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Archive for 17 luglio 2014

Collegio arbitrale dà ragione al Comune contro l’Ato Rifiuti

(c. l.)

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imagesJLBA8JC3Il Collegio arbitrale costituito a Palermo nella controversia tra il Comune di Milena e l’Ato Ambiente Cl1 Spa, sui crediti vantati dal Comune verso l’Ato, ha emesso il proprio lodo.

Il Collegio Arbitrale ha riconosciuto al Comune di Milena la somma di 132 mila euro per gli interessi maturati sulle diverse anticipazioni.

Il Comune di Milena, socio necessario dell’Ato, difeso dal legale dell’Unione Terre di Collina, l’avv. Antonio Campione, aveva promosso una procedura arbitrale, prevista dal contratto di servizio in luogo del ricorso al Giudice Ordinario, per vedersi riconoscere il credito di 806 mila euro oltre interessi dovutogli dall’Ato per le anticipazioni fatte tra il 2005 e il 2011.

L’Ato, difeso dall’Avv. Pierluigi Zoda, aveva contestato il credito e in particolar modo quello per gli interessi, eccependo comunque di vantare ulteriori crediti verso il Comune per il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani.

Durante il giudizio arbitrale il liquidatore in carica aveva reso interrogatorio formale, confessando di dovere effettivamente corrispondere al Comune la somma richiesta. La partita si è così spostata sugli interessi legali, che l’Ato contestava di dovere corrispondere al Comune.

«Sono certo che, se tutti i comuni aderenti all’Ato avessero agito come ha fatto il Comune di Milena – ha detto l’Avv. Campione – avrebbero tutti ottenuto il riconoscimento degli interessi sulle rispettive anticipazioni».

La replica dell’Ato

“L’Ato rifiuti ha avuto ragione” !

Dott.ssa Elisa Ingala*

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Elisa Ingala

Elisa Ingala

L’articolo apparso ieri sul giornale La Sicilia “Collegio Arbitrale dà ragione al Comune (di Milena) contro l’Ato Rifiuti” suscita non poco stupore atteso che la situazione ivi descritta non corrisponde al vero.

Il Collegio arbitrale invero ha dato ragione all’Ato Rifiuti e non al Comune di Milena stante che la chiesta condanna al pagamento della somma di 806.707 è stata rigettata, come l’Ato ha sempre sostenuto dall’inizio, in quanto già riconosciuta bei bilanci 2005-2011 regolarmente approvati.
Al contrario è stato pienamente riconosciuto il credito dell’Ato nei suoi confronti al 31.12.2011 proprio di 132.023 oltre agli interessi legali maturandi.

L’affermazione che “il liquidatore avrebbe confessato di dovere corrispondere effettivamente al Comune la somma richiesta” travisa la realtà dei fatti, in quanto il liquidatore ha sempre riconosciuto le anticipazioni corrisposte dal Comune di Milena (anche in occasione dell’approvazione del bilancio al 31.12.2011), ma al contempo ha sempre confermato che esisteva una ragione di credito dell’Ato per il servizio reso superiore alle anticipazioni ricevute in favore dell’amministrazione comunale.

Il Collegio ha unicamente riconosciuto un reciproco diritto a richiedere interessi legali da una parte sulle anticipazioni effettuate in favore dell’Ato dal Comune e dall’altra sui crediti vantati dall’Ato, anno per anno nei confronti della stessa amministrazione, da sempre morosa, a saldo del servizio reso. E’ ovvio che a voler calcolare gli interessi legali reciproci, il risultato sarebbe di gran lunga favorevole all’Ato, peraltro sempre creditore dei 132.023 euro riportati nel bilancio al 31.12.2011.

VITELLARO

VITELLARO

E’ peraltro artatamente falsa e tendenziosa l’interpretazione data dal Comune di Milena, che evidentemente deve giustificare l’illegittimità dell’azione incardinata che si è manifestata totalmente inutile, tanto che quanto dichiarato dall’Ato e quanto certificato nei bilanci, è stato riconosciuto dal Collegio Arbitrale, che ha così sancito l’inutilità e l’assurdità dell’azione esperita.

campione antonioIn ultimo, l’affermazione riportata virgolettata dal legale del Comune di Milena, che altre amministrazioni avrebbero dovuto seguire la medesima strada, risulta oltremodo paradossale vista l’illegittimità e l’inutilità dell’azione a fronte di oltre 50.000 euro spesi per la causa in discussione per ottenere la conferma di dati da sempre messi a disposizione dall’Ato e da sempre pacifici!

