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Archive for 29 settembre 2013

Un applauso interminabile

di Erika Diliberto

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p3Una folla impietrita dal dolore e dallo sgomento e un lungo, quasi interminabile applauso.

E’ così che Milena, in un giorno di lutto cittadino, ha salutato ieri pomeriggio, per l’ultima volta, Raffaele Provenzano, lo sfortunato operaio cinquantaquattrenne che lo scorso 23 settembre perse tragicamente la vita cadendo da un ponteggio, ad Agrigento, a 15 metri dal suolo, mentre era intento nel rifacimento del prospetto di uno stabile.

La commozione collettiva di coloro i quali lo hanno conosciuto ed amato in vita era più che palpabile alle esequie, ufficiate dall’Arciprete Rosario Castiglione in Chiesa madre. Durante il corso dell’omelia Don Rosario ha voluto ricordare ai presenti l’uomo, il padre di famiglia, l’amico, il lavoratore, il figlio, il vicino di casa. Tutte figure, quest’ultime che Raffaele Provenzano ha saputo rivestire nel corso della sua esistenza con amore, rispetto, dedizione ed educazione.

Raffaele Provenzano

Raffaele Provenzano

“Era un uomo semplice, un lavoratore infaticabile, un marito devoto, un padre sensibile ed un amico affettuoso con tutti”. Parole queste che in molti, fra quanti lo hanno conosciuto, continuano a ripetere quasi all’unisono, come a voler a tutti i costi non dimenticare e non lasciare andare via per sempre l’operaio milocchese. Il dramma che si è consumato inaspettatamente, quasi come fosse stata una beffa del destino ha colpito non solo la famiglia, la moglie Concetta Schillaci, la figlia diciannovenne Enza ma un ‘intera comunità che continua oggi, a distanza di cinque giorni, ad essere incredula, confusa, esterrefatta di quanto accaduto.

Il sacerdote ha poi ricordato di aver conosciuto Raffaele in occasione del suo venticinquesimo anniversario di matrimonio: «Lo aveva festeggiato l’anno scorso e la sua era stata una grande gioia, anche perché alla sua famiglia ci teneva parecchio».
Il parroco della Chiesa Madre ha infine reso noto che al dolore della famiglia Provenzano per la scomparsa del proprio caro Raffaele s’è anche associato il vescovo della diocesi di Caltanissetta, mons. Mario Russotto, che appreso della tragedia, gli ha telefonato manifestando vicinanza e solidarietà cristiana alla famiglia Provenzano così tanto duramente colpita da una tragedia tanto terribile quanto assurda.

Al dramma senza fine della famiglia e degli amici che hanno pianto e che continuano a piangere il proprio congiunto si è aggiunta poi la lunga attesa per riavere in casa il feretro di Raffaele. L’autopsia della salma, infatti, ha avuto luogo solo sabato sera dopo ben cinque giorni trascorsi dal decesso. Un’autopsia, secondo il Pm Silvia Baldi, resasi necessaria al fine della verità. Un verità che adesso non dovrebbe tardare ad arrivare e che farà luce sull’accaduto e sulla dinamica dell’incidente.

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Il Cavaliere Nero…ne!

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Il capo dei diavoli

Gli angeli deficienti dell’esorcista don Gabriele Amorth

di Renato Pierri

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QCCXRE51GP1i_s4Il diavolo immaginato dall’esorcista Gabriele Amorth è ancora più ridicolo ed insulso, e quindi meno credibile, di quello immaginato dai santi. Il noto sacerdote immagina che i demoni, dal numero indefinito, ma certamente moltissimi, siano assoggettati ad una strettissima gerarchia, non d’amore ma di schiavitù.

Il capo sarebbe Satana, che era il più splendente degli angeli. Sì, perché mentre un padre amorevole e giusto, avendone la possibilità, non metterebbe mai al mondo un figlio “più splendente” di un altro, il buon Dio creò gli angeli l’uno diverso dall’altro, ben sapendo che essendo spiriti buoni non si sarebbero mai invidiati a vicenda.

Non si aspettava di certo che proprio il più splendente e quindi il più buono, non avendo nulla da invidiare ai fratelli, finisse per invidiare Lui, il suo Creatore. L’angelo fulgentissimo, in tal modo, sarebbe diventato acerrimo nemico di Dio, precipitando all’inferno, e portandosi dietro uno stuolo infinito di seguaci (circa un terzo degli angeli, secondo l’Apocalisse).

Don Amorth, in verità, è persuaso che a far perdere la pazienza a Satana, spingendolo a ribellarsi a Dio, sia stato il fatto che «tutto il piano unitario della creazione era orientato a Cristo: fino alla comparsa di Gesù nel mondo non poteva rivelarsi nella sua chiarezza. Di qui la ribellione di Satana, per voler continuare ad essere il primo assoluto, il centro del creato, anche in opposizione al disegno che Dio stava attuando».

la-statua-di-lucifero_6352401Nel secondo libro “Nuovi racconti di un esorcista”, scritto dopo il successo del primo, don Gabriele, prendendo forse alla lettera i primi versi della Genesi, immagina ingenuamente che Dio nel creare il mondo abbia impiegato del tempo, e racconta una strana, singolare storiella: «[Gli angeli], di mano in mano che Iddio lo creava [il mondo], non ne comprendevano lo scopo. Loro erano puri spiriti; ai loro occhi il mondo materiale non aveva un perché, anzi appariva sempre più come un’assurdità completa fino a quando non comparve nel mondo la creatura razionale, l’uomo, che aveva una relazione immediata con Dio, ed era in grado di dare significato a tutto il mondo materiale, servendosene a lode del creatore… [Gli angeli] non seppero dare credito alla divina sapienza… Da qui un possibile motivo della loro ribellione».

