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Archive for 12 settembre 2013

Con una circolare, in risposta ai quesiti della Fimmg, chiarito che le nuove norme cancellano tutte le precedenti disposizioni riferite all’obbligo della certificazione per attività ludico motoria amatoriale. Chiarito anche che l’elettrocardiogramma per la certificazione dell’attività sportiva non agonistica non è obbligatorio.

Certificati sportivi. Ministero chiarisce: “L’elettrocardiogramma non è obbligatorio”

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front16218412 SET – Arriva a distanza di poche settimane l’attesa risposta del ministero della Salute su come applicare le nuove norme contenute nel decreto “Fare” che hanno modificato le disposizioni del decreto Balduzzi del 24 aprile scorso  in merito alla certificazione sportiva non agonistica e a quella per l’attività ludico motoria amatoriale.

In particolare per la seconda viene confermata la cancellazione dell’obbligo, comprese le norme non espressamente citate nel decreto “Fare” ma comune ad essa riferite.

Per quanto concerne invece la certificazione per l’attività sportiva non agonistica viene chiarito che il discusso “obbligo” dell’elettrocardiogramma non esiste. Per il ministero della Salute sta alla “discrezionalità del medico certificatore ravvisare la necessità o meno di prescrivere ulteriori esami clinici, come l’elettrocardiogramma”.

2695La norma introdotta  – spiega il ministero – nel confermare l’obbligo di questa certificazione e dando al medico la discrezionalità sull’esecuzione di eventuali esami clinici e diagnostici comporta conseguentemente che “l’articolo 3 del decreto ministeriale 24 aprile 2013, riferito a tale ultima specifica certificazione, sia da considerarsi valido ad eccezione del comma 3 che aveva disposto l’obbligo dell’effettuazione dell’elettrocardiogramma”.

Un ultimo chiarimento del ministero riguarda la certificazione relativa alle attività di particolare ed elevato impegno cardiovascolare “gran fondo”, per le quali, secondo la circolare ministeriale, “nulla sembra essere stato modificato rispetto al decreto del 24 aprile”.

 

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Quelli che vigilano su di noi… a pagamento

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Come prima, più di prima.

Preferiscono il martedì mattina, ma non si fermano negli altri giorni feriali i soliti vigili. I nostri angeli-custodi scendono dai loro paesi collinari (es. Campofranco e Acquaviva) e montuosi (es. Sutera) fin giù a valle, dove scorre il placido Platani e, soprattutto, il traffico che va e viene sulla Agrigento – Palermo.

vigilox

Non fanno mattinate, se la prendono comoda, colazione e caffè, un’aggiustatina davanti lo specchio, poi iniziano la giornata di lavoro salendo sull’auto di servizio e giù al solito posto di combattimento, pardon d’imboscamento.

autovelox mangosiCome al solito, contravvenendo alla legge che impone che la loro presenza sia ben segnalata sulla strada, posteggiano la vettura in una stradina di campagna, ben lontana. Poi vanno a piantare il trappolone per automobilisti, l’autovelox. Agiscono in coppia i solerti vigili mandati dal loro sindaco a far soldi “facili”,

Martedì mattino alle 8:45 per strada anche una vigilessa che guardava il collega maschio montare l’autovelox, rigorosamente a fil di strada, per nulla visibile. E già prima delle 9 la pattuglia era pronta a pescare soldi tra le centinaia e centinaia di autisti che la mattina presto partono da Agrigento.

In gran parte – si sa bene – si tratta di ricconi con le tasche piene di soldi che vanno a divertirsi a Palermo in festini e bagordi, mica si tratta di persone che se ne vanno nel capoluogo dell’isola per motivi di lavoro, di studio o di salute!

Così i nostri angeli-custodi benefattori vanno a sedersi in macchina, magari accendono la radio e qualche sigaretta attendendo e attentando gli automobilisti di passaggio tra Campofranco e Acquaviva, in un punto dove non si corre troppo. Quindi abboccano pesci “piccoli” che sforano solo di poche decine di chilometri all’ora. Quindi multe leggere senza perdita di punti. Quindi meno probabilità di ricorsi (per la seria paga e stai tranquillo).

thCAWFL6KYSia chiaro, nessuno è contrario per principio agli autovelox quando sono usati a viso aperto e per la nostra salvaguardia.

Ma ci pare immorale, prima ancora che illegittimo, il nascondersi e tendere trappole, come veri banditi, agli automobilisti per il principale se non unico scopo di portare soldi ai sindaci di quei comuni per miserrime questioni di bilancio.