Sono curiosa di sapere come farà il Comune di Milena a giustificare il superiore esborso nei confronti della collettività e come difenderà l’ulteriore costo della nuova lite incardinata davanti il Tribunale Speciale delle Imprese di Palermo per l’impugnazione del bilancio 2011 che lo stesso Collegio Arbitrale bolla nella motivazione del lodo come del tutto infondata!

Tanto si doveva per amore della verità.

 

*Liquidatore Ato Ambiente CL1

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Allegri !!!!!!!!!

conte

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Il sottufficiale dei Carabinieri Davide Gentile rischiò la vita nel 1943 a Milena quando non rivelò agli invasori la presenza di truppe italiane nei dintorni del paese

Il maresciallo non tradì e si prese una fucilata dai soldati americani

Walter Guttadauria

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Nella miriade di storie legate alle vicende dell’invasione alleata dell’isola di cui ricorre il settantesimo, e con riferimento allo scenario del nostro territorio in quell’estate del 1943 alla vigilia del fatidico 8 settembre giorno dell’armistizio, vogliamo ricordare la figura di un personaggio – un maresciallo dei carabinieri – che rischiò una fucilata alla schiena da parte degli americani “liberatori” per non aver voluto dare informazioni sulla dislocazione di nostre truppe e subì giorni di dura prigionia. La fucilata invero ci fu, ma venne deviata da mano amica, per come riferiamo più avanti. Ci fu invece un contadino che, forse per uno sconcertante equivoco, fu ammazzato da un soldato americano mentre stava lavorando nel suo podere: una delle tante vittime civili di quella guerra che aveva già fatto contare, in quei giorni, centinaia di morti nei nostri comuni sotto le bombe degli aerei alleati.

Il maresciallo dei carabinieri Davide Gentile nel suo ufficio di comandante della stazione di Milena ove fu in servizio fino al 1943.

Il maresciallo dei carabinieri Davide Gentile nel suo ufficio di comandante della stazione di Milena ove fu in servizio fino al 1943.

Lo scenario è Milena, il maresciallo è Davide Gentile, comandante della locale stazione della Benemerita, il momento è quello dell’arrivo in paese delle truppe americane e dei giorni successivi. Il sottufficiale, ormai ultraottantenne, avrebbe ricordato quei giorni nel suo corposo volume di memorie dal titolo “Tutta la mia vita sei tu”, omaggio, quasi struggente, pubblicato negli anni Novanta e dedicato al ricordo della moglie Maria Rosa Di Gregorio.
Gentile giunge in paese nel settembre 1934 con i gradi di brigadiere. Si sposa l’anno dopo e a Milena nasceranno i suoi quattro figli. Promosso maresciallo, rimarrà in paese fino a quel fatidico 1943. Attingiamo dal suo libro – che dedica molto spazio a personaggi e vita del paese in quegli anni – l’episodio che quasi gli costò la vita e che è stato anche ricordato dal Carlo Petix nel suo libro “Milena nella seconda guerra mondiale”, preziosa raccolta di testimonianze su quel drammatico periodo.
E’ il luglio del 1943 e gli alleati hanno già cominciato l’invasione dell’isola, con scontri con le truppe tedesche e italiane. Il giorno 16 Gentile viene informato da un tenente d’artiglieria italiano che in località “Passofunnuto”, nella valle del Platani al confine col territorio milenese (zona strategica, in quanto punto di incrocio delle strade per Agrigento, Campofranco, Sutera, Acquaviva e Milena) vi sono dislocate potenti batterie di cannoni del nostro esercito col compito di contrastare l’avanzata nemica.

