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Archive for 21 ottobre 2013

Se muore un nazista…

 di giuseppearagno

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4Devo dirlo, pazienza se scandalizzo i benpensanti: che ipocrita e macabra commedia questa del morto che nessuno vuole!
Non voglio parlare dei macelli attuali e dell’olocausto mediterraneo che ha nomi, cognomi, indirizzi e firme di grandi e piccoli gaglioffi che esercitano il potere fuori dai vincoli costituzionali. Non voglio parlare nemmeno di nazisti protetti dai “liberatori” americani perché conoscevano bene l’arte d’ammazzare. Mi basta tornare alla generazione del feroce nazista Priebke, per dire che c’è in giro un’aria pestilenziale che incute davvero timore.

Da governatore di Tripolitania e Cirenaica, Badoglio deportò ferocemente più di centomila sventurati e li chiuse in atroci campi di concentramento nel cuore del deserto libico. Mille chilometri di marcia a tappe forzate e condizioni di vita disumane ne ammazzarono quarantamila. Contro gli Etiopi, nel 1936, Badoglio fece a gara con Graziani nell’uso di armi di distruzione di massa. Ci eravamo impegnati a non usarli mai, i gas, e li usammo contro i civili. Badoglio ordinò di farlo e i nostri soldati non si scandalizzarono.

Graziani

Graziani

In quanto a barbarie, il Maresciallo d’Italia ebbe un solo rivale: Rodolfo Graziani, del quale c’erano ancora ricordi ufficiali in caserma, quando, nel 1967, mi misero addosso una divisa e in mano un fucile e mi ritrovai soldato a Pistoia nell’84° Reggimento Fanteria C.A.R. “Venezia”. L’aveva comandato lui, quel reggimento, il macellaio di Libia – così lo chiamavano – e s’era fatto poi fatto una triste fama per i libici lasciati morire di sete, fame e stenti, in campi di concentramento nel deserto. “Così si batte la Resistenza”, aveva detto, e s’era guadagnato un premio da Mussolini, che lo fece governatore della Cirenaica. Nella sua vita non si fermò mai di fronte a nessun crimine e nel 1935 provò a superare Badoglio nell’uso dei gas, in Abissinia, contro un nemico inerme, contro i civili e contro i feriti ricoverati negli ospedali. Nessun tedesco gli insegnò a massacrare; fu lui che fece scuola alle S.S. Quand’era viceré d’Etiopia, lasciò mano libera ai suoi uomini e nei miei ricordi personali c’è un reduce della guerra d’Africa con una foto agghiacciante: un prigioniero legato a un camion, trascinato nel deserto e fatto letteralmente a pezzi. “Un grande generale fu Graziani”, sosteneva il fascista.

1937 etiopi fucilati dagli italiani

1937 etiopi fucilati dagli italiani

Scampato a un attentato, il “grande generale” fece massacrare migliaia di etiopi. Più di 1.600 monaci furono trucidati in una sola volta assieme al loro vescovo, sorpresi nel monastero ortodosso di Debre Libanos. I nazisti non avrebbero saputo far di meglio: trascinati sul ciglio di una scarpata, a Zega Weden, e raggruppati in lunghe file, furono falciati a colpi di mitragliatrice e i cadaveri riempirono la gola di sangue e di corpi senza vita. Non contento, Graziani proseguì la sua bestiale vendetta trucidando indovini e cantastorie, colpevoli di raccontare quella tragedia. I morti non si contarono e tanti ne fece ancora come ministro della Difesa nella Repubblica Sociale Italiana, alleato dei tedeschi contro gli italiani.

Graziani non ha pagato. Nel 1953 è diventato presidente onorario del Movimento Sociale Italiano ed è morto nel suo letto, cittadino libero e innocente. L’Italia non l’ha processato, non ha fatto storie sulla sepoltura e non si è scandalizzata nemmeno quando i camerati gli hanno eretto un monumento.

Mario_Roatta_portrait

Mario Roatta

Nessuno ha trovato mai da ridire per le foto di Roatta che fanno bella mostra di sé nell’archivio dello Stato Maggiore dell’esercito. Nulla da dire, va tutto bene, benché Roatta abbia firmato la “Circolare 3 C”, che dichiarò guerra ai civili in Slovenia, anticipando le disposizioni criminali impartite dai tedeschi in tema di rappresaglie, incendi di villaggi, esecuzioni sommarie di ostaggi e internamenti nei nostri campi di concentramento che non ebbero mai molto da invidiare a quelli di Hitler. “Testa per dente senza false pietà”, ordinò ai nostri soldati e invano la Jugoslavia chiese poi di processarlo come criminale di guerra.

