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Archive for 5 settembre 2014

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IL MIRACOLO DI SAN MARTINO (3)

 

Vergine del Tramonto, tieni forte insieme queste pietre…

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poesia-a-san-martinoPadre Vincenzo Sorce ha un legame naturale con San Martino per averci anche abitato. E con lui anche i suoi numerosi parenti, tra i proprietari del prezioso bene.

Al celebre sacerdote – come promesso all’interrogante consigliere Rosalba Pellegrino in consiglio comunale – avrebbe dovuto rivolgersi il sindaco Giuseppe Vitellaro per ottenere il benestare dei proprietari ad interventi di consolidamento e restauro del prezioso bene cittadino.

Il sindaco avrebbe dovuto rivolgersi anche all’ente preposto alla tutela dei beni ambientali e si era impegnato anche a portare sul posto il Soprintendente Lorenzo Gucciardi perché si rendesse conto del valore del nostro monumento. Era il 28 luglio di quest’anno. Ma il sindaco era stato informato il 19 maggio dalla minoranza con un’interrogazione, del rischio crolli dei portali della chiesa e della foresteria del monastero-fattoria di San Martino, da cui originò il nostro paese. Son trascorsi 40 giorni da allora,

Oggi non siamo al corrente della visita della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali. Non siamo a conoscenza se agli uffici preposti siano state impartite direttive Salva-San Martino nè se siano stati contattati i privati proprietari.

Di una cosa siamo certi però, del sentimento che lega padre Sorce a quel bene come ha espresso in versi nella sua poesia “In preghiera a San Martino” in cui così si rivolge alla Madonna:

“Vergine del tramonto – dammi ancora – un’alba a San Martino – e tieni forte – insieme – queste pietre”.

 

(altro…)

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Avete lasciato soli i poveri, i più deboli, e adesso anche la Missione. Non ritengo giusto avere lasciato soli chi ogni giorno si prodiga in aiuto ai tanti poveri bisognosi. La Missione, che in questi venticinque anni ha operato gratuitamente per portare aiuto ai più bisognosi, non è stata compresa, ancor peggio non è stata accettata ed egoisticamente esposta ai tanti rivali della città di Palermo.

In particolare mi sento lasciato solo dai titolari delle tre strutture: Regione, Comune, Demanio

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Il miracolo che non ci sarà più

Giorgio Petta

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bcFare il bene, soccorrere il prossimo in difficoltà, dare sollievo a chi soffre, dire una parola di speranza a chi l’ha perduta. Biagio Conte, il frate laico, si affida a Dio, alla Provvidenza, alla preghiera e alla solidarietà della gente per alleviare la sofferenza e la disperazione di chi non ha più casa né famiglia, di chi ha dovuto abbandonare la patria e fuggire lontano da persecuzione e violenza, di chi ha perduto il lavoro, di chi non riesce a dare da mangiare ai propri bambini. Finora ce l’ha fatta.

Ieri ha annunciato che lascia tutto, che ritorna a fare l’eremita, che non ce la fa più a lottare contro la grettezza della burocrazia, che consegna i suoi “ospiti” alle autorità perché se ne occupino loro. Lui ha chiuso.

Sono decenni che Fra Biagio si occupa degli ultimi. Da quando la sua vita di figlio della buona borghesia palermitana è stata sconvolta dalla Fede ed ha cominciato a percorrere il lungo sentiero che lo ha condotto a Cristo. Fra’ Biagio il Vangelo lo vive giorno per giorno. C’è chi dice che sia un santo. Come forse potrebbe esserlo ciascuno di noi, se facesse il bene del prossimo e non si ingegnasse a studiare come danneggiarlo e fargli del male.

bcfFra’ Biagio ai «fratelli» di ogni parte del mondo che bussano alla porta dei suoi centri di accoglienza offre un tetto sotto cui dormire, la certezza di un pasto, i medici e i farmaci per curare le malattie, la tranquillità di un luogo sicuro. Un miracolo che si è rinnovato finora quotidianamente. «Con la preghiera, l’aiuto del buon Dio e della Provvidenza, la solidarietà e l’amicizia della gente», ripete Fra’ Biagio.

Ha spostato montagne di egoismo e indifferenza Fra’ Biagio. Una sola ha resistito alle preghiere e alle richieste: la burocrazia. Cieca e sorda. Soprattutto in questa Sicilia che ogni giorno che passa diventa sempre più terra irredimibile.

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imagesWWCGWWVFLe persone più sane

di Anna Piano

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Pur disposto al compromesso, Aristippo non amava però la vanità.

