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Archive for 10 febbraio 2014

Il Giorno del Ricordo nostro

Il giorno del ricordo

   Gaetano Bonaventura

 

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10 febbraio - GIORNO DEL RICORDO - Foiba di Basovizza

10 febbraio – GIORNO DEL RICORDO – Foiba di Basovizza

Il Giorno del ricordo è una solennità civile nazionale italiana, celebrata il 10 febbraio di ogni anno. Istituita con la legge 30 marzo2004 n. 92 essa commemora le vittime dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Secondo la legge che l’ha istituito, al Giorno del ricordo è associato il rilascio di una targa commemorativa, destinata ai parenti degli “infoibati” e delle altre vittime delle persecuzioni, dei massacri e delle deportazioni occorse in Istria, in Dalmazia o nelle province dell’attuale confine orientale durante l’ultima fase della seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi.

La proposta di legge del 6 febbraio 2003 recava le firme di un nutrito gruppo di deputati di vari gruppi parlamentari (prevalentemente di Alleanza Nazionale e Forza Italia, oltre che dell’UDC e della Margherita/L’Ulivo) il cui primo firmatario fu Roberto Menia.

La legge che istituì il “Giorno del ricordo” fu quindi approvata a larghissima maggioranza dal Parlamento italiano il 16 marzo 2004 : a favore votarono tutti i gruppi parlamentari, ad eccezione di circa una ventina fra deputati e senatori, tutti appartenenti alla sinistra: al Senato della Repubblica non vi fu nessuna dichiarazione di voto contrario a nome del proprio gruppo o personale.

foibeLa Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Nella giornata […] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero. »

Le parole di Roberto Nicolick

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imagesIl 10 febbraio è la Giornata del Ricordo, festa solenne nazionale Italiana , istituita con la Legge 30 marzo 2004, per commemorare le Vittime dei massacri delle foibe e l’esodo Giuliano – Dalmata. Non tutti sanno, oppure non tutti vogliono ricordare quello che dal 1943 al 1947 accadde a Trieste, a Gorizia e in Istria, a migliaia di Cittadini Italiani, per mano dei partigiani comunisti e delle  truppe Jugoslave comandate da Josip Broz, noto come il Maresciallo Tito.

Fu una pulizia etnica da fare invidia, per metodi e crudeltà, ai Nazisti. Torture e violenze di ogni tipo, su donne, bambini, vecchi e adulti, militari del Regio Esercito Italiano, Carabinieri, Finanzieri, colpevoli solo di essere Italiani. Il vertice  degli infoiba menti, si ebbe nel 1945, con il disfacimento del regime repubblicano e con il tracollo delle formazioni armate Repubblichine che tutelavano le popolazioni civili dagli attacchi dei Titini del famigerato IX Corpus che esibivano un feroce odio di carattere etnico – ideologico. Le persecuzioni  continuarono, violentissime e sanguinarie,  sino al 1947, per eliminare fisicamente ogni Italiano dalla futura Federazione Jugoslava, che era organica al blocco sovietico.

img10Il metodo usato era quello delle foibe, cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’Istria, che fra il 1943 e il 1947 furono gettati, sia morti che vivi, quasi diecimila italiani. La prassi era questa : i partigiani Titini, rastrellavano nella notte, nei centri abitati gli Italiani, dopo averli picchiati, torturati e depredati, li conducevano in fila indiana, verso le foibe che erano sulle alture circostanti , dopo avergli legato i polsi dietro la schiena con del filo di ferro in una catena umana. Giunti all’imbocco della foi, sparavano ai primi della fila che precipitavano in basso nel precipizio, trascinando con sé tutti gli altri.  Le foibe erano profonde minimo venti metri . Non c’era alcun scampo per gli infoibati. Fatto questo, uno dei boia gettava una bomba a mano nell’orrido per finire eventuali superstiti e come gesto scaramantico gettavano una carogna di un cane nero, per impedire alle anime dei morti di risalire a perseguitare gli assassini.

Pochissimi furono quelli che riuscirono a salvarsi, ma qualcuno ci riuscì e raccontò quello che era accaduto. Anche numerosi partigiani Italiani e soprattutto non comunisti, furono eliminati nello stesso modo. Negli anni seguenti, le foibe in territorio Italiano, furono esplorate per dare una cristiana sepoltura a questi poveri resti, sul fondo di esse furono trovati cumuli su cumuli di corpi di persone , morte fra atroci sofferenze nel buio di questi precipizi.

foibe forattiniMa non è finita. Nel febbraio del 47, fu ratificato tra Italia e Jugoslavia il trattato di pace: Istria e Dalmazia vengono cedute ufficialmente alla Jugoslavia. Quasi mezzo milione di Italiani fuggono in Italia, da questi territori e soprattutto dal terrore di essere infoibati o internati nei gulag di Tito. Questi esuli, abbandonano in mano Jugoslava tutto : case, soldi, terreni, lavoro, aziende. Tutti i loro beni vengono requisiti dalla Jugoslavia, come i Nazisti fecero con gli Ebrei.

