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Archive for 13 marzo 2014

I “Vantarieddri” 

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imagesNQTG0HK6Niente ci può salvare. Ormai sfiduciati dal prossimo ci rivolgiamo ad un foglio word per cercare di lenire i dolori provocati dalla vista di esseri ridicoli.

Ok, forse abbiamo iniziato questo articolo in maniera troppo pessimistica. Ricominciamo da capo e proviamo a riscriverlo in chiave leggermente più positiva; sapete mai riusciamo a raccontarvi qualcosa di buono? Andiamo!

  • A: Ciao come stai?
  • B: Ora meglio grazie, ho avuto …. Bla bla bla, poi mi hanno portato bla bla bla.. Poi mi hanno prescritto bla bla bla … ma in ospedale c’era il fratello di bla bla bla … Poi l’infermiere mio cugino bla bla bla …. La farmacista mia sorella bla bla bla ….. il primario che splendida persona è mio zio bla bla bla … il direttore generale intimo amico di famiglia bla bla bla …
  • A: Scusa ti avevo solo chiesto come stai, ma mi fa piacere che il tuo albero genealogico stia bene. Ciao.
  • B: Non ti ho detto bla, bla ..bla…. io sono, mia moglie è, mio marito è , mia zia , mio zio, mio nonno, mio catanonnu è … .

Impossibile vivere circondati da gente che si rende ridicola a tal punto da confondere la realtà semplice, fatta di cose semplici, di gente che non se ne frega niente di sapere se hai parenti “buoni e titolati”!

imagesG984QHVSPurtroppo i dialoghi oggi sembrano essere simili a questi, alcuni continuano a pensare che “sentirsi” sia uno status da esibire e una condizione da mostrare; a questi non è mai passato per la mente che all’uomo comune non interessa un fico, di un rinsecchitissimo fico secco e risecco? Perché frantumarci i timpani nella presunta operazione di convincerci che siete meglio del meglio del mondo?

IN UNA PAROLA: SIAMO DISINTERESSATI TOTALMENTE ALLA COLLOCAZIONE SOCIALE DI CHICCHESSIA! Ambiamo solo vivere quietamente, anche facendo a meno di qualsivoglia  posizione socio-economica. Tanto, oggigiorno, siamo quasi tutti a leccar le acciughe, che posizioni e posizioni!  Le uniche posizioni che vorremmo rispettare sono quelle … per dormire!

Qui a Milena si usa dire “chi m’incucchi?” ed è un modo colorito per rendere l’idea del:  “cosa diavolo mi racconti”, sottintendendo disinteresse assoluto. Ecco, quando si incontrano queste persone, che non sono rare, che iniziano a parlare dei figli che stanno, fanno oltremodo bene, sappiamo per certo che scattano le giaculatorie!

Si preferirebbe, in questi casi, sprofondare km sotto terra per non sentirli!

La%20famiglia%20AddamsLe lodi di parenti e affini entro il settimo grado è una esperienza che non auguriamo a nessuno! Sono imparagonabili, niente è più terribile, anzi no … dicono che forse si potrebbe assimilare ai grandi dolori delle sconfitte elettorali, alle conte non corrispondenti, ai tradimenti e ai traditori, ai falsi amici, alle promesse non mantenute. Sono momenti drammatici quelli!!

Riteniamo di dover intervenire a tal proposito, pur  nella consapevolezza che tale esercizio, essendo un moto inconsapevole, non potrà mai essere impedito ed esautorato del tutto.  Come diceva il titolo di un vecchio film: non ci resta che piangere!!!

Pensiamo che l’alternativa ad attacchi da parte di “personaggi in cerca d’autore” e di decantatori delle gesta familiari possa essere quella di uscire con i sottotitoli: “GRAZIE,  MA NON SIAMO INTERESSATI”!

 SALAAM ALEIKUM …

Kenna,  Sharm El Sheikh  , 2014

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A poco più di un km da Milena c’è un dosso che con la nebbia è ancora più rischioso

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Non solo non fanno niente per sistemare la strada, ma non sentono neanche il dovere di mettere un segnale di pericolo!

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Giarre – Il  ricordo del nubifragio del 13 marzo 1995

da Gaetano Bonaventura

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foto_catania_jpg_415368877Il nubifragio del 13 Marzo 1995 si abbattè sulla Sicilia nord-orientale in un’area localizzata alle pendici del Monte Etna comprendente l’abitato di Giarre. Cinque ore ininterrotte di pioggia e grandine che misero in ginocchio il centro abitato causando morte e distruzione. Non si era mai vista tanta acqua. Le strade come torrenti in piena si portavano dietro macchine, pezzi di asfalto e anche le persone…”.