Ecco che cosa disse un giorno ad un tale che menava gran vanto per aver letto molti libri:

“Le persone più sane non sono coloro che mangiano di più, ma coloro che digeriscono meglio”.

 

 i 1000 migliori ANEDDOTI UMORISTICI

 

 

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taglJihad, Is: le decapitazioni come efficace arma di propaganda

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Gli islamisti dello Stato Islamico (Isis) di Abu Bakr al-Baghdadi fanno proseliti soprattutto grazie alle barbarie. Può sembrare un paradosso, ma gli esperti occidentali non hanno dubbi. Aaron Zelin – esperto di gruppi jihadisti del Washington Institute – afferma che “le decapitazioni giovano ai terroristi che le praticano”. Secondo un recente rapporto dell’intelligence britannica le decapitazioni provocano un “effetto sul reclutamento dei volontari stranieri”.

imagesJILFZ7M7Effetto choc – Timothy Furnish, islamista dell’Università della Georgia, parla di “effetto choc” per descrivere “ciò che i terroristi cercano sin dagli anni Settanta ed Ottanta”, sottolineando che “iniziarono con il dirottamento degli aerei, per poi continuare con gli attacchi kamikaze fino ad arrivare, oggi, alle decapitazioni, riuscendo così a “massimizzare lo choc fra i nemici e il sostegno nelle regioni dove si trovano ad operare”. Shashank Joshi del Royal United Services Institute di Londra concorda: “La natura grafica della decapitazione, con il focus sull’individuo, ha un impatto dissacrante e violento assai più agghiacciante di un’autobomba”.

imagesKH4FJ0I1E’ scritto nel Corano – Furnish spiega la particolarità delle decapitazioni rispetto ai precedenti “effetti choc”: “Si richiamano alle origini dell’Islam perché nella Sura 47 del Corano è scritto ‘quando incontri gli infedeli colpisci i loro colli’ e nella Sura 8:12 si legge ‘colpirò nel cuore degli infedeli, levagli le teste e le punte delle dita’.

Ritorno al passato – Fred Donner, storico dell’Islam all’università di Chicago, aggiunge che “è su queste basi che nell’Impero Ottomano le esecuzioni erano molto frequenti, così come ancor oggi l’Arabia Saudita pratica la decapitazione per le esecuzioni capitali, rifacendosi alla Sharia”. In particolare, nel caso di al-Baghdadi, il richiamo alle origini dell’Islam ha un valore considerevole perché “scegliendo per sé il titolo di Califfo si è autoindicato come successore di Maometto”, lasciando intendere di voler combattere come si usava allora.

Impossibili le trattative – Aaron Zelin riassume il concetto dicendo che la conseguenza diretta per gli Stati degli ostaggi sarà “l’impossibiltà di trattare”: lo Stato islamico non appare interessato a tali esiti, obbligando gli Stati a esplorare “un terreno sconosciuto”.

Fonte: Libero

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Regole pratiche

regole

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Statali, stipendi congelati fino al 2018. Mobilitazione contro il probabile blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici anche per l’anno prossimo
Prima volta nella storia della Repubblica Polizia e forze armate scioperano contro la Madia

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Polizia e forze armate scioperano contro la Madia

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pol“La polizia s’incazza” è il titolo di un popolare “B movie” degli anni ’70.

A farla incazzare, in quegli anni, erano i criminali: rapinatori, ladri, terroristi di quella grigia stagione di piombo. A farla incazzare, oggi, è invece una ministra della Repubblica col visino angelico, i capelli biondi e gli occhi azzurri: cioè il ministro della PA Marianna Madia, che ha annunciato nelle scorse ore il probabile blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici anche per il prossimo anno.

Così, i sindacati di polizia e il Cocer interforze (che rappresenta Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di finanza) minacciano uno sciopero generale “entro la fine di settembre”, e “azioni di protesta” in tutta Italia con una “capillare attività di sensibilizzazione” dei cittadini sui
rischi ai quali viene esposto il settore se il blocco del tetto delle retribuzioni fosse prorogato. Una iniziativa di portata storica, visto che mai le forse di polizia e le forze armate hanno scioperato. E un inizio coi fiocchi di quell’autunno “caldo” che molti pronosticano per Matteo Renzi e il suo governo.

