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Archive for 21 settembre 2013

Gli anni di piombo e la fine del padre

di Roberto Cafiso
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n_68-Scorci-violati-138x86Il 1968 e successivamente il 1977 sancirono la fine dei padri. La rivoluzione delle idee e i movimenti combattenti negli anni di piombo misero definitivamente sotto terra il padre padrone, il dio detentore di poteri sui figli, discendente del padre cannibale assassinato e lui stesso cannibalizzato dai figli mentre dormiva per acquisirne i poteri.

Vano miraggio con gli inevitabili rimorsi.
La mancanza di un padre dal quel dopo in poi nella nostra società non ci fa rimpiangere quel genitore egocentrico e dotato di autorità indiscutibile per diritto divino, assente nelle relazioni ma presente nelle prescrizioni, armato di bastone e fedele solo al mandato del mantenimento della specie all’interno della propria tribù.
La rivolta contro i padri è un dato storico costante, ma nell’ultimo trentennio del secolo scorso essa ha avuto una svolta definitiva, soppiantando il concetto di autorità e non trovando di meglio che modelli votati alla simmetria coi figli, padri invisibili e non più non temuti, predicatori non ascoltati. Figure di cui apparentemente i figli non hanno avvertito più il bisogno.

La debolezza dei padri è l’esito di una rivoluzione iniziata per consunzione di questi modelli, per la loro incredibilità alla luce dell’era moderna ove i genitori segnavano il passo perché diventati ignoranti pur pretendendo di dettar ancora legge. Al loro posto i padri amici, i padri colleghi, i padri adolescenti, i padri latitanti. Feticci di carta velina con un mandato genitoriale trasparente.

Ci si dibatte ad oggi per comprendere quale possa essere la funzione più saliente di un padre in rapporto al figlio.

imagesCACO99RTQui si ritiene che debba essere l’ascolto e la presenza. Il bambino nasce gridando e spesso il vecchio muore lamentandosi.
Sono il dolore e la paura le due rappresentazioni più drammatiche dell’esistenza dove l’individuo è solo ed atterrito.
Il compito di un padre non è togliere il dolore, anestetizzando l’esistenza. E’ esserci mentre il dolore si manifesta, ascoltarlo e da esso far apprendere, rispondendo alle istanze di sostegno e talora di conforto. Ciò che caratterizza le persone che ci amano non sono i fuochi d’artificio emotivi, gli scoppi di intensità affettiva, ma la costanza che si sostanzia nell’esserci nei momenti salienti, nel poter contare su qualcuno che sappiamo che c’è comunque e non ci disattenderà.

L’autorevolezza tanto reclamata nei padri nasce da questa evidenza. Il figlio percorre le sue strade, anche confusive, contraddittorie, sbagliate, ma può contare su un padre che non si sottrae in presenza, ora accanto, ora dietro, ora di fronte, a muso duro, a dire: no, così non va. Un padre che sa diventare relazione e legame è un padre che sostiene e conforta..
L’eredità di un adulto al proprio figlio è trasmettergli i rudimenti di una modalità di funzionamento, di un credo. Il figlio dovrà elaborarlo e rifare un percorso personale per ritrovare, adattato al suo tempo, il patrimonio tramandato.

imagesCA2J4E5GI padri che possono lasciare solo eredità materiali hanno lasciato i figli soli e per lo più li hanno abbandonati al proprio destino sul quale non sono stati in grado di incidere.
Alla madre l’accudimento, al padre l’ascolto partecipato. Le disfunzioni comportamentali di un ragazzo nascono fondamentalmente dal non saper analizzare i problemi che la vita presenta e risolverli. Per insicurezza strutturale.
Come quando le fondamenta di un palazzo non sono state forgiate con il cemento armato.

I figli soli ed inascoltati sono fragili, arrabbiati, così tanto che rrivano persino a farsi del male cercando altrove risposte mai trovate in famiglia.

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«La droga nella serra era per uso personale»

di Roberto Mistretta
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Giuseppe Vitellaro

Giuseppe Vitellaro

Il sindaco di Milena, Peppuccio Vitellaro, s’è complimentato con il maresciallo capo della locale Stazione dei Carabinieri, Vincenzo Butera, col quale s’è complimentato per la brillante operazione che ha portato all’arresto di una “coltivatore” di “erba” Maurizio Vitellaro.

