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Archive for 26 luglio 2014

trendafil1LU VIAGGIU

Trendafil

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Forza carusu, aggivigliati
Ca lu viaggiu hanna fari
Scarpi e canzetti sistemati
Ca scanzi hanna caminari

Vicinu lu hiumi arriposati
L’acqua ni fa allifriscari
Ncapu li cuti si sciddrica
C’è aiutu pi fariti passari

613Li muli la lingua si vagnanu
Li virtuli chini di pani
su testi, vrazza, e li pupi
Pi ù Santu ringraziari

Li citaleni s’addrumanu
Cu dici rusariu a canzuna
Pari calata di angili
Si cuglinu miluna e pruna

A la salita un t’arrenniri
Macari un ti fa rispirari
E l’urtimu gridu d’affannu
lu suli ncumincia affacciari

Lu votu ti porta a Comprancu
E la stanchizza scurdari
Si ancora nà grazia a riciviri
La fidi un perdiri mai.

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La collina coltivata a maggese

Gero Difrancesco

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imagesBFRYYFDRNofrio guardava il confine tra il cielo e il colle e pensava che, al di là di quell’ultimo orizzonte curvilineo, erano scomparsi i suoi fratelli con le loro valigie. Soltanto il cielo nella sua immensità avrebbe potuto accompagnarli verso quelle terre lontane dove cercavano una risposta ai loro bisogni. Egli era rimasto con i genitori ad accudire alla fattoria, alle vacche, alle capre.

Avevano venduto le ultime pecore per acquistare il biglietto del treno che dalla stazione di Sutera avrebbe portato i loro ragazzi in Germania.

Solo una lettera alla settimana arrivava con il francobollo tedesco ed il postino la consegnava a lui. I fratelli parlavano del baustello, (die baustelle) del maestà (der meister) del gastauso (gasthaus) dove la sera bevevano birra. Scrivevano quello che sentivano pronunciare storpiando i nomi tedeschi e Nofrio si immedesimava in quell’ambiente dove “i padroni volevano bene gli operai come figli “. Li immaginava felici, ridenti, soddisfatti del loro lavoro, e guardava la sua collina verde così erta per lui e per la sua stampella, da non permettergli di affacciarsi sul mondo retrostante. Avrebbe voluto accompagnare fin lassù i suoi fratelli quel giorno, ma sarebbe stata una fatica immane. Avrebbero dovuto sistemare l’asino con una bardatura adatta a sorreggerlo.

Nestore pensava che prima o poi sarebbe andato in Germania; che qualcuno sarebbe venuto a prenderlo; che non lo avrebbero lasciato al di qua del colle a maggese; che anche per un invalido, come lui, ci sarebbe stato un lavoro nella Germania della ricostruzione.
“Deutschland uber alles” La Germania sopra tutto! Sentì ripetere una sera nella piazza Sant’Agata ad un emigrante ritornato per le feste natalizie. Ma allora non comprese il vero significato di quella parola. Gli descrivevano una Germania xenofoba, violenta, ferita, che covava vendetta dopo la sconfitta della guerra. Una Germania che badava a se stessa e costringeva gli emigranti ad abitare in baracche di legno.
Ma i ragazzi partivano lo stesso: uno dopo l’altro; gli uni insieme agli altri; con la valigia in mano, il biglietto del treno e tanta speranza negli occhi. Nessuno voltava la testa all’indietro.

