Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 6 ottobre 2013

CULTURA: ”Li joca di na vota”

.

Giochi_di_una_voltaIL GIOCO è l’espressione più autentica della cultura umana, è sempre “figlio del tempo” e si adatta al contesto sociale in cui si svolge.

Il recupero dei giochi tradizionali rappresenta pertanto la riscoperta della propria storia, delle proprie origini e del senso di appartenenza. Il gioco stimola l’inventiva, la curiosità, la manualità, l’ingegno; con il gioco il bambino si adatta e si avvicina alla società degli adulti. In quest’articolo prendiamo in esame i giochi degli anni cinquanta e sessanta nella nostra area.

ARANCIO, PERA, LIMONE E MANDARINO

Amanti di questo gioco erano le bambine. Ci si procurava una corda di circa sette metri: due bambine la tenevano per le punte e la facevano girare. Nello stesso tempo, ripetevano alcuni nomi di frutta che i bambini si erano dati in precedenza: arancio, pera, limone e mandarino. Nel frattempo le bambine saltavano la corda. Era considerata più brava la bambina che riusciva a saltare di più. Spesso qualche bambina brava nel saltare riusciva a inserirsi nel gioco mentre ancora la corda girava. Le altre bambine che giravano la corda la incoraggiavano dicendole:”Trasici trasici llà, trasici trasici llà”

A CACOCCIULA

I bambini, per fare questo gioco, si davano le mani e formavano un semicerchio appoggiandosi al muro, recitando questa filastrocca: Stiriti all’anta chi cumanna la regina e che ha fattu un figghiu masculu comu si chiama… E dicevano il nome del primo ragazzo appoggiato al muro. Poi, tutti in fila indiana, passavano sotto il suo braccio e ritornavano al posto iniziale. Il bambino si ritrovava così con la schiena di fronte al muro. Si continuava il gioco sino a quando non giravano tutti e infine dicevano: “‘a cacocciula, ‘a cacocciula, ‘a cacocciula!”

ACCHIAPPARI

In questo gioco più bambini giocavano, meglio era. Si faceva la conta, e il bambino che usciva fuori doveva acchiappare gli altri bambini. Mentre gli altri correvano per non farsi prendere chi veniva preso doveva a sua volta acchiappare gli altri e così via, finchè non si stancavano.

A ‘ccu parra prima

I bambini durante i loro giochi sono imprevedibili, riescono a passare da un gioco all’altro con facilità. Uno di questi consisteva nel dire delle filastrocche un po’ maliziose a discapito del bambino non attento: Sutta o lettu da zza’ Cicca c’è na ciucettula sicca sicca cu parra prima si l’allicca. Sutta o muru sdirrubbatu c’è ‘n diavulu ‘ncatinatu cu parra prima si lu pigghia ‘ppi cugnatu Alla fine della filastrocca alcuni bambini dicevano: “Ju pozzu parrari” chi non lo diceva doveva stare zitto per un po’.

giochi-fanciulleschi‘U cavadduzzu fattu co’ manicu d’a scupa

Era un giochetto molto semplice, alla portata di tutti i bambini. Bastava prendere il bastone di una scopa, metterselo fra le gambe e correre facendo con la bocca il rumore degli zoccoli e il nitrito del cavallo, poi con un pezzettino di legno battevamo sopra il manico come un frustino.

‘U CIRCULU

Quando una bicicletta si rompeva e si metteva da parte, i bambini ne approfittavano per togliere i cerchioni. Vi toglievano i raggi e dopo spingevano questo cerchione con un pezzetto di ferro piegato, chiamato ‘a manigghia.

(altro…)

Read Full Post »

tricol

Read Full Post »

Un’Europa senz’anima

Non bastano pochi fondi a Frontex

Un’Europa senz’anima non guarda i migranti

di Tony Zermo
.

tzIl problema dei migranti non ha interessato l’Europa perché tutti si voltano dall’altra parte.

Malta respinge i natanti perché dice di non avere i mezzi per ospitarli («Noi siamo piccoli, ne abbiamo già duemila in un centro di accoglienza»). Gli altri Paesi dell’Unione europea fanno un discorso simile perché tutti, in particolare Germania e Inghilterra, hanno in casa loro milioni di stranieri e quindi l’Italia si arrangi così come abbiamo fatto noi.
Un discorso superficiale che non tocca il problema.

In sostanza l’Unione europea finora si è sgravata la coscienza finanziando Frontex, che è l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea. Ovviamente questo non basta, e probabilmente non basterà nemmeno il duro monito di Papa Francesco («Vergogna, vergogna») rivolto ad un’Europa scrizianizzata. Emblematica l’immagine di quel ragazzo in tuta che continua a correre sulla spiaggia coperta di cadaveri. Per molti quelli non erano uomini, donne e bambini, ma una specie di bambolotti che fluttuavano in acqua e che venivano raccolti prima di essere mangiati dai pesci e finire sulle nostre tavole.
forse

Il problema è enorme perché tutti i perseguitati del Sud del mondo vogliono arrivare al Nord anche a costo della loro stessa vita. Sarebbe utile proiettare nelle loro piazze i filmati dei cadaveri sulle spiagge.