Preferiremmo che questo lavoro fosse lasciato alle forze di polizia o ai carabinieri e che i vigili facessero servizio sui loro territori comunali (e ne hanno di che lavorare!!!).

Preferiremmo al loro posto, anche delle postazioni fisse senza l’ingombrante e nera presenza di questi “bravi” esattori al servizio di moderni sceriffi di Nottingham.

Se non si è capito bene, aspettiamo l’intervento di un Robin Hood che faccia rispettare le leggi, il buon senso e punire l’immoralità.

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Putinate

ASSAD+ACCETTA+PROPOSTA+RUSSA

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Bompensiere

Il sindaco scrive al commissario dell’Ap e al prefetto per le condizioni precarie delle strade

«Come alla Parigi-Dakar»

Carmelo Locurto
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la strada provinciale Bompensire - Milena

la strada provinciale Bompensire – Milena

La situazione di criticità della viabilità provinciale di collegamento del Comune di Bompensiere con i comuni limitrofi di Mussomeli, Racalmuto, Milena e Montedoro è stata al centro di una lettera che il sindaco di Bompensiere, Salvatore Gioacchino Losardo, ha inviato al commissario straordinario della Provincia regionale di Caltanissetta e, per conoscenza, anche al prefetto di Caltanissetta.
Il sindaco ha fatto rilevare: «giornalmente ricevo concittadini esasperati, che mi rappresentano la situazione critica in cui versano soprattutto la strada di collegamento tra questo Comune e quello di Mussomeli (s. p. 23), sede di scuole medie superiori, ospedale, e vari uffici (agenzia delle entrate, ufficio prov. del lavoro, dell’agricoltura ecc.), nonché quella che ci collega al Comune di Racalmuto (s. p. 152), città in provincia di Agrigento, limitrofo territorialmente al nostro, sede di attività commerciali delle quali i miei concittadini si servono abitualmente, strada anche trafficata da numerosi autoarticolati che trasportano il sale estratto e lavorato nella miniera che si trova sulla stessa strada.
Poco meno disastrose – ha proseguito Losardo – ma con seri problemi di viabilità, pure le strade di collegamento con i Comuni di Milena e Montedoro, entrambi distanti dal nostro rispettivamente 7 e 6 chilometri, dove ci si reca per svariati motivi più volte al giorno». Secondo il sindaco «Giornalmente i miei concittadini sono costretti a percorrere queste strade ormai in stato di completo abbandono e che, specie in certi tratti, sono degne della Parigi-Dakar».
Una disamina cruda e realistica, quella del sindaco che ha poi invitato il Commissario della Provincia a visionare direttamente la situazione di criticità relativa alla viabilità: «L’unico modo per rendersi conto di questo stato di disagio in cui versa il Comune di Bompensiere è di vedere con i propri occhi e pertanto La invito a venire a Bompensiere ed a percorrere assieme le suddette strade per valutare gli interventi di massima urgenza da effettuare: la soluzione del problema non è unicamente l’emissione di una ordinanza di chiusura al transito a tempo indeterminato». Il primo cittadino di Bompensiere s’è detto disponibile a fissare prima possibile un incontro con il Commissario della Provincia.

La «Capuana» di Campofranco chiude l’«estate» il 22 settembre

di R. P.

LaICL050092520130911CL.

Continua senza sosta l’attività della compagnia teatrale Luigi Capuana di Campofranco che in questi mesi estivi porta in giro nelle piazze siciliane il teatro dialettale nelle sue varie sfaccettature. Dopo numerose esibizioni in diverse piazze della provincia di Agrigento, Caltanissetta e Palermo, il gruppo di attori amatoriale guidato dal regista Pino Giambrone ha calcato le scene del palermitano a Campofelice di Roccella e Roccapalumba con il “Piacere di vivere”, per poi essere presenti a Caltanissetta, al Borgo Petilia, con “Cincu fimmini e un tarì”, scritta e diretta dallo stesso regista Giambrone.
Tredici gli attori in scena diretti da Giambrone: oltre a Piero Scozzaro, primo attore e storico componente del gruppo al pari di Maria Liuzzo per la parte femminile, gli altri attori che si sono esibiti a Borgo Petilia sono stati Anna Rita Schifanella, Marianna Adamo, Angela Schillaci, Rosalia Gugliotta, Mirko Puma, Rosanna Ferlisi, Gaetano Giambrone, Carmelo Castellano, Agostino Stornaiuolo, Calogero Termini e Mirella Mazzara. La direzione di scena è stata affidata a Giuseppe Giovino, con Salvatore Giovino, Antonio Di Carlo e Vincenzo Giovino che hanno curato le scene; Calogero Scozzaro e Calogero Giovino sono stati i tecnici delle luci e dei suoni, il trucco è stato affidato alle sapienti mani di Rossana Ferlisi.
Dopo questa tappa nel capoluogo nisseno, la compagnia è chiamata all’ultimo appuntamento estivo con la rappresentazione il 22 settembre a Bompensiere con “Il piacere di vivere” sempre con “l’obiettivo – afferma Piero Scozzaro – di continuare a portare il teatro e la cultura del dialetto siciliano nelle piazze”.