I nostri criminali di guerra non fanno schifo a nessuno.

35659742La Chiesa sta zitta, i cimiteri sono tutti aperti, i politici ammutoliscono, i giornali non hanno inchiostro e carta, i benpensanti sono a riposo e tutto va bene madama la marchesa. Badoglio, per chi non lo sapesse, ha avuto funerali di Stato con i rappresentanti del Governo, le Autorità e gli onori militari.

Questa di Priebke è una doppia vergogna. Non solo rischiamo di dare una risposta barbara a un barbaro che non c’è più, ma c’è chi pensa di farlo per mischiare le carte e lavarsi la coscienza. Piantiamola con questa commedia e affidiamo al gelo d’un marmo la parola fine: “qui giacciono i resti mortali d’un criminale nazista”. Non altro. Un corpo morto è parte integrante della vita. Solo i nazisti non ne hanno rispetto. I nazisti e gli ipocriti politicanti.

Uscito su Liberazione e su Contropiano il 15 ottobre 2013

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Il gol che uccise il calcio….

di Paolo Ivan Tona

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33Il gol che uccise il calcio, così potrebbe definirsi il gol segnato al 90° ieri sera dal Torino. Tutti hanno VISTO che il portiere interista ha fatto l’inchino al pallone appena è stato sicuro che la traiettoria lo portava in rete.

In quel preciso momento nel solo piccolo gruppo che seguiva la partita nel quale ero io, si sono “volatilizzati 5.743 euro” , tale era la somma che avremmo vinto alle scommesse calcistiche, se avesse vinto l’Inter.

Mi pare evidente che ci sia da pensare che dove girano molti soldi qualcuno possa non stare alle regole “oneste ” del gioco ma anche il calcio secondo me è fradicio di malcostume, in quest’anno troppe partite si sono definite negli ultimi due minuti supplementari.

Secondo me c’è qualcosa che non va, come nel pomeriggio dal 2 a 0 della Juve al 4 a 2 per la Fiorentina in 10 minuti. In attesa che la magistratura indaghi mi limito a dire che quello del Torino di ieri sera è “il gol che ha ucciso il calcio”

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Giulietti morì per una trasfusione sbagliata

Va. Ma.

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[FOCUS](4)CHINA-TIANJIN-CORD BLOOD BANK (CN)Sarà il dibattimento a chiarire chi, fin dall’ingresso in sala operatoria del carpentiere nisseno di 68 anni Angelo Giulietti, ha colpe sull’errata trasfusione di una sacca di sangue che l’ha ucciso dopo due settimane di coma.

Sono sette le persone che ieri il Gup Lirio Conti, al termine dell’udienza preliminare, ha rinviato a giudizio. Il processo è stato fissato per il prossimo 13 gennaio davanti al giudice monocratico Claudia Rossella Ferlito. Gli imputati sono accusati di omicidio colposo: si tratta dell’infermiere Salvatore Raimondi e del tecnico di laboratorio Filomena Morreale, entrambi in servizio all’ospedale “Maria Immacolata Longo” di Mussomeli, Santa Noto e Salvatore Fiorenza – la prima responsabile del centro trasfusionale di San Cataldo, l’altro biomedico nello stesso reparto – e ancora l’anestesista Angela Ferruzza, i medici Calogero Vullo e Concettina Aurora Ingrascì del presidio ospedaliero di Mussomeli.

untitledContro gli imputati (difesi dagli avvocati Giuseppe Panepinto, Giacomo Butera, Antonio Impellizzeri, Emanuele Limuti, Maria Giambra, Michele Costa e Maria Elisa Braccioforte) il gup aveva ammesso la vedova del muratore Michela Battaglia e le figlie Vincenza e Maria Luisa, assistite dall’avvocato Sergio Iacona.

La morte di Angelo Giulietti suscitò molto clamore. L’operaio morì il 6 ottobre del 2009 all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento dopo due settimane di agonia. Il 22 settembre precedente era entrato in sala operatoria al “Longo” per sottoporsi ad un intervento di routine per l’applicazione di una seconda protesi ad un’anca. Qualcosa, però, non ha funzionato nelle procedure di selezione delle provette di sangue prima e nella distribuzione delle sacche di sangue pervenute dall’ospedale di San Cataldo. Così a Giulietti fu iniettato sangue differente dal suo gruppo, prelevato da un’altra paziente ricoverata lo stesso giorno in day hospital al “Longo”. Un fatale errore che lo portò alla morte.

