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Archive for 24 luglio 2014

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La Costa Concordia si è mossa dagli scogli delle Scole dove Schettino la portò per condannarla a morte il 13 gennaio del 2012. A darle l’addio migliaia di persone sul molo dell’Isola del Giglio davanti al quale il relitto è rimasto per 900 giorni. Salutata da sirene e lacrime, ha cominciato il suo ultimo viaggio: è una nave che va a morire, a essere smantellata nel porto di Genova, dove entrerà domenica.

 

imagesV53PTD9YUn simbolo dell’idiozia italica

“La Concordia che si spezza per per salutare non si capisce bene chi è un simbolo dell’idiozia italica, la sintesi di una sciatteria distintiva del nostro Paese alla deriva”. Vittorio Feltri nel suo editoriale su il Giornale mette nel mirino la Costa Concordia e i media che fanno passare il recupero del relitto (in viaggio verso Genova in queste ore) come una sorta di trionfo nazionale.

Il fondatore di Libero ricorda come “a causa della bravata, autorizzata se non provocata dal comandante Francesco Schettino, siamo stati derisi e disprezzati in ogni continente”. Invece la tv adesso vende quel relitto come una sorta di trofeo di una vittoria che bisogna capire dove sia stata consumata. In mezzo a quella tragedia del 13 gennaio del 2012 sono morte 23 persone. Ignorate adesso da chi intona “peana” per la rimozione di una carcassa di lamiera.

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Papa Francesco: “Non portare il pane a casa toglie dignità”

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La vera meta è andare, percorrere e progettare senza fermarsi mai

Silvana Grasso

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LaIMO220012220140713CT«Sì viaggiare / evitando le buche più dure / senza per questo cadere nelle tue paure / gentilmente senza fumo con amore / dolcemente viaggiare / rallentare per poi accelerare / con un ritmo fluente di vita nel cuore / e tornare a viaggiare / e di notte con i fari illuminare / chiaramente la strada per sapere dove andare» (Sì viaggiare, Battisti-Mogol).

Quando nel 1977 Lucio cantava “Sì viaggiare” era un giovane uomo, un poeta della nota, di soli 34 anni, lontano dal profetizzare che non avrebbe scansato la buca più dura della sua vita, quella malattia che lo avrebbe ucciso di lì a vent’anni, quella malattia contro cui, fino all’ultima corda, invano duellò “epicamente”, la sua chitarra, amica fidata di tutta la sua vita.
In quel viaggio-metafora della Vita, più che della sua vita, il viaggiare è testualmente evocato da avverbi rassicuranti sotto il profilo emozionale e psicologico «gentilmente, dolcemente». Un viaggio in cui accelerazione e frenatura assecondano i ritmi di natura, i bioritmi dell’esistere, un’alternanza fisiologica di vuoti e pieni che funziona, magnificamente, anche in pittura, scultura.
Se, sempre più, oggi il metaforico viaggio della vita è amletico dubbio di per sé, arduum opus, avvelenato da dubbi ed ansie, è mettersi in viaggio, viaggio reale, su auto o bus, con meta precisa. Un’avventura pericolosa, se non impossibile, viaggiare sull’Isola dello sbriciolamento, dove arrivare sani a destinazione è da roulette russa!