Nofrio accantonò i suoi pensieri, distolse lo sguardo dalla collina e tornò verso casa. Conosceva ogni zolla di quella terra coltivata a maggese. La sua stampella gli dava il sostegno. Lo aiutava a muoversi dietro le vacche e le capre, che chiamava per nome. Le governava a distanza con quelle parole imparate dai vecchi pastori: “zzò, tichinè, prutè, torna cca“ e il cane lupo, fedele al suo padrone, le faceva tornare all’ovile. Per mungerle stava seduto: le spalle appoggiate ad un muro di pietra, il secchio tra gamba e stampella.
Una poliomielite infantile lo aveva costretto a quella stampella, dall’età di tre anni. I muscoli dell’ arto sinistro erano diventati flaccidi come la pelle di un vecchio ottantenne, nel giro di poco tempo, L’ortopedico dell’ospedale di Caltanissetta, non ebbe alcun dubbio. Gli prescrisse un supporto metallico che potesse tenerlo in piedi; ma a casa non c’erano i soldi per acquistarlo. Avrebbero dovuto aggiustarlo ogni anno per adeguarlo alle ossa che si allungavano durante la crescita. Decisero che una stampella, di duro castagno, sarebbe bastata a sorreggerlo.

imagesKOV0IXCDSuo padre avrebbe voluto che imparasse un mestiere. A Sutera gli scarpara erano tutti sciancati. Mastro Diego con l’elefantiasi si trascinava dietro una gamba come un manicotto di gesso pesante. Lu ‘zi Peppi Prainu conviveva con un ernia scrotale che sembrava il marsupio ripieno di un canguro. E poi Chiummu che, quando si muoveva, si piegava in avanti a sorreggere il corpo con la mano sopra il ginocchio della gamba allentata.
Nofrio non lo volle ascoltare. Leggeva, scriveva e frequentava la scuola. Poi con le capre, le vacche, il cane e il supporto di legno si trasferiva ogni giorno ai piedi del colle a maggese, dai pascoli verdi. E la sera mungeva il suo latte. Faceva il formaggio. Ma i soldi restavano pochi per provvedere al suo corpo sciancato.

Pensò che solo la testa avrebbe potuto aiutarlo a scavalcare l’orizzonte ricurvo tra il cielo ed il suo colle. Studiò. Si iscrisse alla scuola per l’avviamento professionale e richiese il libretto di lavoro. Prese il diploma di tornitore meccanico. Quel colle coltivato a maggese gli aveva fornito quel gramo guadagno per pagare i suoi libri. Ormai camminava sciancato anche con la sua stampella di duro castagno.

Un giorno era andato a Palermo per un controllo ortopedico. Nelle librerie di corso Vittorio Emanuele aveva scoperto un libro in tedesco. Era una di quelle guide per turisti italiani con frasi già fatte. Lo comprò coi suoi pochi risparmi e lo divorò come se fosse un panino e panelle. Cercò di memorizzare ogni parola con la relativa pronunzia. Acquistò un vocabolario per posta, per saperne di più.
Nofrio si era convinto che la Germania lo avrebbe accettato soltanto se avesse parlato il tedesco. Quante volte i suoi fratelli gli avevano scritto che operai invalidi lavoravano in fabbrica, pulivano i locali, oliavano i macchinari. Quante volte avrebbe voluto con la sua stampella varcare il confine tra il cielo ed il suo colle a maggese.
“Deutschland uber alles“ recitava l’inno nazionale tedesco imparato a memoria da un disco che i fratelli gli avevano spedito con un conoscente tornato a Sutera. La Germania sopra tutto “… Unità, giustizia e libertà per la patria tedesca! Aspiriamo orsù a questo, fraternamente col cuore e con la mano! Unità giustizia e libertà sono la garanzia della felicità…” Non c’era violenza in quelle parole e nemmeno rivalsa. Ma giustizia e libertà per tutti i tedeschi. E perche mai non poteva essercene per lui, che tedesco non era??
Partì con il treno del Sole.

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Il Nocciolo duro

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indexE’ da poco più di un mese e mezzo che la Spartacus San Cataldo è in pausa calcistica dai campi di gioco, dopo la bellissima vittoria dei play off che ha permesso la promozione in seconda categoria di calcio, ma la dirigenza non si è mai fermata per lavorare in vista della prossima stagione sportiva che vede la società impegnata alla ricerca di nuovi dirigenti.

