punto l’inchiesta si sgonfia, poi deraglia. La procura generale toglie il fascicolo al superpm, De Magistris viene trasferito a Napoli, i capi d’imputazione cadono come birilli.

Nel caso di Mastella la procura generale di Catanzaro spinge subito per l’archiviazione; anzi, sostiene che non c’erano nemmeno gli elementi per iscrivere il ministro della Giustizia nel registro degli indagati. Ma ormai il danno è fatto. «Quell’indagine – spiega al Giornale l’avvocato Nicola Madia, difensore di Mastella e Rutelli – ha alterato la democrazia. Quell’indagine è stata l’origine dei guai di Mastella e in qualche modo da lì è cominciato lo smottamento per via giudiziaria del governo Prodi. Ancora, sullo sfondo di quell’indagine, contorta e confusa, è iniziato uno scontro furibondo fra la magistratura campana e quella calabrese».

Una querelle arrivata ad un punto mai raggiunto in Italia: le perquisizioni con tanto di ispezioni corporali. La giustizia va in testa coda, poi ad anni di distanza presenta il conto. De Magistris, intanto passato alla politica ed eletto trionfalmente primo cittadino di Napoli, viene condannato a 1 anno e 3 mesi. Anche se la pena è mitigata dalla sospensione condizionale e dalla non menzione nel certificato penale. La stessa pena colpisce Genchi, esperto informatico al centro di mille polemiche, osannato dagli uni e criticato dagli altri.

demaIn aula, a onor del vero, l’accusa aveva chiesto l’assoluzione di De Magistris e scaricato tutte le responsabilità su Genchi, ma il tribunale ha deciso diversamente. «Questa storia – riprende Madia – dimostra che il sistema ha gli anticorpi». Anticorpi che, peraltro, hanno fatto effetto a scoppio ritardato. Ormai in un’altra era politica. Troppo tardi. Come nota, con parole affilate, proprio Mastella: «Nulla potrà mai ripagarmi. Quell’indagine, condotta in maniera illegale, è stata all’origine di tutte le mie difficoltà, sul piano umano e sul piano politico. Quell’indagine ha cambiato, fino a stravolgerla, la storia politica italiana. Da allora tutto è precipitato. Ho subito processi mediatici, sono stato additato come il politico aduso all’illegalità. Ora i magistrati hanno accertato la verità, ovvero che a compiere atti illegali è stato chi mi ha voluto a forza indagare, senza alcun motivo».

images3BLZ3QPOIl problema diventa politico. Si farà da parte de Magistris?

È quel che auspica Daniela Santanchè: «Al giustizialista De Magistris che ha sempre predicato in un modo e ha sempre razzolato in un altro dico: “Sii coerente con le tue battaglie: dimettiti”». Ma il sindaco pare avere idee diverse: «La mia vita è sconvolta, ho subito la peggiore delle ingiustizie. Sono profondamente addolorato per aver ricevuto una condanna per fatti insussistenti. Ma rifarei tutto e non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato». In realtà il procedimento è sull’orlo della prescrizione e in appello finirà in nulla. Sempre che De Magistris non decida di rinunciare al colpo di spugna.

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Gruppo di genitori contrario. Il preside «Al momento è soltanto una prova»

Roberto Mistretta

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Il preside Mario Barba

Il preside Mario Barba

Tra i promotori della protesta contro la settimana corta alla scuola elementare dell’istituto comprensivo “Paolo Emiliani Giudici” di Mussomeli diretto dal preside Mario Barba, ci sono i genitori Giuseppe Genco Russo, Giuseppe Sorce e Luigi Intilla, che hanno cominciato una raccolta di firme da affiancare alla lettera di contrarietà contro tale decisione adottata dal Consiglio d’Istituto.

Da parte sua il preside, a cui la lettera è indirizzata, avrebbe detto ai genitori contrari alla settimana corta, di cominciare con un periodo di prova e poi valutare insieme come tale innovazione sarà accolta. Diversi genitori però sono contrari perfino alla sperimenazione.

Mussomeli - Istituto Paolo Emiliano Giudici

Mussomeli – Istituto Paolo Emiliano Giudici

Nella lettera di protesta si legge: “I sottoscritti, genitori di alunni che frequentano le classi primarie di questo istituto, si oppongono all’adozione della settimana corta, anche a titolo sperimentale, e ritengono illegittima nella sostanza, seppur ineccepibile nella forma, la delibera adottata dal Consiglio d’istituto, in quanto votata da organi che non hanno tenuto conto della reale volontà dei genitori (tra l’altro già espressa nell’anno scolastico 2013/2014). Tra le tante motivazioni -si legge ancora- la più significativa è quella che l’orario concentrato in cinque giorni, significa maggiore difficoltà nell’apprendimento e nel recupero, come nel caso ad esempio che un alunno si assenti. Anche un eventuale recupero pomeridiano, è sicuramente una debole alternativa: gli alunni sono meno concentrati e meno attenti, anche per motivi biologici; è risaputo che l’apprendimento e l’attenzione sono più elevati la mattina quando si è meno stanchi e la mente è più ricettiva. A nostro parere la “settimana corta” si traduce in un danno per i ragazzi che vengono depauperati di preziose ore di lezioni”.
Quindi la conclusione: “A tale proposito chiedono che sia annullata o revocata tale delibera per ciò che concerne questo punto ed a dimostrazione che i rappresentanti di noi genitori, non sono stati rappresentativi, si raccolgono le firme che alla presente si allegano”.