LaIMO2201B2220140713CTIn pochissimi anni si sono accartocciati, tra strida di calcestruzzi, veri o presunti, e lazzaretto di calcinacci, tralicci, pilastri di viadotti. Ultimo gigante genuflesso il viadotto sulla Gela- Ravanusa. A genuflettersi anche opere anche di recente costruzione, che creando, oltre alla voragine sul luogo, una più devastante voragine, l’insicurezza d’ avventurarci in una strada che pensavamo sicura, opera di enti pubblici, garanti, nel comune intendimento, della salute pubblica. Invece non è così, non più. In attesa che la magistratura accerti criteri, materiali di costruzione e ne individui i responsabili, crolla l’Isola come in un film cinemascope, d’estate, in arena aperta. Crollano le sue scuole, i suoi alberi. Crolla la certezza che un tempo ci fu una terra nobile, magnanima, che fece gola a greci, arabi, normanni, e a quel Federico secondo che fortissimamente la volle epicentro d’Arte e Poesia.
La meta, la certezza di raggiungere la meta, è solo un’utopia, soprattutto se nel percorso del viaggio c’è di mezzo qualche viadotto di nuova costruzione, o di recente ristrutturazione.
Anche Lucio era figlio e, in qualche misura, “padre” di quella beat generation, concepita in America, anni del dopoguerra, dalla passione di personalità intellettualmente carismatiche. Una generazione di rottura, la beat, come vorremmo fosse questa nostra narcotizzata, intorpidita, disincantata. O almeno la prossima che possa, disarcionando improvvisati millantatori o affabulatori cavalieri della Politica, costruire ponti che non crollano, viadotti che non si raggomitolano su se stessi, come un pupazzetto di pezza abbandonato a terra dalla mano d’ un bambino che, stufo, passa ad altro gioco.
«Ponti» di solido cemento, che siano, in metafora, emblema di un’esistenza solida, serena, se solo eviti “on the road”, con un po’ di sano buonsenso, «le buche più dure».

LaIMO2201A2220140713CT“On the road” di Jack Kerouac, romanzo del 1957, amatissimo dalla gioventù, resta il simbolo d’una rivoluzione non armata, la migliore, la rivoluzione della coscienza, le cui armi incruente si chiamano intelligenza coraggio.
Tra finzione suggestione e autografia Jack Kerouac, nei panni di Sal Paradiso, ripercorre i suoi viaggi, tra il’47 e il 1950, in una narrazione quasi filmica, senza chiose né riflessioni. «Con l’ arrivo di Dean Moriarty ebbe inizio quella parte della mia vita che si potrebbe chiamare la mia vita lungo la strada. Prima di allora avevo spesso sognato di andare nel west per vedere il continente, sempre facendo piani vaghi e senza mai partire» (On the road).
I giovani del romanzo, e i giovani della vita, non hanno bisogno d’una meta specifica. È il movimento perenne, cioè andare, progettare, percorrere e ripercorrere, senza fermarsi mai la vera meta. «Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai», è l’imperativo categorico della beat generation. E a Sal che chiede«Per andare dove, amico? », «Non lo so -risponde Dean- ma dobbiamo andare».

(altro…)

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Berlusconi Selfio

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Lavori alla “Pirandello” finanziato il progetto

c. l.)

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scuola media LPL’amministrazione comunale ha proceduto alla presa d’atto del progetto per la riqualificazione dell’edificio scolastico Luigi Pirandello.
Il progetto di riqualificazione, prevede interventi in relazione all’efficienza energetica, alla messa a norma degli impianti, all’abbattimento delle barriere architettoniche ed alla dotazione degli impianti sportivi.
Si tratta di un progetto il cui importo complessivo è di 349.821,61 euro e che è stato ammesso a finanziamento dal ministero per l’istruzione.
Nell’ambito dei piani di interventi finalizzati alla riqualificazione degli edifici scolastici pubblici per il triennio 2010-2013 dal Ministero, sul fronte della cosiddetta qualità degli ambienti scolastici congiuntamente con il Ministero dell’Ambiente.
L’amministrazione comunale, pertanto, ha autorizzato il dirigente scolastico alla esecuzione delle opere previste nel Progetto esecutivo, fermo restando che non è previsto alcun impegno di spesa per il Comune in quanto l’intero importo dei lavori, che quanto prima saranno appaltati, è stato finanziato in ambito nazionale dal ministero per l’istruzione.

 

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Il dubbio sulla Juventus

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Come si può chiamare “Juventus” (significa “Gioventù”) una “vecchia signora”?

Zap&Ida

 

 

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mamt1INGANNO MORTALE

 

Se da un lato il mimetismo delle mantidi serve come meccanismo di autodifesa, è anche vero che esso è usato come effetto sorpresa durante gli agguati alle proprie vittime.

E’ il caso della mantide Phillocranya Paradoxa, il cui colore e aspetto le permettono di mimetizzarsi perfettamente facendola apparire come una pianta e permettendole di studiare la propria preda in tutta tranquillità, prima di portare a segno il colpo mortale.

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