Dice il sindaco: “Mi trovavo fuori sede quando sono stato informato dell’arresto di Vitellaro e del sequestro di tutti quei chili di marijuana. Al mio rientro a Milena ho voluto complimentarmi col maresciallo Butera a nome mio della Giunta, ma ritengo anche a nome di tutta quella parte sana di Milena che lavora onestamente e condanna senza appello la produzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti”,

Maurizio Vitellaro

Maurizio Vitellaro

Maurizio Vitellaro, operaio comunale nell’ambito del Reddito Minimo di Inserimento, come è noto è stato arrestato mercoledì mattina in flagranza di reato, nella sua abitazione in via Galileo Galilei. I carabinieri che da tempo lo tenevano d’occhio, hanno scoperto un’autentica piccola industria artigianale per la produzione, la lavorazione, la confezione e lo spaccio di marijuana. Dal produttore al consumatore insomma.

Va da sé che l’arresto di Vitellaro e la notizia della piantagione di cannabis impiantata in paese, a Milena in queste ore continua ad alimentare il dibattito ed in tanti, tra le mura domestiche, continuano a chiedersi se anche i propri figli, fumano lo spinello.

il M.llo Vincenzo Butera

il M.llo Vincenzo Butera

E’ chiaro che se il mercato delle droghe è sempre molto florido, è perché la domanda è sempre molto alta. E in tanti di tutta l’area del Vallone, ormai da tempo, non sono immuni.

Sono finiti insomma i tempi quando il Vallone, anche a causa del suo isolamento, dal punto di vista del consumo di droga, era considerato un’isola felice. E’ necessario che nelle famiglie e nelle scuole, si dialoghi di più coi ragazzi. Ieri Vitellaro (difeso dall’avvocato Giuseppe Dacquì) ha detto al Gip Marcello Testaquatra che la droga era per uso personale.

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Che lotta greco-romana !

lotta grecoromana

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«Rocco Chinnici eroe dell’antimafia modesto»

di Rosamaria Li Vecchi
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Rocco Chinnici

Rocco Chinnici

Quarta giornata ieri per il corso di formazione politica promosso dalla Libera Università della Politica a Caltanissetta con la collaborazione del Consorzio Università Caltanissetta, che ha visto anche la presentazione del libro dei giornalisti Fabio De Pasquale ed Eleonora Iannelli “Così non si può vivere – Rocco Chinnici: la storia mai raccontata del giudice che sfidò gli intoccabili”.

Assente, come già il Ministro D’Alia qualche giorno fa, anche il Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, che figurava nel programma tra i relatori della giornata.
All’incontro, aperto dal saluto a nome del Comune dell’assessore alla cultura Laura Zurli, hanno preso invece parte tutti gli altri relatori, S. E. Mons. Mario Russotto, vescovo della Diocesi di Caltanissetta, il presidente dell’Anm Caltanissetta Giovanbattista Tona, lo storico Pasquale Hamel, gli autori del libro De Pasquale e Iannelli, il magistrato Caterina Chinnici, figlia del giudice ucciso.
Da sinistra Tona, Giammusso, il vescovo Russotto, Chinnici, Iannelli, De Pasquale e Hamel ieri nella sede del Consorzio Universitario

Da sinistra Tona, Giammusso, il vescovo Russotto, Chinnici, Iannelli, De Pasquale e Hamel ieri nella sede del Consorzio Universitario

«Ci siamo imbattuti casualmente – dice Eleonora Iannelli, giornalista del Giornale di Sicilia – anzi direi fatalmente, come se fosse stato un segno del destino, nella famiglia Chinnici, in particolar modo abbiamo conosciuto Caterina Chinnici ed abbiamo dunque scoperto, per la prima volta, la storia di questo giudice, di questo eroe antimafia, anche se lui non avrebbe mai voluto essere considerato un eroe perché amava la modestia, la semplicità. E abbiamo cominciato anche ad indignarci, da cittadini e da giornalisti, per il fatto che il giudice Chinnici sia una vittima rimasta nell’ombra, quasi una vittima di serie B, come dice il pm Nino Di Matteo di cui abbiamo raccolto la testimonianza insieme a tanti altri colleghi magistrati investigatori e cronisti dell’epoca».
Il volume restituisce anche un ritratto umano e familiare del giudice Chinnici, senza trascurare l’importanza delle sue intuizioni nel mettere le basi della lotta alla mafia, mafiosi e alla loro confisca fino alla consapevolezza che l’antimafia, quella vera, si costruisce tra i banchi di scuola e dunque l’attenzione sempre avuta da parte del giudice Chinnici verso percorsi capaci di guidare i ragazzi a saper distinguere, a non farsi ingannare, a scegliere la legge e lo Stato anziché l’illegalità e l’antistato.
Il corso di formazione politica si concluderà sabato, giornata in cui sarà celebrata alle 16,30 da don Gaetano Canalella una messa in suffragio di padre Ennio Pintacuda, fondatore della Lup.