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Altri due punti persi

MIloccaMILOCCA MILENA – PRIZZI 1-1

Milena. Finisce in parità l’atteso big match di vertice tra il Milocca Milena e il Prizzi.

Una partita viva ed emozionante che alla fine però, non ha premiato nessuno con l’intera posta in palio. Tanto rammarico per i locali che non sono riusciti a sfruttare il fattore campo e la superiorità numerica avuta per una piccola parte dell’incontro.

Gli uomini di Valenza hanno infatti, chiuso la gara con due uomini in più.

Primo tempo tutto sommato equilibrato con le due compagini che creano buone trame di gioco senza però riuscire a superarsi.

La seconda frazione di gara inizia subito in maniera vibrante. Al 5′ c’è l’espulsione di Gaglio per un fallo da ultimo uomo su Ojeda. Ciò nonostante gli ospiti, dopo neanche dieci minuti, si portano in vantaggio. D’Andò sfrutta a dovere un genuino errore di Volpini e trafigge l’incolpevole Pellitteri.

Il Milocca-Milena si scuote e al 25′ ci prova con un tiro di Piero Vitellaro che si stampa sul palo. E’ il preludio al gol. Al 33′ infatti, in neo entrato Granone si fa trovare pronto su un angolo di Ojeda e di testa sigla il pareggio. Al 40′ altra espulsione per i rossoblù. Questa volta ad essere punito, per somma di ammonizioni dall’arbitro Sanzio, è Castellini. I nisseni chiudono in avanti ma non riescono però, a trovare il gol dei tre punti.

classifica

Questo è il tabellino della gara:

MILOCCA MILENA: Pillitteri, Cacioppo, Di Franco, Alessi, Volpini, Lo Giudice, Ojeda, Vitellaro M. (74’Granone), Mangiapane, Vitellaro P., Speranza. All: Valenza

Prizzi: Zabbia, Figuccio, Di Franco, Mazzeo, Gaglio, Accetta, Ficarino (43’Pecoraro), Castellini, D’Andò, Lavardera (53’Lipari), D’Oca (65’Passiglia).
All: Vassallo

ARBITRO: Sanzo di Agrigento
MARCATORI: 58’D’Andò, 78’Granone

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Il fidanzatino Silvio

berlusconi_pascale_foto_esclusiva_645BISSilvio Berlusconi bravo ragazzo seriamente fidanzato

Elisa Merlo
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Massimo Cacciari, durante la trasmissione di Santoro, si è irritato, come gli accade spesso, perché il conduttore di Servizio Pubblico, ancora una volta parlava di Berlusconi e delle donne che con lui hanno avuto a che fare, o hanno ancora a che fare. “Siamo stanchi” ha gridato “Siamo stanchi di parlare sempre di queste cose”.
Ed è vero che siamo stanchi, ma a stancarci e ad obbligarci a parlarne, a costringerci a parlarne, è proprio Berlusconi, il quale, se è vero ciò che ha affermato Michelle Bonev, continuerebbe imperterrito ad imbrogliare gli italiani.
bonevL’attrice Bulgara ha dichiarato che Francesca Pascale è lesbica, che non è innamorata del Cavaliere, e che il loro rapporto “è solo di facciata”.
misce
Insomma, se Silvio Berlusconi sta tranquillamente ingannando gli italiani, fingendo d’essere diventato un bravo ragazzo, seriamente fidanzato con una brava ragazza, di aver formato una bella nuova famiglia, se Berlusconi finge, mi sembra giusto che qualcuno parli di queste cose al fine di smascherarlo.
Non si può sapere se l’attrice bulgara ha detto il vero, però vien fatto di chiedersi per quale motivo avrebbe detto il falso.

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Alfano venga a vedere…

«Le cose che Alfano dovrebbe venire a vedere»

