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Archive for 8 settembre 2013

Verga e la colata di lava

LA LAVA DISTRUGGE LA VIGNA DI DON MARCO

di Giovanni Verga

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(…) E venne il fuoco da Mongibello, e distrusse vigne ed oliveti. Oggi aveva preso la vigna del tale, domani sarebbe entrato nel campo di tal altro; ora minacciava il ponte della strada più tardi circondava la casetta a mano destra.  (…) A don Marco gli portarono la notizia mentre era a tavola con la famiglia, dinnanzi al piatto di maccheroni. – Signor don Marco, la lava ha deviato dalla vostra parte, e più tardi avrete fuoco nella vostra vigna. – Allo sventurato gli cadde di mano la forchetta.

imagesCA95PXWZIl custode della vigna stava portando via gli attrezzi del palmento, le doghe delle botti, tutto quello che si poteva salvare;  e sua moglie andava a piantar al limite della vigna le cannuccie colle immagini dei santi che dovevano proteggerla, biascicando avemarie.

Don Marco arrivò trafelato, cacciandosi innanzi l’asinello in mezzo al nuvolone scuro che pioveva cenere. Dal cortiletto davanti al palemento si vedeva la montagna nera che si accatastava di fronte alla vigna, fumando, franando qua e là, conu n acciottolìo come se si fracassasse un monte di stoviglie spaccandosi per lasciar vedere il fuoco rosso che bolliva dentro.

imagesCA24CEOPDa lontano, prima ancora che fossero raggiunti, gli alberi più alti s’agitavano e strormivano nell’aria queta; poi fumavano e scricchiolavano; ad un tratto avvampavano e facevano una fiammata sola.

Sembravano delle torcie che s’accendessero ad una ad una nel tenebrone della campagna silenziosa, lungo il corso della lava.

La moglie del custode della vigna andava sostituendo più in qua le cannuccie colle immagini benedette, man mano che s’accendevano come fiammiferi; e piangeva, spaventata, davanti a quella rovina, pensando che il padrone non aveva più bisogno di custode, e li avrebbe licenziati.

E il cane di guardia uggiolava anch’esso dinanzi alla vigna che bruciava.

da  “I galantuomini” una novella di Giovanni Verga

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LA FESTA DELL’ADDOLORATA DI UNA VOLTA

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addolorata-1956La festa della Madonna Addolorata si è celebrata sempre la seconda domenica di Settembre ed era il Comune a interessarsi dei festeggiamenti.

Si può dire un copione di quella di S. Antonio, differiva solo per il clima un po’ più fresco e per la minore raccolta di “promesse” dei fedeli.

C’erano al solito i venditori di ghiaccio che lo vendevano grattugiato annaffiato di sciroppi dolci, molto gradito era lo zucchero mentre le gassose erano l’unica bibita allora esistente.

Le baracche di giocattoli erano le più affollate.

Quella dei torroni era la sola coperta da un grande telo bianco. Allora tra i più giovani per dire che si voleva offrire il dolce, alcuni scherzando dicevano “vieni ti porto sotto il lenzuolo”.

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Che fatica vivere disonestamente!

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imagesCAD77PV2Abbiamo provato ad immedesimarci e non deve essere facile … per niente!

Parliamoci chiaro, a quanti non è capitato di dover fare i conti con un problema ingarbugliato e non riuscire a risolverlo? Pensiamo che a tutti, se non quotidianamente almeno infra settimanalmente, capiti di trascorrere e dedicare del tempo a trovare chiavi risolutive. E non è facile passare tempo a sciogliere nodi! Non deve essere divertente provare ad appianare questioni.

Comunque sia, l’ebbrezza del dirimere nella vita è provata da tutti, ma alcuni però in questa “arte” riescono meglio di altri. Alcuni infatti, per cromosomi, per dna, per costituzione, per forma mentis, per perversione riescono a trovare percorsi particolarmente creativi che mai avremmo sperato di poter conoscere.