Salvatore Angilella, che fu podestà di Milena fino all'arrivo degli americani, che poi lo designarono sindaco del paese

Salvatore Angilella, che fu podestà di Milena fino all’arrivo degli americani, che poi lo designarono sindaco del paese

Il giorno dopo, in un paese dove il podestà Salvatore Angilella si è eclissato così come il segretario politico del Fascio Sestilio Cipolla, ecco arrivare gli americani e il maresciallo, lasciato solo, è in pratica l’unica “autorità” che si fa trovare a riceverli, senza bandiera bianca tra le mani, senza festeggiamenti, e già questo non depone favorevolmente agli occhi degli invasori. Alcuni di essi, entrati nel suo ufficio, gli ordinano di togliere dalla parete il ritratto del Duce, lasciando quello del Re: ma, cosa più importante, gli chiedono notizie su eventuali presenze tedesche nei dintorni. Ed ecco la testimonianza del maresciallo: «Non mi sentii di riferire quanto era a mia conoscenza circa la presenza cioè dei nostri cannoni a qualche chilometro fuori del mio territorio: in tal caso gli americani, secondo loro usanza, prima di avanzare avrebbero fatto spazzare ogni cosa con la conseguente distruzione non della sola postazione di cui mi aveva parlato l’ufficiale il giorno prima, bensì procedendo allo sterminio degli uomini addetti al reparto».
Aggiunge, inoltre, che essendo da otto giorni isolato e privo di mezzi di comunicazione (anche il telegrafo dell’ufficio postale è interrotto), non è a conoscenza di presenza di tedeschi, «e in questo caso dissi la verità poiché al confine del mio territorio non vi erano tedeschi ma italiani… ».
Insomma, Gentile decide di non tradire le nostre truppe, rivelandone la presenza al nemico, anche se sa di correre un grosso rischio con gli americani nel caso questi vengano attaccati a “Passofunnuto”. Il che avviene di lì a poco: le cronache di guerra (riportate anche da Petix) riferiscono, infatti, che in quella località gli invasori si scontrano con il 35° Battaglione bersaglieri e due batterie del 202° Gruppo 149/13 che respingono ben tre assalti condotti con l’appoggio di cingolati.
A questo punto è facile capire la reazione degli americani che, ritornati a Milena, cercano il sottufficiale dei carabinieri, convinti peraltro di essere stati attaccati dai tedeschi. Gentile viene accusato di tradimento, prelevato e portato fuori paese, interrogato, e riportato in caserma. Qui tutto volge al peggio quando «una specie di gangster sotto le spoglie di soldato americano» gli spara una fucilata alle spalle: per fortuna del Gentile, un italo-americano abitante in paese e presente alla scena, Carmelo Mattina, devia il braccio del soldato e il colpo si perde in aria, con l’uomo che apostrofa malamente lo sparatore dicendogli nella sua lingua che il maresciallo non è un traditore, bensì un uomo che fino ad allora ha fatto del bene alla popolazione.
A questo proposito riportiamo un commento di Carlo Petix nel suo citato libro, laddove scrive di questo «personaggio ancora presente nella memoria di molti anziani: tanto che il nome “Gentile” a Milena è sinonimo di ordine e disciplina per alcuni, di soverchierie e soprusi per altri. Ma in una società democratica che si rispetti è giusto tenere conto sia del primo che del secondo giudizio».
Il sottufficiale sarebbe andato incontro nei giorni seguenti a prigionia, trasferimenti, carcere a Caltanissetta, col rischio di finire deportato in Africa come prigioniero di guerra. Ma, alla fine, avrà comunque la fortuna di uscire vivo da quella drammatica parentesi.

Il contadino Pietro Schillaci ucciso, per un incomprensibile errore, da un soldato americano mentre lavorava nel suo podere.

Il contadino Pietro Schillaci ucciso, per un incomprensibile errore, da un soldato americano mentre lavorava nel suo podere.

Non è così, invece, per il contadino Pietro Schillaci, che con il fratello Salvatore è impegnato nel lavoro dei campi nei pressi di Jannigallo, precisamente nella zona di “li furchi”. Un militare americano, in perlustrazione nella zona la sera del giorno dell’arrivo in paese, scorge i due che stanno “spagliando” il grano: equivocando clamorosamente sui loro gesti, interpretati forse come segnale per qualcuno o come minaccia con i tridenti, fa fuoco sui due, uccidendo all’istante Pietro e ferendo gravemente il fratello. Una vittima assolutamente “inutile”, potremmo dire, come le tante altre tra i civili di cui gli alleati si resero purtroppo autori.

