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Archive for 12 settembre 2014

Dall’alba al tramonto fiamme e fumo

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i0L’appezzamento a lato del cimitero, proprio davanti la chiesetta di San Giuseppe, è stato dato alle fiamme. L’incendio, evidentemente controllato, non si è esteso oltre il perimetro recintato e già alle 8 del mattino si era estinto. Solo un po’ di fumo grigio e tanto odore di bruciato per i passanti occasionali e quanti vanno al cinitero, per professione o per passione verso i defunti.

L’area comunque è trafficata. Il traffico non si ferma in via Jan Palach (prende il nome dallo studente di filosofia all’Università di Praga che 45 anni fa, il 16 gennaio 1969, si diede fuoco alla maniera dei monaci buddisti in Piazza San Venceslao per protestare contro l’occupazione della Cecoslovacchia da parte delle forze del Patto di Varsavia).

san martino operIn questi giorni c’è uno speciale via vai verso i ruderi di San Martino di tanti curiosi di vedere se l’amministrazione comunale farà qualcosa per impedire il crollo del portale della fattoria monastero da cui originò il paese di Milocca che, unitosi nel 1923 alla frazione San Biagio, avrebbe dato il volto all’odierna moderna Milena.

A proposito, dopo l’avvistamento dell’automezzo del comune, niente ancora è stato fatto: a sostegno della pietra di volta pericolante restani due pali collocati da cittadini pietosi e sensibili che fanno le veci di amministratori impietosi e insensibili… almeno a queste cose.

i3Sul tardo pomeriggio invece si è sprigionato (fuoco autonomo da autocombustione oppure provocato?) un vero incendio alle falde del monte Campanello nelle vicinanze del boschetto con tanto di fiamme e una vasta nuvola di fumo che per fortuna il vento spingeva lontano dalle abitazioni del paese.

Al tramonto la situazione appariva sotto controllo: il fuoco si era spento (o è stato spento?).

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Orsa Daniza: ecco i commenti più folli del web

di Francesco Rigoni

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DANIZA E' TORNATA A CASALa storia di Daniza, la mamma orsa che quest’estate ha girato il Trentino per dare da mangiare ai suoi cuccioli, è stata molto seguita anche dai media nei mesi scorsi. Ieri mattina è arrivata la notizia del suo tragico epilogo: l’orsa è morta durante la sua cattura, non è sopravvissuta alla dose di anestesia che è stata iniettata nel suo corpo per completare l’operazione.
E’ una notizia certamente brutta, ma soprattutto triste.

La reazione –

Ma quello che rischia di diventare la vera notizia, sovrastando la vicenda di Daniza, è la reazione spropositata che c’è stata sul web da questa mattina in poi.

133649320-6d3c3753-8041-44c0-a736-d86307e76a3bPrima di tutto i politici: generalmente si spera che le persone al governo del Paese abbiano altro a cui pensare invece che dire la loro sull’orsa. Attenzione: tutti tranne quelli che si occupano di Ambiente e tutela degli animali, che invece devono dire la loro, e dare risposte, ad alta voce.

La reazione è stata poi elevata alla potenza sul web, dove la povera Daniza è diventata trend topic. Ma la cosa che lascia basiti non è tanto la tristezza che traspare da molti post per la dipartita di mamma orsa. La tristezza è un sentimento nobilissimo e, se si vuole, va espresso ad alta voce.

Al contrario, è scioccante la violenza e la cattiveria estrema con cui altri utenti si scatenano sui social (a volte, codardi, coperti dall’anonimato) sclerando, urlando bestemmie e insulti, arrivando addirittura ad augurare la morte ai veterinari, ai trentini, ai montanari e ai cercatori di funghi, nella sagra del populismo più becero.

I commenti –

I primi messaggi si sono diffusi sui social network subito dopo il decesso dell’animale. Citandone alcuni: “Se solo riusciste a pensare che avete ucciso una madre..- scrive Rina in un tweet – una madre che ha solo avuto la colpa di essere tale.. #daniza #vergogna”.