FUSCHI

FUSCHI

Gianfranco Fuschi
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Signor Ministro Alfano, vuole cortesemente spiegare cosa viene a fare a Caltanissetta ai Nisseni?
Se vuole evitare di fare la solita passerella, venga da solo, in incognito, senza trombe e tamburi e senza stampa. Per far cosa?
In primis faccia un giro al calar delle tenebre, vedrà che Caltanissetta oramai è stata trasformata in una sorta di “parco dell’amore a pagamento a cielo aperto” e le prostitute, di tutte le nazionalità possibili sono padrone del centro della citta’; poi faccia un giretto dalle parti dell’Ospedale S. Elia e provi a parcheggiare l’auto nello spiazzo adiacente senza pagare il “pizzo” al racket che lo gestisce per provare quello che i nisseni provano quando devono andare a trovare un congiunto ricoverato.
alfanoProvi poi a trovare ragazzi a giocare per le strade, ne trovera’ pochi, perche’ in alcuni quartieri i genitori non li fanno nemmeno uscire per paura di tutto quello che accade, di giorno e di sera.
Infine, visto il Suo fisico atletico, Le consiglio di provare a fare un allenamento negli impianti sportivi d Pian del Lago, si rendera’ conto che oramai sono stati stabilmente occupati da tende e masserizie varie e con un po’ di fortuna potra’ pure vedere sgozzare qualche agnellino per la festa del Ramadam.
In conclusione Signor Ministro, venga pure in città, ma provi ad alzare la voce nei confronti di una Amministrazione lassista, lontana chilometri e chilometri dalle esigenze della gente; venga pure a cerchi di portare strumenti concreti ai Nisseni oramai stremati dal dover sopportare il peso di tutti senza che nessuno si preoccupi dei loro problemi veri. Altrimenti risparmi tempo e denaro.

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Benemerenze ai volontari di Milena e Bompensiere

c. l.)
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Tornimparte - Saia e Burruano insieme al sindaco

Tornimparte – Saia e Burruano insieme al sindaco

Due attestati di Pubblica benemerenza ad altrettanti responsabili della Protezione civile dei Comuni di Milena e Bompensiere sono stati assegnati da parte della presidenza del Consiglio dei Ministri per il tramite del Dipartimento della Protezione Civile.

I destinatari di questi due attestati di pubblica benemerenza sono stati Giovanni Saia, che è responsabile della Protezione Civile di Milena, e Onofrio Burruano, che invece è responsabile della Protezione civile di Bompensiere. Ai due è stato attribuito questo alto riconoscimento da parte del dipartimento della protezione civile «a testimonianza dell’opera e dell’impegno prestati nello svolgimento di attività connesse ad eventi della Protezione civile».

Saia e Burruano a

Saia e Burruano a Barcellona Pozzo di Gotto

Ad assegnare questi prestigiosi riconoscimenti è stato il capo dipartimento della protezione civile, il dott. Franco Gabrielli.

Giovanni Saia e Onofrio Burruano vantano una esperienza non indifferente che li ha portati a svolgere azioni di protezione civile ovunque. In particolare, i due nel 2009 hanno prestato la loro opera in occasione del terribile terremoto in Abruzzo.

Lo scorso anno, invece, Giovanni Saia e Onofrio Burruano, come volontari, sono stati a Barcellona Pozzo di Gotto in occasione dell’alluvione che s’è abbattuta in quella zona distinguendosi per la loro opera meritoria di soccorso.

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Ricottone, storia infinita

Per l’omicidio Ricottone a Milena la Corte ha disposto un’altra perizia per stabilirela dinamica dell’agguato

V. P.
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ricottoneE’ necessaria una nuova perizia medico-legale per stabilire l’esatta dinamica dell’agguato a Giuseppe Ricottone di Milena, ucciso con un colpo di fucile nella sua casa di campagna nella primavera del ‘90. Una decisione presa dalla Corte d’Assise d’Appello e comunicata alle parti prima che venisse data la parola al rappresentante della Procura Generale etnea, che ieri avrebbe dovuto svolgere la sua requisitoria nel processo in cui sono imputati il boss mafioso Giuseppe “Piddu” Madonia – considerato il mandante – ed i presunti esecutori materiali, ovvero i campofranchesi Domenico “Mimì” Vaccaro e Salvatore “Giuvannazzu” Termini, difesi dagli avvocati Antonio Impellizzeri, Flavio Sinatra, Danilo Tipo e Claudio Testa.

giustiziaLa Corte ha dato l’incarico al medico legale Carlo Rossitto, che nei prossimi tre mesi – tale è il termine chiesto dal perito – dovrà verificare la precisione delle conclusioni a cui sono arrivati i consulenti balistici e medico-legali che hanno già esaminato la dinamica dello sparo che colpì al fianco Ricottone, indiziato mafioso di Milena.
Secondo l’accusa, a premere il grilletto sarebbe stato Mimì Vaccaro su ordine di Madonia in quanto Ricottone avrebbe offeso l’ex boss Nino La Mattina, denigrato perché possessore di un night-club osè situato sulla statale Agrigento-Palermo. I tre imputati furono condannati all’ergastolo in primo ed in secondo grado, ma la Cassazione annullò le condanne rinviando gli atti a Catania perché a Caltanissetta c’è una sola sezione di Assise d’Appello. A gennaio l’audizione del prof. Rossitto.

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