Linearità imporrebbe di vivere onestamente e comportarsi altrettanto onestamente; chi normalmente si abbandona a questi comportamenti riesce anche a pensare onestamente. Una specie di modus vivendi coerente, tant’è che spesso trova facilmente e velocemente soluzioni oneste. Non si scappa e, sapendo qual è la direzione da prendere, non si fa fatica ad orientarsi: la cosa giusta, la cosa corretta è solo una, ovvero quella ammessa da ogni legge, sia morale che giuridica.

La stessa coerenza che si riscontra in chi, invece, è abituato o si è abbandonato a vivere in maniera diversa, non necessariamente onesta. Purtroppo la casistica impone dei numeri che mettono in forte evidenza quale dei due modi è più frequente.

Prescindendo dal nostro peculiare e caratteristico “modus” abbiamo provato ad immedesimarci in chi opera secondo i dettami del buon vivere, del rispetto e della legalità e ci siamo subito accorti che non occorre né fatica né tantomeno tempo e sfurniciamento, tutto scivola liscio come l’olio, in maniera naturale.

imagesCAI4KSI1Di contro, allorquando ci siamo voluti imbarcare nei ragionamenti che fa chi vuole aggirare in maniera alternativa gli ostacoli, siamo stati costretti a renderci conto che operare nella illegalità, nella disonestà e nella “furbizia” è molto più difficile, innaturale. Forse bisogna essere cromosomicamente portati ad inventare soluzioni che per forza portano alla convenienza personale, che innaturalmente non collimano con quanto prescritto e che  forzatamente debbono essere connotate da un alone di giustizia.

Siamo dell’opinione che due per due fa quattro e non ci sono se e ma, siamo dell’idea che sessanta meno dieci fa sempre e solo cinquanta e basta, riteniamo che se scoppia un temporale la pioggia deve esserci e che per  tutte le azioni ci siano esclusivamente reazioni uguali e positive o contrarie e negative. Non vorremmo scomodare le teorie fisiche più note, ma solo con un pizzico di logica possiamo arrivare a degne conclusioni. Se per alcuni è normale quindi pervenire a soluzioni oneste lo è altrettanto, per molti altri, arrivare a soluzioni che sembrino oneste, ma che in realtà nascondono architetture del tutto fuori legge.

imagesCAHE5C6RSe le soluzioni oneste sono veloci e impegnano poco,  quelle disoneste hanno bisogno di tempi faraonici per chi non ci è portato, mentre per i pervertiti del genere diventano istantanee. Fare quadrare le illegalità richiede molto ingegno, tempo, pazienza e dedizione. C’è chi nasce attaccato all’onestà e chi invece nasce consacrato a confezionare illegalità, vivendo nella speranza  di farle apparire diamantine e pure.

Chi generalmente trascorre il tempo a trovare soluzioni da “legittimare” non ha  tempo da dedicare ad altro. E’ un lavoro che assorbe ed impegna totalmente, fisico e mente, corpo ed anima. Chi vive a “sanare” automaticamente consuma tutti i byte del cervello unicamente per quello!

Eppure c’è gente che reputa più facile, logico e naturale cambiare e mischiare le carte, come se la linearità e la trasparenza fossero  peccati da annoverare tra quelli capitali, mentre invece offuscare le regole, anche comportamentali, con un velo di tinturia riesca a dare valore e significato ad ogni loro azione.

imagesCAHIZLTILa strategia è confondere le cose, anche le più lineari, in modo che a forza di confondere tutto, possano passare anche le più illegali. Il gioco del confondere è quello vincente, soprattutto se la illegalità non è di interesse generale, ma solo particolare. La gente tendenzialmente se ne frega degli altri quindi passa…

Alla fine, per quanti sforzi si vogliano o si possano fare nell’una o nell’altra direzione, emerge chiaramente ed a caratteri cubitali che la natura, l’indole e la genealogia (in certi casi la “zoologia” e la “botanica”) sono elementi da cui non si può prescindere e che caratterizzano ogni nostra azione ed ogni nostro pensiero.