Il giorno dopo, la tragedia rivive nel racconto della gente. Giarre e’ il centro maggiormente colpito dall’ alluvione di lunedì 13 marzo . la  mattina e’ stata recuperata la sesta vittima: un giovane di 18 anni, Giuseppe Sapienza. Al momento del nubifragio era con il padre, Mario, 47 anni, a bordo di una Fiat 127. Poco prima di mezzogiorno l’ automobile e’ stata risucchiata all’ interno di una voragine ed e’ finita dentro un vecchio canale della rete fognaria: E stata poi trascinata sotto terra per circa 150 metri per riaffiorare nel cortile interno di una abitazione.

hqdefaultLunedi’ pomeriggio era stato recuperato solo il cadavere di Mario Sapienza. La  mattina dopo, a due chilometri piu’ a valle dal punto in cui e’ sprofondata l’ automobile, e’ stato localizzato il corpo senza vita del figlio. Una morte atroce, come del resto e’ stato per le due signore di 82 anni, Serafina Gulisano e Apollonia Musmarra, rimaste intrappolate nelle loro case del centro storico di Acireale. “Abbiamo tentato di soccorrerle . dicono i vicini . ma davanti alla porta c’ era un metro di grandine. Quando siamo riusciti ad aprire non c’ era più nulla da fare”.

Squarci di tragedia che per tutta la giornata di hanno fatto di contrappunto all’ opera dei vigili del fuoco e dei militari che spalano fango tentando una prima stima dei danni. Si parla di miliardi. Decine di case inagibili, chiuse scuole e fabbriche, danneggiate condotte idriche e rete del gas. Le autorità locali sollecitano la dichiarazione dello stato di calamita’ , sarà lutto cittadino a Giarre.

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Baby squillo: si aggrava la posizione di Mauro Floriani e spuntano nuovi clienti

TzeTze

mussolElementi probatori incontrovertibiligravano sulla posizione di Mauro Floriani, marito della parlamentare Alessandra Mussolini, indagato per prostituzione minorile nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sulle due studentesse che si prostituivano in un appartamento ai Parioli.

Già ufficiale della Guardia di Finanza, Floriani fa parte di una lista di venti clienti (su 40 complessivamente identificati dai carabinieri) iscritti nel registro degli indagati sulla base di una serie di accertamenti investigativi (intercettazioni telefoniche, esame dei tabulati dei cellulari e riconoscimenti fotografici). Floriani ha già chiarito la sua posizione, presentandosi spontaneamente ai carabinieri nei giorni scorsi e spiegando perchè il suo numero di telefono sia tra quelli finiti nelle intercettazioni. La sua versione, però, non pare aver convinto più di tanto gli inquirenti.

castra

Ma non c’è solo Mauro Floriani tra i clienti ‘vip’, iscritti nel registro degli indagati della procura nell’ambito dell’inchiesta sulle baby squillo dei Parioli. Alcune utenze intercettate, ma non ancora indagate, rivela il Corsera, risultano in uso a multinazionali come Ernst&Young e Kpmg o agenzie dell’Onu come il il Fondo internazionale per lo sviluppo dell’agricoltura. E poi ci sono altri nomi di soggetti di una certa notorietà che sono finiti all’attenzione dei carabinieri e dei magistrati che procedono per il reato di prostituzione minorile.

Il reato di prostituzione minorile è punito con la reclusione da uno a sei anni, ma chi patteggia, tenuto conto dello sconto di pena per la scelta del rito e dello stato di incensuratezza, potrebbe cavarsela anche con una condanna a pochi mesi.

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serra

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imagesCA9UYLNI«Stiffelio», pastore protestante, risolve il suo matrimonio in maniera inconcepibile nell’800