Mercoledì intanto è stata ufficializzato il primo nocciolo duro della nuova compagine societaria che gestirà la squadra fuori dal campo. Ai dirigenti della scorsa stagione, Vincenzo Naro (Presidente), Luca Cali’ (Dirigente Allenatore), Evaldo Carrubba (Dirigente Allenatore in seconda), Gianluca Amico (Dir. Accompagnatore), Roberto Anzalone (Dir. Accompagnatore), la Spartacus si arricchisce di nuove figure di esperienza che amano e seguono il calcio da anni, si tratta di Rosario Nicosia, che sarà il Vice-Presidente e Direttore Generale, Vincenzo Amico, che svolgerà il ruolo di Direttore Sportivo, Massimo Giuliana (Dirigente accompagnatore), Calogero Geraci (Dirigente e Allenatore del portieri). Lo staff tecnico di arricchisce inoltre di un preparatore atletico nella figura di Francesco Sacco e di Marco Talluto che sarà Vice-Allenatore. Nei prossimi giorni altri dirigenti entreranno in squadra, a dimostrazione che il progetto Spartacus San Cataldo iniziato due anni fa piace e cresce. C’è volontà di trasmettere i valori positivi che il calcio può dare anche grazie alle nuove figure dirigenziali, persone stimate umanamente e professionalmente nel panorama calcistico siciliano.

Dirigenti Spartacus

(da sinistra): Vincenzo Naro, Vincenzo Amico, Luca Calì, Rosario Nicosia, Evaldo Carruba, Massimo Giuliana

La dirigenza lavora inoltre per rinforzare la squadra, il gruppo che ha vinto il campionato non verrà snaturato, ma si arricchirà di importanti nomi di calciatori che si integreranno a pieno. Uno tra tutti, il fantasista argentino Ariel Ojeda, che molto probabilmente farà parte del progetto Spartacus, i prossimi giorni la dirigenza ufficializzerà la notizia. Altri ingressi riguarderanno giovani atleti, anno 95-96-97, che daranno un tocco maggiore di giovinezza in campo.

Il primo appuntamento è fissato per giovedì 31 alle ore 20:30 presso lo stadio Mazzola, in cui si presenterà la dirigenza alla squadra, e si terrà un’amichevole.
In programma inoltre la vendita di mini abbonamenti di 15 euro per coinvolgere la città a sostenere il progetto Spartacus San Cataldo, con l’obiettivo di coprire le spese di gestione per la stagione 2014/2015

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In giro per la Vuccirìa

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mercati1Parlare di uno degli aspetti di questa città, è cosa difficile, esistono particolari luoghi che conservano segreti che pochi sanno svelare, uno di questi sono i mercati, quella che vi voglio proporre è un’ideale passeggiata nel suo centro storico fatto di contraddittorie influenze e provocazioni dove questi luoghi ci appaiono con la loro presenza quasi furtiva di aver rubato spazio alle sue incantevoli strade dove da secoli stazionano.

Da recente nelle sale cinematografiche è uscito in programmazione un film di Wim Wenders, che ci mostra questo aspetto attraverso il suo protagonista che ignaro visita la città di Palermo alla ricerca di queste suggestioni (Palermo Shooting).

La nostra passeggiata può iniziare dalla gente che popola questa città, la sproporzione è una delle chiavi interpretative per comprendere appieno la loro anima: qui non sembra mai esistere una via di mezzo. Ogni visitatore potrà verificare questo assunto immergendosi in una delle strade principali, via Maqueda, arteria che, insieme alla parallela via Roma, la percorre da un capo all’altro.

Basterà percorrere pochi metri dai “quattro Canti di città”, l’incrocio principale della città, chiamato croce barocca o, se preferite, “Teatro del Sole”, i tratta di un punto di incontro dei due assi viari più antichi di Palermo: il Cassaro e via Maqueda.