La cosa vergognosa fu il silenzio che il PCI  adottò verso questa immane tragedia, ma non solo i Comunisti Italiani furono omertosi, anche la classe dirigente della DC non diede la necessaria rilevanza a questo esodo e non approfondì le atrocità delle foibe. Molti pensarono ad una leggenda metropolitana mentre era una terribile realtà. Per quasi cinquanta anni , un colpevole silenzio coprì in Italia questa spaventosa vicenda che grida vendetta a distanza di tanti anni e che è bel presente nella mente e nell’anima di chi subì questa pulizia etnica.

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A Copenaghen, a nulla sono valse le mobilitazioni e le migliaia di firme raccolte. Il cucciolo ucciso con un colpo di pistola e dato in pasto ai leoni davanti gli occhi dei bambini

ZOO KILLER Il triste destino di Marius giraffa condannata a morte perchè figlia di parenti

Zoo killer, il triste destino della giraffa giustiziata con la pistola

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Nonostante siano state raccolte migliaia di firme per salvarle la vita, i guardiani dello zoo danese di Copenhagen hanno eliminato una giovane giraffa perchè frutto di un rapporto endogamico (tra parenti). Principio vietato dalle regole degli zoo Ue: un ennesimo acronimo ‘European Association of Zoos and Aquaria o EAZA” sconosciuto ai più.

imagesCA82W31FL’inconsapevole animale, Marius, benchè godeva di ottima salute è stato  soppresso con un colpo di pistola e dopo l’autopsia (per stabilire cosa non è chiaro) le sue carni sono state  smembrate e date in pasto ai leoni della struttura.

Le autorità dello zoo danese hanno deciso – senza poter consultare l’interessato – che la castrazione, altra opzione per impedirgli di riprodursi, sarebbe stata più crudele di sparargli un colpo alla testa.

20140209_giraffa_jpg_pagespeed_ce_0Ul0ZdQbLJFonte: Libero

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GIULIANA 2 – MILOCCA MILENA 2

dall’articolo di Loredana Balsamo

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MILENAMILOCCAA Leandro Polizzi di Palermo è toccata la fortuna di arbitrare una partita rocambolesca.

Il Giuliana passa in vantaggio al 10′ con Di Masi su calcio di punizione. Dieci minuti più tardi l’attaccante Badagliacca del Milocca Milena pareggia con una bella azione personale.

Il finale è, come si dice e si canta, travolgente. Chiummino del Giuliana al minuto 70 riporta in vantaggio la sua squadra. Il Milocca Milena attacca a testa bassa e al minuto 80 raggiunge il pareggio con l’azzeccatissimo neo acquisto Cane che, ancora una volta, salva la squadra dalla certa sconfitta.

Questa la formazione del Milocca Milena: Pellitteri, Cacioppo, Rapisarda, Di Franco (dal 67′ Vitellaro), Granone, Arnone, Ojeda (dall’86’ Lo Giudice), Alessi, Cane, Majorana, Badagliacca.

Fonte La Sicilia

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imagesCAMCJWS5Ci sarebbe un’altra cronaca della partita, scritta da “verità”:

Questa è la vera cronaca dei goals.

Prima segna il Giuliana. Il Milocca Milena ribalta il risultato con i soliti due Badagliacca e Cane sempre nella prima frazione di gioco.

Nel secondo tempo dopo diverse malefatte del poco “signor” arbitro pareggia il Giuliana con il Milocca Milena ridotto in 10. Prima di finire la partita in 9. Scandaloso l’operato del direttore di gara.

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Gela. Ricordo delle contestazioni del 1948

La protesta studentesca in piazza

Renzo Guglielmino
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Sciopero studentesco a Gela nel 1948