Verdi fautore del divorzio

Ezio Donato

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«Stiffelio», opera lirica in tre atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave (soggetto tratto dagli ultimi tre atti del dramma «Le pasteur, ou l’evangile e le foyer» di Souvestre e Bourgeois) andò in scena per la prima volta al Grande Teatro di Trieste nel 1850.
Già in italiano nel 1848, traduzione di Gaetano Vestri, «artista comico» dell’epoca, era presente con un certo successo, sulle scene di prosa in diverse città italiane, nel cartellone di più di una compagnia, fino all’anno del debutto della nuova opera di Verdi.
Stiffelio_1La trama, ambientata nella regione di Salisburgo nei primi anni dell’Ottocento, racconta la storia di un pastore protestante, Stiffelio, che, ritornato a casa dopo una lunga assenza, scopre che la moglie lo ha tradito.Ma la vicenda diventa qualcosa di più che un dramma della gelosia, come ci si potrebbe aspettare in un’opera lirica. In «Stiffelio» la scoperta dell’adulterio non genera solo l’ira o la disperazione di un marito tradito che istintivamente vorrebbe vendicarsi dell’offesa sfidando a duello l’amante; l’aver scoperto l’infedeltà della moglie produce il conflitto tutto interiore determinato dalla scissione violenta e inaspettata fra l’individuo con la sua passione amorosa e, nello stesso tempo, il suo ruolo di padre spirituale di una comunità alla quale occorre dare l’esempio come vuole il Nuovo Testamento.

Nel punto più alto della sua rabbia, ma anche della sua sofferenza, Stiffelio propone il divorzio alla moglie che accetta, (siamo nel 1850!) nonostante essa dichiari di amare ancora il marito e di essersi pentita di una leggerezza perché ingannata dall’amante sui motivi della lunga assenza del coniuge.

Stiffelio, nel finale dell’opera, riunisce tutti i fedeli nel tempio, compresa sua moglie, e pronuncia le famose parole del Vangelo nell’episodio dell’adultera: «Allor Gesù rivolto/al popolo assembrato/l’adultera indicò ch’era a’ suoi piedi…/e così disse/Quegli di voi/ che non peccò, la prima pietra scagli/ E la donna… la donna/perdonata si alzò».

imagesCAG1OLHHNel 1850 a Trieste, quasi alla vigilia del debutto, compositore e librettista cominciarono ad imbattersi in guai seri con la censura. Scandalizzata il fatto che in un’opera lirica si potesse assistere ad un conflitto sentimentale dentro una vicenda religiosa che aveva come protagonista un sacerdote protestante, sposato, che, di fronte all’adulterio, concede il divorzio alla moglie e la perdona.

Per consentire il debutto, Verdi e Piave furono costretti a fare alcune correzioni nel testo. Successivamente, perché l’opera potesse essere rappresentata in altre città, le fu cambiato anche il titolo in «Guglielmo Wellingrode». Nel 1854 venne riscritta con il titolo «Aroldo», l’ambientazione spostata al 1200 e il pastore trasformato in un cavaliere crociato.
Dopo il debutto di Trieste, dello «Stiffelio» composto prima degli emendamenti e le trasformazioni dettati dalla censura si perdono le tracce e sembra che Verdi amareggiato non se ne volesse più occupare. Solo nel 1968, nel Conservatorio di Napoli furono trovate due partiture apografe della composizione originale che ora viene riconsegnata al pubblico.

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«Qui regna un sovrano che accentra tutto nelle sue mani e ha tradito il progetto iniziale»

Carmelo Locurto
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Valenti e Dacquì

Serradifalco. «Ho accettato con entusiasmo l’incarico affidatomi dal sindaco; con il senno di poi tuttavia, ho capito che mi erano state affidate le deleghe più rischiose e sgradite da tutti, sindaco compreso, senza avere a disposizione né le risorse finanziare né quelle umane, intese come personale che mi collaborasse. Forse nella speranza di un mio insuccesso».

Così scrive l’ex assessore Francesco Valenti nella lettera di dimissioni protocollate ieri mattina al Comune.
L’ex assessore ha proseguito: «Ho cercato di dare il massimo e sono riuscito a far sì, con la disponibilità dei vertici dell’Ato Cl1, che nel nostro paese non esplodesse una vera emergenza rifiuti».
Valenti, parlando di «mancanza di collegialità in seno alla Giunta, mancanza di trasparenza, ostruzionismo messo in atto dal sindaco di concerto con il responsabile dell’Ufficio tecnico, mancanza di controlli interni da parte del segretario», ha poi rilevato come «ogni mia iniziativa, come per le discariche comunali (già in frana prima del mio insediamento), o per la raccolta differenziata, o per la richiesta riguardante la validità delle sedute di Giunta in assenza del suo plenum, sull’avere sollecitato iniziative a sostegno delle criticità ambientali, sia stata disattesa».
Valenti ha chiarito di aver percepito l’indennità «solo perché il sindaco assicurava che i conti del Comune erano a posto e, quindi, che era giusto che fosse percepita da tutti, compreso lui, tranne poi, quando tutti erano disposti a percepirla, fare marcia indietro. Forse perché aveva capito (senza, suo solito, comunicarlo a nessuno) che ormai la bufala dei “conti a posto” sarebbe venuta fuori quanto prima».
Parole durissime, quelle di Valenti che ha poi sottolineato: «Le mie dimissioni sono anche la conseguenza della mancanza di risposte concrete, e non fuorvianti, da parte del sindaco, alle numerose interrogazioni dei consiglieri comunali e da privati cittadini. Come, ad esempio, la richiesta di chiarimenti sulla gestione del teatro comunale “Antonio De Curtis ” e sul rendiconto della stagione teatrale 2013 e, ancora, sulla ricostituzione del corpo dei vigili urbani.
E sono anche conseguenza della volontà del sindaco d’accentrare tutto nelle sue mani, di decidere unilateralmente su ogni cosa senza averne le capacità politiche, amministrative e umane, svuotando la Giunta di ogni sua prerogativa».
untitledSecondo Valenti «a Serradifalco, infatti, regna un sindaco-sovrano che ha tradito il progetto politico della coalizione “Semplicemente Serradifalco”, per il quale era stato eletto. E che, a conti fatti, non ha saputo o voluto realizzare nessuno degli obiettivi del programma, nonostante i numerosi tentativi, da parte di tutti i gruppi politici, di ricondurlo sulla via maestra; il sindaco ha preferito, in maniera sprovveduta e personalistica, scontrarsi con quanti si permettevano di criticarlo, piuttosto che fronteggiare l’evidente disastro economico del paese disattendendo anche quel famoso “Patto etico per la governabilità” che per primo aveva sottoscritto.
Ha preferito, di fatto, interrompere i rapporti politici anche con chi gli ha teso la mano, nonostante la vergognosa vicenda dell’indennità di carica da lui percepita di nascosto, con la complicità di qualche suo scudiero che spera, forse, in qualche remunerato ripescaggio al vertice dei servizi finanziari».
Valenti ha concluso: «La tragica situazione economica del bilancio comunale – che il sindaco ha tenuto nascosta fino a quando non è stato costretto ad approvare lo schema del bilancio di previsione per il 2013, con il quale ha dovuto dichiarare, a seguito della relazione del responsabile dei servizi finanziari del Comune, di doversi fare ricorso alla procedura di pre-dissesto – mi costringe oggi, non volendo continuare ad assumermi responsabilità che non mi appartengono, a decidere, con grande dispiacere, unitamente alla segreteria del Pd a mettermi da parte».

«Non intendo dimettermi»

Carmelo Locurto
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Serradifalco. Con una tempistica da verificare, l’ormai ex assessore Francesco Valenti è stato licenziato dal sindaco con un atto di revoca nella stessa mattinata di ieri nella quale l’ex assessore ha presentato al protocollo del Comune la lettera di dimissioni.

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il sindaco Dacquì con Pasquale Lalumia e Cettina Gibaldi

Alle 13, poi, il sindaco Giuseppe Maria Dacquì ha convocato una conferenza stampa alla presenza degli assessori Cettina Gibaldi e Pasquale Lalumia, rimasti nella sua Giunta.
Dacquì ha sottolineato: «L’incarico all’avv. Balistreri per difendere le ragioni del Comune in una mediazione con l’ing. Pecoraro è stato attribuito in continuità per una vicenda risalente al 1996; dopo di che, avendo il legale espresso un parere “pro veritate” e avendo l’ente basato tutti i pagamenti sull’interpretazione di quel parere, non si poteva non affidargli l’incarico. Semmai, a parte che è falso dire che il suo costo è di 20 mila euro (è invece di 2 mila euro per la mediazione e poi, eventualmente, di 5.450 euro oltre Iva), come mai Valenti, quando è stato chiamato a deliberare per incaricare l’avv. Stallone a difesa delle ragioni del Comune per la scuola crollata, ha fatto valere il principio della continuità dicendosi d’accordo nell’attribuire l’incarico ad un legale diverso da quello di Terre di Collina? ».
d1Secondo Dacquì: «la contestazione a questa delibera, in realtà, è del tutto pretestuosa». Il primo cittadino ha snocciolato i dati sulla partecipazione di Valenti alle sedute di Giunta: appena 3 in 23 sedute nel 2014 e 70 su 140 nel 2013. «La Giunta è convocata nelle forme più libere; in realtà, considerato il numero di assenze, ci siamo accorti di Valenti più quando era presente di quando era assente», ha sottolineato il sindaco, che ha poi aggiunto:

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