Immettersi in via Roma, scendendo pochi gradini ci si introdurrà in uno dei posti più caratteristici di Palermo: il mercato storico della “Vucciria”. Questo da sempre è stato l’ingresso principale, un enorme trambusto di gente che urla, sarà il segnale della presenza di una enorme piazza dove tutt’ora si svolge il celebre mercato.

mercati2Il più noto, anche perché ad esso Guttuso ha dedicato una delle sue tele più celebri: la Vucciria.

Muovendosi all’interno e attraversando il fitto intreccio di vicoli e piazzette si possono ritrovare tutti gli ingredienti della cucina tipica siciliana. Difatti il mercato si estende lungo le via Cassari, la piazza del Garraffello, la via Argenteria nuova, la piazza Caracciolo e la via Maccherronai. Qui è possibile acquistare le mille erbe aromatiche assolutamente indispensabili per la riuscita dei piatti regionali più gustosi:l’addauro (alloro), il basilico, il prezzemolo, l’origano, il finocchietto selvatico, i capperi di Pantelleria, l’uva passolina.

Il suo etimo deriva dal francese “Boucherie”, “macelleria” e come è facile comprendere, un tempo, vi si vendeva la carne, oggi è il pesce che fa da padrone, i banchi che attorniano la piazza emanano gli odori caratteristici che pervadono il posto, anche se il tipico odore di pesce risulta certamente il più intenso, accanto ad essi non mancano le bancarelle con della frutta e della verdura.

Particolare e ammiccante è vedere il pesce-salato (baccalà) in acqua che sgorga da una specie di rubinetto in una tinozza stagnata con grossi pezzi di pesce ammollati per depurare il sale. Sanno di sale “arrancitusu” i “buatti” di sarde salate e aperte a portafoglio dalle abili mani del “saliaturi” sopra un tozzo di legno e diliscati, stessa operazione ripete per l’aringa.

Nel corso dei secoli la Vucciria subì diverse modifiche, il viceré Caracciolo nel 1783 decise di cambiare l’aspetto del mercato, ed in particolare della sua piazza principale, che, in suo onore, fu chiamata col suo nome. Intorno alla piazza si costruirono dei portici che ospitavano i banchi di vendita, al centro fu sistemata una fontana per permettere l’approvvigionamento idrico. La “Vucciria”, infine, è nota praticamente in ogni parte del mondo e nonostante il degrado conserva tuttora colori e sapori del tutto particolari. Sorge su terreni bonificati a partire dal X° secolo e si pensa abbia origine angioina, anche perché frequentatissimo tutti i giorni, soprattutto dai turisti, resta una delle più interessanti testimonianze del passato di una città dai mille volti.

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Da marzo senza stipendi i dipendenti dell’ex Ato Cl1

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raccolta-rifiutiE’ dallo scorso mese di marzo che i dipendenti dell’Ato Ambiente Cl 1 non ricevono lo stipendio. Debbono avere corrisposte quattro mensilità, compresa quella del mese in corso, oltre la quattordicesima.
I lavoratori non vengono pagati perché la maggior parte dei Comuni che fanno parte dell’Ato Ambiente Cl 1, assieme alla Provincia Regionale, non versano le quote di spettanza.
Recentemente soltanto 5 dei 15 Comuni hanno versato le quote. Sono i Comuni di Santa Caterina Villarmosa (102.000 euro), Serradifalco (52.000), Milena (40.000), Montedoro (23.000) e Marianopoli (7.000). Gli altri 10 Comuni (Acquaviva Platani, Bompensiere, Caltanissetta, Campofranco, Mussomeli, Resuttano, San Cataldo, Sutera, Vallelunga e Villalba) e la Provincia Regionale sono morosi. E se non versano le quote, non possono essere pagati gli stipendi ai dipendenti dell’Ato.
Il problema è stato affrontato dall’assemblea dei lavoratori. Poi i sindacalisti Giovanna Caruso e Manuel Bonaffini della Cgil e Andrea Morreale della Uil hanno inviato ai sindaci dei 10 Comuni morosi e al commissario della Provincia Regionale un sollecito per il versamento delle quote dovute per potere pagare ai lavoratori gli stipendi di aprile, maggio e giugno e la quattordicesima mensilità.
E’ stata rappresentata “la situazione davvero insostenibile, a causa del mancato pagamento degli stipendi, dei dipendenti che si trovano in difficoltà enormi, ormai indebitati e al limite del collasso personale e familiare non essendo più in grado di onorare gli impegni e di provvedere ai bisogni della famiglie”. Ai sindaci hanno chiesto “garanzie sulla puntualità delle erogazioni degli stipendi e informazioni sui provvedimenti che i Comuni stanno adottando per garantire il pagamento degli stipendi” e l’impegno “a volersi impegnare per definire positivamente la problematica esistente”.