«C’è la delegittimazione dell’antimafia»

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Sergio Lari

Sergio Lari

«In Sicilia è in corso una campagna di delegittimazione della vera antimafia da parte di centri occulti che vogliono screditare chi fa antimafia con i fatti, come Confindustria, Fai e Addiopizzo». Lo ha detto il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, intervenendo ad un convegno sulle stragi di mafia, a Chianciano Terme.
Ma il magistrato, ospite dell’incontro insieme al presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, è andato oltre sostenendo che «questa campagna di delegittimazione, che è anche una strategia della tensione, potrebbe tradursi in attentati e azioni eclatanti». Parole dure raccolte da Montante, che ha rilanciato: «Da tempo Confindustria, Addiopizzo e Fai, stanno conducendo una grande campagna non solo contro il racket del pizzo, ma in generale contro il malaffare che, in Sicilia, per anni, ha controllato diversi centri di potere».
«Centri di potere – ha rimarcato il procuratore Lari – collegati con le organizzazioni mafiose che tendono a gettare sospetti e fango su chi l’antimafia la fa davvero, con i fatti. Ricordiamoci che quando si delegittima chi porta avanti riforme legalitarie, subendo anche intimidazioni e minacce, si corre il rischio di isolarlo. E questo è un errore che non ci si può più permettere». «Cosa nostra – ha sottolineato Lari – sta rialzando la cresta. Abbiamo avuto chiari segnali in questo senso. La delegittimazione di chi fa antimafia civile è il primo passo della mafia per abbattere magistrati e imprenditori onesti».

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Il Sol Radiante

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Stadio Campofranco, una telenovela

di Rino Pitanza
lo striscione della protesta

lo striscione della protesta

Oltre all’inizio del campionato di Eccellenza con i suoi risultati, l’attenzione della società e dei tifosi del Campofranco è rivolta costantemente all’evolversi dei lavori di ristrutturazione dello stadio comunale “A. Virciglio”. E’ di recente memoria, dopo circa due anni, che tutto praticamente è al punto di partenza con il rifiuto ad accettare i lavori da parte delle prime due ditte in graduatoria.
L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Salvatore D’Anna, tramite il responsabile dell’area tecnica ing. Salvatore Di Giuseppe, ha proceduto in questi giorni a formulare un quesito al Ministero delle Infrastrutture per ottenere chiarimenti al fine di procedere con chiarezza e correttezza al prosieguo dell’iter burocratico. La risposta del Ministero non è tardata ad arrivare con l’assenso a poter scorrere tutta la graduatoria ma, eventualmente questa procedura risultasse negativa, non ad affidare i lavori a trattativa privata. Questo lascia presagire tempi non solo medio-lunghi ma esiti finali negativi, tanto che l’ing. Di Giuseppe nutre delle perplessità sullo scorrimento della graduatoria stessa tanto che, in sinergia con la giunta comunale, ha dato mandato al progettista ing. Bullaro di Mussomeli, di presentare un quadro economico aggiornato per eventualmente stralciare determinare lavori e fare due bandi separati ma concomitanti per il raggiungimento dell’obiettivo finale.
Intanto qualche tifoso, forse esasperato di questo tira e molla che dura da due anni, ha fatto apparire nel tardo pomeriggio di ieri uno striscione proprio sotto l’insegna della intitolazione dello stadio con uno slogan che non lascia dubbi sulla voglia di vedere giocare la propria squadra nel proprio stadio e nel proprio paese.