Poco più tardi, sempre a Milena, il governo militare alleato avrebbe fatto tornare, da sindaco, l’ex podestà Salvatore Angilella.

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Doppio dolore

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Anna Piano

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Fu detto ad Agide, re di Sparta, che egli era invidiato da molta gente.

“Compiango quelli che mi invidiano – disse come commento – devono soffrire il doppio degli altri uomini: soffrono per i mali che hanno loro e per i beni che io ho”.

 

i 1000 migliori ANEDDOTI UMORISTICI

 

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Il tassator cortese

10409660_856729634354724_2250387291299651906_n

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imagesKP829IZDIl cardinale Kasper e la profezia di Oreste Del Buono

Renato Pierri

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Il cardinale Walter Kasper ha dichiarato:  “La Chiesa può trovare una nuova strada affinché un divorziato risposato, dopo un periodo penitenziale, venga riammesso ai sacramenti. La mia non è una posizione lassista, bensì che intende riconoscere come tramite la penitenza chiunque può ricevere clemenza e misericordia. Ogni peccato può essere assolto. Infatti, non è immaginabile che un uomo possa cadere in un buco nero da cui Dio non possa più tirarlo fuori”. 

Il 27 luglio 2001, lo scrittore Oreste Del Buono (1923 – 2003) pubblicava una mia lettera intitolandola: “Lasciate che i divorziati vengano a me”.

imagesNe trascrivo l’ultima parte: “Quando Gesù disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi. Fate questo in memoria di me» (cf Luca 22,19), non pose nessuna condizione alla distribuzione del pane spezzato. Giovanni riferisce che il Signore lavò i piedi anche a chi non capiva il suo gesto: «Arriva dunque a Simon Pietro. Gli dice: Signore, tu mi lavi i piedi? Gli rispose Gesù: Ciò che io ti faccio, tu ora non lo sai; lo comprenderai in seguito (Gv 13,6-7). E lavò i piedi anche a chi non era puro (cf Gv 13,11).

La Chiesa, negando l’Eucaristia a chiunque la chieda, agisce in modo diverso da Cristo e in modo diverso dagli apostoli. Ed ecco la profetica risposta di Oreste Del Buono: “Gentile corrispondente, mi piacciono il suo ragionamento e le sue citazioni. Ho l’impressione che, con l’aumento progressivo dei divorziati, la Chiesa cattolica, già si avvicini ad assumere i comportamenti che lei si augura”.

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Arabica / Kabul

Kabul

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Kabul-City-In-Afghanistan

Kabul 1960

Kabul è arroccata strategicamente su un altopiano ai piedi delle montagne ad una altezza di circa 1800 metri sul livello del mare.

La sua collocazione scaturisce dalla necessità di protezione dei suoi primi abitanti che si insediarono dunque in prossimità di queste montagne altissime e nelle vicinanze di un fiume per poter inoltre usufruire di acqua corrente. Molte leggende si sono succedute sull’origine del nome Kabul.
Una di queste dice che la città fu fondata da Caino ed Abele, figli di Adamo ed Eva. Secondo questa leggenda il nome di Kabul era formato dalla prima sillaba di Caino e dalla seconda di Abele.
Secondo un’altra leggenda invece il suo nome deriva dal materiale utilizzato per consentire l’attraversamento del fiume da una parte all’altra (“Kah” che vuol dire “stuoia” e “pul” che significa “ponte”).

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brucFarfalle mute

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Prima di diventare l’essere leggiadro tanto ammirato in natura la farfalla subisce tre metamorfosi.

La seconda di esse è quella di bruco, lo stadio in cui l’animale esce dall’uovo esclusivamente per nutrirsi di foglie e interrompendo i pasti solo in occasione della muta, che permette di adeguare il suo rivestimento al nuovo peso, il quale può aumentare anche di 8000 volte dalla sua nascita.

Alcuni reperti fossili hanno permesso di scoprire che in cento milioni di anni la metamorfosi della farfalla è rimasta immutata.

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