Sciopero studentesco a Gela nel 1948

Nel novero dei ricordi di eventi passati nella città di Gela, oggi parliamo di manifestazioni di contestazione, con particolare riferimento a quella messa in atto della classe studentesca locale.
In tale contesto, infatti, annoveriamo la contestazione studentesca avvenuta nell’oramai lontano 1948, che fu il primo sciopero che gli studenti gelesi organizzarono per reclamare i propri diritti per una scuola sicura, accogliente e funzionante relativamente al servizio idrico.
A quell’epoca, infatti, il problema dell’acqua era molto sentito, come lo è ancora oggi a distanza di ben sessantasei anni.
I disagi erano non solo per gli alunni, ma per l’intera popolazione della città.
Ma quella giornata di sciopero organizzata dal comitato studentesco fu, in verità, anche un giorno di festa data la vacanza per tutti gli studenti del Liceo ginnasio “Eschilo”, i quali usciti dalla scuola formarono un corteo abbastanza ordinato (è quello che si vede nella foto) per partecipare alla protesta.
Il 1948 fu in effetti un anno particolare perché da un regime totalitario, quale era stato il fascismo, si era passati senza traumi alla democrazia con lo svolgimento delle elezioni politiche.
Gli studenti di allora invero non sapevano cosa significasse “democrazia”, abituati com’erano stati ad essere inquadrati con divise e moschetti, e soltanto attraverso i libri di storia ne conoscevano il significato politico.

In quegli anni compresi tra il 1944 e il 1948 iniziò un altro tipo di contestazioni, e cioè quelle promosse da parte dei sindacati costituitisi in quel periodo per difendere i diritti dei lavoratori e soprattutto dei braccianti agricoli, i quali conducevano una vita davvero magra.
Un altro sciopero si svolse, sempre nel 1948, per solidarietà con i lavoratori ed i braccianti agricoli di Gela. In quella occasione numerosi studenti liceali dell’istituto “Eschilo” si riunirono nella villa comunale per ascoltare uno studente di terza liceo, il quale improvvisò un discorso basato sul nuovo significato dello sciopero e sulla unicità dei partiti politici.
Quegli anni furono i primi della nuova era politica, con la formazione di vari partiti e i comizi elettorali che si tenevano in piazza Umberto I da parte di uomini politici locali e dei deputati del nuovo parlamento della Repubblica democratica italiana.
A distanza di tanti anni, vogliamo inoltre ricordare il fatto di sangue accaduto lungo il corso Vittorio Emanuele, dove – nel 1946 – venne ferito a colpi d’arma da fuoco un sindacalista della locale Camera del lavoro.

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Contributi regionali a una compagnia gelese e due di Campofranco

Valerio Cimino
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zizzania

Compagnia teatrale “Capuana”

Solo tre associazioni, due di Campofranco e una di Gela, hanno ottenuto i contributi regionali destinati alle associazioni teatrali. Il dirigente generale del Dipartimento regionale del turismo, dello sport e dello spettacolo ha firmato cinque decreti per l’assegnazione di altrettante categorie di contributi.

Il primo riguarda i contributi “per lo svolgimento di attività di distribuzione e di circuitazione di spettacoli, di formazione e promozione del pubblico”. Dei 108 mila euro a disposizione, quasi diecimila sono stati assegnati alle due associazioni di Campofranco: la Compagnia teatrale “Capuana” presieduta da Pietro Scozzaro (5.902 euro) e l’Associazione folcloristica “Sicilia ‘nu cori” presieduta da Francesca Taibi (3.497).
sncIl secondo riguarda i contributi “per le attività svolte al di fuori del territorio regionale ed in particolare all’estero” che ha una disponibilità di 142 mila euro di cui 1.880 sono stati assegnati a “Sicilia ‘nu cori” di Campofranco.
Il terzo è relativo ai contributi “per l’organizzazione e la gestione di rassegne e festival da svolgersi nel territorio della Regione”. In questo caso 2.843 euro dei 108 mila a disposizione sono stati assegnati alla Compagnia teatrale “Capuana” di Campofranco.Il quarto decreto prevede l’assegnazione di contributi “per l’aggiornamento e l’acquisto di attrezzature, strumenti ed arredi necessari allo svolgimento di attività teatrali” con una disponibilità di 143 mila euro. Ad ottenere l’aiuto regionale sono ancora la Compagnia teatrale “Capuana” (3.012) e il Movimento giovanile Macchitella di Gela, presieduto da Cristian Malluzzo (2.845).

Movimento

Movimento giovanile Macchitella di Gela

La stessa associazione gelese è l’assegnataria del contributo di 3.517 euro previsto per “le compagnie teatrali che svolgano in modo prioritario da almeno due anni attività per l’infanzia e i giovani certificata da produzione, distribuzione e didattica teatrale, che siano dotati di direzione artistica di accertata qualificazione e che abbiano la disponibilità di spazi idoneamente attrezzati” (disponibilità complessiva 108 mila euro).

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imagesCAITVNIU.

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Faciunt favos et vespae

Fanno i favi anche le vespe

TERTULLIANO,

Adversus Marcionem, 4,5

Nota: i favi delle vespe sono uguali a quelli delle api, ma sono vuoti. Il messaggio è: distinguere ciò che è buono da ciò che pare ma non lo è.

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Lo svizzero al… top!

animali032

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