“Per la prima volta nella storia della nostra Repubblica – sottolineano sindacati e Cocer – siamo costretti a dichiarare lo sciopero generale” del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, “verificata la totale chiusura del governo ad ascoltare le esigenze delle donne e degli uomini in uniforme.

psQuando abbiamo scelto di servire il Paese – scrivono i sindacati di polizia, Corpo forestale, penitenziaria, vigili del fuoco e Cocer interforze al termine della riunione servita a fare il punto della situazione dopo le dichiarazioni del ministro Madia – eravamo consci di aver intrapreso una missione votata alla totale dedizione alla Patria e ai suoi cittadini con condizioni difficili per mancanza di mezzi e di risorse. Quello che certamente non credevamo è che chi è stato onorato dal popolo italiano a rappresentare le istituzioni democratiche ai massimi livelli, non avesse nemmeno la riconoscenza per coloro che, per poco più di 1.300 euro al mese, sono pronti a sacrificare la propria vita per il Paese”.

“Per questo motivo, e nello spirito di servizio e di totale abnegazione per continuare a garantire la difesa, la sicurezza e il soccorso pubblico al nostro Paese – si legge in un documento congiunto – qualora nella legge di stabilità sia previsto il rinnovo del blocco del tetto salariale, chiederemo le dimissioni di tutti i capi dei vari Corpi e Dipartimenti, civili e militari, e dei relativi ministri poichè non sono stati capaci di rappresentare i sacrifici, la specificità, la professionalità e l’abnegazione del proprio personale”.

Fonte: Libero

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Quello scrittore che raccontò l’entroterra siciliano

Gero Difrancesco
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Calogero Nucera alias Kalino Tavania

Calogero Nucera alias Kalino Tavania

Un riconoscimento postumo allo scrittore Kalino Tavania, pseudonimo con il quale firmava le sue opere letterarie l’ingegnere Calogero Nucera, è stato assegnato da Ager Sicanius durante la manifestazione “Giornate della Memoria e del Ricordo dei mussomelesi”.

Un riconoscimento alla memoria, che ha tutto il sapore di un risarcimento culturale nei confronti di uno scrittore che, pur vivendo lontano dalla sua terra per la maggior parte della sua vita, ha voluto segnare in modo imprescindibile, nei suoi romanzi e nei suoi racconti, l’appartenenza all’entroterra siciliano e, in particolare, a Mussomeli.
E’ proprio in questa parte della Valle del Platani che si innestano le storie delle sue opere più significative quali “La baronessa di Raffucallo” e “Nel segno del miracolo” avviluppando, in un vortice di riferimenti ambientali e citazioni dialettali, fatti e misfatti vissuti dalla gente comune negli ultimi cento anni del passato millennio.

Calogero Nucera, nato a Mussomeli nel 1903, come Kalino Tavania evoca i suoi ricordi, mettendo in luce un patrimonio culturale familiare, gravido di notizie e di aneddoti, che avevano arricchito il suo fervido immaginario infantile: contadini poveri e pastori che vivevano la loro vita arcaica tra stenti e violenze; “magare” e fattucchieri che si sostituivano alla medicina ufficiale nella terapia delle più disparate malattie; curati di campagna, esorcisti e preti sociali che si contendevano la primazia del sentimento religioso; campieri, sovrastanti e guarda cozzi che alitavano sul territorio gli effluvi pesanti della Onorata Società; aristocratici di nuova e vecchia investitura che sprofondavano nella quotidianità di un mondo statico e auto referenziato. Tutti quanti, nella loro diversificata apparizione, diventavano i protagonisti di uno scenario storico-ambientale liberato dalla cronologia e affidato alle immagini scontornate della memoria.
Si trattava di una operazione più antropologica che letteraria (nel senso tradizionale della parola) che affidava alla narrazione delle vicende umane, molto spesso intrisa da una ironia pungente, l’occasione per tramandare saperi e sapori di una civiltà ormai scomparsa. Una “eredità immateriale”, come diremmo con linguaggio tecnico attuale, fatta di nomi, pratiche e toponimi che lo scrittore voleva assegnare al patrimonio dell’umanità.

LaICL1003c2720130825CLKalino Tavania riesce in tutto questo ne “La baronessa di Raffucallo”, liberando il suo primo romanzo (pubblicato da Gastaldi nel 1966) da una “vera e propria trama”, se per tale non si intendono le diverse vicende “legate insieme da un tenue filo che fa capo alla volitiva baronessa Lena di Raffucallo” e associando al filo conduttore delle stesse il rapporto simbiotico tra gli animali (il cane Murry, la “scecca” Cuncittina, il mulo Sancinitu) e l’uomo nel mondo agropastorale del tempo.

Esprime gli stessi concetti in modo meno evidente, ma più maturamente raccontati, ne “Il segno del miracolo” pubblicato in proprio nel 1981, dove la vera protagonista della storia è la taumaturga “Mamma Croce” che diventa interlocutrice terapeutica di Matilde Serao e di Gabriele D’Annunzio in una esplosione di notorietà al di sopra di ogni comprensibile dato storico.