Insomma: gli angeli non capivano niente; si chiedevano: “E mo chistu ca’ sta a ffa’?”. Il buon Dio non si degnava di dare loro delle spiegazioni, ed essi si ribellarono! Lo spirito più splendente, la creatura più perfetta uscita dalle mani di Dio, non conosceva i piani del suo Creatore; appena ne venne a conoscenza, s’ingelosì e divenne il capo dei diavoli.

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Telecom…binano!

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Una delle ultimissime grandi aziende italiane ci tradisce, fuggendo con gli spagnoli. Una questione di corna, oltre che di cornetta.

francesi spagnoli

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Fb/4 Lenta… ma furba!

by Nino Angilella

by Nino Angilella

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Il lato brutto dell’autunno

donne autunno

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L’arcangelo pesatore

San Michele pesatore di anime

di Egidio Bandini

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roncoleverdi_SanGiovanni_Pesatura_delle_animeLa definizione che accompagna San Michele, a causa del suo incarico è psicopompo: niente di sconveniente, è semplicemente un termine greco che significa “colui che accompagna le anime”.

L’arcangelo però, prima di questo, ha un altro compito: quello della psicostasìa, che vuol dire: “pesatura di anime”. Nella chiesa di Roncole Verdi, si vede proprio San Michele (il titolare della parrocchia) che, armato di bilancia, pone su un piatto l’anima del defunto e sull’altro quella che gli antichi egizi rappfresentavano con una piuma e chiamavano “Maat” ovvero la verità, la giustizia. L’anima leggera come una piuma ha il diritto di essere condotta fra i beati; quella più pesante, tocca al demonio.

Una prova estremamente difficile e, soprattutto, dall’esito quanto mai incerto. Per fortuna, però, c’è la speranza che avesse ragione Dante e alla fine, sia vero per noi come per Manfredi d’Altavilla che comunque “la bontà infinita ha sì gran braccia, che prende ciò che si rivolge a lei”.

(da Mondo piccolo)

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Un cippo dimenticato

di Paolo Ceraulo
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Chi di notte volesse fare una passeggiata fuori porta, potrebbe incamminarsi per corso dei Mille in direzione Ponte dell’Ammiraglio, e sorpassato il Mulino Pecoraino, nella piazzetta a destra (antica sede del ponte delle teste), percepirebbe i continui e sommessi lamenti dei “corpi decollati”.
Tali anime, alla ricerca della pace eterna, secondo la credenza popolare di una volta, dispenserebbero le grazie richieste in cambio di una sentita preghiera ! Sono le anime dei giustiziati, il cui cimitero, o meglio, una sorta di carnaio, fu qui inaugurato l’8 Luglio del 1799 e denominato di S. Maria del Fiume, per la presenza di una chiesetta edificata nei pressi delle rive del vicino fiume Oreto.
p1010171Il primo ospite del cimitero fu tale Salvatore Rubino, reo di lesa maestà, e “appiccato” lo stesso giorno. Da allora, fino al 1867, in quel carnaio furono sepolte (o per meglio dire gettate), indiscriminatamente, salme di assassini, di rei politici, ed anche di innocenti, vittime di una giustizia iniqua.
A differenza degli altri cimiteri, in quello di S. Maria del Fiume era inesistente una anagrafe delle tumulazioni, e gli unici documenti attestanti la sepoltura erano costituiti da normali ricevute di consegna dei cadaveri alla chiesa. Destino ingrato per quelle povere anime fu la totale perdita dell’identità e dei resti mortali, il tutto causato da una terribile esondazione del fiume Oreto, avvenuta nel Novembre del 1881, che fece disperdere sia i documenti conservati nella chiesetta, sia le spoglie dei cadaveri nelle tombe comuni.
Ormai dell’antica chiesetta e del carnaio non resta nulla, e l’unico ricordo di quelle anime in pena e per i credenti, è un piccolo cippo funerario posto all’angolo della piazza, raffigurante le anime purganti dei “corpi decollati”…
La chiesa è oggi conosciuta come Maria Ss. del Carmelo, o meglio ancora come chiesa delle Anime Decollate. Edificata sui resti dell’antica chiesa, fu nell’800 luogo di pellegrinaggio di tanti devoti e parenti delle vittime giustiziate. Nell’atrio antistante l’ingresso c’è una stele, posta nel 1883, con su incisi nomi di tanti patrioti fucilati dai borbonici in diverse occasioni. Tra essi pure i nomi delle famose “13 vittime” dell’omonima piazza. Pure questi sventurati, in fondo, fanno parte dell’innumerevole schiera di anime “decollate” per la nostra Palermo…

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 16,19-31

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c51C‘era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.
Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe,
bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.
Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.
Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.
Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.
Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.
E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento.
Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.
E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno.
Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».

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