Insomma come si dice da queste parti: Si cci nasci!!!!!!

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8 settembre 1943: Badoglio annuncia l’armistizio

AGORAVOX

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Nel 1943 la situazione delle forze dell’Asse in guerra contro gli angloamericani era drammatica. L’esercito italiano con quello tedesco era stato sconfitto in Africa nella battaglia di El Alamein alla fine del 1942; dopo di allora fu una continua ritirata, che si concluse solo col definitivo abbandono del suolo africano nel maggio dell’anno successivo.

La fortezza di Pantelleria si era arresa senza colpo ferire appena le prime navi alleate si erano presentate nelle sue acque (Operazione Corkscrew, 11 giugno 1943): un solo morto tra i soldati italiani, non in combattimento, ma per un calcio di un mulo. In rapida successione era seguito lo sbarco in Sicilia (Operazione Husky, 10 luglio) e l’occupazione in pochi giorni di tutta l’isola, con la popolazione che considerava l’esercito angloamericano non come un esercito invasore, ma come un esercito liberatore.

Quanto di questo atteggiamento della popolazione siciliana fosse dovuto ai servizi segreti americani, che secondo alcuni avrebbero introdotto nell’isola elementi mafiosi di origine italiana non è possibile dire. Mio nonno, che nel giugno 1943 era ufficiale medico presso l’aeroporto di Boccadifalco in Sicilia, scriveva a mio padre, allora bambino, che ai soldati italiani in libera uscita nell’isola veniva raccomandato di camminare sempre in gruppo e armati, nel timore di gesti sconsiderati da parte della popolazione.

Tutta la penisola, dunque, nel 1943 era sotto i bombardamenti degli alleati, i cui aerei arrivavano come e quando volevano sulle nostre città. La popolazione era allo stremo e scarseggiavano anche gli alimenti di prima necessità. A Torino e a Milano si verificarono i primi scioperi nelle industrie.

Il 19 luglio un disastroso bombardamento per la prima volta colpì Roma, fino a quel momento risparmiata, perché sede del Papa. Le conseguenze non tardarono: nella notte tra il 24 e il 25 luglio il Gran Consiglio del Fascismo votò la sfiducia a Mussolini: il cosiddetto partito antitedesco, cui aderivano alcuni gerarchi con a capo Dino Grandi e lo stesso genero del duce, Galeazzo Ciano, aveva cercato di salvare il salvabile, cioè di arrivare ad una pace separata con gli angloamericani, eliminando Mussolini che era troppo compresso col regime nazista di Hitler. Dopo questa sfiducia Mussolini venne fatto arrestare dal Re, che allo scopo di salvare la monarchia doveva ormai dissociarsi dal fascismo e dal suo capo. Il governo venne affidato al maresciallo Pietro Badoglio.

La caduta di Mussolini fu interpretata dal popolo italiano come la fine della guerra: la gente scese gioiosamente in piazza; ma i bombardamenti continuavano e seguirono anche saccheggi e violenze. La guerra non era affatto finita: il radiomessaggio di Badoglio recitava testualmente: “La guerra continua. L’Italia manterrà fede alla parola data”.

Cominciava così un colossale gioco delle parti: il governo italiano, che dichiarava di voler continuare la guerra, in segreto trattava già la resa col nemico; i tedeschi, dicendo di voler contribuire a salvare gli italiani dall’invasione, in realtà occupavano tutta la penisola non fidandosi del nuovo governo, né tanto meno del Re; gli angloamericani, dicendosi desiderosi di liberarci, avevano come scopo principale quello di aprire un nuovo fronte in Europa che tenesse occupati i tedeschi.