Come sempre, è un problema di risorse: ci vogliono soldi, e non pochi, per disporre di ospedali da campo, di medici e infermieri, di medicine, per organizzare strutture di accoglienza e pasti caldi.

Poi ci vogliono altri soldi per «premiare» quei governi che impediscono questi viaggi della morte. Certo questi Paesi vorranno in cambio mezzi navali e mezzi aerei per controllare le coste e l’Italia resterà sotto ricatto, anche perché c’è da controllare mezzo mondo, tutta l’Africa e il Vicino Oriente, e persino l’India da dove stanno arrivando dei flussi migratori inaspettati.

Le ingenti risorse per controllare il fenomeno le può mettere in campo soltanto la Comunità europea, che finora, occupata a controllare i numeri, ha fatto finta di non accorgersi di quello che sta succedendo nel Mediterraneo. Angelino Alfano non può dire «Speriamo che ora l’Europa si accorga di questo problema», ma assieme a Letta deve battere i pugni sul tavolo di un’Europa colpevolmente distratta. E’ un problema che durerà per sempre, almeno fino a quando non termineranno le guerre e ci potrà essere un minimo di benessere. Ma questa è un’utopia.

Read Full Post »

Così una nostra miniera fece da set cinematografico della Cavalleria rusticana

Walter Guttadauria
.

cv1Esattamente sessant’anni fa, sul finire dell’agosto del 1953, una nostra miniera di zolfo diveniva set di un film ispirato ad una delle storie siciliane più note, la “Cavalleria rusticana”, la celeberrima novella di Giovanni Verga poi messa in musica da Pietro Mascagni.
Il film, dallo stesso titolo, veniva girato per la regia di Carmine Gallone, autore di numerosi lavori cinematografici nella prima metà del Novecento e che avrebbe avuto la sua massima notorietà come regista di alcuni film della fortunata serie di don Camillo con protagonisti gli indimenticati Fernandel e Gino Cervi.
La “Cavalleria rusticana” tradotta quell’anno in pellicola si avvaleva di un cast dove spiccava soprattutto la figura dell’attore ai tempi più noto, vale a dire Anthony Quinn, che interpretava il ruolo di compare Alfio, il ricco carrettiere tra i principali protagonisti della vicenda verghiana. Ed è proprio per creare uno scenario al mondo dei carrettieri, ai tempi impegnati soprattutto nel trasporto dello zolfo dalle miniere dell’isola, che Gallone ne scelse una del nostro territorio per girare alcune scene.

cv2

Antony Quinn (Alfio) e il regista Carnine Garrone

A sollecitarci il ricordo di quell’evento è oggi Michele D’Oro, discendente di una famiglia che ha legato le sue vicende proprio al mondo minerario e la cui zolfara fu appunto scelta nel 1953 per le riprese del film. Da ricordare che proprio il suo omonimo antenato, Michele D’Oro, nel 1940 aveva sottoscritto un contratto di cottimo con il conte Vincenzo Testasecca, figlio di Ignazio, per lo sfruttamento del minerale della Sezione Grande della miniera Iuncio-Tumminelli (da acquistarsi da parte del gruppo Iuncio-Testasecca di cui il nobile nisseno era il referente), nonché della Sezione San Vincenzo della stessa Iuncio-Testasecca.

Ed è proprio questo lo scenario che nell’agosto 1953 vede un’insolita presenza di cineoperatori, addetti alle scene, costumisti, truccatrici, insomma il cast mobilitato da Gallone per il suo lavoro.