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Raimondi si dimette e “bacchetta” gli alleati: «Continuare a queste condizioni non fa bene alla città»

di Claudio Costanzo

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raimFrancesco Raimondi è uscito presto dal suo ufficio di Palazzo delle Spighe, portando con sé la borsa dei documenti. Era giornata di ricevimento per i cittadini: andandosene, il sindaco ha salutato e stretto mani con cordialità, chiedendo alla gente giunta in Municipio di rinviare eventuali appuntamenti ad altra data. All’Ufficio di Gabinetto aveva lasciato una lettera di 6 pagine con la quale annunciava le proprie dimissioni. «Dopo lunga riflessione, con una profonda ferita al cuore che difficilmente potrà rimarginarsi, ho deciso di rassegnare le mie dimissioni da sindaco della città di San Cataldo».

scatNel documento Raimondi si addentra negli accadimenti politici di questi ultimi mesi, non senza rivendicare con orgoglio gli obiettivi raggiunti dalla propria Giunta: «Da parte delle forze politiche che si sono apparentate al secondo turno con quelle che nel primo sostenevano già il candidato sindaco, è venuto meno, da un po’ di tempo, quello spirito di gruppo e di servizio che “incondizionatamente” doveva portare avanti un programma ambizioso per la città. Dopo la mia strepitosa vittoria elettorale al primo turno (ben 1.554 voti di preferenza personale in più rispetto all’intera coalizione che mi ha sostenuto, oltre ai 1.030 voti della mia lista per un totale di 1.871 dell’intera coalizione), non mi sono fatto prendere dall’ambizione politica di andare da solo al ballottaggio e provare a fare eleggere, con il premio di maggioranza, ben 12 consiglieri della mia lista. Per realizzare il progetto politico-amministrativo di una “Città da vivere bene insieme”, e nell’interesse esclusivo della città, ho quindi accettato, al secondo turno, l’apparentamento con le liste di Pd, Primavera Sancataldese, Prc e Sel, permettendo con la vittoria elettorale una presenza numerosa dei loro consiglieri nel gruppo di maggioranza (8 su 12).

LaICL0407A2420130911CL“Nulla a pretendere”, mi era stato assicurato dalle liste che si sono apparentate al secondo turno. Con un ulteriore atto di generosità politica, ho invitato queste liste ad essere presenti anche in Giunta con il loro rappresentante politico di punta, per una migliore collaborazione e coesione tra Consiglio e Giunta, oltre che per la massima fiducia che nutrivo in quella persona, così come nelle altre che sarebbero state elette in Consiglio. Da un po’ di tempo, le forze politiche aggregate al secondo turno chiedono la presenza di altri loro esponenti anche in Giunta e, adesso, anche in modo perentorio, in funzione della presenza numerica di consiglieri nella coalizione. Significherebbe assegnare quindi tre assessori su quattro, uno per ogni loro lista. Ciò, come ben si comprende, comporterebbe l’esclusione delle altre realtà politiche che da sempre hanno sostenuto il progetto del sindaco e che hanno contribuito, anche se non in maniera forte, il passaggio dal primo al secondo turno.
Certo, ogni intesa può essere rivista, l’importante è che nella sostanza non venga stravolta l’intesa originaria e l’essenza dell’accordo raggiunto. Io non voglio assolutamente togliere voce a nessuna delle componenti della coalizione. Inoltre, ritengo che gli assessori attualmente in carica lavorino molto bene. Penso di essere stato politicamente abbastanza generoso. Ma purtroppo in politica non si è mai riconoscenti e spesso non si ha rispetto delle persone e non vengono mantenuti gli impegni e gli accordi presi. La coalizione doveva portare avanti un progetto a favore della città, ma per la sua realizzazione serve una maggioranza forte e coesa, mentre invece non esiste più nemmeno la maggioranza. Continuare a queste condizioni non fa certo bene alla città».