Migliaia i tweet dedicati all’orsa. “Gli animali seguono l’istinto di sopravvivenza – scrive Fran – gli uomini quello della stupidità. Bisognerebbe imparare invece di ritenersi superiori #daniza”. E ancora “#Daniza Ti hanno fatta fuori.. È una vergogna – scrive Loredana su Twitter – Non siamo riusciti a difenderti Le bestie sono tra noi e non tra voi” e “Morta l’orsa #Daniza . La volevano morta – riporta David – questo si era capito. Spero sia contento,ora, il cercatore di funghi”.

L'orso M4 ha aggredito e ucciso il mese scorso una vacca gravida nel comune di Foza sull'Altopiano. Daniza aveva ferito un "uomo" ma questo non è importante...

L’orso M4 ha aggredito e ucciso il mese scorso una vacca gravida nel comune di Foza sull’Altopiano. Daniza aveva ferito un “uomo” ma questo non pare importante…

Ma mano a mano che la notizia si diffonde, gli animi si scaldono, e c’è chi esagera: “Mi auguro che quello stupido cercatore di funghi finisca sotto un TIR. #danizamorta per colpa sua”, o “Ciao #Daniza. Insegna agli angeli a proteggere i loro figli”; ancora: “Assassini siate maledetti”, “Ciao mamma #Daniza, sarai per sempre nel mio cuore, eri una mamma fantastica, #boicottailtrentino”, o “Ugo Rossi è l’autonomista tirolese del cazzo, che con i soldi italiani ha fatto uccidere #Daniza”, “Anche #Daniza è femminicidio”, “Daniza voleva solo proteggere i suoi cuccioli. Vi auguro di morire male, bastardi”.

Sia chiaro: è sacrosanto difendere gli animali, e bisogna rispettarli sempre. Ma c’è una sottile linea rossa che separa la passione dal fanatismo, ed è troppo facile superarla. Bisogna fare attenzione, perchè valicare quel limite è pericoloso: i fanatismi sono – in ogni campo – fenomeni da condannare senza se e senza ma. Se si stacca il cervello, lasciandosi andare al proprio istinto ferino, senza autocontrollo, si smette di essere uomini: si diventa bestie.

 

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Un po’ di RELAX

abc.

Qual è la frase giusta?

  1. “Ti comunico questa notizia con vero dolore”.

  2. “Quella via è molto movimentata”.

Soluzione

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La saga dei Pirandello

Il figlio prigioniero la follia della moglie e un nuovo teatro

Salvatore Scalia

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La famiglia Pirandello: lo scrittore, la moglie Antonietta Portulano e i figli Stefano, Lietta e Fausto.

La famiglia Pirandello: lo scrittore, la moglie Antonietta Portulano e i figli Stefano, Lietta e Fausto.

Nel lungo racconto “Berecche e la guerra” Luigi Pirandello descrive la disperazione di una madre per il figlio partito volontario per la Grande guerra: «Non vede nulla; non ode nulla; di tratto in tratto s’avventa contro l’uscio dello studio; lo sforza a furia di manate, di spallate, di ginocchiate e si scaglia contro il marito, gli si para davanti con le dita artigliate su la faccia, come volesse sbranarlo, e gli urla, feroce: Voglio mio figlio! Voglio mio figlio! Assassino! voglio mio figlio! voglio mio figlio! ».
Berecche la compatisce per uno strazio che condivide, ne osserva lo sguardo da folle e scoppia a piangere «sul grigio capo scarmigliato della vecchia compagna non amata».
Il racconto concepito nei mesi che precedono l’entrata in guerra dell’Italia, nel maggio del 1915, e rielaborato in quelli immediatamente successivi, è la trasposizione letteraria della situazione in casa Pirandello. Lo scrittore proietta in Berecche il proprio dilemma se sia giusto abbandonare l’alleanza con Austria e Germania, facendolo propendere per il sì; Stefano, il primogenito, è partito volontario dopo avere partecipato a manifestazioni interventiste a Roma; e in famiglia la situazione, sempre tesa per gli scatti di follia della madre Antonietta Portulano, è peggiorata. Ad accentuare il carattere autobiografico del racconto, Pirandello inserisce una lettera dal fronte del figlio, e, approfittando della finzione letteraria, dichiara il disamore per la «compagna non amata».
L’ansia per Stefano, e l’ostilità interna alla famiglia costituiscono due dei tre fronti su cui si batté Pirandello negli anni della Grande guerra; il terzo fu la rivoluzione teatrale di cui fu protagonista dal 1916 in poi.

Stefano era andato ad arruolarsi il 31 dicembre del 1914. A fine luglio 1915, col grado di sottotenente, era stato inviato al fronte e il 2 novembre era caduto prigioniero degli austriaci. Cominciò così una lunga prigionia prima a Mauthausen e poi, dopo la disfatta di Caporetto, a Plan in Boemia. Fu liberato a guerra finita, nel novembre del 1918. In tutti questi anni di segregazione, Pirandello ebbe il pensiero costantemente rivolto al figlio, alla sua salute mentale e fisica, attento a decifrare dalle lettere segni di cedimento, sempre pronto a incoraggiarlo e a proporsi come esempio: l’unico rimedio era il lavoro. Stefano, che sarebbe divenuto scrittore anche lui, abbozzò in quegli anni le prime opere letterarie.

 Stefano Pirandello prigioniero a Mauthausen

Stefano Pirandello prigioniero a Mauthausen

La guerra provocò in casa Pirandello lunghi periodi di tregua, per non provocare ulteriori sofferenze al figlio prigioniero. Incombeva però la memoria di quanto era acceduto nell’aprile del 1914: Antonietta, durante una delle sue frequenti fughe a Girgenti, aveva dato in escandescenze, sentendosi perseguitata da preti e carabinieri, rischiando il manicomio da cui l’aveva salvata il marito. La paura di essere ricoverata e l’ansia per Stefano sedarono la sua aspirazione a essere «Libbera e indipendente. Indipendente e libbera».
Il rapporto coniugale si era deteriorato nel 1903, quando nel fallimento del suocero Stefano Pirandello si erano volatilizzate le settantamila lire di dote della nuora e la relativa rendita annuale. Antonietta per mesi era rimasta paralizzata alle gambe. La deprivazione economica, sociale e morale si mutò in odio implacabile verso il marito. A volte lo cacciava dalla stanza coniugale, altre persino dalla casa, e spesso si rifugiava a Girgenti portandosi dietro l’uno o l’altro dei tre figli: Stefano, Fausto e Lietta che fu la vittima predestinata.

Le lettere che da casa Pirandello partivano verso il campo di prigionia riguardo alla situazione familiare abbondavano di formule convenzionali. Stefano, prima di essere fatto prigioniero, fu informato solo di una crisi nell’agosto del 1915 e le inviò un’invocazione: «Mamma, non mi fare bruciare dentro». Poi fu tenuto all’oscuro del tentato suicidio della sorella che, angariata e remissiva, il 15 aprile del 1916 si chiuse nella sua stanza e premette il grilletto di una pistola che il padre deteneva in casa. L’arma fece cilecca e la ragazza fuggì di casa. La crisi fu superata, ma Pirandello scrisse alla sorella Lina che, finita la guerra e rientrato Stefano, la cosa migliore sarebbe stata ricoverare la moglie in una casa di cura.

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La giunta municipale è ora formata da Crispino Sanfilippo (sindaco), Salvatore Sanfilippo (Forza Italia), Calogero Cellauro (Forza Italia) Ignazio Indorato (Ncd) e Anna Crocifissa Noto (Ncd).

Sanfilippo è stato nominato assessore

Carmelo Sciangula

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Salvatore Sanfilippo

Salvatore Sanfilippo

Salvatore Sanfilippo è il nuovo assessore ai lavori pubblici e alla polizia municipale di Sommatino. Prende il posto del dimissionario Liborio Cravotta. Il sindaco Crispino Sanfilippo dopo una serie di trattative politiche ha ufficializzato la sostituzione dell’assessore nella sua giunta. Un travaglio iniziato lo scorso marzo, quando l’assessore Liborio Cravotta si era dimesso in prima battuta e poi rinominato dal primo cittadino. Ieri il rimpasto atteso da tempo.
Il giuramento si è svolto giorno 9 scorso alle ore 9 prima dell’inizio del consiglio comunale. Presenti nella stanza del sindaco, il neo assessore Salvatore Sanfilippo, il segretario comunale Vincenzo Chiarenza e il primo cittadino Salvatore Crispino Sanfilippo.

Le deleghe a lui assegnate sono: Rapporti con autorità sanitarie, Affari legali, Urbanistica, Risorse e politiche energetiche, Polizia municipale e Lavori pubblici. Salvatore Sanfilippo è dirigente medico presso il poliambulatorio di Sommatino e ufficiale sanitario.
«Sono molto soddisfatto della scelta effettuata dall’amministrazione comunale – dice il neo assessore – incontrerò tutti i dipendenti comunali e mi metterò subito al lavoro. Il mio primo obiettivo è quello di migliorare l’ufficio tecnico, valorizzando sempre più tutto il personale assegnato alla stessa posizione organizzativa N° 03 Area tecnica. Ringrazio il sindaco Salvatore Crispino Sanfilippo per aver riposto questa fiducia in me».

Michele Mancuso

Michele Mancuso

Il vice coordinatore regionale di Forza Italia Michele Mancuso interviene in merito alla nomina del Dr Sanfilippo ad assessore del comune di Sommatino (che ha 61 anni, è stato candidato per due volte alla carica di sindaco di Sommatino e successivamente è stato eletto consigliere provinciale nel Pdl e sdesso è transitato in Forza Italia) : “ho avuto il piacere di conoscere l’amico Toto in provincia da consigliere e so bene quanto sarà importante il suo impegno per la città. Forza Italia in provincia continua a crescere e ad aggregare sempre più. Ringrazio il sindaco per una apertura così importante e promettiamo impegno e sostegno per il raggiungimento di obiettivi ambiziosi per la città di Sommatino. Con Salvatore Sanfilippo e Lillo Cellauro vantiamo due assessori di spessore e di grande volontà nelle città di Sommatino. Il partito sarà accanto a loro con tutta la sua classe dirigente locale e a tutti i livelli.”

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Quando il Sud era il Nord Italia

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Seni a patata

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Un contadino ha trovato nel suo orto una patata a forma di seno che è cresciuta nel suo orto.

Il tubero, dall’aspetto decisamente strano, è stato trovato da un gruppo di agricoltori nella Farndon Fields Farm Shop vicino a Market Harborough, Leicestershire, mentre procedevano alla classificazione delle loro patate.

Kevin Stokes, il proprietario del negozio, ha dichiarato di voler preservare questa particolare patata, la più strana che abbia mai visto in 30 anni di lavoro nel settore. Anche il marketing manager Nicola Stokes ha affermato che la patata è totalmente fuori dal comune.

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Impegno spesa conferimento rifiuti
Il Comune, dovendo procedere al periodico pagamento dei costi riferiti al conferimento in discarica dei rifiuti solidi urbani, ha impegnato la somma di 5.652,26 euro per il pagamento della discarica della ditta Traina s. r. l. di contrada Sparacia di Cammarata. Il periodo di riferimento è quello della prima quindicina di agosto.
Impegnata somma per l’Ato
Il sindaco Federico Messana ha adottato il provvedimento con il quale ha disposto l’autorizzazione per la spesa da versare all’Ato Cl1 a titolo di acconto per il 2014. La somma impegnata è stata di 25 mila euro.

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