Campofranco Un uomo ieri mattina è stato ferito da una rosa di pallini sparati a distanza da un cacciatore rimasto ignoto

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Impallinato durante la battuta di caccia

di Roberto Mistretta

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imagesCAUZIOAEAvrebbe potuto finire in tragedia l’ennesimo incidente accaduto durante una battuta di caccia nelle prime ore di ieri mattina in territorio di Campofranco. Il bilancio parla di un ferito raggiunto in tutto il corpo da una rosa di pallini sparati per fortuna da lontano. L’uomo, di Campofranco, si trova attualmente ricoverato presso l’Unità Operativa di Chirurgia del “Maria Immacolata-Longo” dove è stato accompagnato da un suo amico cacciatore. Sull’episodio sono in corso delle indagini da parte dei carabinieri del Norm per chiarire la dinamica dell’accaduto.
Dalla ricostruzione fatta a seguito delle dichiarazioni dei due uomini, la dinamica sembra comunque chiara.
In pratica i due uomini ieri mattina, s’erano dati appuntamento di buon mattino per andare a caccia. Uno è cacciatore, l’altro, il ferito, un suo accompagnatore. Si trovavano nei pressi di contrada Cartesi in territorio di Campofranco. D’un tratto, hanno sentito uno sparo in lontananza e subito dopo, l’accompagnatore è stato raggiunto da una rosa di pallini. I due hanno dichiarato di avere visto una sagoma allontanarsi, presumibilmente lo sparatore, che forse preso dal panico, avrebbe preferito darsi alla fuga piuttosto che fermarsi per soccorrere la sua “preda”.
I due hanno aggiunto di non essere riusciti ad identificare lo sparatore. Quindi, il cacciatore ha accompagnato il suo amico presso l’ospedale dove i sanitari di turno, si sono presi immediatamente cura di lui ed hanno provveduto ad avvertire i carabiniere dell’avvenuto incidente di caccia.
L’uomo è stato sottoposto a tutti gli esami di rito e da quanto è dato sapere, le sue condizioni non sembrano gravi. Purtroppo non è la prima volta che in zona si registrano incidenti di caccia, anche gravi.
R. M.

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Giovane dottoranda siciliana scopre  il meccanismo del tumore al seno

di Claudio Porcasi

Rossella-Lucà

Rossella Lucà

E’ siciliana la prima autrice della ricerca che ha scoperto la proteina che agisce come interruttore e controlla l’andamento del tumore al seno. Rossella Lucà è nata a Gela 29 anni fa e, come molti altri giovani talenti italiani, è dovuta volare fino in Belgio, all’Università di Leuven, per coronare il suo sogno professionale.

Un risultato che per lei non è soltanto un obiettivo lavorativo. “Nella mia famiglia – racconta la dottoranda – si sono purtroppo verificati alcuni casi di cancro al seno. Per questo motivo quando avevo 16 anni ho deciso che avrei lavorato sodo rendermi utile nella lotta a questo tumore”.

imagesCABLQJ7NDa quel momento è iniziata la strada di Rossella verso il suo obiettivo. Un viaggio a tappe, da sud a nord, iniziato nel 2002 quando dalla sua Gela si è trasferita a Catania, dove si è laureata in Biologia tre anni dopo. La seconda destinazione è stata l’università Tor Vergata di Roma, lì la giovane gelese, prima ancora di conseguire la specializzazione in Biologia cellulare e molecolare, entra a far parte del team di ricerca italo-belga che studia il tumore alla mammella. Al termine del corso l’unico modo di continuare la sua ricerca è attraverso il dottorato di ricerca in Belgio. Quattro anni dopo la dottoressa Lucà firma lo studio, appena pubblicato sulla rivista del Laboratorio europeo di Biologia molecolare Embo Journal, che rivela che nella proteina responsabile della più comune forma di ritardo mentale ereditario, la sindrome dell’X Fragile, contribuisce anche alla progressione del tumore alla mammella. “Un risultato importante – sostiene Rossella Lucà – perché permetterà di svolgere dei test per prevedere le metastasi”.

Ora a Rossella, dopo questa importante scoperta, si apriranno le porte di importanti strutture di ricerca, disposte a metterle a disposizione costosi e sofisticati strumenti per continuare la sua ricerca sul cancro al seno. “Potrei andare a New York o in California, – racconta la giovane biologa – ma il mio sogno sarebbe quello di tornare in Italia. perché mi fa rabbia che non si possa fare ricerca nel nostro Paese”.

Da http://caltanissetta.blogsicilia.it/giovane-dottoranda-siciliana-scopre-il-meccanismo-del-tumore-al-seno/209630/

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