Un altro suo romanzo è incentrato sulla figura di Anita Drogo principessa di Deliella: traccia la vita, il matrimonio, i travagli e la morte della consorte del principe Nicolò Lanza di Scalea. In questo romanzo, e nel precedente “Il cardinale Cappalonga”, Nucera si trasforma in narratore storico non allentando la sua vena sarcastica e il suo innato umorismo.

Nucera insegnò per diversi anni all’Istituto per Geometri di Vibo Valenzia dove nel 1937, dopo un breve passaggio in Piemonte, prese moglie e spostò la sua residenza definitiva. Ebbe tre figli che tornarono a vivere in Piemonte.
Anche la Calabria con le sue secolari contraddizioni, e Vibo Valenzia nello specifico, divennero oggetto della sua attenzione letteraria in un romanzo dal titolo ” Vanna Cencione”, uno studio, più che altro, su personaggi tipici calabresi.

Nucera morì nel 1988 a Vibo Valenzia, lasciando anche diversi racconti e una commedia “Il Rasto”, di satira politica paesana. “Un artista bizzarro” venne definito dal giornalista Saverio Fiarè, in un articolo della “Tribuna del Mezzogiorno” nell’aprile del 1969, che “data la sua indole non può aderire a nessuna moda letteraria anche se nella tecnica dell’impostazione può apparire moderno”. Lo pseudonimo Tavania, del resto, rimanda anche noi con il pensiero ad una mosca molesta e fastidiosa molto presente tra gli animali domestici e nell’ambiente rurale. Uno di quegli insetti che si sarebbero prestati alla sua narrativa per determinare sconquassi sociali e politici paradossali. Uno pseudonimo adatto all’indole del personaggio che ha saputo cogliere gli aspetti grotteschi della società.

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pochi, e qualcuno anche sconosciuto, i personaggi inseriti nell’enciclopedia telematica

Wikipedia trascura tanti figli illustri di Mussomeli

R. M.
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Certo fa impressione vedere inseriti alla sezione cultura in Wikipedia (la grande enciclopedia sociale del web dove ognuno può collaborare), i nomi di mafiosi conclamati o presunti tali, accanto ad uomini di cultura e politici tuttora vivente.
Di fatto però questo succede, e basta connettersi al sito http: //it. wikipedia. org/wiki/Mussomeli per verificare come alla sezione Cultura, Personalità legate a Mussomeli, si trovino don Francesco Langela (1598-1679), don Giuseppe Langela, sindaco nel 1625 e nel 1648, Paolo Emiliani Giudici (1812-1872), scrittore e critico letterario, Giuseppe Sorge (1857-1937), prefetto e storico italiano e quindi la voce “Giuseppe Genco Russo (1893-1976), mafioso”, “Santo Sorge (1908-1972), mafioso”, e poi ancora Domenico Canalella (1914-1978), sacerdote e traduttore italiano ed infine Salvatore Cardinale (1948), politico italiano.
E basta.

Insomma, la città di Manfredi che tra i suoi illustri figli e figlie soltanto per citarne alcuni viventi vanta il grande fotografo Melo Minnella, il pittore Pino Petruzzella, lo storico Angelo Barba, il drammaturgo Mario Ricotta, lo scultore Calogero Barba, la scrittrice etnoantropologica Maria Sorce Cocuzza, l’attore Vince Riotta e sorvoliamo sui tantissimi figli e figlie illustri passati a miglior vita, possibile che tra questi si debba ritrovarne altri di cui certo non ci si può vantare?

Fermo restante che la storia, piaccia o non piaccia, nessuno può cambiarla, rimane tuttavia il disappunto nel trovare alla sezione cultura inseriti i nomi di cui sopra.
Nel merito di tale questione abbiamo informato il sindaco Salvatore Calà che si è impegnato a verificare la segnalazione e quindi a prendere i dovuti provvedimenti al fine di rendere giustizia all’illustre storia letteraria ed artistico culturale della città. Insomma quando si parla di mafia e di mafiosi, bisogna fare distinzione, perché nell’infilare tutto nello stesso calderone, si rischia davvero di fare confusione e di rendere un pessimo servizio a quanti, giorno dopo giorno, lottano con impegno e facendo il proprio dovere, per affrancarsi da un ricordo di mafia che certo non fa onore alla città.
Tra l’altro, anche chiedendo in giro, nessuno sa nulla del presunto mafioso Santo Sorge di cui si legge: “Mussomeli, 11 gennaio 1908-New York, maggio 1972 è stato un criminale italiano. Il suo esatto ruolo non è mai stato compreso; è stato uno dei grandi ‘sconosciuti’ della Mafia Siciliana e Americana”.

 

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