Quindi le dimissioni, motivate con queste parole:

(altro…)

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Quando il gioco diventa una malattia

Gaetano Bonaventura

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imagesCA9MAZ95Lotto, roulette, totocalcio, carte o slot machine: in Italia sono 13 milioni i giocatori abituali e 150 mila rischiano di diventare prigionieri del loro “passatempo”.

Vale a dire, tutti quei giochi dove l’esito dipende dal caso e non dall’abilità del giocatore, come accade invece per gli scacchi. Sono giochi d’azzardo, dunque, la roulette, i dadi, le slot machine, il poker, il lotto e l’enalotto, il totocalcio, il “gratta e vinci” e persino l’innocentissima tombola.

Chi di noi non ha sognato di diventare miliardario giocando la schedina o comprando un biglietto della lotteria? Pochi a non averlo mai fatto, visto che in Italia i giocatori abituali sono 13 milioni, di cui 150 mila a rischio di diventare patologici.

Questo significa che per loro il gioco si trasforma in un’ossessione, uno scopo di vita, il fulcro attorno al quale organizzare le giornate.

Una vera dipendenza, insomma, dovuta non all’uso di sostanze come alcol o stupefacenti, ma all’incapacità di controllare l’impulso a giocare, giocare ancora, e poi di più. Fermandosi solo quando non si hanno più soldi da puntare.

Alla base di questo comportamento ci sono meccanismi psicologici e, probabilmente, biochimici.

Oggi, infatti, il gioco non è più considerato un semplice vizio, che si può controllare appellandosi a valori morali o alla forza di volontà. E’ riconosciuto invece come malattia psichica e il manuale diagnostico e statistico delle malattie mentali.

untitledI psichiatri, lo classificano come un disturbo del controllo degli impulsi caratterizzato da sintomi specifici.

“Lo stato d’animo comune nelle persone che soffrono di disturbi del controllo degli impulsi è una grande eccitazione, che spinge in modo irrefrenabile a compiere una determinata azione”. “Dopodiché la persona passa in uno stato di piacere e di rilassamento fino alla crisi successiva”.

”A differenza però di altre dipendenze, che da subito si manifestano con segnali precisi (l’odore dell’alito negli alcolisti, anomalie nella postura o nel modo di camminare nei tossicodipendenti), il gioco non presenta sintomi conclamati e resta quindi una patologia nascosta, sotterranea, difficile da individuare nelle fasi iniziali.

thCA37I17I” I giochi più a rischio sono quelli caratterizzati da maggiore immediatezza, come la slot machine è molto più pericolosa del totocalcio e del lotto, dove tra la giocata, l’eventuale vincita o perdita e la nuova giocata c’è un intervallo di tempo obbligato. Con la slot machine, invece, manca questa “pausa di riflessione”e, per ripetere l’azione, non c’è neppure bisogno di aspettare, basta il movimento quasi automatico del braccio che tira la leva”.

Come aiutare queste persone a uscire da questa tremenda dipendenza?

La terapia questa di un problema così complesso che dovrà tenere conto di tutte le componenti psicologiche, sociali e biochimiche degli individui coinvolti.

Attraverso terapie che  ci permettano di “sgangiare” il malato, togliergli quell’ impulso che lo paralizza e lo rende prigioniero di un’azione”, può passare all’intervento psicologico vero e proprio, per aiutare il paziente a sperimentare piaceri diversi, a incanalare sue energie in altre attività, più creative”. Che lo rendano libero anziché imprigionarlo in una dipendenza. Ed è questo, in fondo, il vero “gioco”.                                                                                                

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Il viaggio in Sicilia ispirò tredici componimenti ad Anne de Noailles che nel 1908 visitò Palermo, Catania, Messina, Siracusa, Segesta e Selinunte. 