8_settembre-643efIl 3 settembre a Cassibile fu firmato l’armistizio, che però fu reso noto solo l’8 settembre, prima dagli americani e dopo da Badoglio, che era riluttante a dare la comunicazione, in quanto il suo governo era impreparato all’annuncio, che prevedeva di dare solo il 12 settembre.

Il giorno dopo il re Vittorio Emanuele III, la famiglia reale, Badoglio e tutto il governo lasciarono Roma per imbarcarsi a Pescara, onde raggiungere Brindisi e mettersi così sotto la protezione degli antichi nemici diventati amici.

Roma fu lasciata in balia dei tedeschi, senza difesa. L’esercito italiano restò senza ordini o direttive precise: per paura dei nazisti non fu data nessuna indicazione all’esercito, se non quella di cessare le ostilità contro gli anglo-americani e di reagire “a eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”. Espressione che rivela l’ambiguità dettata oramai da un’inutile prudenza, nel timore di prevedibili rappresaglie da parte dei nazisti, fino al giorno prima alleati e che ora occupavano il Paese considerandolo nemico.

EPSON scanner imageMa le ambiguità, le indecisioni, le titubanze e, più semplicemente, la volontà di resistere ai tedeschi, costeranno enormi sacrifici umani: è il caso di Corfù e di Cefalonia, ove la divisione Acqui fu massacrata dai nazisti, che avevano richiesto all’indomani dell’8 settembre l’immediato disarmo dell’esercito italiano. E questa non è che una delle tante sanguinose violenze che il popolo italiano subì ad opera della furia nazista e non solamente di essa.

Il 10 settembre le truppe tedesche occuparono Roma. Due giorni dopo Mussolini venne liberato dai paracadutisti tedeschi dalla prigionia di Campo Imperatore sul Gran Sasso e fondò la Repubblica Sociale Italiana a Salò sul Garda, controllata dai tedeschi.

L’Italia era divisa tra il Centro Nord sotto i tedeschi e il Sud sostenuto dagli Alleati. Iniziava la guerra civile tra chi decise di continuare a restare fedele al fascismo, e chi decise di resistere ai tedeschi, cui il 13 ottobre il Regno d’Italia aveva dichiarato guerra. Per diverso tempo gli storici, specie socialisti e comunisti, non hanno accettato la definizione di “guerra civile” per indicare quanto avvenne all’indomani dell’8 settembre, giacché l’espressione sembrava porre sullo stesso piano fascismo e antifascismo e, di conseguenza, assolveva il fascismo.

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Guida e allatta

Quando il piccolo ha iniziato a piangere per la fame la giovane mamma ha iniziato ad allattarlo

Cinesina guida il motorino allattando il bebè

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La foto pubblicata sul sito Orange

Quando l’hanno vista scorrazzare per le trafficate strade di Yuzhou, nella provincia cinese di Henan, in sella al suo motorino, con una mano sul manubrio e l’altra a reggere il bambino che stava allattando al seno, gli increduli poliziotti non hanno potuto far altro che fermarla ed intimarle di smettere, pena il sequestro del ciclomotore, «perché con quel suo comportamento sconsiderato stava mettendo in pericolo la sua vita, quella del figlio e quella di tutte le persone per strada», come ha poi precisato un portavoce della polizia al sito orange.co.uk, che ha anche pubblicato la foto dell’incosciente genitrice.

INCOSCIENZA – Stando alle testimonianze, non appena il piccolo, dell’apparente età di 18 mesi, ha iniziato a piangere per la fame, la giovane mamma, che stava guidando con il figlioletto in braccio in precario equilibrio e incurante del traffico, non ci ha pensato due volte a sollevare la maglietta e ad attaccarselo al seno, continuando a zigzagare indisturbata fra le auto fino a quando non è stata bloccata e arrestata dagli sconcertati agenti.

ALTRI CASI

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Colpo Grosso in Senato

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 14,25-33

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untitledSiccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?
Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo:
Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?
Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace.
Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

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