monnezza--190x130L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Peppuccio Vitellaro ha disposto lo stanziamento dei fondi per consentire il pagamento del personale dell’Ato Cl1 che dallo scorso mese di marzo deve ancora ricevere lo stipendio. E’ stato l’Ato Cl1 a richiedere al Comune di intervenire economicamente in via sostitutiva.
Il sindaco, onde evitare disservizi con conseguenti pregiudizi per l’igiene e la salute pubblica, ha autorizzato il pagamento della somma di 37.600,03 euro che dovranno servire specificatamente per il pagamento degli stipendi del personale della società d’ambito che ha esclusivamente prestato servizio per il Comune di Milena.
«Lo stanziamento di queste somme consentirà di venire incontro alle legittime esigenze dei lavoratori e delle loro famiglie che, nonostante senza stipendio da alcuni mesi, hanno assicurato la regolarità del servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti, oltre allo spazzamento e alla pulizia del centro abitato», ha fatto rilevare il sindaco Peppuccio Vitellaro.
Con questa somma stanziata, pertanto, il Comune, come hanno già fatto altri Comuni dell’Ato Cl1, consentirà il pagamento degli stipendi che finora non erano stati corrisposti al lavoratori dell’Ato Cl1 di Milena. Ovviamente, tale provvedimento comporta anche che l’Ato Cl1 provvederà a sgravare lo stesso Comune di Milena dei costi sostenuti, in via sostitutiva, per il pagamento degli stipendi ai dipendenti in questione.

Carmelo Locurto

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DON DOMENICO LI PANI CON SALVATORE MANTIONE

DON DOMENICO LI PANI CON SALVATORE MANTIONE

Festa dei 50 anni di sacerdozio per padre Salvatore Mantione

C. S.

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Sommatino. Sono iniziati i festeggiamenti per il 50° anniversario di sacerdozio di padre Salvatore Carmelo Mantione.

Sino a domenica sera per la festa del SS. Crocifisso nel salone della chiesa S. Antonio Abate si terrà anche una mostra fotografica itinerante, sulla della vita di padre Salvatore Carmelo Mantione.

Sabato sera durante i festeggiamenti l’amministrazione comunale di Sommatino retta dal sindaco Crispino Sanfilippo insieme al presidente del consiglio Salvatore Letizia consegnerà a padre Salvatore Carmelo Mantione la cittadinanza onoraria.

«Il Consiglio Comunale nella seduta del 25 Giugno – dice il presidente del consiglio Salvatore Letizia – ha conferito la cittadinanza onoraria a don Salvatore Carmelo Mantione che ha rivestito il ministero sacerdotale dal 1969».

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Un po’ di RELAX

abc.

Qual è la frase giusta?

  1. “La lettura de I Promessi Sposi è sempre raccomandabile”.

  2. “Ho mangiato un piatto di maccheroni al sugo”.

Soluzione

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ingrasci

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f1

Quando un pilota d’auto sta bene, si sente in formula?

Zap&Ida

 

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