di Giuseppe La Barbera
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la poetessa e scrittrice francese Anne Elisabeth Mathieu de Noailles

la poetessa e scrittrice francese Anne Elisabeth Mathieu de Noailles

Bella e intelligente, ricca e raffinata, autrice feconda e di voluttuosa sensibilità, Anne Elisabeth Mathieu de Noailles (1876-1933) venne in Sicilia nella primavera del 1908 quando aveva 32 anni, con l’amica Augustine Bulteau, la cameriera finlandese e l’amico Charles Démanges che roso dalla passione e dalla gelosia in seguito si suiciderà.
Viaggiatrice entusiasta, scrittrice e poetessa francese di successo, figlia di un principe rumeno e di una principessa greca, moglie del conte de Noailles, fu un personaggio chiave della scena letteraria parigina dove terrà un salotto letterario centro di incontri di scrittori, poeti, personalità francesi e straniere.
La sua poesia trasse ispirazione soprattutto da Victor Hugo, molto amato dalla scrittrice, ma da cui si discostò nettamente per i suoi contenuti naturalistici e parnassiani, in rottura con il romanticismo sino ad allora molto in voga. Subì anche l’influenza di Barrès e D’Annunzio, assidui, assieme a Proust, Cocteau e Colette, del suo salotto.
Rimarrà sedotta dall’isola, soprattutto per i suoi colori, il suo mare, i profumi intensi, la natura lussureggiante, i fiori e i frutti.
«La Sicilia è perdutamente bella – confesserà in una lettera – perché dispiega ai nostri occhi quello splendore del mondo che è in noi». Trascorse in Sicilia una seducente esperienza odeporica in cui la natura assolata, i prati riarsi, il vetturino dagli occhi saraceni, i muri bianchi corrosi dal sole, il paradiso tra le palme, il cielo colorato di splendore e di noia, le fecero conoscere la piena bellezza, lo splendore nobile e pacifico della luce pura e immensa, fino ad arrivare all’idea che tanta potenza della natura potesse turbare addirittura la serenità della morte.
Dedicò tredici poesie alla Sicilia, quattro scritte sul posto, le altre più tardi e in esse tradusse immediatamente quelle sensazioni e quelle percezioni del viaggio intrise di luce e di colori, provocandole forti sensazioni, quasi in maniera proustiana.
019c-eDopo Palermo il suo itinerario proseguì per Messina, Catania, Siracusa, Segesta, Selinunte, Agrigento, Monreale, forse Gela.
La scrittrice passeggiava serenamente per le città siciliane dove «il suono dell’acqua che sgorga dalle fontane, il silenzio dei giardini, il leggero soffio del vento avevano qualcosa di costantemente tiepido, di zuccherato, che consumava il suo cuore di voluttà».
Dopo diversi giorni trascorsi a Palermo, dolcissima città d’oriente in cui tutto era troppo bello, di una bellezza che faceva quasi soffrire e dove si veniva rapiti dai giardini, esuberanti di fiori e di alberi di limone, giungeva a Catania, città che profumava di gelsomino e di zagare, e di lì si trasferì a Siracusa, dove soggiornerà per alcuni giorni di cui confiderà «non posso dire cos’è l’ordine, l’armonia, la bellezza di Siracusa: tutto vi si dispone armoniosamente al suono del flauto di Teocrito».
Fu a Segesta in «un giorno d’estate ardente, i cui monumenti indossavano la gloria di essere eterna senza alcuna tensione».
Dei luoghi siciliani la colpiva la luminosità del sole che si riversava sulla case e che quasi l’accecava, svegliandosi al mattino al canto di un gallo, che rendeva la giornata «calda e tempestosa»; osservava le coste bagnate dal mare, e si soffermava sulle onde che si infrangevano sulle rive, «infuse di forza e di luce».
Ammirava i balconi corrosi dal sole, e il caldo che sembrava quasi aver addormentato i palazzi della città e i busti di marmo dei musei sonnecchiavano tristemente, sfiniti dal sole che li colpiva incessantemente attraverso le luminose vetrate.
La poetessa venne quindi sedotta dall’onda del colore, provocata dai trifogli, dalle malve, dai fiordalisi, che si rovesciavano sulla natura assolata, tanto che l’erba sembrava un tappeto palpitante incompiuto. Resterà incantata anche dal profumo e dal colore dell’olio, guarderà fumare l’Etna rosa e nevoso, e la fontana Aretusa che produceva una sorta di dolcissima musica, un pianto leggero con la sua acqua che sgorgava dagli alti papiri e i gerani vivaci coloravano di ondate purpuree i candidi marmi.
Non dimenticherà mai l’immagine suggestiva della luna che imbiancava Siracusa in una calda serata e immergeva nel mare scuro il suo brillante liquore: «semble – esclamò in una poesia – un fragment divin, radieux».
Anche la notte era carica di profumi di fiori e di piante rare, come l’appio, il crespo aneto e la melissa.

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