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Smantellato il circo dei “furbetti” dell’invalidità: 14 arresti

Stelio Zaccaria

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imagesUna spirometria realizzata dallo stesso medico che soffia nello strumento clinico in assenza del paziente. I consigli dati prima di una radiografia per la postura da assumere per fare emergere difetti non esistenti.

“Furbetti” della 104 che pagano con banconote contanti, 100-200 euro, dottori o intermediari per le “agevolazioni”. Malati che camminano senza problemi per strada e salgono gradini, ma che il giorno del controllo disposto dalla magistratura arrivano in barella o sulla sedia a rotelle. Dalle telecamere nascoste della Digos, è nato il blitz che ha portato all’arresto di 14 persone, tra cui medici.

uno degli arrestati esce dalla caserma

uno degli arrestati esce dalla caserma

L’inchiesta è partita del 2011 a seguito di alcuni esposti anonimi che denunciavano irregolarità nella concessione della legge 104. È bastata una verifica per accertare che in effetti c’erano troppi casi rispetto alla media nazionale. Ma per venire a capo del bandolo della matassa occorrevano intercettazioni, immagini, testimonianze. Così per tre anni gli uomini della Digos di Agrigento, coordinati dalla Procura della Repubblica della città dei Templi, hanno controllato uffici, studi medici e abitazioni private di beneficiari.
È emersa l’esistenza di due organizzazioni composte da faccendieri, medici e impiegati compiacenti che falsificavano tutto in cambio di denaro.

ag1Dopo tre anni il cerchio si è chiuso e nella notte tra domenica e ieri è scattato il blitz degli agenti della Digos della questura di Agrigento, diretti dalla dirigente Patrizia Pagano. Decine e decine di coinvolti, molti dei quali medici in servizio all’Asp di Agrigento, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Agrigento, appositamente denominata “La carica delle 104”, dove 104 sta per la legge di cui hanno avrebbero beneficiato senza averne diritto numerosi soggetti.

ag0Complessivamente 19 le persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Agrigento, Ottavio Mosti, su richiesta del procuratore capo Renato Di Natale, del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e del sostituto procuratore Andrea Maggioni. Rinchiusi in carcere: Antonio Alaimo; Salvatore Patanè; Giuseppa Gallo; Giuseppe Candioto; Daniele Rampello e Antonino Scimè. Ai domiciliari: Angelo Greco; Alfonso Russo; Antonia Matina; Lorenzo Greco; Giuseppe Tamburello; Giuseppe Porcello; Salvatore Attanasio e Gaetana Cacioppo. La presentazione per la firma alla polizia giudiziaria è stata applicata ad Angelo Gallo; Antonino Ragusa; Piera Daniela Lo Iacono, Emilio Attenasio e Gianfranco Pullara. C’è anche un “esercito” di denunciati in tutto 84 persone.

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imagesCAHQ3K3EL’ostaggio francese, Herve Gourdel, è stato decapitato dai suoi rapitori in Algeria.

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L’uccisione dell’uomo è stata documentata in un video intitolato «Messaggio di sangue per il governo francese». Il gruppo jihadista algerino “Jund al-Khilafa”, alleato dello Stato Islamico, aveva rivendicato in un altro video il sequestro dell’alpinistra francese, 55 anni, avvenuto domenica sera a Tizi Ouzou, 110 chilometri ad est di Algeri, in Cabilia.

La decapitazione sconvolge tutta la Francia. Dall’assemblea generale dell’Onu a New York, il presidente Francoise Hollande ha denunciato l’assassinio «vile e crudele» ed ha assicurato che l’orrido gesto non porterà allo stop dei raid aerei francesi contro le postazioni dello Stato Islamico in Iraq. Al contrario, ha avvertito, «la mia determinazione è totale e quest’aggressione non fa altro che rafforzarla: continueremo a lottare contro il terrorismo dappertutto e in particolare contro il gruppo dello Stato islamico, che porta morte in Iraq e Siria, perseguita minoranze religiose, stupra, decapita».

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kkkkLe Donne e le Quattro K

di Anna Piano

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Un giorno si presentò all’imperatore Guglielmo II, nel suo palazzo berlinese, una deputazione femminile che reclamava miglioramenti nella posizione della donna in Germania.

L’imperatore ascoltò tutte le lamentele e le richieste, infine rispose seccato: Non prenderò in considerazione ciò che mi dite perché sulle occupazioni delle donne sono d’accordo con l’opinione di mia moglie, l’imperatrice. Vale a dire che le donne non devono occuparsi d’altro che di quattro “K”.

E si spiegò chiaramente: Le quattro “K” sono Kinder (bambini), Küche (cucina), Kirke (chiesa) e Kleider (vestiti).

 

i 1000 migliori ANEDDOTI UMORISTICI

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Anche la Don Bosco in rete

Attivata Adsl nella scuola Don Bosco

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adslLa Giunta municipale ha deciso di attivare presso l’istituto scolastico Don Bosco l’Adsl per
consentire alla scuola di dotarsi del fondamentale supporto per i collegamenti informatici.

Il costo è stato di 55 euro di canone mensile, oltre a 100 euro per il costo di prima attivazione.

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vigilissimi

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