I fratelli D’Oro mettono a disposizione del regista le attrezzature della miniera e anche gli operai per essere impiegati nelle scene di massa, con il lavoro della troupe cinematografica che crea ovviamente tanta curiosità tra gli stessi operai, tra i quali numerosi carrettieri, con Anthony Quinn che – come detto – è chiamato ad interpretare uno di essi nel ruolo di Alfio. Ma è anch’essa tanta la curiosità degli stessi cinematografari nei riguardi di quel duro ambiente di lavoro.
In un clima di generale euforia si predispone, pertanto, il set nello spiazzo antistante il gruppo dei forni Gill, dove tecnici e attori, già alle prime luci del giorno, si mettono all’opera.
L’operatore della fotografia Karl Strauss (che tra i suoi successi può all’epoca può vantare quello chapliniano di “Luci della ribalta”) e Riccardo Pallottini (che più tardi diverrà anch’egli direttore della fotografia in vari lavori) predispongono le macchine da presa e stabiliscono il cosiddetto “campo” per la prima inquadratura. Nel frattempo la costumista Gaia Romanini (si affermerà in tale il ruolo in numerosi progetti cinematografici, tra le sue creazioni più popolari i costumi dei film “La cicala”, “Straziami, ma di baci saziami” e “Le diciottenni”) controlla i costumi degli interpreti e delle comparse, curando la scelta di abiti di colore scuro così da adeguarsi alla cupa atmosfera del dramma verghiano.
Anche le truccatrici hanno il loro da fare nel ritoccare i volti dei protagonisti e delle comparse, e dalle loro mani ecco “uscire” le più caratteristiche facce di carrettieri, mentre gli zolfatai-comparse – tra il vergognoso e il divertito – si sottopongono anch’essi ai tali ritocchi di scena.
A collaborare sul set Carmine Gallone è la bionda e graziosa aiuto regista Anna Gruber, che impartisce disposizioni con rigoroso impegno, mentre Roy Mangano (fratello della celebre Silvana, più tardi lavorerà anche come interprete sia nel cinema che in televisione) si mette all’opera nella cabina di registrazione del sonoro, e il segretario di edizione Guido Podrecca annota scrupolosamente le disposizioni impartite dal regista.

cv3Tutto questo accade al cospetto della miniera, dove alfine arriva il protagonista principale, Anthony Quinn (che all’epoca ha 38 anni), nei panni di compare Alfio, che subito cattura la simpatia dei presenti per la sua cordialità ed allegria, e che nelle vesti del carrettiere finisce addirittura per… stupire quelli veri presenti sul posto.

Un aneddoto riferito dai cronisti del tempo legato a quello che è il primo giorno delle riprese riguarda un personaggio locale, Vincenzino Leonardi, detto “u’ dutturi” per le sue facoltà divinatorie e di guaritore: grazie alla sua “intercessione”, infatti, quel giorno, cominciato all’alba sotto una leggera pioggia, finalmente nella mattinata dà spazio al sole, il che consente di iniziare a girare dopo il classico colpo di ciak, con le prime riprese che inquadrano appunto la fila dei carrettieri, tra cui compare Alfio, che si recano in miniera per caricare lo zolfo estratto.

Giusto per i dettagli della cronaca, la scena di quell’arrivo viene girata quattro volte. Dopo questa panoramica, si prepara il primo piano per i dialoghi: in attesa del carico di zolfo, compare Alfio-Quinn che chiacchiera con due carrettieri, appoggiato al suo carro.
Tutto qui, come primo giorno. Dopodiché vi sono una serie di inquadrature, una per l’uscita dei carretti dalla zolfara, un’altra per mostrare i forni Gill in azione, un’altra ancora per l’ingresso dei minatori nella discenderia.

cv4Quinn, nel film, canta (ma con la voce di Tito Gobbi) la famosa aria “Oh che bel mestiere fare il carrettiere”, mentre Ettore Manni interpreta il ruolo del rivale, compare Turiddu, che morirà di coltello per mano di Alfio nel famoso duello finale.
Gli altri interpreti principali sono la bella Kerima (nel ruolo di Lola), la svedese May Britt (Santuzza), Virginia Balistrieri (mamma Lucia), Umberto Spadaro (lo zio Brasi), Grazia Spadaro (la zia Camilla), e ancora Marcello Bandieramonte, Mario Piazza, Angelo Puglisi.
Il film (girato per lo più a Noto e che tra gli sceneggiatori vede anche Mario Monicelli) alfine riuscirà una pellicola di 80 minuti, che sarà distribuita dalla Minerva Film.

Read Full Post »

N9431_allerta_meteo

.

1qsssxxUna perturbazione chiamata Penelope

.

Sarà un fine settimana all’insegna del maltempo. Lo comunica la Protezione civile.

Dalle prime ore di oggi precipitazioni diffuse a prevalente carattere di rovescio o temporale su Liguria e Toscana, in progressiva estensione nel corso della giornata ad Emilia Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Sardegna e settori occidentali di Abruzzo e Molise.

Dalla serata di oggi, poi, rovesci e temporali interesseranno anche il Sud del Paese a cominciare dalla Campania per estendersi, successivamente, anche a Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. I fenomeni daranno luogo a locali grandinate, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento.

—–


Quannu ‘a jatta si lava ‘a facci, è signali ca chiovi

1377962_10200578032044396_312112468_n

Quando la gatta si lava la faccia, è segno che pioverà

Armando Carruba

—–
tempo

Read Full Post »

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 17,5-10

.

pensiero100711_2Gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!».

Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?
Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu?
Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».

.

1377024_599001253475294_2005315136_n

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: